I Gladstone e la loro vera natura

Alta Terra di lavoro 23 Aprile 2026

I Gladstone, possessori di 2058 schiavi sottoposti alle più brutali punizioni, furono la vera negazione di Dio, altro che il Regno delle Due Sicilie

Annamaria Pisapia

Nel 1851, William Gladstone, membro del Parlamento inglese, dopo una visita a Napoli fece affermazioni gravissime contro il governo dei Borbone accusato di essere “la negazione di Dio eretta a sistema di Governo”. In seguito si saprà che Gladstone non aveva mai visitato nessun carcere e che era stata un’azione ricattatoria messa in piedi da un altro membro del Parlamento inglese, Lord Aberdeen e dai “patrioti” napoletani (Aberdeen aveva inviato una lettera ricattatoria al ministro degli esteri Giustino Fortunato, in cui minacciava di diffondere l’affermazione di Gladstone se il Governo borbonico non avesse liberato Carlo Poerio).

Ovviamente il Governo borbonico non si piegò al volere della perfida Albione e gli inglesi provvidero a diffondere l’affermazione mendace del Gladstone, su cui si sono sprecati fiumi d’inchiostro, con lo scopo di ledere l’immagine dei Borbone e fornire materiale per costruire l’abominevole progetto della finta unità.

Eppure, nessuno mai accusò l’Inghilterra di essere stata patria dello schiavismo e di aver annoverato tra i più grandi proprietari di schiavi proprio i Gladstone. Ma andiamo con ordine: l’Inghilterra fu, insieme all’America, uno dei più grandi paesi colonialisti, importando con la forza milioni di schiavi dall’Africa, che vedeva tra i maggiori proprietari di schiavi, ben 2058, proprio John Gladstone, padre di William(va ricordato che il Regno delle Due Sicilie non vide mai una simile aberrazione: il mercato degli schiavi fu sempre aborrito e vide proprio nella figura di Ferdinando II il più strenuo oppositore contro i Paesi che lo praticavano).

Le condizioni a cui erano sottoposti gli schiavi delle piantagioni di zucchero di proprietà dei Gladstone erano inumane, come denunciato al parlamento inglese da Lord Howick. Accuse che trovarono rimostranze da parte di Gladstone. Evidentemente, William Gladstone aveva dimenticato quanto accaduto nel 1823 nelle piantagioni di Demerara, nota per le brutali condizioni a cui erano sottoposti gli schiavi, comprese quelle della sua famiglia, dove le aberranti condizioni cui venivano sottoposti diedero luogo a una delle più grandi rivolte messe in piedi dagli schiavi.

A capeggiarla fu Quamina, che decenni prima era stato prelevato con la forza dal Ghana e sottoposto a schiavitù, e suo figlio Jack Gladstone (agli schiavi era uso assegnare il cognome del proprietario, che spesso era il vero padre, frutto di stupri)

La rivolta finì nel peggiore dei modi, una vera e propria carneficina: gli schiavi catturati furono torturati, decapitati e le teste mozzate poste sui pali, quale monito per altri schiavi. Quamina fu crivellato di colpi e il suo corpo incatenato e appeso su un palo all’ingresso di una piantagione dei Gladstone.

Si potrebbe dire che le colpe del padre non debbano mai ricadere sul figlio, ma si dà il caso che nel 1833 durante la discussione avvenuta al Parlamento inglese sull’abolizione della schiavitù in Inghilterra, William Gladstone sostenne che appoggiava con riserva la liberazione degli schiavi, perchè non li riteneva in grado di gestire la loro emancipazione. In ogni caso, riteneva che i proprietari degli schiavi fossero lautamente risarciti della loro perdita (il Governo inglese stanziò la stratosferica cifra di 20 milioni di sterline, pari a 16 miliardi di sterline attuali).

William Gladstone riuscì a far ottenere al padre una delle più grosse somme di risarcimento, calcolata sulla perdita di 2058 schiavi, di 106.000 sterline, equivalente all’abnorme cifra di 160 milioni di sterline odierne. Nel 2023, i pronipoti dei Gladstone hanno presentato formali scuse alla Guyana, di cui da tempo fa parte l’ex colonia britannica Demerara, donando 100.000 sterline all’Università per l’istituzione di una borsa di studio.

Uno dei pronipoti Charles, riguardo al suo avo John ha dichiarato: ”Era un uomo vile. Era avido e prepotente. Non abbiamo scuse per lui. Ma per me è abbastanza chiaro che, comunque lo si affronti, gran parte dei privilegi della mia famiglia derivano da John Gladstone”.

Tuttavia, i guyanesi pur apprezzando il gesto, non hanno mancato di far sentire il loro forte disprezzo attraverso urla e proteste all’indirizzo dei Gladstone definiti “assassini”. Come dargli torto. Quel che è certo è che William Gladstone, potè godere di agi, istruzione nei migliori atenei e fulgida carriera politica grazie al sacrificio di 2058 schiavi africani che suo padre possedeva in Giamaica e in Guyana, senza provare un moto di ribrezzo.

Allo stesso modo L’Inghilterra che dal 1834, data dell’approvazione della abolizione della schiavitù, sia pur sulla carta, non ha mai chiesto scusa per le più turpi nefandezze di cui si è macchiata, tra torture, fustigazioni, decapitazioni…che infliggeva agli schiavi, così come non intendono farlo molti discendenti di quei proprietari che hanno costruito le loro ricchezze, di cui godono tuttora, sulla pelle di altri esseri umani. L’Inghilterra è stata davvero la negazione di Dio.

Appendice

Gladstone accusò i Borbone di essere “la negazione di Dio”, ma alla luce dei fatti storici, quella definizione si adatta molto di più all’Inghilterra.

Ma chi era William Ewart Gladstone? Dotato di un’oratoria brillante, entrò nel 1832 alla Camera dei deputati. Oggi, il suo esordio sul prestigioso proscenio della maggiore potenza imperialista dell’epoca scatenerebbe un vero vespaio tra i sostenitori del “politicamente corretto”. Infatti, il neo deputato si lasciò andare ad un bel discorsetto a favore della… schiavitù.

Non ci si meravigli troppo per quello che può apparire uno scivolone tanto grossolano. In verità, difendeva solo gli interessi della famiglia. E la sua famiglia era notoriamente una sfruttatrice di stuoli di schiavi nelle piantagioni della Guinea. Per inciso, diciamo che il tanto vituperato re Ferdinando II aderì alla Convenzione del 14 febbraio 1838 contro la tratta di esseri umani. E, nonostante ciò, fu proprio lui a diventare poi la “negazione di Dio” agli occhi dello schiavista britannico!

I Gladstone erano possessori di 2058 schiavi che venivano sottoposti alle più brutali punizioni! A quale “Dio” si riferiva in effetti Gladstone? Il Borbone – come è noto – era devotissimo (forse anche troppo) al Dio cattolico. Sorge dunque il legittimo sospetto che, nella mente del “fratello di loggia” Gladstone, il Dio negato da Ferdinando fosse in realtà il G.A.D.U. massonico, e non quello del Vangelo. Naturalmente, poiché l’equivoco non era chiaro alla mente dei più, l’invettiva era ideale per generare sdegno e riprovazione verso il re bollato come irreligioso.