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Feb 21

Carlo I D’Asburgo nella «Finis Austriae» (Note)

Istituto Storico dell ’Insorgenza e per l’Identità Nazionale

Estratto da Annali Italiani.Rivista di studi storici ,anno II,n.3,

Milano gennaio-giugno 2003,pp.111-162

di Ivo Musajo Somma

NOTE AL TESTO

1) Cfr. Il secolo asburgico 1848-1916. Momenti e immagini di un impero, Alinari, Firenze 2002.
2) CLAUDIO MAGRIS, Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna, 3 a ed., Einaudi, Torino 1996, p. 261.
3) Polzer Hoditz tuttavia precisa: «È opinione generale che, quando la Monarchia austro-ungarica entrò nella guerra mondiale, essa fosse già matura per la dissoluzione. La storia sembra dar ragione a questo modo di vedere; ma, anche fosse vero, la Monarchia non era certamente in quelle condizioni per una sua necessità interiore […], bensì soltanto in conseguenza delle difficoltà che si opponevano alla soluzione dei suoi problemi nazionali e costituzionali» (ARTHUR POLZER-HODITZ, L’ultimo degli Absburgo. L’imperatore Carlo, trad. it., Mondadori, Milano 1930, p. 17 (L’Austria-Ungheria e la sua malattia mortale è il titolo apposto al primo capitolo del libro).    (…)
6) ADAM WANDRUSZKA (1914-1997), Gli Asburgo, trad. it., 4 a ed., TEA, Milano 1999, p. 115.
7) Cit. in VICTOR-LUCIEN TAPIÉ (1900-1974), Monarchia e popoli del Danubio, trad. it., SEI, Torino 1993, p. 477.
8) JOSEPH ROTH, La Cripta dei Cappuccini, trad. it., 9 a ed., Adelphi, Milano2000, p. 23. «Dio conservi» era l’incipit dell’inno austro-ungarico.
9) Sentimenti di tal genere sono menzionati da Adam Wandruszka nella Presentazione al volume di Tapié cit. (cfr. p. 5 e p. 6).
10) Cfr. V.L. TAPIÉ, op. cit., p. 420.
11) Ibid., p. 452. L’incremento demografico, i rapidi progressi nell’industrializzazione e nell’agricoltura e, in una parola, la vitalità economica dell’Austria-Ungheria negli anni precedenti la guerra sono evidenziate pure dallo storico Carlile Aylmer Macartney (1895-1978) (cfr. IDEM, L’impero degli Asburgo. 1790-1918, trad. it., Garzanti, Milano 1976, pp. 871-875).
12) Cfr. ALAN SKED, Grandezza e caduta dell’impero asburgico. 1815-1918, trad. it., Laterza, Roma-Bari 1992, p. 236.
13) Ibid., p. 269.
14) FRANÇOIS FEJTÖ, Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo austro-ungarico, trad. it., Mondadori, Milano 1990.
15) Cfr. ibid., pp. 317-318.
16) Cfr. ibid., pp. 318-321. Se l’analisi di Fejtö può parere poco «politicamente corretta», tuttavia va ricordato che egli, ebreo ungherese e uomo di sinistra progressivamente avvicinatosi alla socialdemocrazia, può difficilmente essere liquidato come un reazionario o un nostalgico fantasticante.
17) Ibid., p. 316. L’analisi di Fejtö a questo proposito si contrappone nettamente a quella di Sked, secondo il quale la dissoluzione della monarchia «[…] non fu opera degli Alleati, che sperarono fin quasi alla fine che essa potesse sussistere. Invece i popoli della Monarchia reclamarono finalmente i loro diritti: democrazia e indipendenza diventarono il loro vessillo, ed essi segnarono i rispettivi confini nazionali» (A. SKED, op. cit., p. 269).
18) Ibid., p. 384.
19) A. POLZER-HODITZ, op. cit., p. 30. Aniceto Sardó y Vilar, che negli anni in cui scrive Polzer-Hoditz era docente di filologia romanza all’Università di Vienna, aveva scritto, con lo pseudonimo di Danubio, i volumi Danubiadas, [s.e.] Parigi 1922, e En Austria-Hungría durante la guerra europea. 1914-1916, Figli di Otto Maass, Vienna 1927.
20) Cit. in GIANNI LA BELLA, Santa Sede e questione irlandese. 1916-1922, SEI, Torino 1996, pp. 136-137.
21) HENRY BOGDAN, Storia dei paesi dell’Est, trad. it. SEI, Torino 1991, pp. 152-153.
22) Ibid., pp. 154-155.
23) JOHN W. MASON, Il tramonto dell’impero asburgico, trad. it., il Mulino, Bologna 2000, pp. 150-151.
24) Sul punto cfr., fra l’altro, SERGIO ROMANO, L’Europa dopo il 1989 e il futuro degli Stati nazionali, in Nuova Storia Contemporanea. Bimestrale di studi storici e politici sull’età contemporanea, anno VI, n. 4, Roma luglio-agosto 2002, Le Lettere, Firenze 2002, pp. 5-16 (in part. pp. 9-12).
25) Cfr. ALBERTO MARGUTTI, Francesco Giuseppe. Gli ultimi anni, trad. it., Svevo & MGS Press, Trieste 2000, pp. 116-117. Nel ricordare l’episodio, lo storico inglese Alan Palmer commentava: «Novanta anni dopo, quegli undici popoli sono divisi e cercano rifugio» (ALAN PALMER, Francesco Giuseppe. Il lungo crepuscolo degli Asburgo, trad. it., Mondadori, Milano 1995, p. 415). Margutti è l’esempio tipico di un fedele soldato dell’imperatore di nazionalità italiana: nato a Fiume nel 1869, egli morì a Vienna nel 1940. A proposito della condizione degli italiani in Austria-Ungheria si noti anche la conclusione di John W. Mason: «[…] il sentimento irredentistico esistente nelle province italiane dell’impero è stato probabilmente esagerato. […] Nel complesso, all’interno dell’impero gli italiani costituivano una nazione privilegiata e non oppressa» (J. W. MASON, op. cit., p. 31).
26) MASSIMO DE LEONARDIS, L’Europa e il Mediterraneo: dalla prima alla seconda guerra mondiale, in L’unità d’Europa: il problema delle nazionalità/ Die Einheit Europas: das Problem der Nationalitäten, Atti del XVIII Convegno internazionale di studi italo-tedeschi (Merano, 11/15-4-1983), Accademia di Studi Italo-tedeschi, Merano (Bolzano) 1990, pp. 201-215 (p. 214). Sulla genesi dell’idea nazionalistica in Europa cfr. anche A. WANDRUSZKA, Von der Nationalität zum «integralen Nationalismus», ibid., pp. 27-40.
27) A. WANDRUSZKA, Gli Asburgo, cit., pp. 261-262.
28) A. MARGUTTI, op. cit., p. 45.
29) In altri paesi europei, anche in anni recenti, le monografie sull’ultimo imperatore e sull’imperatrice Zita non sono mancate. Fra le opere non tradotte in seguito in italiano si possono menzionare, per l’area di lingua tedesca, ERICH FIEGL, Kaiser Karl I., Persönliche Aufzeichnungen, Zeugnisse und Dokumente, 2 a ed., Amalthea, Vienna-Monaco 1987; IDEM, Kaiser Karl I. Ein Leben für den Frieden seiner Völker, Amalthea, Vienna-Monaco 1994; IDEM, Zita Kaiserin und Königin, 5 a ed., Amalthea, Vienna-Monaco 1991; ERIK HEINZ PIETER CORDFUNKE, Zita: Kaiserin von Österreich, Konigin von Üngarn, Herman Böhlaus Nachf., Vienna-Colnia-Graz 1996; HEINZ VON LICHEM, Karl I. Ein Kaiser sucht den Freiden, Tyrolia-Verlag, Innsbruck-Vienna 1996; PETER BROUCEK, Karl I. (IV.). Der politische Weg des letzten Herrschers der Donaumonarchie, Böhlau Verlag, Vienna-Colonia-Weimar 1997; RUDOLF GRABER (vescovo di Ratisbona), Kaiser Karl von Österreich und die Zukunft Europas, Lins-Verlag, Feldkirch 1998; JAN MIKRUT, Faszinierende Gestalten der Kirche Österreichs, 6 voll., Dom Verlag, Vienna 2000-2002, vol. I, pp. 225-272; per l’area anglosassone: JOANNA AND JAMES BOGLE, A Heart for Europe, Fowler Wright Books, Leominster (Regno Unito) 1993; per la Francia: MICHEL DUGAST-ROUILLÉ, Charles de Habsbourg. Le dernier empereur 1887-1922, Duculot, Parigi-Lovanio 1991; PATRICK GERMAIN, Charles et Zita. Derniers souverains d’Autriche-Hongrie, con una prefazione dell’Arciduca Rodolfo d’Austria, France Europe Editions, Nizza 2002.
30) G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, trad. it., Rizzoli, Milano 1974, p. 20.
31) A. POLZER-HODITZ, op. cit., p. 43.
32) Una foto scattata quando Carlo (cfr. p. 25) era ancora un bimbo di solo pochi anni lo raffigura sulle ginocchia dell’arciduca Otto: entrambi, padre e figlio, vestono la divisa ed è davvero impressionante la somiglianza fra i due. Cfr. GABRIELE PRASCHL-BICHLER, Das Familienalbum von Kaiser Karl und Kaiserin Zita, Ueberreuter, Vienna 1996, p. 106.
33) Il successore di Francesco Giuseppe doveva essere il figlio arciduca Rodolfo (1858-1889), ma nella notte del 30 gennaio 1889 il principe ereditario si suicidò, sembra dopo aver ucciso la sua amante, baronessa Mary von Vetsera (1871-1889), a Mayerling, nei pressi di Vienna. Morto il fratello secondogenito di Francesco Giuseppe, Massimiliano (1832-1867), fucilato dai rivoluzionari a Queretaro in Messico — a conclusione del suo infelice tentativo, iniziato nel 1863 con l’appoggio della Francia di Napoleone III Bonaparte(1808-1873) di rivestire la corona dell’Impero Messicano —, e ucciso dal tifo l’altro fratello minore, Carlo Ludovico (1833-1896), la successione al trono passò a Francesco Ferdinando, seguito, appunto, da Carlo.
34) G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., pp. 40-41.
35) A. POLZER-HODITZ, op. cit., pp. 54-55. Il riferimento è al tradimento dell’ammiraglio ungherese Miklós Horthy di Nagybánya (1868-1967) — dal 1920 reggente della Repubblica e futuro dittatore filo-hitleriano — in occasione del secondo tentativo di restaurazione del trono di Carlo in Ungheria nell’ottobre del 1921.
36) Cfr. F. FEJTÖ, op. cit., p. 35. Fejtö più avanti si sofferma a lungo sulla figura dell’erede al trono, di cui non manca di criticare l’avversione al liberalismo, pur valutando molto positivamente altre sue posizioni (cfr. ibid., pp. 175-184). 37) V.L.- TAPIÉ, op. cit., p. 461.
38) Cit. in ROMANA DE CARLI SZABADOS, Carlo I d’Asburgo. Imperatore d’Austria e re d’Ungheria. Finis Austriae, LINT, Trieste 1992, p. 92 e pp. 96-97.
39) Significative, a riguardo, le fotografie riportate dalla Praschl-Bichler(cfr. EADEM, op. cit., pp. 186-192).
40) Talvolta Carlo fu accompagnato da Zita: una foto li ritrae insieme in automobile, diretti sul fronte dell’Isonzo (cfr. ibid., p. 201).
41) È da notare che gli Standschützen, come pure le altre truppe dell’esercito imperiale reclutate all’interno del Tirolo «storico», comprendente anche l’attuale Trentino e il Sud Tirolo italiano, erano composte di soldati di lingua italiana non meno che di lingua tedesca: su di loro, cfr. FRANZ-HEINZ VON HYE, Gli Schützen tirolesi e trentini nella regione europea del Tirolo e la loro storia, con una postilla di monsignor Lorenzo Dalponte sul Tirolo italiano, trad. it., Athesia, Bolzano-Bozen 2002, p. 60, p. 80 e pp. 202-203. Sugli Schützen italiani nella Grande Guerra, cfr. anche L. DALPONTE, I bersaglieri tirolesi nel trentino. 1915-1918, Publilux, Trento 1994.
42) Cit. in R. DE CARLI SZABADOS, op. cit., pp. 100-101.
43) G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., p. 66.
44) Ibidem.
45) Cit. in F. FEJTÖ, op. cit., p. 191.
46) A. POLZER-HODITZ, op. cit., p. 112.
47) Sul re Stefano di Ungheria, che pose le basi della struttura ecclesiastica in terra magiara, cfr., fra l’altro, JÓZSEF TÖRÖK, Il primo re d’Ungheria e l’organizzazione della Chiesa Ungherese, trad. it., in FLAVIO G. NUVOLONE (a cura di), Gerberto d’Aurillac da Abate di Bobbio a Papa dell’Anno 1000, Atti del Congresso Internazionale (Bobbio, 28/309-2000), Associazione Culturale Amici di Archivum Bobiense, Bobbio (Piacenza) 2001, pp. 455-466; cfr. pure STEFANO D’UNGHERIA, Esortazioni al figlio. Leggi e decreti, a cura di Dag Tessore, trad. it., Città Nuova, Roma 2001. Per una introduzione alla tradizione delle incoronazioni nell’occidente medievale cfr. HANNELORE ZUG TUCCI, Le incoronazioni imperiali nel Medioevo, in FRANCO CARDINI e MARIA SALTARELLI (a cura di), Per me reges regnant. La regalità sacra nell’Europa medievale, il Cerchio iniziative editoriali-Cantagalli, Rimini-Siena 2002, pp. 119-136.
48) Cfr. G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., pp. 73-75; IDEM, L’ultima imperatrice, trad. it., Rizzoli, Milano 1992, pp. 70-73; e A. POLZER-HODITZ, op. cit.
49) Cfr. A. POLZER-HODITZ, ibid., pp. 107-111.
50) Il più noto di questi tentativi in vista di una pace separata fu condotto attraverso il principe Sisto Ferdinando Maria di Borbone Parma (1886-1934), fratello dell’imperatrice Zita (cfr. a riguardo A. POLZER-HODITZ, ibid., pp. 205-260).
51) F. FEJTÖ, op. cit., p. 321.
52) G. BROOK-SHEPHERD, L’ultima imperatrice, cit., p. 94. Brook-Shepherd sottolinea spesso, non a torto, la diffidenza di Carlo e Zita nei confronti degli alleati tedeschi; tale diffidenza, tuttavia, doveva riguardare più gli ambienti politico-militari di orientamento pangermanista e militarista che non la persona dell’imperatore di Germania Guglielmo II (1859-1941), se è vero che Carlo, nel suo ultimo, drammatico, colloquio con Polzer-Hoditz, nel settembre del 1918, ebbe a dire: «Se c’è ancora giustizia al mondo, nessuno può fare all’imperatore Guglielmo il benché minimo rimprovero. Egli è stato l’unico tra i dirigenti della politica tedesca a valutare fin da principio la situazione con giusto criterio; e, quanto agli sforzi fatti per affrettare la pace, la pensava esattamente come me» (A. POLZER-HODITZ, op. cit., p. 384).
53) G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., p. 86.
54) Cfr. A. POLZER-HODITZ, op. cit., p. 11.
55) Cfr. G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., p. 141.
56) Cfr. ibid., p. 152. Cfr. al riguardo anche A. POLZER-HODITZ, op. cit., pp. 286-313.
57) Cfr. G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., pp. 155-156. 58) Cit. ibid., pp. 225-226. 59) A. POLZER-HODITZ, op. cit., p. 386.
60) Cit. in G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., p. 265. Alexander Maria Lernet-Holenia (1897-1976) ha ambientato il suo noto romanzo Die Standarte (Lo stendardo, trad. it., Adelphi, Milano 1989) nei giorni tragici dell’autunno del 1918. Il protagonista del romanzo, l’alfiere Herbert Menis, dinanzi alla fine di tutto un mondo, il «suo» mondo, s’impone di custodire e di riportare a Vienna lo stendardo, che gli era stato affidato, del proprio reggimento di cavalleria, aggrappandosi alla certezza che, come si esprime, «l’Impero era sacro. Non poteva tramontare» (ibid., p. 260). Di Werkmann cfr. anche Il morto di Madera: l’esilio di Carlo I in Svizzera, i tentativi di restaurazione in Ungheria, la morte, trad. it., Le Monnier Firenze s.d. [ma 1923]; The tragedy of Charles of Habsburg, trad. ingl., Allan & Co. Londra 1924; Le calvaire d’un empereur. 1918-1922. Schoenbrunn. Eckartsau. Wartegg. Prangins. Hertenstein. Madere, trad. fr., Payot, Parigi 1924; e Deutschland als Verbundeter. Kaiser Karls Kampf um den Frieden, Verlag für Kulturpolitik, Berlino 1931.
61) Cfr. G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., p. 296.
62) Cfr. IDEM, L’ultima imperatrice, cit., p. 159.
63) Cit. ibid., p. 160. Nei momenti drammatici che avevano segnato quel giorno, Zita, conscia della responsabilità dinastica del marito, lo esortò: «Un sovrano non può mai abdicare. Può venire deposto […] D’accordo. Quella è violenza. Ma abdicare mai, mai, mai! Morirei piuttosto qui al tuo fianco. Poi ci sarebbe Otto. E anche se tutti noi qui venissimo uccisi, resterebbero sempre ancora altri Absburgo!» (cit. ibid., p. 158).
64) Cfr. IDEM, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., pp. 301-302.
65) Cfr. IDEM, L’ultima imperatrice, cit., p. 176.
66) Cit. in IDEM, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., pp. 313-314 [gli omissis sono di Brook-Shepherd].
67) Cfr. IDEM, L’ultima imperatrice, p. 180.
68) Cfr. ibid., p. 181.
69) Cit. ibid., p. 156. La descrizione della scena concorda con i particolari forniti da Aladar von Boroviczény (1890-1963), il quale osserva: «Ho veduto di rado un uomo così commosso come era allora Horthy» e riferisce che l’ammiraglio gli disse: «Ho assicurato il povero Imperatore di voler servire la sua causa fino all’ultimo istante della mia vita, l’ho assicurato della mia immutabile fedeltà» (A. VON BOROVICZÉNY, Carlo d’Asburgo e il suo reggente, trad. it., Alberto Stock, Roma 1925, p. 11).
70) Cit. in G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., p. 332.
71) Cfr. IDEM, L’ultima imperatrice, cit., p. 204; e IDEM, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., pp. 336-344.
72) Cit. IDEM, L’ultima imperatrice, cit., p. 209. Molti anni dopo, il cardinale Mindszenty parteciperà alla festa per l’ottantesimo compleanno di Zita (cfr. ibid., p. 375).
73) Cfr. A. PALMER, op. cit., p. 411.
74) Un documento fotografico ritrae Carlo e Zita mentre assistono alla messa presso le rotaie della ferrovia, insieme ai propri soldati (cfr. pagina precedente).
75) Le vicende del tentativo di restaurazione della Pasqua del 1921 sono esposte in modo dettagliato da von Boroviczény in op. cit., soprattutto alle pp. 202-262. Horthy, responsabile di aver portato l’Ungheria nell’orbita del nazionalsocialismo, fu deposto da un putsch tedesco il 15 ottobre 1944 dopo che aveva tentato un ennesimo tradimento nei confronti degli alleati nazionalsocialisti. Egli concluse la propria vita in esilio in Portogallo nel 1957, plausibilmente divorato da ben motivati rimorsi, che, poco prima di morire, lo spinsero a implorare una visita, concessa, dell’arciduca Otto d’Asburgo. Quest’ultimo, essendogli stato chiesto come si sarebbe comportata sua madre, l’imperatrice Zita, se a Budapest, nell’ottobre del 1921, avesse avuto il comando, rispose senza esitare: «Sarebbe andata avanti a tutti i costi» (cit. in G. BROOK-SHEPHERD, L’ultima imperatrice, cit., p. 402, nota 24).
76) A. VON BOROVICZÉNY, op. cit., p. 240; Boroviczény riferisce che, mentre Carlo si trovava a Totis, il segretario del principe primate d’Ungheria, mons. Friedrich Gustav Piffl C.C.R.S.A. (18641932), futuro cardinale, si presentò al sovrano al fine di esprimergli la fedeltà dell’arcivescovo, anche a nome del clero ungherese (cfr. ibid., p. 244).
77) Ibid., p. 273. 78) Una giovane cameriera austriaca, scrivendo a casa, testimonierà: «Non c’è luce elettrica e l’acqua è solo al primo piano e in cucina […] Il nostro unico combustibile è la legna verde che naturalmente fa fumo in continuazione. Ci laviamo soltanto con acqua fredda e sapone […]. La casa è talmente umida che puzza di muffa e la foschia penetra dappertutto. […] Il peggio è che l’imperatrice aspetta un bambino per maggio e non si possono permettere né una levatrice né un dottore. […] Sto scrivendo senza che le Loro Maestà lo sappiano. Non posso proprio sopportare che queste due persone innocenti debbano essere lasciate in questa casa completamente inadeguata. Qualcuno dovrebbe protestare! […] Qualche volta siamo molto tristi e depressi, ma quando vediamo con quanta pazienza le Loro Maestà accettano tutte queste disgrazie, andiamo avanti di nuovo con coraggio» (cit. in G. BROOK-SHEPHERD, L’ultima imperatrice, cit., p. 252; cfr. anche IDEM, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., pp. 408-409).
79) Cit. in GIUSEPPE DALLA TORRE, Carlo d’Austria. Una testimonianza cristiana, Àncora, Milano 1972, p. 112.
80) Cit. in G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., p. 410.
81) Sugli ultimi giorni di vita di Carlo cfr. in particolare ibid., pp. 410-413, e IDEM, L’ultima imperatrice, cit., pp. 253-254.
82) Cfr. R. DE CARLI SZABADOS, op. cit., p. 149.
83) Cfr. A. WANDRUSZKA, Gli Asburgo, cit., p. 263.
84) A. VON BOROVICZÉNY, op. cit., p. 275 (entrambi i passi citati)
85) Carlo e Zita ebbero otto figli: Otto (1912), Adelaide (1914-1971), Roberto(1915-1996), Felice (1916), Carlo Ludovico (1918), Rodolfo (1919), Carlotta (1921-1989) ed Elisabetta (1922-1993). Tutti i figli, maschi e femmine, di Carlo e Zita portavano fra gli altri nomi quello di «Marcus d’Aviano», con riferimento al beato Marco d’Aviano O.F.M. Cap. (1631-1699) — Carlo Domenico Cristofori di Aviano (Udine) —, il cappuccino del XVII secolo, che fu l’«anima» della vittoria della cristianità contro i turchi sotto le mura di Vienna nel 1683 ed è stato beatificato il 27 aprile 2003 da Papa Giovanni Paolo II.
86) Un decreto del 28 maggio 1968 della Repubblica Austriaca aveva stabilito che gli Asburgo nati dopo il 10 aprile 1919 potevano ritornare in patria senza sottoscrivere alcuna dichiarazione o rinuncia. Tutto ciò apriva la strada ai nipoti di Zita, ma escludeva ancora l’imperatrice, particolarmente invisa all’ala sinistra dei socialisti austriaci: le fu persino impedito di presenziare ai funerali della primogenita svoltisi a Tulfes, in Tirolo.
87) Sui funerali di Zita cfr. G. BROOK-SHEPHERD, L’ultima imperatrice, cit., pp. 380-386. Il 3 aprile 1989 il primate d’Ungheria, card. László Paskai, O.F.M., che si era recato a Vienna per le esequie, celebrò alla presenza di Otto una Messa da requiem a Budapest, nella chiesa dove Carlo e Zita erano stati incoronati. La folla, alla fine della funzione, proruppe come un tempo nel grido«Éljén a Király!». Il pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira(1908-1995), nel rendere omaggio all’imperatrice Zita, ha scritto di lei: «Per la causa della monarchia in Europa, alla quale ella è assolutamente dedicata per puro idealismo e non per volgare interesse, seppe fare molto più di innumerevoli sovrani, ex-sovrani o pretendenti nel mondo intero. In questo secolo di grossolano materialismo, ella è una figura energica e ideale che merita il massimo rispetto da tutti gli spettatori» (cit. in ROBERTO DE MATTEI, Il Crociato del XX secolo, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1996, p. 88).
88) Un’associazione di preghiera diffusa in Europa e in altri continenti, detta Gebetsliga, promuove ormai da molti anni la causa di beatificazione di Carlo: per informazioni al riguardo, oltre al volume di JAN MIKRUT, Faszinierende Gestalten, cit., pp. 269-271, cfr. il sito web: www.facweb.stvincent.edu/ academics/finearts/gebetsliga/
89) Cit. in ANDREA MORIGI, L’ultimo imperatore Carlo verso la santità, in Libero, Milano 13-4-2003.
90) Cfr. AMBROGIO ESZER O.P., Carlo d’Asburgo, in Bibliotheca Sanctorum, Appendice Parte Prima, Città Nuova, Roma 1987, coll. 261-265 (col. 262).
91) Cfr. A. VON BOROVICZÉNY, op. cit., p. 262.
92) G. DALLA TORRE, op. cit., pp. 89-90.
93) Cfr. A. ESZER O.P., op. cit., coll. 264-265.
94) Cfr. A. MARGUTTI, op. cit., p. 256.
95) Cit. in G. BROOK-SHEPHERD, L’ultima imperatrice, cit., p. 67. La condizione di Carlo fu, da questo punto di vista, senza paragone più felice di quella del suo predecessore, per il quale la moglie Elisabetta di Baviera (1837-1898), pur sinceramente amata, non rappresentò mai un vero aiuto e un sostegno.
96) G. DALLA TORRE, op. cit., p. 31.
97) Testimonianza citata in Beatificationis et canonizationis Servi Dei Caroli e Domo Austriae imperatoris et regis (1887-1922). Relatio et vota sulla Seduta dei Consultori Storici tenuta il 31 gennaio 1995, Congregatio de Causis Sanctorum, Roma 1995, voto 3, p. 17. Gli atti della Relatio dei consultori storici della causa di beatificazione costituiscono una fonte di grande interesse per ricostruire la vita di Carlo: purtroppo a oggi non mi è stato ancora possibile consultare la Positio della causa, aggiornata alla dichiarazione di eroicità delle virtù.
98) Cfr. A. WANDRUSZKA, Gli Asburgo, cit., pp. 36-37; e ANDREW WHEATCROFT, Gli Asburgo. Incarnazione dell’Impero, trad. it., Laterza, Roma-Bari 2002, p. 28. Non a caso, l’antica divisa asburgica «A.E.I.O.U.» è stata sciolta, oltre che in «Austriae est imperare orbi universo» (cfr. FRIEDRICH HEER (1916-1984), Il Sacro Romano Impero. Mille anni di storia d’Europa, trad. it., Newton & Compton, Roma 1999, p. 155), oppure in «Austria erit in orbe ultima» (cfr. A. POLZER-HODITZ, op. cit., p. 406) e, anche, infine — secondo l’interpretazione citata da Giovanni Cantoni nella sua Presentazione ad ANONIMO, La Cerca del Graal, trad. it., Borla, Roma 1985, pp. 5-13 (p. 12) —, in «Adoretur Euchariestia in orbe universo» (la Presentazione è stata espunta nelle edizioni successive del volume).
99) A. WHEATCROFT, op. cit., p. 29.
100) Beatificationis et canonizationis Servi Dei Caroli e Domo Austriae imperatoris et regis (1887-1922). Relatio et vota […], cit., Voto 4, p. 31.
101) Cfr. ibid., p. 51. Scrive un commentatore odierno: «Se arriveremo […] a considerare di nuovo l’ipotesi che il potere (ogni potere) viene da Dio, allora potremo uscire dall’attuale conflittualità e deriva dei vari poteri i quali, ponendosi come assoluti, diventano necessariamente irresponsabili. Chi esercita un potere e formula giudizi sapendo di doversi presentare al giudizio di Dio medita attentamente su quanto va facendo e cerca soluzioni conformi a quella giustizia dalla quale anch’egli un giorno dovrà essere giudicato» (DON SANTINO CORSI, Prefazione a Per me reges regnant. La regalità sacra nell’Europa medievale, cit., p. 13).
102) Beatificationis et canonizationis Servi Dei Caroli e Domo Austriae imperatoris et regis (1887-1922). Relatio et vota […], cit., Voto 4, p. 47.
103) Cfr. ibid., Voto 3, p. 14, dove è scritto, in maniera non del tutto chiara: «[…] i massoni gli offrono la corona sotto le condizioni del libero connubio di scuole libere secondo la loro concezione e la loro ammissione allo Stato».
104) Cfr. ibid., Voto 4, p. 52.
105) G. BROOK-SHEPHERD, La tragedia degli ultimi Asburgo, cit., p. 57.
106) Beatificationis et canonizationis Servi Dei Caroli e Domo Austriae imperatoris et regis (1887-1922). Relatio et vota […], cit., Voto 4, p. 53. 107) Il suo riguardo per le condizioni dei soldati al fronte era noto e «così si spiega la grande stima dei soldati verso il Servo di Dio che è unanimemente provata» (ibidem).
108) Ibid., Voto 5, p. 55; cfr. anche A. ESZER O.P., op. cit., col. 263. Il monito di Benedetto XV — «[…] siamo animati dalla cara e soave speranza […] di giungere […] quanto prima alla cessazione di questa lotta tremenda, la quale, ogni giorno più, apparisce inutile strage» — è nell’Esortazione Dès le début, del 1° agosto 1917, trad. parz., in Insegnamenti pontifici. La pace internazionale. Parte prima. La guerra moderna, a cura dei monaci di Solesmes[Francia], Edizioni Paoline, Roma 1962, pp. 131-135 (p. 134).
109) A. WANDRUSZKA, Gli Asburgo, cit., p. 7.
110) La corona e gli altri emblemi del Sacro Romano Impero sono conservati a Vienna, nella «camera del tesoro» del Kunsthistorisches Museum.
111) Il parallelo simbolico fra Carlo Magno e Carlo d’Asburgo è proposto anche nella Beatificationis et canonizationis Servi Dei Caroli e Domo Austriae imperatoris et regis (1887-1922). Relatio et vota […], cit., Voto 4, p. 22, dove si osserva anche che l’impero austro-ungarico «[…] può ben essere considerato il legittimo erede» del Sacro Romano Impero.

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