Bombe sugli Armeni e 108 chiese rase al suolo, solo silenzio dall’Italia

Newsletter di Giulio Meotti

13 Settembre 2022

 Nel 1895 Crispi disse: “Abbiamo doveri speciali verso gli Armeni, che in Italia hanno radici più profonde di ogni altro paese europeo”. Oggi tappeti rossi alla mezzaluna turca che li vuole annientare

di Giulio Meotti

“L’Italia ha dei doveri speciali verso gli armeni, la cui cultura intellettuale e religiosa ha in Italia radici più estese e più profonde che in qualsiasi altro Paese d’Europa”. Lo disse il nostro presidente del Consiglio Francesco Crispi nel febbraio del 1895. In quei giorni, il sultano turco Abdul Hamid aveva deciso la “soluzione finale del problema armeno”.

Un testimone oculare, l’ambasciatrice italiana Maria Pansa, ci ha lasciato una descrizione terrificante di quello che accadde: “Gli armeni non si difendono: per le strade quando si trovano davanti al turco si buttano in ginocchio: queste bande armate di un grosso bastone con una punta ferrata con la quale colpiscono alla testa l’armeno che cade insanguinato, passano delle carrette che raccolgono cadaveri e non cadaveri, li buttano accatastati su tali carri, il sangue cola e i cani seguono questo lugubre carro leccando il sangue. Arrivano al Bosforo e ve li buttano. Questo barbaro massacro continua da tre giorni per ordine del sultano che vuole sterminare gli armeni”.

In queste ore l’Armenia è di nuovo sotto le bombe dell’Azerbaijan, che ha ucciso 49 soldati armeni nelle ultime 24 ore (gli azeri hanno sparato anche contro Jermuk, una famosa città termale armena). Ma stavolta dall’Italia arriva soltanto silenzio, mentre dalla Francia in queste ore arriva la notizia che porterà la questione al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Ne parlo in esclusiva per la newsletter con Davit Babayan, ministro degli Esteri della repubblica armena di Artsakh, che ha perso l’80 per cento del suo territorio in una guerra terribile nell’autunno del 2020.

Perché tanto silenzio sulla guerra agli Armeni

L’Azerbaijan ha violato ogni standard morale e legale, ma non vediamo reazione internazionale. Se hai paura della Turchia, la Turchia sconfiggerà l’Europa. Non puoi vivere nella paura. Il mondo civilizzato deve capire che l’economia non può soppiantare i valori o ci sarà la decadenza. L’Azerbaijan e la Turchia si stanno avvantaggiando della situazione.

Cosa dovrebbe rappresentare l’Armenia per l’Europa

Siamo un popolo e uno stato in pericolo di sopravvivenza.

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Nei giorni scorsi il dittatore azero Alyev era in Italia a incontrare Mattarella, Draghi e altre autorità italiane. In ballo c’è un mare di gas. E anche dalla destra italiana arrivano soltanto voci a sostegno dell’Azerbaijan e della Turchia. Adolfo Urso, alto dirigente di Fratelli d’Italia e presidente del Copasir, non manca mai alla festa nazionale dell’Azerbaijan e ha preso sempre posizione contro l’Armenia, anche durante l’aggressione nel Karabakh.

Tace la Santa Sede (nonostante le chiese armene siano convertite in moschee e il Papa stia per andare nel turcofono Kazakstan), mentre l’Azerbaijan annuncia l’apertura della sua ambasciata in Vaticano (finora la rappresentanza era a Parigi). Tacciono gli accademici italiani, dopo che l’Azerbaijan ha appena riunito a Roma numerosi rettori di nostre università per un accordo accademico fra i due paesi.

Le Monde ha raccontato la “diplomazia del caviale” da parte dell’Azerbaijan a beneficio dei politici europei. Come Eduard Lintner, uno dei leader di spicco dell’Unione Cristiano Sociale, il partito conservatore bavarese, eletto al Bundestag per 33 anni e che all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dal 1999 al 2010 ha guidato la commissione per i diritti umani. O Kalin Mitrev, il marito dell’ex direttrice dell’Unesco Irina Bokova, che guarda caso ha ospitato una mostra fotografica dal titolo “Azerbaijan-Terra di tolleranza” alla sede parigina dell’Unesco. Fino all’italiano Luca Volontè, ex parlamentare UDC.

Ilham Aliyev

Ma non sono soltanto i politici. La cognata del dittatore azero Alyev è appena entrata in un board di Oxford dopo una donazione di 10 milioni di sterline.

Un grande rapporto della Cornell University, negli Stati Uniti, ha appena denunciato “la quasi totale cancellazione del passato armeno” nelle terre prese dall’Azerbaijan. “Dei 110 monasteri, chiese e cimiteri armeni medievali identificati da fonti d’archivio, 108 sono stati distrutti in un programma sistematico di cancellazione culturale sponsorizzato dallo stato”, recita il rapporto. Stanno cancellando i resti della Cristianità più a Oriente.

L’Azerbaigian ha conquistato il territorio che intendeva conquistare, la Turchia ne esce vittoriosa e appare sempre più come l’alfiere del risveglio islamico ai quattro angoli del mondo , la Russia si trova in ginocchio e le democrazie occidentali vi troveranno senz’altro la soddisfazione del “non intervento”, in cambio di gas, caviale e zafferano.

Il saggista, scrittore e candidato alle elezioni presidenziali francesi del 2022, Eric Zemmour, è uno dei pochi a essere andato in Armenia dopo la guerra del Nagorno Karabakh. “Devi venire in posti così per capire esattamente da dove viene l’umanità della nostra civiltà”, ha detto Zemmour ai giornalisti mentre lasciava Khor Virap, il grande monastero armeno. “Se non siamo ancorati a questo lontano passato, non capiamo nulla di ciò che ci sta accadendo e non siamo in grado di proiettarci nel futuro.

L’Armenia ci sta insegnando questa lezione. Siamo al confine tra Oriente e Occidente. Il grande scontro tra Cristianesimo e Islam rinasce oggi qui con l’Armenia, nazione cristiana, in mezzo a un oceano islamico. Il conflitto in Nagorno-Karabakh illustra la terribile situazione in cui si trovano i cristiani in Oriente. Dobbiamo imparare da questi popoli che hanno rifiutato scomparire. L’Armenia ci dà una lezione, una lezione che abbiamo dimenticato… Ci siamo dimenticati di essere fedeli alle nostre radici, alle nostre radici cristiane”.

Il presidente turco Erdoğan sta intanto diventando decisivo anche nella politica europea. Alle elezioni di domenica in Svezia, un nuovo piccolo partito è riuscito a ottenere un successo sorprendente all’ombra della grande corsa tra destra e sinistra: il partito dei migranti Nyans ha ottenuto fino al 30 per cento dei voti nei sobborghi di Stoccolma e Malmö. Mentre la coalizione di centro-destra ha attualmente un piccolo vantaggio nel conteggio dei voti post-elettorali in Svezia, il partito dei migranti “Nyans” (i nuovi) è stato in grado di ottenere incredibili successi elettorali in aree problematiche a Malmö e Stoccolma.

Nyans è legato a Erdoğan. Magnus Norell, ex analista per i servizi segreti svedesi e consulente della Fondazione europea per la democrazia, ha detto ad Ahval che “è chiaramente un tentativo di Erdogan di influenzare le politiche in Europa”. I Fratelli Musulmani e i gruppi islamici affiliati, secondo Norell, sono emersi come la voce di riferimento della comunità musulmana in gran parte dell’Europa.

Accusato di connessioni con i Lupi grigi, di cui è membro e partner di coalizione dell’AKP di Erdogan, il fondatore di Nyans Mikail Yüksel vuole fare della critica all’Islam e della “islamofobia” un reato. “Vogliamo che l’islamofobia sia dichiarata un crimine, vogliamo che i musulmani siano riconosciuti come minoranza nella costituzione”, ha detto Yüksel al quotidiano turco Daily Sabah. Vuole ripetere il successo in Olanda di Denk, il partito fondato da Tunahan Kuzu e Selçuk Öztürk, che nel marzo 2021 al Parlamento olandese ha portato ben tre deputati.

Il giornalista olandese Kleis Jager sintetizza così a Le Figaro il partito olandese pro Erdogan: “A Rotterdam, dove un quinto degli elettori sono musulmani, è stato creato un partito islamico che difende gli olandesi di origine turca e che propaga le idee di Erdogan. Questo partito sostiene pienamente le politiche di Erdogan, si interessa quasi esclusivamente alle questioni legate alla comunità turca e interviene pochissimo al di fuori di questi temi. Ha fatto una campagna in particolare per la fondazione di scuole turche nei Paesi Bassi”. L’imam di Malmö Basem Mahmoud, che ha incitato a manifestare, due giorni fa ha detto: “La Svezia è nostra. È nostra, che gli piaccia o no. Tra dieci o quindici anni sarà nostra”.

Vogliono l’Europa, ma prima devono sbarazzarsi dell’Armenia. Ma se l’Europa sostiene l’Ucraina, perché soffoca vigliaccamente la fiamma della libertà, dell’onore e della civiltà in Armenia?

Ha ragione questa settimana il celebre regista francese Robert Guédiguian quando dice: “L’Armenia potrebbe sparire. Chi conosce la realtà sul campo non esita più a considerare la completa scomparsa dello stato armeno. La specie armena potrebbe scomparire. E se, come la biodiversità, la diversità culturale è considerata importante, allora la situazione del popolo armeno è catastrofica”.

Ne parlo per la newsletter con Grigor Ghazaryan, professore di Filologia all’Università di Yerevan, in Armenia.

L’Armenia è di nuovo sotto attacco. Quanto rischia di sparire?

L’Armenia rischia nella misura in cui non si accorge del peso della propria sovranità, del fatto di avere il diritto a proteggere la propria popolazione dall’aggressione turco-azera-jihadista, senza badare agli interessi di falsi alleato – fratello dei nemici. Rischia nella misura in cui non intraprende nuove iniziative di collaborazione in chiave logistica, difensiva e di sicurezza nazionale. Per noi è essenziale capire e interiorizzare bene che saremo sempre sotto attacco se perderemo l’Artsakh, quel fazzoletto di terra a sud-est che oltre a essere di grande valore simbolico-culturale – simbolo di democrazia autodeterminata – ha anche un vero e proprio significato esistenziale per il popolo armeno e per la sua indipendenza.

Appena è stata ceduta la zona di cuscinetto – incluse le città di Berdzor, Sus e Aghavno – i territori limitrofi sono stati trasformati, dal regime draconiano degli Aliyev, in basi militari per la progettazione e l’attuazione di future aggressioni, già contro l’Armenia stessa. Occorre diversificare il contingente di pace, ricreando al contempo la zona di cuscinetto la quale, secondo me, sarà l’unica soluzione duratura mirata alla prevenzione delle incursioni militari da parte dei neo-ottomani turchi in questa querra per procura.

Quanto profonda è la viltá europea per interessi?

Data la marginalizzazione della Russia a causa della questione dell’Ucraina e le prospettive del blocco totale dei flussi di gas dalla Russia all’Europa, il dittatore azero ha ottenuto una posizione elevata di “provider energetico”, aumentando del 30 per cento le forniture di gas. Ecco perché viene battezzato “partner chiave” dell’Ue, e tra l’altro, filantropo e sponsor del restauro dei monumenti vaticani e, si guadagna facilmente il titolo, a dir poco esagerato del “principale umanista/pacifista dell’intera regione” del Caucaso meridionale.

E sotto questa maschera, comprata con petrolio e gas e cementata per mezzo di un“image making” o “branding” che ha sempre mirato a nascondere tutta l’oscenità e la criminalità della dittatura azera – le truppe di Aliyev, con l’impiego di artiglieria pesante e droni dell’ultima generazione, stanno attualmente bombardando le città e villaggi armeni di Vardenis, Jermuk, Sotk, Goris, Sisian e Kapan, nel territorio sovrano della Repubblica d’Armenia.

Dopo la pulizia etnica nei territori armeni dell’Artsakh, riconquistati dall’Azerbaijan, le forze armate azere si erano schierate lungo il confine con l’Armenia appunto per l’attacco di oggi. Nei territori già occupati dagli azeri, gli insediamenti armeni depopolati dopo la pulizia etnica, vengono sottoposte anche a pulizia culturale antiarmena.

È appena uscito infatti un rapporto americano sulla distruzione azera delle chiese armene. Vogliono cancellare i resti della cristianità?

La logica ed i principi della vita libera civilizzata vengono compromessi da una realtà efimera, fatta di tentative di sovrastare i vicini annientando il politicamente definito “Altro”, di espulsioni, distruzioni e omicidi ormari ritenuti necessari e normali in un mondo ultraliberale dove tutto si decide manu militari, giusto come in un videogame. Nel mondo ultraliberale sono i dittatori che crescono, e fanno crescere i loro simili – Putin, Erdogan, Aliyev, Kim Jong-un – ecco alcuni dei nomi che hanno macchiato la storia moderna del mondo di sangue e terrore, manipolazioni e zero tolleranza per chi si espone con un punto di vista diverso. Possiamo dire che i dittatori neo-ottomani stanno combattendo anche al livello dei simboli, distruggendo le tracce millenarie della cristianità per far credere al mondo che gli Armeni non hanno mai abitato nei territori riconquistati dall’Azerbaigian. Una presa in giro che offende non soltanto noi Armeni.

Avevo provato a spiegarlo in un libro dopo la guerra del Karabakh, La mezzaluna sulla croce. L’Islam di Erdogan, l’Armenia e l’Europa.

Da quando il Dio cristiano si è stabilito in Armenia nel IV secolo, i suoi nemici si sono riversati per rimettere in riga questi cristiani dalla testa dura. Sembra che la terra armena li faccia impazzire. I secoli hanno visto passare i barbari dell’est, del sud e del nord. Verranno di nuovo. Solo gli sciocchi pensano che il passato sia alle spalle. Immaginate questa terra cristiana di meno di 3 milioni di abitanti (Armenia e Artsakh insieme) circondata da musulmani belligeranti trenta volte più numerosi (Azerbaigian e Turchia).

E immaginate Hitler che disse ai suoi generali nel 1939 per giustificare ciò che stava per fare agli ebrei: “Chi si ricorda degli armeni?”. Non c’entra la democrazia: l’Armenia nel rapporto di Freedom House ha 55 punti, l’Azerbaijan 9 punti. L’Armenia è cristiana, non ha gas ed è protetta dalla Russia per il risiko geopolitico caucasico; l’Azerbaijan invece è islamico, strategico per l’energia e parte dell’alleanza occidentale. E l’Europa ormai rispetta soltanto la forza della Mezzaluna. Si spiega così il mistero del nostro abbandono di questa énclave cristiana dalla storia millenaria?

E sarà un caso che l’Azerbaijan ha attaccato l’Armenia il giorno dopo l’anniversario dell’assedio di Vienna, l’11 settembre 1683?

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