La magia dell’ascolto apre all’accoglienza

vita_Mangiagallidal sito Piuvoce.net gennaio 2011

Io, da ventitré anni, alla “Mangiagalli”

Paola Bonzi
Consulente familiare

Da più di ventitré anni quotidianamente entro nella più famosa clinica, sede di due cattedre universitarie, che si occupa di maternità: la clinica Luigi Mangiagalli di Milano. Come dice la sua intitolazione, questa istituzione vuole offrire alla cittadinanza “cure” circa la maternità. Infatti Luigi Mangiagalli, di umili origini, riuscì a dedicarsi agli studi e alla ricerca, così da poter fondare nel 1905 gli Istituti clinici di Perfezionamento, di cui la Mangiagalli faceva parte, per offrire assistenza adeguata alle necessità dei milanesi, di cui divenne sindaco nel 1922.

Proprio per la specifica particolarità di questa clinica, che in tante prestazioni fu all’avanguardia, qui si applicò in modo legale per la prima volta in Italia l’interruzione volontaria della gravidanza, anche prima della legge 194: tutti infatti ricorderanno i trentatré aborti di Seveso.

In questo ospedale dunque la ricerca, la sperimentazione, il perfezionamento degli studenti e ogni bisogno caratteristico della maternità vengono presi in considerazione e condotti a termine. Così nel 1978 fu aperto il primo ambulatorio per l’applicazione della legge 194, che a quei tempi veniva interpretata come la possibilità della donna di esercitare al massimo la sua “libertà”.

Nella mentalità comune dunque la Mangiagalli divenne la possibilità di abortire sempre e comunque. Per questo motivo, nel 1983, feci domanda per entrarvi con il preciso scopo di poter ascoltare, secondo l’art. 2 della legge, le donne che chiedevano l’interruzione della gravidanza.

In questa scelta non era presente nessuna intenzione coercitiva ma solo il desiderio di offrire un’altra possibilità, di cui forse le donne stesse non erano a conoscenza. L’ascolto attivo, infatti, propone l’instaurarsi di una relazione di aiuto che permetta ai due interlocutori – utente e operatore –  di guardare le proprie emozioni, i propri vissuti, così da essere più consapevoli anche delle risorse nascoste che potrebbero permettere alla donna di accettare di diventare madre.La magia del colloquio va proprio in questo senso: la donna entra nella stanza, si siede sul divano, si sente impacciata, non sa come iniziare a parlare di sé, avendo spesso nella borsa il certificato per andare ad abortire.

Sovente mi sono vista stracciare davanti agli occhi questa autorizzazione ad interrompere la sua gravidanza, sentendomi dire “ora questo bambino lo voglio”. Altrettante volte me ne sono chiesta il perché. Come mai, nel giro di un’ora, la donna entra titubante ed esce invece convinta di poter essere madre? La risposta che mi sono data è che, forse, sperimenta nel colloquio la dimensione dell’accoglienza, accoglienza propria dell’utero di donna, dove la vita può crescere, svilupparsi e venire alla luce.

Certamente in questo contenitore che è la relazione di aiuto spesso vengono proposti interventi per sostenerla a 360 gradi, con il lavoro psicologico, con i sostegni concreti di cui ha bisogno, con la vicinanza che “insegna” ad essere la mamma di un bambino completamente dipendente.

Con gioia la donna compie questo percorso, che la fa sentire adeguata ad essere una buona madre; con il lavoro psicologico scopre anche che la negazione della vita è qualcosa che va ricondotto alla femminilità stessa, e forse anche alla sua esperienza di figlia.

In questi anni ho incontrato migliaia di donne, e non ho esperienza di madri scontente della propria scelta, anzi arrivano con il loro bimbo neonato, felici di mettermelo tra le braccia. Certamente la maternità comporta anche una serie di fatiche che non ho mai ignorato e che mi fanno rivivere le mie difficoltà di tanto tempo fa, quando prendersi cura dei figli mi causava anche tanti affanni

Spesso racconto qualche episodio delle mie gravidanze e della mia storia di madre, e mi accorgo che questo stabilisce una specie di complicità affettuosa. Siamo arrivati al punto cruciale: ciò che è determinante nella relazione è l’affetto che si crea; potrei essere il miglior tecnico del colloquio del mondo, ma senza quell’affetto nulla succederebbe. Così sono nati tanti bambini, e tante donne hanno potuto fare l’esperienza dell’essere madre.