InFormazione cattolica 28 Ottobre 2026
L’analisi del testo che fa tanto discutere
Abbiamo letto integralmente il testo “Schede per conoscere l’Islam” (a cura della CEI e del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, 2025) e, possiamo sicuramente dire che anziché denunciare l’Islam come una falsa religione che nega il mistero dell’Incarnazione e della Trinità — ponendo in pericolo la salvezza eterna delle anime —, il testo adotta il linguaggio del dialoghismo interreligioso, legittimando dottrine incompatibili con il deposito della fede cattolica (il depositum fidei) e smarrendo il mandato missionario di annunciare il Vangelo ad ogni creatura, il tutto alla luce di un messaggio modernista e liberale.
Il testo afferma ripetutamente che cristiani e musulmani adorano lo stesso Dio unico, sostenendo che “Allah significa semplicemente Dio in arabo” e che la parola è usata anche dai cristiani arabi. Dal punto di vista dogmatico, sebbene ontologicamente Dio sia il Creatore di tutti, il concetto islamico di Allah è radicalmente anti-trinitario. L’Islam nega esplicitamente la Santissima Trinità, definendola nel Corano (Sura 4,171 e Sura 112) come un errore vicino al politeismo (shirk) e rigetta categoricamente la filiazione divina di Gesù Cristo (“Dio non ha generato né è stato generato”). Ridurre il Dio dell’Islam a “lo stesso Dio” dei cristiani oscura il dogma centrale della Trinità, riducendolo a un monoteismo astratto e deistico che ignora la rivelazione di Gesù Cristo come Figlio Unigenito.
Il testo menziona che i musulmani non riconoscono Gesù come Dio ma come profeta, e accenna al fatto che per l’Islam Gesù non è morto sulla croce (citando marginalmente la questione nella scheda 9). Questa negazione della divinità di Cristo, della Sua Passione, Morte in croce e Resurrezione non è una semplice “differenza di vedute”, ma una negazione eretica radicale del fulcro stesso della salvezza umana. Il Corano nega l’evento storico e salvifico della Crocifissione (Sura 4,156-159). Presentare questa divergenza come un dettaglio all’interno di un quadro di “valori condivisi” svuota di significato il Sacrificio del Golgota, che è l’unico fondamento della giustificazione e della redenzione dell’uomo.
Il documento, rifacendosi a Lumen Gentium 16 e Nostra Aetate 3, presenta l’Islam come una via positiva in cui i credenti musulmani “cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio” e godono di una legittimazione spirituale e salvifica. Il testo dimentica che al di fuori della Chiesa Cattolica non vi è salvezza ordinaria, e le false religioni — in quanto sistemi istituzionalizzati fondati sul rifiuto della pienezza della Rivelazione di Cristo — non sono vie di salvezza.
E’ vero che singoli individui possono salvarsi solo per un’ignoranza invincibile, ma ciò avviene non a causa dell’Islam o attraverso di esso, bensì nonostante esso, e sempre per i meriti di Cristo applicati misteriosamente dalla Sua Chiesa. Trattare l’Islam come una religione che l’uomo può seguire per compiacere Dio favorisce l’indifferentismo religioso condannato dal Magistero della Chiesa.
Nella scheda 11, commentando il Documento di Abu Dhabi, si legge che “Il pluralismo e le diversità di religione […] sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani”. Ma l’affermazione che la diversità delle religioni sia una volontà positiva di Dio contraddice direttamente il dogma cattolico secondo cui Gesù Cristo è l’unica via, la verità e la vita (Gv 14,6) e che Egli ha fondato un’unica Chiesa vera, ordinando a tutti gli uomini di convertirsi ad essa.
Dio può permettere l’esistenza di false religioni a causa del libero arbitrio umano (volontà permissiva), ma non può volere positivamente l’errore o la negazione della Sua verità. L’idea che tutte le religioni abbiano pari dignità davanti a Dio è un grave errore teologico.
Le “Schede per conoscere l’Islam” contengono falsificazioni e omissioni storiche delle conquiste arabe. Vengono occultate le modalità violente delle prime conquiste: la sottomissione di Siria ed Egitto (terre cristiane e bizantine prese con la spada); viene edulcorata la conquista affermando semplicemente che “diventano importanti” sotto il califfo Omar; viene omessa la conquista araba di Gerusalemme del 638; la città compare nei testi solo in occasione della sua espugnazione da parte dei crociati nel 1099; il colonialismo viene analizzato esclusivamente nella sua forma europea, mentre l’espansione araba non definita come tale.
La violenta conquista della Sicilia ai danni dei cristiani viene ridotta a una pacifica “presenza islamica” che si è limitata a lasciare segni culturali e artistici.
Ancora, viene edulcorata del dhimmitudine (la condizione dei cristiani sotto i musulmani). Le schede dipingono i califfi come tolleranti, evidenziando che i cristiani godevano di “una certa libertà di culto” in cambio di una tassa speciale, e parlano di “sopravvivenza” delle comunità cristiane senza specificare chi fosse la popolazione originaria e maggioritaria in quelle terre prima dell’arrivo islamico.
Le schede vengono presentate come un “laboratorio di cultura e dialogo” e promuovono l’auspicio che i ragazzi musulmani frequentino l’ora di religione cattolica, configurando il paradosso in cui i giovani musulmani dovrebbero imparare l’Islam da un professore cattolico.
Purtroppo, le schede dimostrano che la Chiesa ha smesso di annunciare la propria verità per fare da mediatrice tra verità considerate equivalenti, raccontando la storia e la religione «con gli occhi degli altri» e riducendosi a un’istituzione che elargisce “tributi” anziché trasmettere un’identità salda ai giovani.
Il testo esalta il “dialogo interreligioso”, i vertici di Assisi, i documenti di al-Azhar e il “dialogo dell’amicizia” inaugurato da Papa Francesco, che spinge a lavorare insieme per la pace, la giustizia sociale e i valori morali, tralasciando le dispute dottrinali.
Il vero ecumenismo, però, non consiste nel livellare le differenze dogmatiche per ricercare un terreno etico-sociale comune con i non credenti o i non cattolici, ma consiste unicamente nel richiamare i dissidenti e i non credenti alla conversione e al riconoscimento della Verità cattolica.
Un dialogo sbilanciato sui temi socio-politici (pace, ecologia, immigrazione, diritti umani) rispecchia la secolarizzazione della missione della Chiesa, trasformandola da istituzione soprannaturale per la salvezza delle anime in una ONG umanitaria globale.
Il documento promuove l’idea dello Stato laico, della cittadinanza pluralista e dei “diritti civili” slegati dalla sottomissione alla legge di Gesù Cristo, lodando le dichiarazioni che separano la politica dalla religione. La dottrina cattolica insegna che Cristo deve regnare non solo sui cuori, ma anche sulle nazioni e sulle istituzioni civili (Regalità sociale di Cristo). Accettare acriticamente il modello dello Stato laico e il pluralismo confessionale come “conquiste” significa rinunciare alla sovranità di Cristo sulla società civile.




