Si alla vita. Il 22 Giugno a Roma per fare, insieme, la differenza

InFormazione cattolica 6 Maggio 20124

Maria Rachele Ruiu:«vogliamo parlare ai giovani, che sono continuamente indottrinati da chi gli dice che mettere al mondo un figlio è una fregatura»

Intervista di Pietro Licciardi

Maria Rachele Ruiu sposa e madre di due bambini – un terzo, come dice lei stessa «intercede in cielo per tutti noi» -, si è laureata in psicologia e nel 2013 ha replicato in Italia La Manif Pour Tous, diventata poi Generazione Famiglia. Da allora non ha mai smesso di impegnarsi nel mondo delle associazioni che si battono per la vita e la famiglia. E’ stata nel comitato che ha organizzato i Family Day a Roma nel 2015 ed è nel direttivo dell’associazione Pro vita & famiglia onlus. E’ anche presidente della Manifestazione nazionale per la vita che si svolge ogni anno a Roma.

Dottoressa Ruiu, a quanto pare l’offensiva abortista non si ferma e a dispetto degli allarmi sulla denatalità in Italia e in Europa la Francia ha inserito l’aborto nella sua Costituzione. Anche l’Europa vorrebbe fare altrettanto. Qual è il suo parere a riguardo?

«Sono allucinata e penso anche alla polemica che ha tenuto banco sull’emendamento al Pnrr quater rispetto alla 194. Sembra che abortire sia diventato quasi un dovere e che la scelta tra abortire e accogliere la vita del figlio sia la stessa cosa. Mettere tra i valori fondanti, ad esempio nella carta europea o come è stato fatto in Francia, l’aborto, che è il più grande inganno e dramma, è aberrante.

E’ vero che di fronte a certe gravidanze inaspettate alcune donne possono spaventarsi ma trovo veramente cinico e violento indicare il figlio come problema. Faccio un esempio: io Maria Rachele resto incinta e rischio di perdere il lavoro ma la società mi dice che il problema è mio figlio e non il lavoro che rischio di perdere. Cioè: se dovessi lavorare e avere un figlio non posso farlo e questa è un’aberrazione e fa parte di una ideologia che è contro la donna.

Anche perché la donna lo sa cos’è l’aborto. Io credo che oggi il vero diritto da difendere sia il non dover scegliere se lavorare o essere madre ma poter fare entrambe le cose. Oggi viene giudicato anche se una madre decide di stare a casa e crescere i propri figli, che è una scelta altrettanto importante.

Bisogna dare alle donne in difficoltà socio-economiche su un piatto d’oro e d’argento tutte le possibilità e gli aiuti per accogliere i figli e in più dare alle donne la possibilità di accogliere i figli, anche quando non sono pronte a diventare genitore, non lasciandole sole durante il percorso della gravidanza.

E’ inutile parlare di antidiscriminazione e giustizia se non viene custodito e preservato il diritto alla vita di ciascuno. In una società giusta non si può decretare l’eliminazione di un essere umano. Io sogno un mondo in cui l’aborto non sia neppure pensabile e dove sia possibile custodire entrambe le libertà: quella della madre e quella del figlio».

Negli Stati Uniti l’opposizione all’aborto è cresciuta e sta ottenendo molti successi. In diversi stati adesso è più difficile abortire; alle manifestazioni per la vita nascente partecipano centinaia di migliaia di persone e persino un presidente si è schierato contro l’aborto. In Italia invece sembra che ormai le posizioni si siano cristallizzate: una minoranza molto combattiva che ancora denuncia l’obbrobrio della legge 194, un’altra minoranza che ideologicamente la difende e una maggioranza indifferente che sembra non volersi porre il problema. Lei che è in prima fila nella battaglia per la vita è d’accordo con questa sensazione?

«Io penso ci sia una maggioranza silenziata. Come Pro Vita & Famiglia abbiamo commissionato un sondaggio scoprendo che ci sono quasi otto italiani su dieci che pensano che a una donna in difficoltà vada proposta un’alternativa all’aborto e che ritengono una violenza e un inganno costringere la donna ad abortire quando non può fare altrimenti. Io partirei proprio da qui, perché questo chiarisce che per la maggior parte degli italiani il concepito è uno di noi, anche se non conviene dirlo.

Ci sono pochissime associazioni, molto politicizzate, che però hanno una grande esposizione mediatica le quali fanno una narrazione che non è reale. Personalmente ho cominciato a metterci la faccia quando quindici anni fa ho incontrato un’associazione che si occupava di gravidanze inaspettate con una casa famiglia in cui ospitava donne che altrimenti non avrebbero potuto tenere i figli e accoglieva il dolore delle donne che avevano abortito.

Nella mia vita ho incontrato dolori molto feroci, ho visto mia mamma piangere una figlia morta, ma il dolore che ho visto nelle donne che hanno abortito non l’avevo mai incontrato e si capisce che l’ideologia pro aborto è ferocissima perché a quel dolore non ha mai dato cittadinanza.

Se mi dessero oggi una bacchetta magica con la possibilità di abolire la legge 194 non so se la userei perché a me interessa che nessuna donna abortisca. Oggi non viene mai raccontato alla donna cos’è l’aborto; che quello che ha in grembo è un figlio, non si raccontano mai le conseguenze fisiche e psicologiche… Il mio impegno allora è di lavorare culturalmente affinché un giorno nessuna donna voglia abortire.

La 194 è una legge che non mi piace perché dalla sua approvazione a oggi ha permesso l’eliminazione di sei milioni di esseri umani e contiene una serie di ingiustizie intrinseche. Eppure perfino la 194 dice che le donne devono essere aiutate e che l’aborto non deve essere il servizio clienti della contraccezione. Insomma siano chiamati a risalire dalla finestra di Overton senza mai negoziare sulla verità dell’aborto»

A Roma ogni anno si manifesta per la vita con una marcia. Quella di quest’anno si terrà il 22 Giugno a Roma. La partecipazione nelle ultime edizioni è stata massiccia ma purtroppo molte sigle del mondo cattolico erano e rimangono assenti: pensiamo agli scout, alle Acli, all’azione cattolica, per citarne alcune… Un certo mondo cattolico sembra essersi raffreddato su questo tema, nonostante le parole chiare dei pontefici e anche di Papa Francesco. Lei che ne pensa?

«Io non posso che fare un appello, proprio in virtù di quello che abbiamo detto finora, ad assumere una posizione in una manifestazione pubblica e quella di Giugno è la manifestazione pubblica italiana, che è sempre stata molto partecipata. Voglio sottolineare che durante la marcia abbiamo pensato di dare questo messaggio: non vogliamo parlare al politico del Pd o di qualche altro partito; vogliamo parlare ai giovani, che sono continuamente indottrinati da chi gli dice che mettere al mondo un figlio è una fregatura o significa dover rinunciare alla propria realizzazione personale o che è solo un costo.

Noi invece vogliamo testimoniare ai giovani che non solo accogliere la vita è urgente – pensiamo all’inverno demografico -, che è giusto e conviene ma che è anche stupendo. Per questo abbiamo voluto portare ogni anno alla manifestazione testimonianze molto forti e belle che contrastano con le bugie in circolazione.

Ricordo la testimonianza stupenda di una ragazza che diceva di essere convinta che la sua vita fosse distrutta e che l’unica possibilità fosse di liberarsi del fardello ma quando è andata dal medico e ha visto l’ecografia e sentito il battito si è resa conto che quello non era un fardello ma suo figlio. Questa donna non solo sta ancora col compagno, ma ha il bambino cresciuto e un secondo figlio. Si tratta di testimonianze di bellezza che vogliono raccontare ai giovani che ci guardano che non è vero che i figli sono solo un costo o un impedimento alla carriera.

Noi donne siamo contentissime di mettere al mondo dei figli e vogliamo raccontare che non solo è urgente, non solo è necessario ma che è anche bellissimo scegliere la vita. Stiamo cercando di fare una manifestazione a più ampio raggio possibile, per permettere che tutto il mondo pro-vita possa essere rappresentato. Come lo facciamo? Dando la priorità al corteo.

Stiamo cercando di fare in modo che la cosa più importante della manifestazione del 22 Giugno a Roma non sia il palco – tanto che diamo voce solo alle testimonianze – ma il corteo, che terminerà con un gruppo musicale, che non farà coreografia ma vuole dimostrare che chi sceglie la vita è felice; e quale sguardo migliore di quello musicale?»

Rinnoviamo allora l’appello a partecipare il 22 Giugno con partenza da piazza della Repubblica a Roma alle ore 14 con arrivo ai Fori Imperiali

«E come romana vi dico che sarà pazzesco e meraviglioso, perché avremo alle spalle il Colosseo. Una ambientazione stupenda con la quale sottolineare che non solo è urgente, non solo è giusto ma è anche bellissimo scegliere la vita sotto tutti gli aspetti e a tutti chiederemo di scegliere la vita nel proprio campo: ai medici, ai politici e a ciascuno di noi. Ognuno ha il compito unico e irripetibile di accogliere e mettersi al fianco della vita perché insieme possiamo fare la differenza».

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InFormazione cattolica 7 maggio 2024

In marcia per smontare l’inganno abortista

Maria Rachele Ruiu: «I cattolici farebbero bene a vedere cosa dice il magistero della Chiesa, cosa dice la Dottrina sociale e cosa dice il Papa che su questo tema è sempre stato di una chiarezza estrema »

Intervista di Pietro Licciardi

InFormazione cattolica prosegue la chiacchierata con Maria Rachele Ruiu, sposa e madre di due bambini, presidente della Manifestazione nazionale per la vita che si svolge ogni anno a Roma. Quest’anno si terrà il 22 Giugno con inizio alle ore 14 in piazza della Repubblica per terminare con un concerto in via dei Fori Imperiali, di fronte al Colosseo

Dottoressa Ruiu, lei partecipa a molti incontri pubblici e ha tenuto anche delle audizioni parlamentari. Qualcosa sta cambiando nella società e nella politica sul tema della tutela della vita nascente.

«A me sembra che un cambio di passo ci sia stato. Certo non basta ma è un piccolo passo che può essere il primo di tanti altri. Noi siamo convinti che la culla della vita nascente è la famiglia e allora speriamo ci siano sempre più governi che semplicemente diano corpo all’articolo 31 della Costituzione che dice di privilegiare la famiglia.

E’ necessario non solo aiutare le famiglie, aiutare i giovani dandogli la possibilità di sposarsi ma proprio privilegiare la famiglia. Secondo me uno slogan dovrebbe essere: più figli meno tasse. Ovvero bisogna smettere, quando si allocano le risorse per la famiglia e la natalità, di considerarle dei costi ma investimenti.

Ovviamente penso che nessuna donna decida di fare figli perché le paghino domani le pensioni; nessuna di noi è una fattrice per lo Stato ma lo Stato deve mettersi accanto alle donne e quando queste scelgono di mettere su famiglia deve aiutarle o quantomeno non mettergli i bastoni tra le ruote, magari con l’Isee o altre trappole burocratiche.

Come dicevo credo che un cambio di passo ci sia stato, anche perché probabilmente era urgente e necessario se non altro per far quadrare la demografia e domani i conti.

Spesso mi dicono: che c’entra con questo l’aborto? Beh, mancano all’appello sei milioni di persone; donne e uomini abortite trent’anni fa e che oggi avrebbero potuto mettere al mondo dei figli.

Un cambio di passo che però non basta e ci vorrebbe un Piano Mattei anche per la famiglia. Speriamo in futuro ci sia e dare una testimonianza pubblica aiuta a far muovere chi è ancora nel dubbio, facendogli capire che c’è una buona fetta di elettori che lo sostiene; perché serve anche questo. Io ho speranza, anche perché il primo figlio l’ho avuto a 33 anni e una delle cose che non capivo era perché tutto quel bombardamento contro la maternità, vista sempre come un impedimento, una fatica, un costo.

Ma quando ho partorito e il mio primogenito Michele ha aperto gli occhietti e mi ha guardato io sono stata catturata per sempre e qualsiasi discorso negativo che avevo sentito si è dissolto.

E’ vero che il figlio non ti fa dormire la notte e che magari è un sacrificio ma cosa c’è di più sacro della vita? E questo ti dà la voglia di fare la fatica e anche soffrire, se serve, per un figlio.

Questo lo dice tra l’altro la vita stessa, perché tutti di fronte ad un bambino si commuovono. Io dico sempre: sei stanco, pensi che non ce la fai più e che non vale la pena? Vai in parco giochi, siediti e goditi lo spettacolo»

C’è chi si sacrifica per mantenere la linea, chi per tenere il cagnolino, in fondo ci si può benissimo sacrificare un po’ anche per un figlio…

«Esatto, siamo in questa follia per cui una donna e un uomo possono non vivere e soffrire per vincere le Olimpiadi, per avanzare nella carriera, per altre mille ragioni e poi se non dormi due ore la notte casca il mondo. E’ vero comunque che la cifra della maternità oggi è la solitudine e dovremmo aiutare a superare anche questo.

Ricordo che quando ho partorito la nonna di mio marito mi ha raccontato che ai suoi tempi c’era tutto un mondo attorno alla gestante; l’intero vicinato le era accanto: chi si prendeva cura del marito, chi lavava, chi cucinava, chi si prendeva cura della donna e poi del figlio… Tutto questo ci è stato strappato – lo dico forse in modo un po’ banale – dalla società capitalista, in cui per mettere assieme il pranzo con la cena devi lavorare dalle 8 alle 20.

Allora dico: volete aiutarci? Dateci la possibilità di stare a casa coi figli e non solo le donne ma anche i papà. Quando parlo con i miei amici dico loro il mio sogno: alle 17 tutti a casa, in modo che almeno fino alle 21 si possa stare coi figli, nonostante sia ancora poco: solo 4 ore che però oggi a tante famiglie non sono permesse. 

Ricordiamoci che la nascita di un bambino è una bellissima notizia per la famiglia ma anche per tutti noi. Se non altro perché porta il suo contributo unico e irripetibile di amore al mondo di cui c’è tanto bisogno; e su questo credo siamo tutti d’accordo».

E’ stata pubblicata da poco la Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede “Dignitas infinita circa la dignità umana”, dove un intero paragrafo è dedicato all’aborto. Del resto lo stesso papa Francesco ha usato parole molto dure contro chi lo pratica e chi lo giustifica. Noi ci chiediamo: ci si può definire “cattolici” senza prendere una posizione chiara contro questa piaga umana e sociale?

«Sull’aborto io ho un giudizio molto netto e fermo ma faccio fatica a giudicare le mamme perché il mio impegno nasce proprio dall’aver accolto quelle donne e mi sono resa conto che l’aborto è un grande inganno.

Non faccio fatica a giudicare i ginecologi che dicono in televisione che quello in grembo è un grumo di cellule perché è anacronistico nel 2024, nel tempo degli ecografi e dell’eco doppler, dire che lì c’è un grumo di cellule, tanto che poi non vogliono che le donne guardino l’ecografia.

Rispetto al fatto che “io sono cattolica ma…” ogni volta che sento quel “ma” mi viene da sorridere. Ma voglio fare un passo avanti.

I cattolici farebbero bene a vedere cosa dice il Magistero della Chiesa, cosa dice la Dottrina sociale e cosa dice il Papa che su questo tema è stato sempre di una chiarezza estrema ma a difendere la vita non dovrebbero essere solo i cattolici, perché l’aborto è chiaramente l’eliminazione del più piccolo essere umano indifeso nel grembo della sua mamma e soprattutto ci sono oggi tantissimi studi che accertano che la mamma non resta indifferente a questa eliminazione.

L’aborto fa fuori il figlio ma fa fuori anche una parte della madre, tanto che una delle narrazioni che si tenta di fare è che la donna abortisce e sta benissimo ma è una narrazione falsissima, che noi donne non possiamo che guardare con grande fastidio.

Quelle che lo subiscono ancora di più, perché non solo sono convinte dalla società che la tua unica opportunità per essere felice è abortire, ed è un inganno, ma quando si svegliano capiscono cosa hanno fatto, perché il loro stesso corpo glielo dice in quanto era già tutto preparato e c’è un dialogo chimico meraviglioso tra mamma e bambino già nei primi otto giorni.

E’ un inganno anche per gli uomini, in quanto ci sono sei milioni di bambini che oggi mancano all’appello e che avrebbero potuto essere nonni, madri, padri, ragazzi…

Vi sono anche tantissime ferite sulle donne, tanto che a me commuove vedere come nei centri di aiuto alla vita la maggior parte delle volontarie sono donne che sono state aiutate ad accogliere il loro figlio e che hanno potuto vedere che c’è anche un’altra possibilità – si parla sempre di autodeterminazione e libertà ma quale libertà e autodeterminazione possono esserci se non si sa quello che si va a fare e se non c’è la possibilità di non farlo? – e donne che hanno abortito, a cui non è stata proposta l’altra possibilità e che non vogliono altre donne soffrano così tanto. Permettetemi anche di dire un’altra cosa.

Chi ha un figlio in cielo, sia che l’aborto sia stato spontaneo o procurato, sappia che lui sta lì e fa il tifo per la sua mamma e il suo papà e ci sarà un tempo in cui li accoglierà. Io immagino la mia Sara che mi accoglierà in cielo abbracciandomi come non ha potuto fare.

Sulla questione aborto c’è una bella torta di responsabilità, dove una parte sicuramente è della donna, che però è ingannata, spaventata, con gli ormoni sballati nei primi tre mesi; ma una parte è della società, secondo la quale abortire equivale alla scelta di far nascere il figlio, e di quei medici che dicono che quello è un grumo di cellule.

Poi c’è la responsabilità delle istituzioni che raccontano altro. Voglio dire alle donne che sono state ingannate da questa legge e da tutta la narrativa che vi gravita attorno: coraggio! I vostri figli vi aspettano e nonostante questa ferita potete avere anche voi una vita felice».

Per concludere cosa possiamo dire ai laici e ai cattolici per convincerli a partecipare a Roma alla marcia del 22 Giugno con partenza alle 14 da piazza della Repubblica?

«Io non posso che dire: senza questa manifestazione e rappresentanza pubblica che dice che vi è una parte di popolo italiano, secondo me anche bella nutrita, che chiede alle istituzioni di custodire il diritto alla vita di tutti il mio lavoro, ma anche il vostro, sarebbe inutile.

Qualsiasi persona che si spende pubblicamente, in televisione o sui giornali, senza una manifestazione pubblica svolge un lavoro a metà, che non può essere efficace. E nella marcia, siccome il protagonista è il corteo, c’è uno spazio e un posto che puoi occupare solo tu, che ci stai leggendo e ascoltando, con la tua vita e le tue gambe e solo tu puoi fare la differenza.

Per questo è importantissimo che il corteo sia numeroso e festoso e stiamo facendo in modo che tutti possano essere accolti, anche bambini e persone con fragilità. Sarà bellissimo vedere le famiglie con i bambini che attraversano la città. Nel corteo ci sarà un posto che potrai occupare solo tu, e allora… gambe in spalla!»

Qui l’intervista integrale

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