Il green trasforma in business l’ipocrisia

La Verità martedì28 maggio 2024

Manager o magnati alla Bill Gates usano jet privati e vivono in ville smisurate, ma assicurano di avere un impatto zero perché «compensano» piantando alberi. Spesso però le loro sono solo parole, come mostra la ricercatrice (ecologista) Adrienne Buller

di Francesco Borgonovo

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Le cattive notizie sull’ambiente sono sbagliate

Abstract: le cattive notizie sull’ambiente sono sbagliate. Lo si è detto nel simposio presso l’American Enterprise Institute (AEI) dal  titolo “30 anni di progressi ambientali: È giunto il momento di essere ottimisti?” in cui vari esperti nei loro campi hanno costatato come le catastrofi previsti dagli allarmisti in materia ambientale e climatica non sono non si sono verificati ma si registra un generale miglioramento della qualità dell’aria e di altri parametri. Al contrario le drastiche politice “green” rischiano di far aumentare i costi energetici e provocare pesanti dissesti economici che la genete comune farà pagare caro alla politica

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La demitizzazione dietro la “svolta” sulle apparizioni

La Nuova Bussola quotidiana 30 Maggio 2024

Le recenti norme che rifiutano di esprimersi sulla soprannaturalità non arrivano di punto in bianco. I percorsi che hanno fatto da battistrada partono dalla teologia delle demitizzazione di matrice protestante, che ha l’intento è di razionalizzare la fede, eliminando dai racconti evangelici il miracolismo.

di Stefano Fontana

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La voragine finanziaria del fotovoltaico

La Verità venerdì 10 maggio 2024

Fondi a pioggia per installare pannelli Il fotovoltaico è il nuovo Superbonus  

Dal Protocollo di Kyoto alle comunità energetiche: miliardi di soldi pubblici sottratti a spesa sanitaria e reali emergenze climatiche per sovvenzionare il solare. Che ha costi spropositati e produzione molto limitata

di Franco Battaglia

Per la Net zero dell'Unione Europea enorme incremento del fotovoltaico

Se vi ponete domande del tipo: come mai è da vent’anni che il servizio sanitario peggiora senza sosta? Una possibile risposta è: colpa della tecnologia fotovoltaica per la produzione d’elettricità, che è una multitentacolata piovra.

È da quasi vent’anni che i vari governi han stornato denaro pubblico verso la sovvenzione del fotovoltaico. Perché? La risposta in breve è: a) costa un occhio della testa e b) non funziona 16 ore al giorno, cioè nelle ore di massima domanda elettrica.

Per la parte a) il calcolo è presto fatto: per produrre 1 gigawatt elettrico con il fotovoltaico bisogna installare 8 gigawatt di pannelli, che lo Stato paga 20 miliardi. Con questa cifra si installa una centrale nucleare che produce 3 gigawatt.

Apparentemente l’impianto fotovoltaico costerebbe il triplo, ma l’impianto nucleare vive sessant’anni, quello fotovoltaico venti. Allora l’impianto fotovoltaico costa 9 volte quello nucleare? No, perché c’è anche la parte b): per avere elettricità anche quando l’impianto è inattivo bisogna avere o un altro impianto (per esempio, nucleare) o sistemi di accumulo. Questi ultimi, però, sono improponibili per i costi inaccessibili.

per le emissioni zero come vuole l'Unione europea occorre tappezzare l'Italia di pannelli

Per dire: durante le 16 ore giornaliere quando il fotovoltaico è morto, il nostro Paese ha bisogno di almeno 500 gigawattora elettrici, per avere i quali bisogna spendere 500 miliardi in impianti di accumulo. Ma questi impianti devono essere previsti per più giorni, per tener conto del fatto che, a volte, il fotovoltaico non funziona neanche di giorno.

Per impianti di accumulo che garantiscano elettricità per appena 3 giorni consecutivi bisognerebbe quindi impegnare 2.000 miliardi: il nostro Pil! Il che spiega perché non ci sono impianti di accumulo in Italia a sostegno del fotovoltaico.

In conclusione: nessun padre di famiglia installerebbe, a proprie spese, impianti fotovoltaici. Per motivare la necessità di installare questi impianti si sono inventati l’emergenza climatica, che ha indotto, nel 2005, la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto, in nome del quale s’è dato avvio alla sovvenzione del fotovoltaico.

La morsa s’è dovuta allentare perché s’è dovuto prendere atto che il Protocollo stava fallendo gli obiettivi. Poi c’è stato, pochi anni dopo, il pacchetto 20-20-20 per il clima della Ue, in nome del quale altro denaro pubblico è stato riversato nelle tasche dei venditori di fotovoltaico.

Nel frattempo (2007), il ministro Alfonso Pecoraro Scanio presidente dei Verdi, predisponeva il Conto-energia, che il chilowattora prodotto da fotovoltaico lo pagava per 5 volte il prezzo del chilowattora alla borsa elettrica, garantendo la cosa per moltissimi anni. Risultato: le nostre bollette elettriche son schizzate, triplicando in pochi anni.

Per evitare la bancarotta, i governi successivi han dovuto lentamente correggere il Conto-energia. È arrivato quindi il Superbonus 110%. Un’al tra scusa per rifilare al popolo italiano l’onere dei pannelli fotovoltaici che chi usufruiva di quel bonus è stato quasi obbligato a installare.

Perché il Superbonus era concesso se l’immobile saliva di due classi energetiche, e per fare quel salto l’impianto fotovoltaico era quasi sempre necessario. Infine è stata la volta delle Comunità energetiche (Cer), gruppo di soggetti che si organizzano per produrre energia. La motivazione narrata per incoraggiare queste comunità è duplice. Una, la solita: evitare siccità e alluvioni. La seconda vorrebbe risolvere il problema del prezzo alto dell’energia elettrica.

Ma questo problema non ci sarebbe stato se non si fossero installati gli impianti fotovoltaici, e proporre di risolverlo con altri impianti fotovoltaici richiede una grossa faccia tosta. Come funziona? Per esempio, se una Cer «investe» 2 milioni per installare 0.8 megawatt fotovoltaici, alla fine di vent’anni l’impianto avrà prodotto, se va bene, 18 gigawattora elettrici. La normativa riconosce 100 euro per megawattora, cosicché il ricavo totale sarà stato pari a 1,8 milioni. Non sono un economista, ma spendere 2 milioni subito per avere indietro 1,8 milioni in vent’anni vi sembra un’operazione finanziaria oculata?

A meno che l’impianto non sia pagato da qualcun altro. Per esempio, se i soci della Cer appartengono a Comuni con meno di 5.000 abitanti, lo Stato (cioè il contribuente) paga, a fondo perduto, il 40% dell’impianto. Ma anche così, spendere 1,2 milioni sùbito per guadagnare 0.6 milioni in vent’anni, non sembra una gran furbata.

Il rischio è che soci di codeste Cer siano gli enti pubblici (Comuni, Regioni ecc), che spendono denaro non proprio ma, ancora una volta, dei contribuenti. Denaro che finisce nelle tasche dei venditori di Fotovoltaico anziché nella sanità.

E v’è un’altra aggravante: gli impianti fotovoltaici dovrebbero evitare alluvioni, siccità e ogni altro danno del clima, cosicché il denaro dato al fotovoltaico è stornato non solo dalla spesa sanitaria ma anche da quella per proteggersi dai danni del clima.

Come per il Superbonus110%, prima o poi la voragine finanziaria emergerà

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L’abiura della giornalista lesbica e progressista

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Se eliminiamo anche Dante dove arriveremo, ai roghi di libri?

Giulio Meotti Newsletter 24 maggio 2024

 In una scuola in Veneto esenzione ai musulmani: “La Divina Commedia li offende”. Da anni in Occidente lo censuriamo. Così chi non fece parlare Ratzinger alla Sapienza tace sugli imam all’università

di Giulio Meotti

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San Giovanni De Britto missionario e martire (di Cesare A. Moreschini sj)

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(da Totus Tuus network)

[per leggere e scaricare il vol. clic sulla foto]

Giovanni De Britto è un gesuita portoghese martirizzato in India nel 1600. Egli non fu ucciso da un tiranno o da estremisti, ma da un sistema sociale, caratterizzato dalla millenaria divisione per caste di tutta popolazione. Un sistema che permane nell’India odierna.

Da molti anni gli storici socialisti (dai quali si accolgono troppo spesso le lezioni sulla nostra civiltà latina), ci insegnano che «come le antiche crociate, così le moderne spedizioni coloniali delle nazioni cattoliche, sotto l’apparenza religiosa, non erano che avventure piratesche e mercantili».

La vita di S. Giovanni De Britto ci dimostra il contrario: «Oggi la vostra ambasciata di anime mostra in modo tangibile gli sforzi compiuti nel corso dei secoli e i frutti raccolti nella realizzazione del più cristiano degli scopi. Fa rivivere ai nostri occhi tante schiere di intrepidi Missionari che – eroici emuli di Xaviér e Brito – hanno scritto lì con il loro sudore apostolico, e così spesso siglato con il loro sangue, una delle pagine più gloriose e indelebili della Storia» (Pio XII, canonizzazione del 23/6/1947).

Furono i missionari cattolici a portare la civiltà tra i popoli barbari, dediti alla venerazione di idoli che inducevano ad una vita animalesca, preda dei più bassi istinti, violenza e sfrenate superstizioni.

 

La famiglia come prima risorsa umana

Dal blog di Marco Repinti venerdì24 maggio 2024

Relazione presentata al convegno Famiglia strumento di pace: una sfida del nostro tempo, organizzato da Universal Peace Federation (UPF Italia) e dalla Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo (WFWP Italia), con il patrocinio e la collaborazione della Città Metropolitana di Roma Capitale, a Roma, nella Sala Fregoni di Palazzo Valentini (Via IV Novembre 119/A), il 24 maggio 2024 in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia 2024, celebrata il 15 maggio 2024.

di Marco Respinti

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La trappola: oltre Via Rasella

Il Borghese quindicinale n. 16 – 15 maggio 2024

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di Giuseppe Brienza

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