Corrispondenza romana 26 Agosto e 2 Settembre 2026
Nel 2015, le Edizioni ETS di Pisa pubblicano il libro degli studiosi Gian Marco Cazzaniga (già docente ordinario di Filosofia morale all’Università di Pisa) e Marco Marinucci (studioso delle democrazie radicali dell’Ottocento), “Carbonari del XX secolo fra rituali adelfici e intransigenza repubblicana“. Nella 4a pagina di copertina troviamo la sintesi del libro (corsivo del testo): «Nei manuali scolastici la Carboneria italiana ha un ruolo importante durante la Restaurazione nei moti liberali (1821-1831), poi sembra scomparire. Ma non è così. Influente nelle realtà dove l’unità nazionale resta da raggiungere, la Carboneria, radicata in ambienti popolani, continua nel secondo Ottocento a operare come anima intransigente del movimento repubblicano.
La troviamo impegnata alla fine dell’Ottocento a favore di movimenti di liberazione nazionale, dalla Serbia alla Grecia, da Creta a Cuba, per cui promuove manifestazioni e organizza volontari. La troviamo in società irredentistiche, in reti antifasciste e nella Resistenza. Dopo la Liberazione, la Carboneria riprende la sua attività segreta in collegamento col Partito Repubblicano Italiano, mantenendo un radicamento popolano. Si tratta di una storia ancora da scrivere e, per contribuire a ciò, il libro pubblica una raccolta commentata di materiali ignoti o poco noti, da testi rituali e rapporti di polizia a immagini di basi (oggetti rituali) e diplomi (attestati del grado ricoperto) di Vendite carbonare tra il secondo Ottocento e gli anni ’70 del Novecento».
Il libro di Cazzaniga e Marinucci è suddiviso in 5 capitoli:
1°) La Carboneria nel secondo Ottocento (pp. 21-57).
2°) La Carboneria nel primo Novecento (pp. 59-103).
3°) La Carboneria nei rapporti di polizia (pp. 105-175).
4°) La Carboneria sotto il Fascismo e la Resistenza (pp. 177-192).
5°) La Carboneria nel secondo dopoguerra (pp. 193-196).
Riporto vari brani, a mio avviso, molto interessanti.
1. La Carboneria tra Otto- e Novecento.
Nell’Introduzione, gli studiosiCazzaniga e Marinucci osservano che dopo i moti liberali del 1821-1831, solitamente il ruolo della Carboneria italiana viene dagli storici ridimensionato a favore delle reti mazziniane e giobertiane (dal 1831 in poi) e della strategia liberale di Cavour dal 1849 in poi.
In realtà: «la Carboneria riemerge egemone nelle congiure dell’Italia centrale almeno fino alla presa di Roma (1870) e mantiene un ruolo protagonista, intrecciandosi con reti e circoli irredentistici, nei territori italofoni dell’impero austro-ungarico almeno fino alla prima guerra mondiale, continuando a operare, pur in forme minoritarie e attraversate da ricorrenti divisioni, fino agli anni ’70 del secondo dopoguerra» (p. 8, grassetto mio).
Cazzaniga e Marinucci esplorano i rituali carbonari e i rapporti di Polizia, fonti importanti per la conoscenza delle idee e della storia della Carboneria italiana: «I rituali in uso nelle Vendite carbonare del Novecento costituiscono una filiazione di quelli in uso in alcune Vendite meridionali del primo Ottocento, già pubblicati da Oreste Dito (1905) utilizzando materiali salentini dell’Archivio di Stato di Lecce.
I materiali che a nostra volta pubblichiamo sono, per la parte più importante, provenienti da Michele Campanelli, carbonaro e repubblicano barese del primo Novecento, e collazionati da Gino Valori, già Grande Oratore del GOI negli anni ’50, che solo recentemente (2009) la Biblioteca del Grande Oriente d’Italia ha acquistato con un fondo donato da Francesco Siniscalchi.
Una seconda fonte, anch’essa solo di recente utilizzata, è costituita da un fondo Guastoni-De Ambris, contenente materiali carbonari dell’inizio del Novecento di comune origine e di provenienza brasiliana, poi utilizzati da Vendite di esuli italiani in Francia negli anni ’20. Si tratta di un fondo scoperto da Enrico Serventi Longhi e da lui versato all’Archivio Centrale dello Stato e in parziale copia (2010) alla Biblioteca del Grande Oriente d’Italia» (p. 9).
Cazzaniga e Marinucci proseguono: «Questi rituali sono figli di una cultura filosofica deistica del tardo illuminismo che caratterizza la tradizione settaria adelfica, dai Philadelphes francesi all’Adelfia franco-piemontese e alle società buonarrotiane, una cultura fatta propria da Vendite del Regno delle Due Sicilie attive nei moti carbonari del 1820-21 e infine ripresa da Vendite repubblicane fra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo, venendo già trasmessa fin dal primo grado. Si veda il giuramento contenuto nel Rituale dei Lavori in grado d’Apprendente che recita: “Giuro di adoperarmi con tutte le forze all’abolizione di ogni privilegio e di ogni tirannide, all’annientamento della setta clericale e di tutte le superstizioni religiose, ed al trionfo della Repubblica Sociale”» (p. 9, corsivo del testo, grassetto mio).
Nella Carboneria napoletana, il linguaggio e i valori trasmessi nel primo grado sembrano quelli tipici delle confraternite cattoliche, ma nei gradi superiori sono incentrati sulla figura di Gesù inteso quale “zelota” ribelle contro la tirannide, e sul ritorno a una condizione di felicità edenica. In altri rituali, come quelli salentini pubblicati da Oreste Dito, e in altri del primo Ottocento, la cultura a-cristiana, adelfica, è trasmessa fin dal primo grado e tale cultura, fin dal tardo Ottocento, sarà ripresa dalla rifondata Carboneria repubblicana (cf. pp. 10-11).
Dopo la Presa di Roma e la caduta del potere temporale pontificio, le Vendite (o “Logge”) carbonare si riorganizzano e si riaggregano intorno a dirigenti repubblicani. Sotto la direzione di Ermenegildo Tondi viene riorganizzata una Vendita suprema romana (1877-78) e nel 1882 si costituisce una Direzione nazionale della Carboneria col nome di “Sovrana Vendita dell’Universo” che mira alla realizzazione di una «Repubblica sociale» (cf. p. 11).
Città italiane di tradizione repubblicana sono: Roma, Ancona, Terni. In documenti carbonari l’idea repubblicana fa riferimento alla figura di Mario Pagano, in tal modo alla Carboneria viene attribuita un’origine spirituale risalente alla Repubblica Partenopea del 1799. Altre figure di riferimento del mondo carbonaro sono: Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Il primo Fascismo sansepolcrista, repubblicano e anticlericale, porta divisione sia nelle Vendite carbonare che nelle Logge massoniche. Dirigenti carbonari come Salvatore Barzilai, Costanzo Premuti e Sotero Ferri si avvicinano al Fascismo sansepolcrista. Nel 1923 l’Assemblea Generale Carbonara di Ancona decreta lo scioglimento della Carboneria (cf. p. 14).
Vendite carbonare continuano clandestinamente in epoca fascista. Alcuni Statuti carbonari prescrivono l’obbligo d’iscriversi al Partito Repubblicano. Nel primo Novecento ci sono Carbonari nei movimenti anarchici, nel Partito Socialista, nel Partito Comunista; ci sono perfino Brigate Carbonare nella Resistenza anti-nazifascista, e Carbonari nel Partito d’Azione o nel movimento “Stella Rossa” (cf. p. 15).
Circa il secondo dopoguerra, Cazzaniga e Marinucci scrivono: «Dopo la Liberazione la Carboneria riprende la sua attività segreta, privilegiando il collegamento col Partito Repubblicano Italiano e mantenendo il suo tradizionale radicamento in quartieri popolari e fra lavoratori manuali: facchini, muratori, barcaioli, vetturini, calzolai e macellai.
L’affermarsi prima di una direzione pacciardiana favorevole a governi di coalizione con la Democrazia cristiana, poi di una direzione azionista moderata nel Partito Repubblicano determina spostamenti elettorali nella base popolana, dove il radicamento del Partito Repubblicano Italiano, grazie anche alla ricostituzione di Vendite, lo aveva portato a essere nelle elezioni del 1946 il secondo partito romano dopo la DC, con flussi progressivi verso il PCI e il PSI.
Ma è indubbio resti un rapporto privilegiato di dirigenti carbonari nei confronti del PRI, dove la tradizione orale (carbonari viventi) e materiale (diplomi e basi) da noi raccolta segnala una operatività di Vendite, collegata a sezioni del PRI, almeno fino alla fine degli anni ’70. Al riguardo sarebbe da verificare la militanza carbonara di alcuni dirigenti repubblicani, fra cui forse Pacciardi, e da ciò un possibile intreccio fra lotta politica nel partito e tentativi di influenza politica sulle Vendite da parte di singoli dirigenti del PRI, intreccio che contribuirebbe a meglio spiegare il silenzio sulle Vendite del periodo» (p. 16).
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Giuseppe Dolfi (1818-1869), fornaio fiorentino, massone e carbonaro, fondatore della “Fratellanza Artigiana“, per molto tempo fu dirigente mazziniano cercando di riunire (ma non riuscì) le reti mazziniane e garibaldine per portare Roma al nuovo Regno d’Italia (cf. p. 26, nota con asterisco).
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La Carboneria chiama «pagano» il candidato al 1° grado carbonaro (cf. p. 27); invece il non-massone e il candidato al 1° grado massonico di Apprendista vengono chiamati dai Massoni con il termine di «profano».
Come in Massoneria, anche nel rito iniziatico del 1° grado carbonaro di “Apprendente”, il candidato dichiara di cercare «la luce», c’è un maestro “Terribile” che lo accoglie, c’è il simbolo del gallo… Ecco il giuramento degli «Apprendenti» carbonari (circa metà Ottocento, rituale rinvenuto tra le carte del sopracitato Giuseppe Dolfi): «Giuro odio eterno ai tiranni e la distruzione dei loro troni; giuro di non rivelare a chicchessia ciò che ho inteso e ciò che sto per sentire e vedere; giuro di tenere una buona condotta morale e politica; giuro di rispe[t]tare tutte le donne appartenenti ai Carb.; se mancherò a tal giuramento il mio corpo sua pugnalato e bruciato, e le mie ceneri sparse al vento affinché non resti memoria sulla terra di chi ha tradito i segreti della Società Carbonica» (p. 28).
Giuseppe Mazzini fu dignitario della Carboneria prima di fondare la “Giovine Italia” (cf. p. 29).
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Nel 1896 nuovo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI) è Ernesto Nathan. I Repubblicani romani si rallegrano che un loro compagno abbia raggiunto una tale carica e si augurano che con Nathan la Massoneria sia meno compromessa coi governi monarchici e più fedele alle sue tradizioni anticlericali e alla sua ispirazione sovra-partitica (cf. p. 39). Tra i vertici del GOI, ci sono i seguenti repubblicani romani: Barzilai, Ettore Ferrari, Carlo Meyer, Federico Gattorno, Antonio Fratti. Con Nathan il gruppo repubblicano romano rafforza la sua posizione e il suo impegno ai vertici della Massoneria (cf. pp. 40-41).
Sul finire dell’Ottocento aumentano gli iscritti sia nella Massoneria che nella Carboneria e quindi tra i Repubblicani. Anche il massone (poi Gran Maestro del GOI) Ettore Ferrari è carbonaro (cf. p. 43-44).
Verso il 1894, come emerge da lettera (datata 31-5-1894) del Questore Stroni al Prefetto Casavola, ci sono sezioni carbonare anche ad Albano, Genzano, Frascati e Marino, ciascuna delle quali ha non più di 20-21 affiliati (cf. p. 45).
Verso il 1878 ad Ancona ci sono circa 1200 carbonari. Lì, i Repubblicani pubblicano il giornale intitolato “Lucifero” (cf. p. 46).
Dopo il 1870, i primi capi della Carboneria romana furono il Dott. Cesare Ciattaglia, l’Avv. Federico Zuccari, Sante Ciani, Luigi Coralizzi. Secondo il simbolismo della Carboneria, il mondo profano è raffigurato come una foresta, gli oppressori come lupi, dunque compito dei Carbonari è liberare la “foresta” dai “lupi”, cioè combattere l’oppressione e gli oppressori… Alcuni dei simboli usati nelle “baracche” (Logge carbonare) sono: la Croce (simbolo di martirio), il fascio di legna (simbolo di forza e unione), il fornello (simbolo del fuoco della carità…), il gallo (simbolo di vigilanza, alba della libertà) (cf. p. 52).
La vecchia Carboneria romana si ritrovava nella trattoria “Il Giardino del Lungotevere” (presso Lungotevere della Farnesina n° 7, a ridosso di Ponte Sisto), poi chiusa col nome di “Orti Aureliani” (cf. p. 51).
Poi dal 1870 al 1910 gli esponenti più autorevoli della Carboneria romana si ritrovavano preferibilmente in 3 locali: 1) “Il Giardino del Lungotevere” fondato nel 1878, tenuto in origine da Bartolomeo Filipperi in società con Giovanni Mancini (già gestori del “Caffé di Genova” in piazza Santa Maria di Trastevere (Roma);
2) il “Galitta” alle Zoccolette, che era il covo dei Repubblicani della Regola, con la celebre squadraccia abituata a colpi di mano specie in periodo elettorale;
3) il locale “Monte de li cocci” gestito da Antonio Curti, dove convenivano i carbonari del Testaccio e dell’“Ammazzatora”. I luoghi di iniziazione erano invece alcune grotte o antiche cave di pozzolana nel suburbio appio-casilino… Ma il ritrovo più originale era “Il Giardino del Lungotevere” dove si coniugavano chiassosa cucina da osteria e Vendita carbonara (cf. pp. 52-53).
Ai funerali di Giuseppe Garibaldi (1882) furono scelti come cocchieri tutti carbonari romani. Tra i carbonari che frequentavano il “Giardino del Lungotevere” nacque l’iniziativa di costituire il “Satana”, ovvero un giornale o foglio settimanale di intransigenza anticlericale. Il direttore, amministratore e gerente del “Satana” fu Agesilao Milano Filipperi, figlio del patriota Bartolomeo Filipperi. Tra le «penne maestre» che collaborarono al “Satana” ci fu anche Cesare Bertini (che si firmava “Vespa”) che in seguito divenne Questore di Roma e Consigliere di Stato. Il giornale “Satana” nacque nel 1889, primo centenario della Rivoluzione francese. In quello stesso anno, 1889, fu eretto il monumento a Giordano Bruno in Campo de’ Fiori. Nel locale trasteverino fece breve comparsa anche Giosué Carducci. Nel 1891, dopo la morte di Giovanni Mancini successore del Filipperi, la trattoria “Il Giardino del Lungotevere” fu rilevata da Agostino Giovannoli (detto Agostinello) anche lui “cugino carbonaro”. Già da qualche anno la trattoria aveva cambiato nome in “Orti Aureliani” (cf. pp. 56-57).
2. Ancora Carbonari nel primo Novecento: memorie, nuove fondazioni, gradi…
Nel libro di Cazzaniga e Marinucci sono riportate le “Memorie” del 1955 di Camillo Marabini (Camerino 1887 – Parigi 1965).
Marabini fu tra i fondatori della “Federazione Giovanile Repubblicana” voluta da Oddo Marinelli [massone del GOI]. Marabini combatté in Grecia nel 1912-13, in Francia nel 1914-15, in Italia nel 1915-18, in Finlandia nel 1940 (nella prima guerra finno-russa), poi in Norvegia. Ha vissuto in America, Londra e Parigi. Colonnello garibaldino, a Parigi è capo dei garibaldini repubblicani, collegato con l’associazione italiana presieduta dal senatore Spallicci, vice-presidente l’on. Chistergi.
Marabini afferma che dopo essere stato iniziato carbonaro tornò a Roma nel 1902. A quel tempo, Roma, capitale del regno d’Italia e della Chiesa, era politicamente in mano alla Carboneria, associazione segreta repubblicana. Secondo Marabini, la Carboneria, che aveva migliaia di affiliati, era più influente della Massoneria, al punto che, a Roma, i Massoni dovevano cedere il passo ai “cugini” Carbonari. Vi erano carbonari anche nella Polizia. Carbonaro era il commissario di Polizia a Trastevere. A Roma il Partito Repubblicano era dominato dalla Carboneria (cf. p. 60).
Marabini riferisce anche che certe Corporazioni, ad esempio quella dei cocchieri, erano totalmente in mano ai Carbonari, e pertanto erano carbonari anche i cocchieri (con parrucca bianca) del Re, dei Cardinali e dei nobili romani. Scalpellini, selciaroli, lavoratori dei servizi pubblici erano tutti carbonari; solo fra i muratori, metallurgici e tipografi avanzavano i socialisti. Partito Socialista e Partito Repubblicano erano avversari. Nel 1904 la città di Terni (in Umbria) era carbonara e repubblicana, e lì si tenne in quell’anno il primo congresso della gioventù repubblicana italiana (cf. p. 60).
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Nel primo ventennio del Novecento, carbonari italiani si insediano anche in Brasile costituendo nuove Vendite. Alceste De Ambris, carbonaro del V° grado (Maestro), col nome iniziatico “Guerra”, è anche massone della Grande Loge de France, passato al 2° grado di Compagno nel 1926. Nel 1929 De Ambris riceve dal Gran Capo Vendita di San Paolo (Brasile) i materiali per fondare una Vendita, previa iniziazione carbonara di due adepti ai gradi di Apprendista e Maestro (cf. pp. 97-99).
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Dalle Costituzioni Generali (carbonare) della Gran Vendita dell’Universo del 1908, si legge che i gradi sono 9 anche se i gradi effettivamente trasmessi sono 4. All’art. 8 si legge che “i Buoni Cugini Carbonari” sono divisi in due classi: Apprendisti e Maestri. I Maestri sono di tre gradi: 1°. Maestri (o Maestri Quinti); 2°. Maestri Grandi Cavalieri di Tebe (o Maestri Settimi); 3°. Grandi Maestri Grandi Eletti (o Maestri Noni, o Maestri d’Alta Luce). In quelle Costituzioni carbonare del 1908 (art. 46), come pure nelle Costituzioni carbonare del 1912, è obbligatoria l’iscrizione al Partito Repubblicano; invece è facoltativa nelle Costituzioni del 1916, dove però è comunque richiesta la professione delle idee repubblicane (cf. p. 99).
2.1. Giuramenti dell’Apprendente e del Maestro Carbonaro
Cazzaniga e Marinucci pubblicano i giuramenti dell’Apprendente e del Maestro Carbonaro, come riportato in un opuscolo carbonaro del 1909. Vediamo il primo: «“[…] Tale giuramento, pronunciato dal neofita con la mano sinistra sopra un teschio e brandendo con la destra un pugnale la cui punta era rivolta verso il cuore, diceva: ‘Io giuro e prometto sotto gli stabilimenti dell’Ordine in generale e su questo ferro punitore degli spergiuri di guardare scrupolosamente il segreto della Rispettabile Carboneria; di non scrivere, incidere o dipingere cosa alcuna appartenente alla Carboneria senza avere ottenuto il permesso in iscritto. Giuro ancora di soccorrere i BB…(uoni) CC…(ugini) in caso di bisogno, per quanto comportano le mie forze e facoltà, come ancora di non tentare l’onore delle loro famiglie. E se divento spergiuro, consento che il mio corpo sia fatto in pezzi, indi bruciato, e la mia cenere sparsa al vento acciò che sia il nome mio di esperienza a tutti i BB… CC… sparsi sulla terra. Così Iddio mi sia d’ajuto’» (p. 80).
Il testo prosegue: «“Così quello del Neofita. Quello del Maestro, carica alla quale si ascendeva dopo altre prove di zelo e fedeltà, invece diceva: ‘Io giuro e prometto su questo crocefisso, G…M…D…U… (Gran Maestro dell’universo), sulla mia parola d’onore e su questo ferro punitore degli spergiuri di guardare scrupolosamente i sublimi segreti della R…(spettabile) C…(arboneria), di non appalesare mai i segreti di App…(rendente) ai pagani, né quelli di M…(aestro) agli App…(rendenti), come ancora di non iniziare alcuno, né di fondare alcuna V…(endita) senza permesso delle Gerarchie Carb…(onariche) che ne hanno facoltà, oppure in numero giusto e perfetto. Di non scrivere, né incidere i segreti suddetti, di soccorrere tutti i miei BB…(uoni) CC…(ugini), di non attentare all’onore delle loro famiglie. Ed ove diventassi spergiuro, acconsento e desidero che il mio corpo venga fatto in pezzi, indi bruciato e il cenere che ne risulta sparso al vento, acciò il mio nome sia in esecrazione a tutti i BB… CC… sparsi sui due Emisferi. Così Iddio mi sia d’ajuto’ ”» (p. 80).
Indubbiamente, la punizione indicata nel giuramento rituale dei gradi carbonari di Apprendente e Maestro, richiama, in parte, quella prevista nei giuramenti iniziatici della Massoneria sin dal XVIII secolo
3. La Carboneria secondo rapporti di Polizia italiana nella prima metà del Novecento
Il libro di Gianmarco Cazzaniga e Marco Marinucci riporta anche rapporti di Polizia italiana sulla Carboneria del primo Novecento, prima, durante e dopo il Fascismo. Vediamone alcuni.
3.1. Un rapporto del 1913
Nel rapporto datato Roma 15 marzo 1913 (conservato presso “Archivio Centrale di Stato – Ministero Interno, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, Divisione Affari Generali e Riservati, Associazioni G1, 1912-1945. Busta 162, Fascicolo 436, Sottofasc. 7), il Partito Repubblicano (italiano) dell’epoca viene definito «setta politica». Il rapporto afferma che la caduta della monarchia in Portogallo è dovuta alla cospirazione della «Associazione-Carboneria». Il movimento repubblicano si organizza a livello internazionale; i comitati direttivi dei partiti repubblicani delle varie nazioni si tengono in contatto tra loro e pensano sia a un prossimo congresso internazionale, per stringere così i rapporti tra i repubblicani di tutto il mondo, e sia ad istituire un’organizzazione internazionale che tenga in contatto i vari gruppi nazionali (cf. Gianmarco Cazzaniga – Marco Marinucci, “Carbonari del XX secolo fra rituali adelfici e intransigenza repubblicana“, Edizioni ETS, Pisa 2015, p. 134).
Ora cito testualmente quel rapporto del 1913: «Due sono le Associazioni segrete che fanno capo al movimento repubblicano. LA CARBONERIA, più antica, che rimonta alla caduta della Repubblica partenopea nel 1799 e che poi ebbe una parte importante e nella storia italiana e nella storia del partito repubblicano; l’ALLEANZA REPUBBLICANA UNIVERSALE, più recente, indicata generalmente con le sole iniziali A.R.U., fondata da Mazzini nel 1866.
Con fini che si compendiano nel proposito di instaurare il governo repubblicano e con modalità quasi identiche, tali sette vivono nell’ombra, svolgono nel mistero le fasi della loro esistenza, si ammantano di simboli strani ed hanno intenti spiccatamente rivoluzionari. Il mistero di cui si circondano tali Associazioni segrete, l’occultismo dei capi che mantengonsi sconosciuti agli stessi gregari, il giuramento prestato sui pugnali, l’obbligo della cieca ubbedienza, del segreto più assoluto, la minaccia della vendetta sociale contro i fedifraghi, rendono i neofiti di tali Associazioni ciechi strumenti in mano dei capi, dietro i cui ordini possono quindi compiersi atti inconsulti e violenti od attentati» (p. 134, maiuscolo del testo, grassetto mio).
Il rapporto di polizia prosegue: «La Carboneria è forte nel Portogallo ed in Alessandria d’Egitto, ove se ne formò una Sezione importante verso il 1905; l’Alleanza invece ha salde radici in Ispagna, in Albania, nella Svizzera, Belgio e nell’America meridionale. In Italia la Carboneria è più estesa nel Lazio e nelle Marche, l’Alleanza in Lombardia, Liguria, Romagna ove ha più di 10mila affiliati, a Napoli ed in Calabria e si sta organizzando a Terni ove conta 400 affiliati, a Foligno e Perugia» (pp. 134-135).
Il testo prosegue circa la Carboneria e l’A.R.U.: «Ambedue sono suddivise in Sezioni, per l’Alleanza, e nelle cosiddette vendite, per la Carboneria, alle quali sono poi aggregati i componenti dei vari raggruppamenti in cui il partito repubblicano ufficiale si suddivide. Non tutti gli iscritti a detti raggruppamenti appartengono però alle Associazioni segrete, ma soltanto quelli che hanno dato prova sicura di salda fede e di coraggio e dopo un certo periodo di esperimento. I gruppi o circoli di cui trattasi non sono quindi altro che scuole preparatorie per entrare nell’una o nell’altra Associazione segreta. In Roma il Comitato della Carboneria è formato da Costanzo Premuti, Pasquali Rinaldo, Ammonini Filippo, Petroni Avv. Arnaldo, Zuccari Avv. Federico, Torti Cesare, e dall’On. Barziali [Barzilai]. –
Il maggior contingente dei repubblicani carbonari in Roma trovasi alla Regola tra i Vaccinari, e nei Rioni Trastevere e Testaccio. I primi hanno per capo l’Avv. Zuccari, i secondi che già obbedivano al defunto Girolamo Malloni, sono ora diretti dal sarto Romani Cesare, abitante in Via della Luce 13, ed i terzi dal macellaio Lamberto Sausè. Un forte gruppo di carbonari (circa 200) trovasi a Marino ed obbedisce agli ordini dell’ex sindaco di quel Comune, Marco Bellucci. Gli aderenti all’Associazione settaria predetta formano i locali Circoli Aurelio Saffi, Agesilao Milano, Girolamo Malloni, Pietro Barsanti, Mentana, Aventino e parecchi appartengono pure all’Associazione Giuditta Tavani Arquati di Trastevere.
Tra i più importanti che hanno il grado di maestri si annoverano il Prof. Sotero Ferri, direttore di una scuola municipale, Virgilio Martorelli e Costanzo Premuti. Gli affiliati a tale setta tengono le loro riunioni nei retro bottega o cantine di macelleria o di pubblici esercizi, o nella sala dei conciatori di pellami in piazza Santa Maria in Monticelli. Il 23 Febbraio scorso, ad esempio, ebbe luogo un’assemblea generale di affiliati alla Carboneria per la nomina dei capi squadra e capi gruppo, con l’intervento dell’On. Barzilai e di oltre 200 persone nei locali della conceria del repubblicano Curti Pietro al Viale Aventino N. 137.
Le ammissioni vengono ancora oggi eseguite con rito simbolico e cioè col giuramento sui pugnali, nei locali suindicati nel massimo segreto. Alcuni anni or sono, appunto dopo l’ammissione di un nuovo affiliato, vennero fermati in Trastevere parecchi repubblicani armati di rivoltella e pugnale e trovati in possesso di una fascia dai tre colori carbonici: nero, rosso e bleu. Nella circostanza gli arrestati non vollero dare alcuna indicazione sull’uso della sciarpa e delle armi e vennero perciò solo condannati per porto d’armi abusivo. Nelle perquisizioni eseguite nei loro domicili si rinvennero però documenti e scritti da cui risultò, in modo non dubbio, ch’essi appartenevano alla Carboneria» (p. 135).
Il rapporto di polizia prosegue: «Nella detta Associazione segreta, […] sono affiliati, eccettuati alcuni tra i dirigenti, nella maggioranza elementi ignoranti, turbolenti ed anche pregiudicati che obbediscono però tutti ciecamente agli ordini dei capi e che specialmente in occasione di elezioni politiche ed amministrative in cui sono in lotta candidati repubblicani, (com’ebbe a verificarsi nel IV° Collegio all’epoca dell’elezione Torlonia contro Zuccari) cercano d’imporsi con la violenza, provocando disordini ed incutendo timore anche con le armi» (pp. 135-136).
Più avanti, ancora circa Carboneria e A.R.U., il rapporto di polizia afferma: «Il presente risveglio nel partito repubblicano e specialmente delle due Associazioni segrete suindicate, i propositi evidentemente rivoluzionari contenuti nei programmi di esse, la segretezza delle deliberazioni, l’attiva propaganda che si esercita contro le Istituzioni dello Stato, merita di essere seguita con speciale attenzione e vigilanza particolarmente anche in occasione delle prossime elezioni generali politiche che potrebbero servire di pretesto per qualche sorpresa da parte delle Associazioni stesse. E se si tien conto che la propaganda repubblicana si esercita pure nei pubblici uffici e tra le file dell’Esercito, la sua temibilità nei riguardi della sicurezza interna dello Stato si presenta più grave e preoccupante» (pp. 136-137).
Poco oltre, leggiamo nel suddetto rapporto di polizia: «[…] Tra i repubblicani affiliati alle Associazioni segrete si annoverano a Roma alcuni impiegati dello Stato e tra essi il Prof. Dunstano Cancellieri, addetto al Ministero di Grazia e Giustizia, Aureli Gio. Battista, ufficiale postale, che è solito recarsi frequentemente in Isvizzera ed in Francia per incarico, dicesi, della Carboneria. Tanto l’una che l’altra Associazione segreta danno anche opera attiva da qualche tempo per ottenere maggiore influenza nella Massoneria, nell’intento di averne la prevalenza e di prenderne la direttiva per sollecitare l’avvento dei loro ideali. –
Occorre tener presente inoltre che nel 1898, in occasione dei moti di Milano, bande armate composte di elementi repubblicani, tentarono dalla Francia e dalla Svizzera di scendere in Italia per far causa comune con i rivoltosi, e che le due nazioni confinanti, rette a forma repubblicana, avrebbero una speciale influenza in un eventuale movimento rivoluzionario in Italia.
Gli affiliati alla setta anarchica, i sindacalisti, i socialisti infine, che al presente sono assai meno temibili dei repubblicani, perché non costituiti, come questi, in Associazioni segrete, farebbero senz’altro, almeno sul primo momento, causa comune con i primi, per abbattere le Istituzioni monarchiche, costituendo ciò anche una parte del programma della setta e dei partiti suaccennati» (p. 137, grassetto mio).
Così termina quel rapporto di polizia.
È bene sapere che Dunstano Cancellieri era Maestro Massone del GOI e 18° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato (RSAA). In seguito riceverà il 33° grado del RSAA.
3.2. Due rapporti del 1919
Nella lettera non firmata, Prot. 941, datata Roma 4 marzo 1919 su carta intestata “Ministero dell’Interno – Direzione Generale della Pubblica Sicurezza – Ufficio Speciale d’Investigazione”, inviata al Gabinetto del Presidente del Consiglio, al Sottosegretario di Stato per l’Interno, e al Direttore Generale della P.S., leggiamo tra l’altro: «La data dell’adunanza segreta delle rappresentanze della Carboneria italiana è stata fissata (come si prevedeva nella precedente informazione) al 9 corrente. Sono già in Roma alcuni rappresentanti di vendite carbonare italiane dell’America del Nord e del Sud. Il locale per tale adunanza non è ancora stabilito ma si sta alacremente ricercando. Si conferma che l’atuale Gran Sovrano della Carboneria è il massone Meli su cui si riservano ulteriori notizie. Egli però non intende conservare più oltre la sua carica e forse la prossima assemblea ne accetterà le dimissioni e ne nominerà il successore. […]» (p. 142, grassetto mio; nel testo è scritto «atuale»).
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In un rapporto (senza firma) dell’Ufficio Speciale d’Investigazione (senza destinatario) del Ministero dell’Interno – Direzione Generale della P.S., datato Roma 18 dicembre 1918, leggiamo che il capo della Carboneria, ossia il su indicato Meli è «impiegato della Massoneria di Roma la quale influisce in senso legalitario sull’attività carbonara» (p. 143).
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È interessante anche il rapporto del Prefetto di Firenze al Ministero dell’Interno datato Firenze 3 agosto 1919 [contenuto in : A.C.S. – Fondo: P. S. Busta: 108 Fascicolo: K3 – Sottofascicolo: 1 – Anno 1920, K3 – Carboneria, Affari generali]: «[…] Mi viene riferito che il centro della Carboneria in tutta l’Italia è nel Lazio, e che questa associazione comprende quasi tutta la parte sovversiva della Massoneria. A Firenze risiede un fervente repubblicano, l’editore Quattrini Attilio di Domenico e Filomena Bertolini, nato a Morlupo il 3 dicembre 1883. Egli fa frequenti gite a Roma anche per abboccarsi coi membri costituenti il potere supremo della stessa Carboneria» (p. 150, grassetto mio).
3.3. Alcuni rapporti di polizia nel periodo fascista
Da un rapporto datato 29 dicembre 1927 (ACS – Ministero dell’Interno – D.G. della P.S. – Divisione Polizia politica (1926-1944) – Busta 103 – Fascicolo 20 – Carboneria): «A Velletri si è ricostituita una vendita della Carboneria. Di essa è capo-vendita tale Ricci, economo del Comune. La vendita ha una quindicina di affiliati, ma è pronto ad iniziarsi un gruppo di una cinquantina di giovani. A Roma la ricostituzione procede lentamente, stante che, come si è detto, i dissidi avevano scompaginato la vendita. Si spera di nominare in gennaio il Consiglio Supremo. Comunque il movimento è sotto il nostro controllo» (p. 162).
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È interessante anche il rapporto dell’allora polizia politica italiana, datato Parigi 3 ottobre 1928 [contenuto in: ACS – Ministero dell’Interno – Direzione Generale della Pubblica Sicurezza – Divisione Polizia Politica (1926-1944) – Busta 103 – Fascicolo 20 – Carboneria]. Lo riporto per intero: «La lotta per l’accaparramento della sovvenzione massonica che deve venire assegnata a una delle due associazioni segrete (Carboneria o Alleanza) che dovrebbe risorgere in Italia, si fa aspra e serrata. Sapete, come vi abbiamo detto che alla massoneria francese sono stati presentati un progetto per la riorganizzazione in Italia della Carboneria e un controprogetto per la riorganizzazione dell’Alleanza, che sarebbe setta più “pura” della prima.
Due giorni fa tre fautori della Carboneria, fra i quali il prof. Pistocchi, hanno ottenuto un interessantissimo colloquio. Essi avevano chiesto di difendere il loro progetto davanti al Gran Maestro Lucien Le Foyer, ma sono stati ricevuti, invece dal vice Gran Maestro Louis Doignon. I nomi delle personalità massoniche presenti al colloquio, li rilevo da un principio di relazione che sta preparando, ma che ha lasciato in sospeso assentandosi da Parigi, il Prof. Pistocchi.
Oltre al Vice Gran Maestro, erano presenti il segretario Jaques Maréchal e certo Sig. Bernardin la cui attribuzione trovo spiegata col curioso nome di “guardasigilli”. Gli italiani hanno difeso progetto di ricostituzione in Italia della Carboneria, dimostrando anche con documenti, che vi sarebbe una maggiore facilità per tale ricostituzione in Italia che non ne possa vantare l’Alleanza, organizzazione addirittura sconosciuta in diverse zone d’Italia. So che l’ufficio della Gran Loggia di Francia, prima di decidere, ascolterà anche un’analoga spiegazione dai sostenitori dell’Alleanza» (p. 167).
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Nel rapporto di polizia, datato 31 marzo 1931 (A.C.S. – Ministero dell’Interno – Direz. Gen. della P.S. – Divisione Polizia Politica (1926-1944) – Busta 103 – Fascicolo 20 – Carboneria), intitolato «Massoni carbonari», leggiamo che l’informatore (o agente) della Polizia politica è proprio un anziano massone e carbonaro, il quale si mostra buon conoscitore dell’ambiente sia massonico che carbonaro di Roma:
Da oltre tre settimane il Fioroni è partito per Parigi, latore si intende di comunicati. Tornerà a Roma dopo aver visitato influenti fratelli in alcune città d’Italia cui trasmetterà le comunicazioni ricevute. Indubbiamente il Mencarelli è uno dei membri che dirigono l’organizzazione massonica di Roma anche per la facilità di avvicinarlo in ogni momento senza destare sospetti, e poi è tanta la stima e fiducia che gode fra tutti i massoni. Perché poi mi avrebbe pochi giorni fa richiesto se sono sempre in condizioni di assentarmi per qualche giorno da Roma? L’Imperi invece è il tratto di unione della organizzazione carbonara voluta dai massoni carbonari e presieduta da Gius. Arié (anche due sacerdoti sono affigliati al gruppo). All’Arié il Mencarelli ha da vario tempo prestato una somma non indifferente. Altra volta ho spiegato all’Ecc. V. che la costituzione del gruppo Arié è fatta come lui dice a piramide al vertice della quale sta lui, quindi siccome poco possono sapere e riferirmi quegli affigliati che ho fatto infiltrare in mezzo ai soci, e che mi sono devotissimi, ho fatto intervenire vari maestri massoni e carbonari, che hanno molta fiducia in me, vecchio di ambedue le associazioni, mentre l’Arié è solo carbonaro, ed hanno obbligato l’Arié ad accettare la mia collaborazione, spero con ciò di venire a conoscenza della forza del gruppo e le sue ramificazioni. […]» (p. 170, sottolineatura del testo, grassetto mio).
3.4 Un rapporto di Polizia e un rapporto di Carabinieri nel 1945.
In un rapporto destinato al Ministero dell’Interno, datato Roma, 16 agosto 1945, avente come «OGGETTO Carboneria Italiana» (conservato in: ACS – Archivio Ferruccio Parri – Schedario riservato – Busta 23 Fascicolo 126), l’allora «Capo della Polizia p.fto Severini» scrive: «In relazione al foglio 4-6-pp n°441-C4599, si trascrive, qui di seguito, per opportuna conoscenza, quanto ha ulteriormente riferito la locale Questura in merito all’argomento in oggetto:
A completamento delle informazioni fornite con note p.n. del 16/3 e 26/5 u.s. informo che l’Associazione in oggetto ha definitivamente stabilita la sua sede in Piazza Rondanini 48, 1° piano, presso l’Associazione Bersaglieri in congedo.
La Carboneria Italiana, che incontra scarso favore nell’opinione pubblica, a quanto viene confidenzialmente riferito, sarebbe stata di recente riconosciuta al congresso di Marsiglia. Poiché i suoi dirigenti sono in prevalenza massonici, si ha motivo di ritenere che possa avere rapporti d’indole politica con il gruppo massonico “Coglitore” di Rito Scozzese, con sede presso l’associazione Bersaglieri in congedo.
I maggiori esponenti della Carboneria Italiana, si identificano nelle sottonotate persone:
I° Del Bello Ernesto Mario di Antonio e di Scarpa Agnese, nato a Montegiorgio il 12.5.1885, avvocato, abitante in Via Dandolo 32. Il De Bello che è Gran Cancelliere dell’Ordine, serba regolare condotta in genere ed in questi atti non ha precedenti sfavorevoli.
2° Jurlaro Attilio di Guglielmo e di Vinci Felicita, nato a Taranto il 18 giugno 1885, abitante in Via Tacito, n. 50. Da questi atti risulta condannato nel 1908 a mesi sei di reclusione e lire 300 di multa per corruzione di minorenne e poscia riabilitato e fu iscritto al cessato partito fascista dal 1924, allo scioglimento; non consta abbia ricoperto cariche politiche.
3° Capadaglio Antonio fu Celeste e di Lattanzi Matilde, nato a Castrovillari il 22 luglio 1901, ingegnere, abitante in via Savoia, 78, di regolare condotta in genere e senza precedenti sfavorevoli in questi atti.
4° Anzalone Francesco Paolo di Ignazio e di Gianaffa Carolina, nato a Palermo il 2.12.1898, impiegato, abitante in Via Tazzoli n°6, è pregiudicato per truffe, ma attualmente non consta che dia luogo a speciali rilievi con la sua condotta in genere.
5° Cesare Serafino di Antonio e di Gioia Maria Rosa, nato ad Amorosi il 10.3.1897, dottore in scienze economiche, abitante in Via Cavour 57, di regolare condotta in genere e senza precedenti in questi atti.
Il Capo della Polizia
p.fto Severini» (p. 173).
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È interessante anche il rapporto del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali – Ufficio Servizio Situazione e Collegamenti, al Ministero dell’Interno, datato Roma, 18 luglio 1945, avente per «Oggetto: Carboneria Italiana». Ecco il testo: «Il concistoro della “Carboneria Italiana,” diretto dal noto Anzalone Felice, nella seduta tenuta in Roma il 4 giugno u.s., decise di abbandonare il carattere segreto per assumere quello di libera associazione politica, mantenendo, però, in vigore il sistema della iscrizione a catena.
Recentemente la “Carboneria” ha stabilito la propria sede in piazza Rondanini 84, presso l’associazione nazionale dei bersaglieri. L’Anzalone, “gran maestro dell’ordine e buon cugino carbonaro 9” – si firma con lo pseudonimo “Tito Speri”. A carico di lui risultano diverse condanne per truffa. Detta “Carboneria” vorrebbe riallacciarsi alla tradizionale “Carboneria del Risorgimento Italiano”, ma in realtà non ha nulla a che vedere con essa, non avendo ancora finalità ben definite. Si dice, infatti, che alcuni gruppi superstiti della vecchia “Carboneria” furono assorbiti dai vari movimenti politici dopo la liberazione di Roma. La maggioranza di essi passò nelle file del partito repubblicano del lavoro diretto dal prof. Busacca Attilio, che era il principale esponente della vecchia carboneria, e con il quale l’Anzalone ebbe rapporti solo durante il periodo clandestino.
Dopo la liberazione della Capitale, l’Anzalone fu allontanato dal Busacca per i suoi precedenti e per il suo carattere definito invadente. Recentemente, l’Anzalone entrò in rapporti col gruppo massonico dissidente di rito scozzese, diretto dal noto Coglitore Emanuele, già Gran Commendatore della loggia di Piazza del Gesù, il quale sembra abbia ricostituito una loggia nella stessa sede dell’anzidetta associazione bersaglieri con la collaborazione dell’Anzalone e di altri non ancora identificati. Trattasi, comunque, di un gruppo di una quindicina di persone, non suscettibile di ulteriore sviluppo.
Il Concistoro carbonaro, nella stessa seduta del 4 giugno, dopo aver riaffermato i suoi ideali repubblicani ed i fini statuari, dichiarò che la “Carboneria” in omaggio alla gloriosa schiera dei suoi martiri, manterrà integri i riti ed i simboli tramandatile dalla storia.
Approvò il seguente programma:
I°) non interferenza nella vita dei partiti politici, rispetto di tutte le credenze religiose e sua adesione alla dottrina universale di Gesù Cristo;
2°) fratellanza dei carbonari, credenti ed operanti nella stessa fede;
3°) educazione morale e politica del cittadino;
4°) lotta contro il parassitismo e l’ingiustizia sociale;
5°) lotta per la conquista delle riforme economiche e sociali a beneficio del popolo che lavora;
6°) valorizzazione ed esaltazione del valore umano in tutte le sue manifestazioni, unico titolo che conferisce al cittadino la uguaglianza dei diritti e dei doveri, comuni a tutti, di qualsiasi razza e religione;
7°) la solidarietà e l’amore verso il prossimo e la pace con tutta l’umanità tutti i viventi in una Patria senza confini nel rispetto della libertà ed indipendenza della Nazione;
8°) il disarmo generale di tutti gli Stati del mondo.
La “Carboneria” pur prendendo parte attiva alla vita politica del Paese, non risulta che voglia, né che possa, costituire un vero e proprio movimento politico in quanto i suoi iscritti militano in vari partiti politici, spesso di concezioni diverse. Tuttavia, in questi ultimi tempi, essa ha costituito in Italia varie “Vendite”, “Baracche” e “Alte Vendite”. Conterebbe nella Penisola 3.000 iscritti» (pp. 174-175).
4. Carbonari-Massoni in Umbria nella prima metà del Novecento
Nel suddetto libro di Cazzaniga e Marinucci troviamo anche alcuni brani sulla Carboneria a Perugia, tratti da uno studio (del 1975) di Ugo Bistoni e Paola Monacchia sulla Massoneria a Perugia e nell’Umbria dal 1775 al 1975. Riassumo, qui di seguito, alcuni brani riportati da Cazzaniga e Marinucci.
Nel 1921, alcuni socialisti poi passati al Partito Comunista Italiano, continuarono a far parte della Massoneria e anche della Vendita carbonara costituitasi all’interno della Loggia massonica “Concordia“; questa loggia massonica era stata da poco rifondata e si riallacciava a quell’omonima Loggia Concordia costituita verso il 1814 a Perugia da massoni meno coinvolti col regime napoleonico; la Loggia massonica “Concordia” del 1814 formò Vendite carbonare in molte zone dell’Umbria.
Secondo un rapporto dei Carabinieri, del 25 gennaio 1926, tra i massoni ve ne era uno (ancora vivente e 85enne quando scrivono Bistoni-Monacchia) che era insegnante a Umbertide e militante attivo del Partito Comunista; costui fu iniziato alla Loggia Massonica “11 Settembre” di Città di Castello al tempo della guerra in Libia, poi passò alla Loggia Massonica “Concordia” dopo lo scioglimento della suddetta Loggia tifernate ”11 Settembre”.
Quel massone fece parte anche della Vendita carbonara. Anche altri massoni umbri furono attivi carbonari contro il Fascismo. Tra i carbonari umbri più attivi di quel periodo vanno segnalati Guido Cantini, Aurelio Mingozzi, Mariano Guardabassi, tutti massoni. Tra il 1936 e il 1940 i carbonari erano rimasti non più di una dozzina, quegli stessi che con il “Fratello” Mariano Guardabassi ricostituirono la loro vecchia Loggia massonica (“Concordia”) nel periodo della Resistenza, dunque prima dell’arrivo degli Alleati a Perugia (cf. pp. 191-192).
5. Qualche approfondimento
Ora metto da parte il libro, molto importante, degli studiosi Cazzaniga e Marinucci, e presento al lettore qualche mio approfondimento.
5.1. Il legame tra Massoneria e Carboneria.
Nell’articolo “Massoneria e Risorgimento“, pubblicato sulla rivista del Grande Oriente d’Italia (GOI), “Hiram“, N. 2/1999 (pp. 47-49), lo studioso Gian Biagio Furiozzi (Università di Perugia) sottolinea: «[…] alcuni fatti importanti, come il ruolo svolto fin dal triennio giacobino (1796-1799) da numerosi Massoni nella formazione delle varie repubbliche createsi in Italia in quegli anni; il fatto che in diversi casi le logge massoniche si trasformarono pari pari in clubs rivoluzionari; la funzione di risveglio nazionale e patriottico rivestita dall’esercito napoleonico, esportatore delle idee di libertà e di logge massoniche; il particolare non trascurabile che la Carboneria fu una diretta emanazione massonica, tanto che tutti i dirigenti delle Vendite carbonare dovevano rivestire il grado di Maestro massone» (p. 47, corsivo del testo, grassetto mio).
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Nel suo recente libro “La Chiesa e i Figli della Vedova. Appunti, note e documenti inediti su un’annosa vicenda (BastogiLibri, Roma 2026), il Prof. Luigi Pruneti, Gran Maestro dell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano, rileva che «molti carbonari» erano o ex-massoni o massoni. Inoltre Pruneti scrive che nel verbale di una “Vendita” carbonara, il Gran Maestro si firmava sia con i tre puntini massonici che con i sette puntini del Maestro Carbonaro (cf. p. 69).
5.2. La Massoneria spiegata dal massone (e carbonaro) Mariano Guardabassi 33°
La rivista del GOI “Hiram”, N. 1-2/1983, pubblica l’articolo “Verità sulla Massoneria” (pp. 14-16), scritto nel 1950 da Mariano Guardabassi (1896-1952), medico universitario, repubblicano e antifascista, Maestro Massone del GOI (vedi qui: https://www.goiumbria.org/index.php?idpadre=1026&idn=939&light=1026&ln=1). È lo stesso Mariano Guardabassi, massone e carbonaro di cui hanno scritto Ugo Bistoni e Paola Monacchia.
Circa la Massoneria, il massone Guardabassi scrive in quell’articolo: «Misteri Orfici, Dionisiaci, Eleusini, Osiriaci confluiscono nella nostra dottrina che conserva la tradizione, senza mai essere dogmatica, lasciando cioè libera la via ad ogni indagine personale, ad ogni contributo che l’individuo voglia apportare al progresso della Dottrina. […] Sopra questo terreno fertilissimo crebbero le sementi di movimenti filosofico-religiosi che la Massoneria assorbì, subendone a sua volta influenze che lasciarono indelebili tracce nella sua dottrina e nei suoi riti: voglio dire, tracciando un quadro a linee sommarie, della Gnosi Cristiana (con la seguente dottrina Rosacruciana, alchemica e cabbalistica, il cui spirito pervase il fenomeno religioso-politico della Riforma) il Templarismo, l’Umanesimo del Rinascimento, l’Illuminismo settecentesco» (p. 15, corsivo del testo).
Più avanti, Guardabassi afferma: «[…] la Massoneria, ripeto, è un Divenire: nulla in Massoneria esiste di statico, di dogmatico, di cristallizzato» (p. 16, corsivo del testo).
Egli ammette che il Massone è «legato da un terribile giuramento» (p. 16).
Così Guardabassi conclude il suo scritto: «Premesse queste sommarie considerazioni, dovendo io rispondere per me stesso e per gli altri, alla domanda: “che cosa è dunque la Massoneria?” dovrei e debbo dire: “la Massoneria è la rappresentazione reale di che cosa dovrà essere la Umanità al termine di molti cicli o ronde e, nelle sue più alte speculazioni, della umanità al termine del suo movimento ascensionale, quando tornerà, identificandosi con la Grande Forza Formatrice, nello stato glorioso in cui era, prima della Caduta» (p. 16, grassetto mio).
Nel libro di Ugo Bistoni e Paola Monacchia, “Due secoli di Massoneria a Perugia e in Umbria 1775-1975 (Editrice Volumnia, Perugia 1975, Grafiche Benucci), troviamo anche il manifesto funebre con cui la Massoneria perugina annunciò la morte di Mariano Guardabassi (cf. foto n. 7 tra p. 558 e p. 559): in quel manifesto massonico, il massone Mariano Guardabassi è indicato come «33.·.» (ossia 33° grado del RSAA) e come «Venerabile di L.·.» (Maestro Venerabile di Loggia).
Al termine di questo mio saggio, probabilmente qualche lettore si chiederà: la Carboneria si è estinta negli Anni ‘70 del XX secolo o continua tuttora?
Chissà se ulteriori studi, in futuro, ci daranno una risposta al riguardo…




