La santificazione del periodo estivo: definire spazi e tempi per il rapporto con il Signore

Testo della conversazione tenuta il 20 luglio 2026 presso la parrocchia di San Josemaría Escrivá (Roma)

Giuseppe Brienza

Con l’arrivo dell’estate, chi può concedersi un periodo di vacanza o, almeno, qualche giorno di riposo lontano dalla routine quotidiana, dovrebbe cogliere questa opportunità anche come un’occasione per “resettarsi” e per cercare di riconnettersi con la propria Fede.

Questo anzitutto perché, in condizioni normali, l’estate è un tempo di riposo per “ricrearci”, cioè per “rinnovarci completamente”. E quindi per dedicare un po’ di tempo in più, sia a livello quantitativo (qualche minuto aggiuntivo) sia qualitativo (in condizioni di minore stanchezza e, magari, di silenzio), alla preghiera e al raccoglimento.

Perché? In primo luogo per ascoltare il Signore e, insieme, per fare un esercizio molto prezioso, ovvero cercare di vedere meglio i grandi doni che Dio ci offre.

Come avete notato, non ho detto più tempo per “parlare” con il Signore, bensì per ascoltarLo… Infatti, il fatto di parlare, di chiedere e, magari, anche di ringraziare il Signore per i doni ricevuti non è una pratica così insolita, o no? Diverso è il caso dell’ascolto e, come detto, della consapevolezza dei tanti doni che, talvolta, diamo per scontati senza dargli troppa importanza. Tranne che quando rischiamo di perderli o li perdiamo proprio…

E allora con più tempo (e voglia!) a disposizione sarebbe il caso durante l’estate di provare a definire nuovi spazi e tempi per “riqualificare” (o rigenerare come si dice per i cellulari o dispositivi di altro tipo) il nostro rapporto con il Signore.

Come cercare di essere maggiormente consapevoli dei doni ricevuti dal Signore? Anzitutto coltivando la gratitudine.

Un primo invito che in questo senso mi sento di condividere è quello di sforzarsi di dare maggiore valore ai doni che Dio ci ha dato, a partire dai familiari ed amici cui vogliamo bene, oppure ai beni materiali che ci semplificano e ci rendono piacevole la vita, al nostro lavoro professionale o al tempo libero che abbiamo a disposizione e, soprattutto, alla salute in cui il Signore ci mantiene e che dobbiamo curare in modo costante e responsabile.

Mi sembra opportuno, da questo punto di vista, richiamare la convenienza del riposo. Sarebbe un’imprudenza che, potendo riposare, esaurissimo le forze per mancanza di riposo. Sapendo che siamo di Dio e che non ci apparteniamo, abbiamo la responsabilità di curare la salute, di essere in condizioni di dare a Dio tutta la gloria, tenendo allo stesso presente che il riposo è anche una necessità spirituale.

Un secondo invito sarebbe invece quello a ridimensionare e, se del caso, a non dare affatto importanza a ciò che non ne ha. Mettere cioè almeno parte delle nostre preoccupazioni, sofferenze, problematiche nella loro giusta luce, evitare di vedere sempre tutto nero e, soprattutto, senza prospettiva di risoluzione o alleggerimento delle preoccupazioni, sofferenze, problematiche etc. che, tanto spesso, ci creano malumori e cattivo spirito.

Per quanto riguarda l’ascolto nell’orazione della voce del Signore, credo che la via migliore per prepararsi ad esso sia la cura del piano di vita spirituale che ciascuno di noi si è posto. Si tratta in un certo senso di concimare il terreno sul quale piantare i semi della Parola di Dio.

Cura dei rapporti familiari: gentilezza, affabilità, servizio, buon umore e, su tutto: non dare importanza a ciò che non ne ha!

Per san Josemaría Escrivá (1902-1975), fondatoredell’Opus Dei, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002, riposare «non è un ozioso dolce far niente, bensì cambiare occupazione e dedicarsi per un certo tempo a un’altra attività utile e che nel contempo distragga» (1). Bisogna quindi iniziare a collocare al giusto posto tanto il lavoro quanto il riposo, cominciando da quello estivo.

Per cercare di vivere un’estate “operosa” in famiglia e, in generale, serena, sana, gioiosa e generosa con gli altri, dobbiamo puntare ai piccoli dettagli.

A questo proposito, ancorandoci ad una dimensione molto pratica, perché non collaboriamo di più, cercando di far collaborare di più ai nostri figli e nipoti, nei piccoli compiti domestici? Quindi buttare la spazzatura, svuotare la lavastoviglie, apparecchiare la tavola, annaffiare le piante, svuotare la borsa del mare, stendere i costumi, ecc.

Riguardo specificamente ai membri della nostra famiglia con i quali trascorriamo o trascorreremo più tempo durante l’estate, mi sento di dire che dovremmo cercare di farli ricaricare per tornare alla routine quotidiana a settembre con più energia, con più ottimismo e più voglia di fare.

Come ulteriore consiglio, suggerisco senza di dubbio di contribuire a rafforzare i legami familiari ed a far ritornare l’“armonia” tra quei membri nei quali si fosse magari affievolita. Come? Con la preghiera ma anche con il maggior ricorso alle relazioni faccia a faccia con le quali ci si può comprendere e ascoltare più da vicino che tramite il cellulare o, peggio, i soliti messaggi scritti o vocali. Durante le vacanze dovremmo avere più tempo a disposizione per le relazioni vere e per quell’incontro fisico che, sappiamo bene, rimane l’unico veramente personale.

Infine, siccome in vacanza spesso ci si innervosisce per qualche contrattempo oppure per il fatto di passare più tempo insieme, lasciamo correre quando possibile, facciamo da pacieri e, soprattutto, quando avvertiamo che ci stiamo arrabbiando oppure alzando la voce, abbandoniamo la contesa!

L’apostolato di amicizia e di confidenza: dedicare tempo agli amici

E ora alcuni consigli per “santificare le vacanze” ed evangelizzare i luoghi di villeggiatura. Il riposo, infatti, non è un’interruzione del “lavoro apostolico”, anzi apre nuove possibilità, nuove occasioni di approfondire le amicizie e conoscere persone e ambienti cui portare la nostra Fede.

I mesi estivi sono da questo punto di vista un’occasione preziosa per esercitarsi in quella “sapienza relazionale dell’umano” di cui, riprendendo il Magistero di Leone XIV, si parla nell’ultima Intenzione di preghiera per l’Opus Dei in Italia (2). Riferendosi alle cosiddette intelligenze artificiali, infatti, il Papa ci ricorda che «possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di “apprendere”, il loro modo di farlo è diverso da quello della persona umana» (3). Per questo il vero incontro, il vero ascolto, il vero dialogo non possono che avvenire a livello personale, nella reciprocità dell’uomo con l’uomo, della donna con la donna etc., non certo di fronte ad un dispositivo!

Allo stesso tempo il vero incontro, il vero ascolto e il vero dialogo possono avvenire solo cercando luoghi e momenti per manifestare simpatia e comprensione, tramite segnali concreti di apertura e dialogo. E questo anche (o soprattutto) nei confronti di chi è lontano dalla fede o la pensa diversamente da noi, esercitando un atteggiamento che valorizzi il pluralismo nella propria famiglia e nei luoghi che frequentiamo.

Anche per l’apostolato di amicizia e di confidenza, ritorno al concetto iniziale: non possiamo aiutare o crescere con i nostri amici, dare senso alle vacanze, ai progetti, ai momenti di relazione, se siamo tiepidi o distratti dal significato ultimo della nostra vita. Come possiamo portare Gesù agli altri, in vacanza o meno, se non lo abbiamo dentro di noi e nella nostra vita?

Se ci manteniamo alla Sua presenza, saremo anche più capaci di guardare meglio gli altri, aiutarli, servirli, superare gli attriti e avere più pazienza. Mettere Dio nella nostra vita quotidiana ci aiuterà a vivere un’estate più cristiana che ci darà riposo e riempirà profondamente la nostra e l’anima dei nostri amici.

Di un amico che ha riempito la mia anima e quella degli altri con i quali ha condiviso un lungo percorso di formazione e convivialità ricorre proprio oggi il 1° anniversario dalla prematura scomparsa, a poco più di quarant’anni, il 20 luglio 2025. Si chiamava David Taglieri e su di lui ha scritto pochi giorni dopo la sua morte un comune amico del quale vorrei citare un breve passaggio del suo ricordo di David: «Senza esitare, posso dire che è stato un autentico dono, come pochi altri. […] Componente del gruppo delle Serate di San Pietroburgo[…] ci ha fatto sperimentare integralmente, sebbene in modo immeritato, l’assoluta verità della Sacra Scrittura: “Chi trova un amico, trova un tesoro” (Siracide 6,14)» (4).

Riposo e buon uso del tempo

Per il buon uso del tempo ho alcuni suggerimenti molto piccoli ma allo stesso tempo pratici (sono in ordine di importanza):

– fare qualcosa per gli altri, come ad esempio qualche piccolo favore tipo accompagnare qualcuno per qualche commissione o per qualche viaggio, visita, divertimento insieme etc.,

– dialogare con i nostri familiari e amici,

– leggere buoni libri;

– ascoltare degli audio di vita cristiana (ad esempio i podcast di Radio Vaticana, di Vatican Newso quelli raccolti sul portale Smart pray).

La fantasia potrebbe sbizzarrirsi, perché possiamo sempre fare qualcosa per migliorare o per aiutare a rendere migliore la vita degli altri.

A volte possiamo pensare che cambiare il mondo in cui viviamo – un mondo che ci dipingono sempre più brutto, sporco e cattivo – sia un’impresa che richieda anni, forse secoli e, naturalmente, richiede impegni e attività da parte della politica dei “potenti del mondo” e così via. In realtà non è così e, infatti, dare il buon esempio e cercare di migliorare o rendere più piacevole la vita agli altri è una della prime vie da percorrere.

La dimostrazione di quanto dico? La storia dei primi cristiani: avevano tutti e tutto contro, eppure riuscirono a convertire un’intera società dal paganesimo al cristianesimo. Come fecero? Con la fraternità e l’attenzione verso il prossimo, con il loro esempio e, insomma, appartenendo a Cristo e parlando di Lui come il solo che può cambiare i cuori.

Per riuscirci, è necessario vivere la nostra fede ovunque siamo, senza vergogna. Se diciamo la preghiera a tavola a casa, dovremmo farlo anche in vacanza con amici e parenti.

Con i primi cristiani abbiamo in comune anche l’esperienza di vivere la nostra fede in un ambiente in gran parte edonista ed effimero. Dall’inizio si resero conto che non si può rendere compatibile la sequela di Cristo con forme di riposo e di divertimento che pervertono e disumanizzano.

Non si tratta di restare in un ambiente chiuso. È necessario, anzi, promuovere, collaborare o sostenere quelle iniziative o quegli ambienti sociali nei quali il significato e la gioia cristiana del riposo siano riproposti ai nostri amici e conoscenti. Come ci ricordava il beato Álvaro del Portillo, questo è un lavoro importante, ovvero la creazione di luoghi in cui domini un tono cristiano nelle relazioni sociali, nei divertimenti, nel buon uso del tempo libero.

Insomma, ora come allora la fede, il buon senso e la temperanza non possono mai andare in vacanza!

Note

[1] Cit. in Pilar Urbano, Josemaría Escrivá, romano. Un ritratto del fondatore dell’Opus Dei, Leonardo da Vinci, Milano 1996, cap. XVII.

[2] In ogni Regione del mondo in cui l’Opus Dei è presente, infatti, i fedeli della prelatura vengono invitati a pregare e ad adoperarsi per un’intenzione che riguarda le necessità locali, spesso nel contesto di quella generale indicata dal prelato. Della «“sapienza relazionale dell’umano” che incarna ed esprime la carità evangelica» parla l’intenzione di preghiera per l’Italia, valida da luglio a settembre 2026 (cfr. https://opusdei.org/it/article/intenzione-di-preghiera-per-lopus-dei-in-italia-luglio-settembre-2026/).

[3] Leone XIV, Enciclica “Magnifica humanitas”, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, Città del Vaticano, 15 maggio 2026, n. 99.

[4 ] Omar Ebrahime, In memoria di David, in Recensioni-storia.it, 25 luglio 2025.