Benedetto XVI: “Contro ateismo e radicalismo islamista, serve una concezione convincente dello Stato”

Benedetto XVIAg Zenit (Zenit.org) 20 Aprile 2017

Messaggio del Papa emerito a un simposio in suo onore a Varsavia, patrocinato dal presidente Duda e vescovi polacchi. Lettera anche di Papa Francesco.

“Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici, conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno”. Quattro anni sono passati dalla rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI, ma la sua lucida visione politica oltre che teologica continua ad illuminare.

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Il mito del bravo genitore

genitori_scuolaArticolo pubblicato sulla rivista ufficiale dell’UNUCI n. 112 di Gennaio / Mazo 2017

Francesca Spadaccia

(Socia della Sezione UNUCI di Roma)

Oggi il genitore vive con grande apprensione il suo ruolo. CosÌ, per non lasciarsi sfuggire niente, diventa onnipresente, preoccupato non tanto per il figlio quanto di essere, per quel figlio, un genitore perfetto. Un’ansia da prestazione che spesso degenera in una vera e propria intrusione nella vita di bambini e adolescenti, incaricati di dimostrare il valore dei propri genitori.

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Karl Rahner, il Modernismo e la filosofia moderna

Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa

Newsletter n.789 del 20 Aprile 2017

La teologia di Karl Rahner e l’eutanasia della Dottrina sociale della Chiesa

karl_Rahner

A seguito dell’intervento di Stefano Fontana dal titolo “La teologia di Karl Rahner e l’eutanasia della Dottrina sociale della Chiesa” precedentemente pubblicato nel nostro sito (clicca qui), pubblichiamo il seguente intervento della Dott.ssa Francesca Pannuti

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La Brigata Ebraica, il 25 aprile e i “partigiani blu”

partigiani_bluL’Occidentale 25 Aprile 2017

di Roberto Santoro

La Brigata Ebraica. Cinquemila ebrei inquadrati nell’esercito britannico che parteciparono alla Resistenza in Italia combattendo i nazisti. Se il nostro fosse un Paese normale, di quelli che fanno i conti con il proprio passato, oggi, a Roma, le insegne con la stella di Davide sfilerebbero nel corteo dell’ANPI, l’associazione nazionale dei partigiani.

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Massoneria & Chiesa: confusione, infiltrazione, inconciliabilità.

chiesa e massoneriaDal blog Amici del Timone di Ferrara sabato 22 Aprile 2017

La lettera aperta del prof. Giertych al Card. Seper (1975)

 Paolo M. Siano

Dopo il Concilio Vaticano II comincia la grande stagione di dialoghi pubblici e riservati tra ecclesiastici e massoni che cercano di indurre la Santa Sede a dichiarare lecita l’appartenenza dei cattolici alla Massoneria, in particolare a quella “regolare” e “tradizionale” di tipo anglosassone. Lo spirito irenico e filo-massonico attecchisce non di rado in ambienti colti e alti del mondo cattolico e della gerarchia ecclesiastica. In questo nuovo clima si situa la lettera “Complures Episcopi” del 19 luglio 1974indirizzata ad alcune Conferenze Episcopali (principalmente al Card. Krol di Philadelphia) dal Card. Franjo Seper (1905-1981), Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) dal 1968 al 1981.

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Pietro & Paolo

“cercate ogni giorno il volto dei santi e traete conforto dai loro discorsi”

[Didaché IV, 2; CN ed., Roma 1978, pag. 32].

Pietro_Paolo

di Rino Cammilleri

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Immigrazione alcune certezze

immigrazioneLa Nuova Bussola quotidiana

21 Aprile 2017

di Anna Bono

Circa il 95% degli stranieri che sbarcano in Italia non sono profughi: non sono persone stremate da povertà estrema, non sono persone scampate a minacce di morte, torture, privazione dei diritti umani. Arrivano dal sud della Nigeria, dal Senegal, dalla Costa d’Avorio… sono emigranti illegali. Nel 2016 ne sono arrivati 181.045, 123.482 dei quali hanno chiesto asilo. Le commissioni territoriali hanno esaminato 90.473 richieste accogliendone 4.940, pari al 5,4% delle domande esaminate, al 3,9% di quelle presentate e al 2,7% del totale degli sbarchi.

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Don Primo Mazzolari tra l’argine e il bosco

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don Primo Mazzolari

La Croce quotidiano 20 aprile 2017

Le Dehoniane ripropongono dopo ottant’anni il classico del parroco di Bozzolo. Impreziosita dall’introduzione di Mario Gnocchi

di Giuseppe Brienza

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L’Impero è sacro

da Il Sabato n.49 –

9 Dicembre 1989 

1989, crolla il comunismo? Augusto Del Noce ha qualche dubbio. Dalle macerie sta nascendo una nuova egemonia sovietica.

di Augusto del Noce

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L’antifascismo spazzatura (3)

Da Il Sabato n.43 –

28 Ottobre 1989

A quasi mezzo secolo dalla caduta del regime, il ventennio resta un tabù. Chi ha ancora paura che si faccia piena luce su quel capitolo di storia?

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Trombadori: quel ’43

Romano, critico d’arte, comunista da cinquant’anni ed ex deputato. Nel ’41 subì l’arresto del regime fascista. poi fu comandante della resistenza. Ma Antonello Trombadori non è un comunista dogmatico e intollerante.

Anche lei onorevole, è d’accordo con Tranfaglia?

Antonello Trombadori

La parte più avveduta della cultura del Pci, penso a dirigenti come Amendolae Bufalini, e storici come Spriano e Villari, non ha mai denunziato il lavoro di De Felice. E’ giusto e opportuno aprire il capitolo storiografico del fascismo senza paraocchi e pregiudizi.

E allora, se non c’è ostilità, dove stanno le riserve?

De Felice, a forza di tralasciare i caratteri tirannici del fascismo e valorizzarne taluni aspetti sociali, lascia quasi intendere che se quell’esperienza non fosse stata spazzata via dalla guerra antifascista avrebbe potuto rappresentare il trampolino di sviluppo di una Italia nuova. E’ assurdo. La tragedia della guerra non fu una disgrazia casuale che si abbatté su Mussolini, senza sua colpa, ma fu l’esito inevitabile di un regime e del suo personale contributo nel dirigerlo.

Come è possibile che De Felice oggi si sia – come dite voi – «infatuato» della figura di Mussolini?

Non lo so spiegare. Evidentemente in De Felice non hanno peso determinante i valori della democrazia politica. Mussolini impersona un aspetto non secondario della cultura dell’estrema sinistra, imbevuta di «sorelismo», di antidemocrazia, e infatti il fascismo si presenta come variante autoritaria «di sinistra», e sbandiera il miraggio di una «terza via». Tuttavia non si può fare la storia con i «se». De Felice sembra insinuare che «se» costui non entrava in guerra, allora del fascismo si sarebbe potuto parlare come di una esperienza positiva. Con l’introduzione di questo colossale «se» si rischia di fareopera di forte disorientamento.

Mussolini prese quella decisione innanzitutto per «contenere» Hitler…

E fece un errore enorme: solo un’analisi grossolana e al tempo stesso sopravvalutatrice della dinamica roosveltiana poté far perdere di vista  che prima o poi l’Urss si sarebbe alleata con Inghilterra e America contro Hitler costruendo un blocco imbattibile.

Le crede che la storiografia antifascista non abbia nessun errore da emendare?

Il giudizio sul 25 luglio (la data in cui il Gran Consiglio del fascismo vota, su mozioni di Grandi, la sfiducia a Mussolini, costringendolo alle dimissioni, ndr) è da rivisitare seriamente. Non fu una lavata di panni sporchi in famiglia. Fu il primo storico risultato dello sgretolamento di un regime e della presa di coscienza (nazionale anche se non democratica) di alcuni dei suoi stessi capi. Si ricordi che Grandi, Bottai e gli altri si recarono a Palazzo venezia con le bombe a mano in tasca. Rischiarono la vita raccogliendo in effetti la spinta del popolo all’uscita della guerra, e infatti, la vendetta fu l’atroce processo di Verona che decretò la condanna a morte quasi per tutti gli oppositori che non riuscirono a mettersi in salvo.

Poi viene Badoglio, che fu sempre disprezzato dagli antifascisti.

Non sono d’accordo. Io arrivo a dire che perfino la tanto vituperata «fuga di Pescara» fu in realtà un trasferimento dei poteri dello Stato in territorio protetto. Bisogna ammetterlo: è il trait d’union tra le potenze vincitrici, a cominciare dall’Urss, che salva l’Italia, Paese aggressore, da una fine tipo quella della Germania. Dopo, è attorno al governo Badoglio che si ricostruisce l’unità nazionale con l’obiettivo di liberare il paese dai nazifascisti, a fianco degli alleati. Qui c’è un’autocritica da fare: basta ricordare che la resistenza comincia nella quasi persuasione che anche Badoglio sia un nemico. E invece quello era il governo nazionale che il 13 ottobre aveva dichiarato guerra alla Germania nazista e ai suoi alleati della repubblica filonazista di Salò.

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