Il sussidiario.net 5 Settembre 2026
Il nuovo film sull’Odissea invecchia i personaggi, riflettendo una società che prolunga artificialmente la giovinezza e ritarda l’ingresso nell’età adulta
Chi ha parlato di errori storici, di censure, di salti temporali, di imprecisioni? Ognuno ha detto la sua sul film Odissea di Christopher Nolan. Si è parlato giustamente di appropriazione culturale, escludendo dal cast attori greci o anche di derivazione mediterranea e sostituendoli con anglosassoni. Ma non si è sottolineata quella che ormai noi, popolo vecchio e uso all’invecchiare dei costumi, non notiamo più: l’appropriazione gerontologica.
Di cosa si tratta? Semplicemente di un fatto che ormai è impossibile correggere nei film girati oggi: personaggi che nei racconti o nella storia vera erano giovani vengono interpretati da attori che hanno almeno vent’anni in media in più.
Gli “eroi” greci che conquistarono Troia erano ragazzi di 18-25 anni in media, così come emerge da qualunque ricostruzione storica; certo, non avevano barbe bianche o rughe sul viso. Invece, gli attori che li interpretano sono degli arzilli quarantenni (che ai tempi dell’assedio di Troia sarebbero stati considerati anziani).
Perché non ci rendiamo conto che noi consideriamo “giovane” chi, per l’orologio biologico (che non è avanzato nel tempo, a differenza dell’orologio culturale), giovane non è?
Giulietta e Romeo erano dei quattordicenni, ma nei film e nelle commedie sono interpretati da adulti con le facce meno levigate dal tempo, ma certo molto più vecchi dei loro personaggi originali. La “Bella Esmeralda”, la giovane zingara del libro I miserabili, aveva quindici anni, ma sulla scena cinematografica o teatrale ha lo stesso destino. Per non parlare poi dei personaggi biblici, in particolare quelli del Nuovo Testamento.
Tornando all’Odissea, Ulisse distrusse Troia quando aveva circa vent’anni e, dopo 20 anni di pellegrinaggio, vi ritornò da quarantenne; Matt Damon ha 55 anni, ma è truccato per sembrare ancora più vecchio. Nel film Troy, Brad Pitt aveva 40 anni quando interpretò Achille, mentre l’Achille delle storie di Omero era al massimo un ventenne.
Abbiamo subìto un invecchiamento della parte attiva della nostra società, per cui nei secoli scorsi si era attivi e prolifici a vent’anni, oggi lo si è a 40. C’è stata un’espropriazione di almeno dieci anni di vita attiva, passati alla vita “giovane”, cosa utile per il mercato e la produzione perché il giovane compra e consuma beni futili e di divertimento (e costosi) che un uomo maturo, magari con famiglia, non comprerà più. Ed è un cambiamento utile anche al contenimento demografico che tanti eugenisti auspicano, perché, portando l’età del primo figlio da quella determinata dallo sviluppo sessuale a quella che piace al mondo del lavoro odierno, i figli diventano sempre minori in numero per riduzione del tempo fecondo e per impoverimento degli organi sessuali con l’età (non sembra, a sentire le pubblicità, ma si è meno fertili a 35 anni che a 25).
È un problema che dovrebbe preoccupare chi ha a cuore il futuro e il presente di una società, ma sembra che solo in pochi se ne accorgano. Tra questi, alcuni psicologi, come la dottoressa Meg Jay, che cerca di smontare il mito per cui “The thirties are the new Twenties” (i 30 anni sono i nuovi 20).
Sembra di dire un’eresia, riportando in auge la giovane età dei miti classici, come se volessimo che oggi i nostri “bambini” si comportassero da “grandi”. Ebbene, c’è una giusta via di mezzo tra la precocità eccessiva (dovuta alla brevità antica della vita) e la giovinezza finta, prolungata artificialmente oggi.
È un’appropriazione culturale che fa comodo alle gerontocrazie che governano gli Stati a qualunque latitudine, con poche eccezioni locali. Ed è una violenza che subisce tutta la generazione di giovani destinati a non trovare lavoro, ma ingannati da propagande culturali come quella del film Odissea (e mille altri), che invece così deve essere, che devono aspettare il loro turno di diventare adulti (come se a vent’anni non lo fossero) e intanto consumare e consumare come il mercato impone.
Se ne verrà fuori? Ne dubito. Forse l’arrivo di popoli più freschi e vitali di quanto siano i nostri popoli “occidentali” potrà portare aria fresca al mondo. L’Occidente continua ad imporre un modello culturale in maniera snob e con senso di superiorità verso le etnie che vedono le loro piazze piene di ragazzi e bambini, che da noi sono semplicemente spariti, per una mentalità antidemografica che non dipende se non in piccola misura dalle crisi economiche (che comunque hanno il loro peso).
Eppure, come sarebbe creativo e trasgressivo vedere un’Eneide, un’Odissea, un Giulietta e Romeo fatto da attori quindicenni, come li avevano pensati i loro autori storici. Utopia bellissima, ma che grande provocazione per i nostri gerontocrati, per i giovani attori che al massimo a quell’età possono fare le pubblicità dei gelati da spiaggia.




