di Rino Cammilleri
Il 18 aprile 1947, a Bratislava dopo un processo di quattro mesi, veniva impiccato Jozef Tiso, presidente della Repubblica slovacca e sacerdote cattolico.
Il suo governo viene generalmente liquidato nei documentari d’informazione storica come uno dei tanti fascismi che pullulavano nell’Europa durante gli anni Trenta e Quaranta. Una pennellata d’antisemitismo e uno spruzzo di filonazismo, nei toni dello speaker di turno, ingenerano nell’ascoltatore il solito senso di “giustizia è fatta”: lo slovacco Tiso come l’inglese Mosley, come i rexisti belgi, come le croci frecciate ungheresi. Criminali contro l’umanità, fanatici; due parole in tutto, poi le scene si spostano su avvenimenti più clamorosi.








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