Emma Bonino: profilo politico della leader radicale

Corrispondenza romana 16 Settembre 2026

Giuseppe Brienza

Nella politica, come nella storia, vi sono uomini e donne che riassumono nelle loro persone una concezione della vita e del mondo. Il nome di Emma Bonino è, in Italia, il simbolo del laicismo integrale.

Come ha ben affermato Marcello Veneziani, la leader radicale «ha rappresentato con coerenza e passione il contrario morale, civile e politico di quanti riconoscono il valore irrinunciabile della vita, della famiglia e della nascita, della civiltà e della tradizione» (post dell’11 settembre 2026).

fino a 3 anni prima abortire era reato

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, la Bonino è morta l’11 settembre scorso a Roma in una struttura sanitaria privata nella quale era stata trasferita a causa di una grave crisi respiratoria. Sabato 12 settembre alle 12.30, nella Protomoteca del Campidoglio, si sono tenuti i suoi funerali di Stato “in forma laica”, ai quali hanno partecipato le maggiori autorità politiche e istituzionali della Repubblica.

La storia politica di Emma Bonino, che inizia nel 1975, è stata un tutt’uno, possiamo dire, con quella dell’ex politico liberale e fondatore del Partito Radicale Marco Pannella (1930-2016). Una storia di “modernizzazione” del nostro Paese attraverso fasi successive e concatenate, dal divorzio all’aborto, dall’eutanasia all’educazione sessuale obbligatoria, dalla liberalizzazione della droga al “matrimonio” omosessuale per finire con la provetta selvaggia. Anche quando è stata in carica come Commissario europeo a Bruxelles, Emma Bonino non ha mai dimenticato la sua identità pannelliana. Per fare un esempio, quando il settimanale “Panorama”, il 5 novembre 1998, le obiettava «Lei oggi in Europa è importante. Ma Pannella c’è sempre…», la Bonino interrompeva categorica: «Io sono un gruppo, una storia, la sua».

La Bonino entrò molto giovane nella vita pubblica, in un periodo in cui l’aborto era reato nell’ordinamento nazionale ma vantandosi di averlo praticato, secondo quanto lei stessa racconta, con una pompa di bicicletta e promuovendo a sua volta migliaia di aborti clandestini su altre donne.

Un’impresa che costò nel gennaio del 1975 l’arresto ad alcuni suoi compagni, due militanti del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (Cisa), ma non a lei che, dopo essersi autodenunciata, scappò all’estero, per rientrare poi in Italia a scontare «dieci giorni di carcere che le aprirono, l’anno successivo – le porte del Parlamento» (Corriere della Sera, 30 settembre 1997).

D’allora la risonanza mediatica delle sue iniziative trasgressive, insieme agli arresti e ai fermi di polizia (impossibili elencarli tutti) è stata una costante di tutta la sua attività.

Eletta nel 1976 in Parlamento con il Partito Radicale, ne divenne Segretario Nazionale dal 1993 al 1994 e, nelle fila di quel Partito, è stata rieletta deputato in tutte le legislature, fino al 1994.

Nel 1983 ha contribuito a screditare l’istituzione parlamentare facendo eleggere deputato, nelle fila radicali, il filosofo e attivista marxista Tony Negri (1933-2023), «considerato l’ideologo del ‘terrorismo rosso’» in Italia (La Stampa, 6 agosto 1999). Il cofondatore e ideologo delle due organizzazioni extraparlamentari Potere operaio e Autonomia operaia, in carcere dal 1979, dopo numerose condanne, beneficiando dell’immunità parlamentare, ne approfittò per fuggire all’estero.

Nel 1987 fece guadagnare la poltrona alla Camera dei Deputati all’attrice pornografica ungherese Ilona Staller, detta Cicciolina. Insieme presenteranno varie proposte di legge, per l’abrogazione del reato sul “comune senso del pudore”, per l’istituzione di una “educazione” sessuale obbligatoria per tutti gli studenti di ogni ordine e grado, ed un referendum per l’abolizione della censura.

La leader radical-abortista ha partecipato a tutte le campagne del Partito Radicale distinguendosi sempre in prima fila nella “rivoluzione sessuale” contro la legge morale naturale e l’istituto tradizionale della Famiglia. Da convinta femminista ha fatto suo, concretandolo in vari progetti politici, lo slogan della celebre manifestazione femminista di Roma del 6 dicembre 1975: «Non più mogli, madri, figlie! Distruggiamo le famiglie!».

Nel 1994, la Bonino fu nominata Commissario Europeo dal primo Governo Berlusconi e, verso la fine del suo mandato, ai primi di marzo 1999, in occasione del congresso del Partito Radicale, venne candidata da Pannella alla presidenza della Repubblica con l’irrituale slogan di Emma for President. Di fronte al silenzio degli ambienti conservatori e cattolici di fronte all’inquietante candidatura, sposata dalla maggior parte dei media e dell’intellighenzia nazionale, il Centro Culturale Lepanto iniziò una campagna pubblica per mettere in luce la carriera abortista e libertaria di Emma Bonino e, il 13 marzo 1999, nel corso di una conferenza stampa, annunciò la costituzione di “Comitati per il no alla Bonino”, diretti dall’avvocato Claudio Vitelli, al fine di operare attivamente contro di essa.

Nel 2007 si ricorda la partecipazione di Emma Bonino con Marco Pannella alla campagna No Vatican. No Taliban che, accomunando la “chiesa di Ratzinger” (allora il Papa era come noto Benedetto XVI) al regime anti-umano dei Talebani in Afghanistan, intendeva difendere la “laicità” dello Stato anche in Italia.

Dopo aver chiesto l’appoggio di Forza Italia per la nomina a Bruxelles, la Bonino ha cambiato interlocutori politici essendo nominata Ministro per le politiche europee e del commercio internazionale (2006-2008) del Governo Prodi e, successivamente, Ministro per gli Affari Esteri del Governo Letta (2011-2013). D’allora, pur su posizioni liberiste e filo-israeliane, ha continuato a riferirsi politicamente allo schieramento di sinistra divenendo infine una grande oppositrice anche del Governo Meloni.

Sottacciamo i commenti che, dal mondo cattolico, sono stati resi pubblici in questi giorni su Emma Bonino, sulla sua storia e attività politica. Fra gli esponenti del clero che hanno fatto eccezione al dominante “politicamente corretto” possiamo citare don Mirco Bianchi, recentemente assurto alle cronache nazionali per aver concelebrato in occasione del 47° Meeting per l’Amicizia fra i Popoli di Rimini, il 22 agosto 2026, la Santa Messa con Papa Leone XIV.

 Un giudizio veritiero, quello del parroco di Villamarina e Gatteo Mare (provincia di Forlì-Cesena), sull’eredità pubblica della leader radicale, accompagnato dall’invito cristiano alla preghiera e da una richiesta di misericordia sia per lei sia per se stesso (don Bianchi sta infatti affrontando un tumore aggressivo e non guaribile): «Emma Bonino è morta. Avendo lei sostenuto l’aborto, il divorzio, l’eutanasia, la liberalizzazione delle droghe ed altro non riesco ad annoverarla tra i volti da seguire per prepararmi all’incontro definitivo con Dio Padre. Preghiamo per la sua anima» (Don Mirco Bianchi su Emma Bonino: “Non riesco ad annoverarla tra i volti da seguire”, La Voce di Cesenatico, 12 settembre 2026).