Antonino Zichichi (1929-2026), il fisico che unì scienza e fede

Radici Cristiane n. 193 marzo-aprile 2026

Protagonista della fisica delle particelle e divulgatore instancabile Antonino Zichichi ha segnato la cultura scientifica contemporanea. Difensore del metodo galileiano e critico dello scientismo dominante, ha scritto i suoi ultimi articoli, nel 2024, per “Radici Cristiane

di Giuseppe Brienza

È morto il 9 febbraio 2026, all’età di 96 anni, il fisico di fama internazionale Antonino Zichichi, protagonista della ricerca italiana nel campo delle particelle elementari, straordinario divulgatore e fra i maggiori artefici del dialogo tra scienza e fede.

Nella sua attività culturale e scientifica Zichichi ha sempre cercato di dimostrare le implicazioni ideologiche (scientismo) di alcune tesi, su tutte l’evoluzionismo e il carattere antropico (cioè dipendente dall’uomo) dei cambiamenti climatici, che vanno per la maggiore nella pubblicistica contemporanea. L’ha fatto ricorrendo ad una logica rigorosa (matematica) ed esigendo dai sostenitori delle tesi da lui contestate la riproducibilità delle accampate “scoperte sperimentali”. Nel far ciò è ricorso a quelli che sono, come noto, i due pilastri fondamentali del metodo scientifico: il rigore logico nella costruzione degli apparati sperimentali e la riproducibilità degli esperimenti.

«Ancora oggi – ha ripetuto in tanti scritti e conferenze – nei nostri laboratori è questo il significato di un esperimento: porre una domanda a Colui che ha fatto il mondo e trarne le conseguenze dalla elaborazione matematica dei risultati sperimentali».

I funerali del prof. Zichichi, come deciso dalla premier Giorgia Meloni e comunicato in apertura del Consiglio dei ministri dell’11 febbraio, si sono tenuti in forma solenne il 13 febbraio a Roma nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, alla presenza di autorità politiche e di rappresentanti di Istituzioni scientifiche nazionali e internazionali. Del resto il fisico siciliano ha ricevuto durante la sua lunga carriera riconoscimenti e lauree honoris causa in molti Paesi del mondo tra i quali Cina, Germania, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Romania, Georgia e Ucraina.

Meno apprezzato, invece, è stato dagli scienziati (o sedicenti tali) legati alla élite europeo-occidentale e laicista sia per la sua esplicita fede cattolica (dal 2000 è stato membro attivo della Pontificia Accademia delle Scienze) sia per l’anti-evoluzionismo sempre professato e scientificamente argomentato.

L’ANTI-EVOLUZIONISMO

Da quest’ultimo punto di vista non gli è stata mai perdonata la confutazione della base scientifica del darwinismo che ha connotato in particolare l’ultima parte della sua carriera. Secondo Zichichi, infatti, sebbene l’evoluzionismo biologico pretenda di essere considerato una scienza, dovremmo tutti chiederci:«quali sono le prove concrete che lo sostengono? Nei laboratori di tutto il mondo, alcuni addirittura segreti, si cerca di rispondere a domande fondamentali come il passaggio dalla materia inerte alla materia vivente, ma le risposte definitive ancora non esistono. L’evoluzionismo ci racconta di processi che richiedono milioni di anni, ma senza una base matematica rigorosa o esperimenti riproducibili, non possiamo considerarlo una scienza galileiana. Il vero rigore scientifico richiede prove tangibili, non solo parole. È fondamentale per il progresso umano distinguere tra ciò che è scienza e ciò che è teoria non dimostrata».

Un altro argomento “forte” contestato agli evoluzionisti è stato quello delle innumerevoli caratteristiche comuni fra uomo e animale e, contestualmente, quello delle accampate analoghe caratteristiche che sarebbero rinvenibili in tutte le specie animali. «Gli evoluzionisti – ha scritto in proposito Zichichi in un articolo per Radici Cristianeaffermano di sapere che l’uomo è certamente un animale come tanti altri. Così non è. La specie animale cui noi apparteniamo è dotata di un privilegio unico: la Ragione. È grazie a questo privilegio che siamo riusciti a inventare la memoria collettiva (scrittura), a scoprire la logica rigorosa (matematica), e a scoprire che non siamo figli del caos ma di una struttura logica formidabile» (cfr. L’evoluzionismo non è una scienza, Radici Cristiane, anno XIX, n. 184, aprile-giugno 2024, pp. 8 e ss.).

SCIENZA E FEDE

Promotore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, avviati nel 1980, a Erice, in Sicilia, Zichichi ha fondato anche il Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”, concepito come luogo di confronto internazionale tra scienziati, punto di riferimento per generazioni di ricercatori.

Considerando scienza e fede come due dimensioni non in conflitto ma chiamate a illuminarsi reciprocamente, il fisico siciliano ha intrattenuto rapporti di stima e collaborazione con diversi Pontefici, in particolare con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sostenendo con convinzione la necessità di superare antiche contrapposizioni, a partire dal caso Galileo Galilei. In effetti il fondatore della scienza sperimentale soleva ripetere: «Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti, filosofi, matematici e fisici messi insieme. E l’unico modo per sapere come ha fatto a crearlo è porgli delle domande».

La scienza, ha scritto Zichichi, «è fonte di valori universali e immutabili. Valori che sono in comunione, non in contrasto, con quelli che l’uomo apprende dalla Verità Rivelata. Fede e Ragione sono i due pilastri sui quali costruire un mondo in cui tutti gli uomini possano veramente sentirsi fratelli, qualunque sia il colore della loro pelle e la geografia dei luoghi in cui sono nati. La Scienza ha una sola colpa: quella di avere fatto tanta Scienza ma pochissima cultura» (Ragione e Fede non sono in antitesi, Radici Cristiane, anno XIX, n. 185, luglio-settembre 2024, p. 4).

Memorabile in questo senso per la vita e l’impegno profuso dallo scienziato è stata la visita di Papa Wojtyla al Centro “Ettore Majorana” di Erice l’8 maggio del 1993, segno concreto di un’alleanza possibile tra ricerca scientifica e riflessione spirituale. Si tratta di concetti che il fisico ha ripetuto in tutti i suoi ultimi interventi e scritti. Ad esempio nella Prefazione al saggio del religioso (e medico) padre Giacobbe Elia “L’Atteso e l’Anticristo” (Armando Curcio Editore, Roma 2017), nella quale ha inciso un insegnamento fondamentale sulla relatività e sulle prime leggi che reggono il creato: «il creatore poteva trovare il caos e invece scoprì le prime Leggi Fondamentali che reggono il mondo… Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l’esistenza di Dio».