Coldiretti censurata perché contro la carne sintetica

Abstract: Coldiretti censurata perchè contro la carne sintetica. Facebook oscura la  petizione contro il cibo artificiale. Il social fa le pulci alle definizioni ma finge di non sentire l’allarme di Fao e Oms sui pericoli per la salute  individuando  53  potenziali rischi derivanti dal consumo di carne coltivata (ivi compresa l’insorgenza di tumori)

La Verità, venerdi 14 aprile 2023 

Coldiretti imbavagliata da Facebook

per la sua lotta alla carne sintetica

Censurata la petizione della Confederazione contro il cibo artificiale. Il social fa le pulci alle definizioni ma finge di non sentire l’allarme di Fao e Oms sui pericoli per la salute

di Carlo Cambi

Alla faccia della libera espressione sui social. Facebook, come nell’orwelliano Socing, dove agisce la psicopolizia di 1984, censura tutto ciò che va contro il pensiero dominante e conveniente. Ne ha fatto esperienza amara la Coldiretti: un post che invita a distinguere tra cibo naturale e cibo sintetico e a firmare la petizione contro la carne prodotta in laboratorio è stato cancellato. Neanche il tempo di fare invio che dal Glavlit – l’ufficio censura della polizia politica sovietica – di Mark Zuckerberg arrivato l’Ukaze: «Il post contiene informazioni che fact checker indipendenti hanno dichiarato essere privi di contesto». In nome della correttezza dell’informazione non si possono invitare i cittadini a firmare contro il cibo sintetico.

Sia detto per inciso, la petizione della Coldiretti, presieduta da Ettore Prandini, ha già raggiunto il mezzo milione di sottoscrittori, 2.000 tra sindaci e consigli comunali di ogni colore, oltre alla firma forse più autorevole, quella del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha adottato su proposta dei ministri della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, e della Salute, Orazio Schillaci, il decreto che vieta la vendita e la produzione delle finte bistecche in Italia.

La polemica nasce attorno alla dizione «carne sintetica» e molti sedicenti scienziati per difendere il nuovo (cibo) dagli avanzi (le cellule moltiplicate in laboratorio) impongono che si chiami «carne coltivata». Stanno quasi tutti a sinistra, dove la sbornia pro scientifica manifestatasi con i vaccini Covid non è mai passata; dalla Fondazione Veronesi al vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, dai nostrani guru come la televisiva Barbara Gallavotti, il ricercatore di Tor Vergata che la sta sperimentando, Cesare Gargioli, sino al chimico radical chic Dario Bressanini, tutti a imporre di non chiamarla sintetica perché è carne vera. Sicuri?

Appena un giorno fa la Fao, in accordo con l’Oms – è clamorosa novità e la dice lunga sulla pericolosità percepita di questo nuovo alimento, visto che il primo sostenitore e produttore della carne Frankenstein è Bill Gates, che è anche il primo finanziatore privato dell’Organizzazione mondiale della sanità ha emesso un documento di 138 pagine così intitolato: “Food safety aspects of cell-based food”(Gli aspetti di sicurezza dei cibi a base cellulare).

Vi si individuano 53 (cinquantatre) potenziali rischi derivanti dal consumo di carne coltivata (ivi compresa l’insorgenza di tumori) come la trasmissione di batteri, la contaminazione microbica, le interferenze con il metabolismo umano. Eppure l’Efsa -l’Ente che autorizza i cibi in Europa – su pressione di Ursula von der Leyen, vuole accelerare il via libera alla carne sintetica, ma Fao e Oms scrivono: «Attualmente esiste una quantità limitata di informazioni e di dati sugli aspetti della sicurezza alimentare degli alimenti a base di cellule per aiutare i regolatori a prendere decisioni informate».

A proposito della censura di Facebook, si afferma: «Bisogna definire questi prodotti alimenti a base di cellule, perché il termine coltivati è fuorviante; anche se largamente usato dalle industrie, ha significati ben diversi e si esortano gli enti normativi nazionali a stabilire un linguaggio chiaro e coerente per evitare errori di comunicazione che sono fondamentali per l’etichettatura». La faccenda però non è da Accademia della Crusca, la questione è che nel business della carne Frankenstein ci si sono buttati sia Big pharma, sia i signori della comunica­zione.

Nella falsa bistecca hanno investito tra gli altri Pe­ter Thiel (cofondatore di Paypal), Marc Andreessen (fon­datore di Netscape), Jerry Yang (cofondatore di Yahoo!) Vinod Khosla (Sun Microsystems). La torta stimata è di 450 miliardi di dollari, da qui a cinque anni, ed è evidente che bisogna convincere in tutti i modi i consumatori a comprare i cibi Frankenstein, censurando le opinioni contrarie. Anche perché non contenti di prelevare cellule dai feti delle vacche, nutrirle con ogni sorta di composto chimico, farle accrescere con reazioni chimico-fisiche, magari usandole anche per la vaccinazione di massa attraverso l’alimentazione, adesso i signori del cosiddetto nuovo cibo si sono in­ventati di mescolare cellule animali e cellule vegetali.

Lo scopo è duplice: abbassare il prezzo della carne finta spacciando per proteine ani­mali sostanze vegetali e usare solo le parti adipose della carne replicate in laboratorio per conferire sapore a questi ammassi di cellule combinate. Upside Foods, in California, sta sperimentando alcuni prodotti a base di pollo «miscelato» con cellule vegetali. Joshua Marsh, il capo di SciFi foods, ha prodotto polpette di manzo che hanno solo 11 5% di cellule animali.

A Oxford, in Gran Bretagna, la Ivy Farm Technologies ha pronto un miscuglio ibrido tra maiale, proteine del pisello, cipolla e aromi sintetici. Ormai nel mondo ci sono più di 100 aziende finanziate da potentati economici come quello di Bill Gates, di BlackRock, del colosso mondiale della carne, la brasiliana Jbs e, in Europa, neanche a farlo apposta gli olandesi sono i primi incoraggiati da Frans Timmermans, che sul settore ha dirottato oltre 60 milioni della Commissione europea.

Tra i finanziamenti europei, pagati da tutti i cittadini, ci sono anche 10,5 milioni di euro per il programma Giant Leaps, che deve indurre entro il 2030 i consumatori «a sostituire il consumo di proteine animali tradizionali in modo che il 50% dell’apporto alimentare di proteine derivi da fonti proteiche alternative». Se poi Facebook censura i post non c’è da stupirsi.

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