Il Timone 31 Ottobre 2026
Il materialismo è l’oppio dei popoli. Lo si vede anche nella parentela tra due ideologie che, secondo un pensiero superficiale, si contrappongono: il consumismo capitalista e il comunismo
Non di rado, quando si affronta il fenomeno comunismo, ci si dimentica di dire l’essenziale: Karl Marx fu il creatore di una nuova religione, per quanto atea. Religione è la parola giusta per designare l’ideologia socialista in generale ed il marxismo in particolare. Come il nazional-socialismo, “religione del sangue e della razza”, come il capitalismo predatorio anglosassone, figlio della sacralizzazione del potere, del denaro e della forza, così anche il social-comunismo è stato ed è il tentativo dell’uomo di costruirsi un Regnum Hominis al posto di un Regnum Dei, di edificare con le mani umane redenzione e felicità, qui ed ora.
Il cuore del comunismo è tutto qua: non vi è alcun peccato dello spirito che debba essere redento, al massimo vi sono condizioni errate, che verranno sanate dall’uomo stesso, nella storia, tramite l’Ideologia (con i suoi dogmi), il Partito (la nuova Chiesa) e i leader, veri e propri profeti, pontefici, che additano all’uomo la salvezza futura.Se leggiamo i testi di fine ottocento e novecento troveremo classiche parole del gergo religioso, come “redenzione”, “natale”, “risurrezione”, spogliate però di ogni riferimento ad un Dio trascendente. Benito Mussolini, allora leader socialista e ammiratore del “sacro maestro” Karl Marx, da giornalista de l’Avanti, ogni Natale ed ogni Pasqua ammoniva: il Natale di Cristo è fallito, così la sua risurrezione, ma il natale e la “risurrezione dell’umanità” sono finalmente alle porte, grazie al socialismo, che redimerà tutti i proletari e tutti gli uomini!
Con queste affermazioni Mussolini riecheggiava il profetismo di Karl Marx, secondo il quale esistono leggi della storia che sostituiscono le leggi di Mosè, le leggi della coscienza, i comandamenti dell’amore della fede cristiana. Se esistono leggi, per la storia, come quelle che vi sono in natura, tutto è deterministico ed io, l’ebreo ateo per eccellenza, ripudiata la religione dei Padri e respinto il lieto annuncio di Cristo, vi propongo la mia religione e il mio lieto annuncio: esiste un “cammino fatale” dell’umanità che la sta portando alla realizzazione del comunismo a partire dalla Germania, per poi diffondersi negli altri paesi industrializzati… E quando il comunismo si sarà realizzato, attraverso la dittatura del proletariato, gli uomini vivranno senza proprietà privata, quindi senza furti, prigioni, guerre, polizia, tribunali… Il paradiso sarà realizzato in terra e tutti gli uomini vivranno felici e contenti. Difficile immaginare una fede così granitica e così… irrazionale.
Benché Marx e i socialisti in genere si vantassero della loro “scientificità”, erano dei veri creduloni. In tutti i sensi: Marx, per esempio, era un ammiratore della pseudoscienza chiamata frenologia (che prometteva di indovinare la personalità di un individuo tastandone le protuberanze cariche), e prima di ammettere qualsiasi nuovo discepolo nell’Internazionale, affidava lo studio del suo cranio al frenologo del partito, Karl Pfänder. Ma la “profezia” più interessante di Marx era la seguente: creata la felicità sulla terra, gli uomini smetteranno di prendere “l’oppio dei popoli”, finiranno cioè di credere in Dio, come forma di evasione dalle brutture della società capitalista. Per questo Marx, nonostante non disdegnasse gli attacchi diretti alla fede in Dio, sosteneva che cambiando il capitalismo con il comunismo, essa sarebbe morta ipso facto, di inedia, senza bisogno di alcun conflitto frontale. Chi crederà più in un paradiso ultraterreno, una volta realizzato il paradiso terreno? Chi sarebbe evaso, oltre che nell’oppio religioso, in quello alcolico, come facevano tanti operai londinesi, in un mondo senza più capitale e quindi giusto e felice?
Ora, chi conosca la storia dell’Unione Sovietica, il paese in cui il comunismo andò dapprima al potere, sa bene che esso fu, per decenni, il luogo più infernale del mondo. Lungi dallo sparire, polizia, galere e tribunali fiorirono come funghi e l’Urss divenne una immensa prigione a cielo aperto.Forse non è così noto però, che il problema più grosso che i segretari del partito comunista sovietico dovettero affrontare fu che l’uomo comunista viveva nella più cupa disperazione. L’Urss e i paesi comunisti avevano il più alto tasso di divorzi, aborti e suicidi al mondo. E quando M. Gorbaciov divenne segretario del Pcus e capo dell’Urss si trovò davanti ad un problema insormontabile: l’alcolismo di massa. In Urss chi rimaneva attaccato alla fede religiosa, di solito, sopravviveva e continuava a lottare e a sperare, facendo della fede, come Solgenitsin, non l’oppio, bensì il motore e il sostegno della propria esistenza; chi aveva visto la sua fede travolta dalla fede comunista, dalla propaganda e dai musei dell’ateismo, invece, ricorreva in massa, lui sì, all’oppio dei poveri, l’alcool, con conseguenze disastrose per la società e l’economia.
Tanto che alcuni storici sostengono, con buoni motivi, che l’alcolismo di massa sia stata la causa principale del crollo dell’Urss. Appare così evidente la parentela tra due ideologie che, secondo un pensiero superficiale, si contrappongono: il consumismo capitalista e il comunismo. Entrambi sono forme di materialismo che promettono all’uomo la felicità senza Dio, risolvendosi nell’alcolismo di massa della rivoluzione industriale inglese, in quello del comunismo sovietico, e nell’ubriacatura di beni materiali, accompagnata da analoga tristezza, del mondo occidentale odierno.Non è forse vero che in Occidente, oggi, assopita quasi del tutto la fede in Dio, dilagano come in Urss alcool, droga, suicidi ed aborti? La differenza è forse soltanto questa: il capitale offre una gamma di oppiacei più ampia, che comprende, agli estremi, il suicidio non più “solitario”, ma assistito, da una parte, e il culto delle scarpe e dei vestiti firmati (una specie di alcool più raffinato), sino alla devastazione delle città, dall’altra. Il materialismo è l’oppio dei popoli.
(Ansa)
Non di rado, quando si affronta il fenomeno comunismo, ci si dimentica di dire l’essenziale: Karl Marx fu il creatore di una nuova religione, per quanto atea. Religione è la parola giusta per designare l’ideologia socialista in generale ed il marxismo in particolare. Come il nazional-socialismo, “religione del sangue e della razza”, come il capitalismo predatorio anglosassone, figlio della sacralizzazione del potere, del denaro e della forza, così anche il social-comunismo è stato ed è il tentativo dell’uomo di costruirsi un Regnum Hominis al posto di un Regnum Dei, di edificare con le mani umane redenzione e felicità, qui ed ora.
Il cuore del comunismo è tutto qua: non vi è alcun peccato dello spirito che debba essere redento, al massimo vi sono condizioni errate, che verranno sanate dall’uomo stesso, nella storia, tramite l’Ideologia (con i suoi dogmi), il Partito (la nuova Chiesa) e i leader, veri e propri profeti, pontefici, che additano all’uomo la salvezza futura.Se leggiamo i testi di fine ottocento e novecento troveremo classiche parole del gergo religioso, come “redenzione”, “natale”, “risurrezione”, spogliate però di ogni riferimento ad un Dio trascendente. Benito Mussolini, allora leader socialista e ammiratore del “sacro maestro” Karl Marx, da giornalista de l’Avanti, ogni Natale ed ogni Pasqua ammoniva: il Natale di Cristo è fallito, così la sua risurrezione, ma il natale e la “risurrezione dell’umanità” sono finalmente alle porte, grazie al socialismo, che redimerà tutti i proletari e tutti gli uomini!
Con queste affermazioni Mussolini riecheggiava il profetismo di Karl Marx, secondo il quale esistono leggi della storia che sostituiscono le leggi di Mosè, le leggi della coscienza, i comandamenti dell’amore della fede cristiana. Se esistono leggi, per la storia, come quelle che vi sono in natura, tutto è deterministico ed io, l’ebreo ateo per eccellenza, ripudiata la religione dei Padri e respinto il lieto annuncio di Cristo, vi propongo la mia religione e il mio lieto annuncio: esiste un “cammino fatale” dell’umanità che la sta portando alla realizzazione del comunismo a partire dalla Germania, per poi diffondersi negli altri paesi industrializzati… E quando il comunismo si sarà realizzato, attraverso la dittatura del proletariato, gli uomini vivranno senza proprietà privata, quindi senza furti, prigioni, guerre, polizia, tribunali… Il paradiso sarà realizzato in terra e tutti gli uomini vivranno felici e contenti. Difficile immaginare una fede così granitica e così… irrazionale.
Benché Marx e i socialisti in genere si vantassero della loro “scientificità”, erano dei veri creduloni. In tutti i sensi: Marx, per esempio, era un ammiratore della pseudoscienza chiamata frenologia (che prometteva di indovinare la personalità di un individuo tastandone le protuberanze cariche), e prima di ammettere qualsiasi nuovo discepolo nell’Internazionale, affidava lo studio del suo cranio al frenologo del partito, Karl Pfänder. Ma la “profezia” più interessante di Marx era la seguente: creata la felicità sulla terra, gli uomini smetteranno di prendere “l’oppio dei popoli”, finiranno cioè di credere in Dio, come forma di evasione dalle brutture della società capitalista. Per questo Marx, nonostante non disdegnasse gli attacchi diretti alla fede in Dio, sosteneva che cambiando il capitalismo con il comunismo, essa sarebbe morta ipso facto, di inedia, senza bisogno di alcun conflitto frontale. Chi crederà più in un paradiso ultraterreno, una volta realizzato il paradiso terreno? Chi sarebbe evaso, oltre che nell’oppio religioso, in quello alcolico, come facevano tanti operai londinesi, in un mondo senza più capitale e quindi giusto e felice?
Ora, chi conosca la storia dell’Unione Sovietica, il paese in cui il comunismo andò dapprima al potere, sa bene che esso fu, per decenni, il luogo più infernale del mondo. Lungi dallo sparire, polizia, galere e tribunali fiorirono come funghi e l’Urss divenne una immensa prigione a cielo aperto.Forse non è così noto però, che il problema più grosso che i segretari del partito comunista sovietico dovettero affrontare fu che l’uomo comunista viveva nella più cupa disperazione. L’Urss e i paesi comunisti avevano il più alto tasso di divorzi, aborti e suicidi al mondo. E quando M. Gorbaciov divenne segretario del Pcus e capo dell’Urss si trovò davanti ad un problema insormontabile: l’alcolismo di massa. In Urss chi rimaneva attaccato alla fede religiosa, di solito, sopravviveva e continuava a lottare e a sperare, facendo della fede, come Solgenitsin, non l’oppio, bensì il motore e il sostegno della propria esistenza; chi aveva visto la sua fede travolta dalla fede comunista, dalla propaganda e dai musei dell’ateismo, invece, ricorreva in massa, lui sì, all’oppio dei poveri, l’alcool, con conseguenze disastrose per la società e l’economia.
Tanto che alcuni storici sostengono, con buoni motivi, che l’alcolismo di massa sia stata la causa principale del crollo dell’Urss. Appare così evidente la parentela tra due ideologie che, secondo un pensiero superficiale, si contrappongono: il consumismo capitalista e il comunismo. Entrambi sono forme di materialismo che promettono all’uomo la felicità senza Dio, risolvendosi nell’alcolismo di massa della rivoluzione industriale inglese, in quello del comunismo sovietico, e nell’ubriacatura di beni materiali, accompagnata da analoga tristezza, del mondo occidentale odierno.Non è forse vero che in Occidente, oggi, assopita quasi del tutto la fede in Dio, dilagano come in Urss alcool, droga, suicidi ed aborti? La differenza è forse soltanto questa: il capitale offre una gamma di oppiacei più ampia, che comprende, agli estremi, il suicidio non più “solitario”, ma assistito, da una parte, e il culto delle scarpe e dei vestiti firmati (una specie di alcool più raffinato), sino alla devastazione delle città, dall’altra. Il materialismo è l’oppio dei popoli.




