Diagnosi e cura per un continente stanco secondo Weigel

George_Weigel

George Weigel

Il Foglio 10 maggio 2006

Per non affogare nel suo nichilismo disinvolto l’Europa speri nella chiesa e nei paesi dell’est. La “cristofobia” occidentale alla radice dell’obbrobrio di sé

George Weigel è nato vicino alla basilica dell’Assunzione di Baltimora, chiesa di una delle prime diocesi americane. Ma nel profondo è un pensatore slavo e agostiniano. Fa parte di quella cerchia ristretta di iconografi dell’attualità, imbevuti di istantanee orientali della storia, del profetismo di Vladimir Soloviev e del provvidenzialismo anticomunista che attecchisce a est del Danubio. Ha ragione Niall Ferguson quando scrive che è un ammonitore elegiaco. Docente di etica a Washington, Weigel è il più ascoltato intellettuale cattolico americano, autore della più fortunata biografia di Karol Wojtyla.

Teologo della “guerra giusta”, scrive per Wall Street Journal, Los Angeles Times e Commentary e ha appena pubblicato “God’s Choice” su Joseph Ratzinger. Vive nel Maryland con la moglie e i tre figli. Lo abbiamo intervistato su quel “problema europeo” a cui ha dedicato un libro da poco uscito in Italia (“La Cattedrale e il Cubo”, Rubbettino) e su cui ha riflettuto negli ultimi anni. Il Cubo è la Grande Arche de la Défense a Parigi, monumento mitterrandiano ai diritti dell’uomo e alla laicité, che sovrasta la Cattedrale di Notre Dame ormai popolata solo da turisti.

“La ‘cristofobia’, come la chiama lo studioso ebreo Joseph Weiler, è un’espressione pregnante per un’Europa che ha fatto del secolarismo esclusivista un’ideologia de facto, o se vuoi, una religione di stato. E questo è il segno di un continente in cui il discorso religioso, che si basa su argomentazioni morali, non ha più domicilio.

Questo XXI secolo ha già dato prove della propria cristofobia, a cominciare dall’esperimento di Zapatero di creare una piazza spagnola denudata”. Cinque giorni dopo l’anniversario delle bombe di Madrid, il governo Zapatero annunciava che le parole “padre” e “madre” non sarebbero più apparse nei certificati di nascita. Stando al bollettino ufficiale, “l’espressione ‘padre’ sarà sostituita da ‘progenitore A’ e ‘madre’ da ‘progenitore B’”.

“Poi ci sono i tentativi della burocrazia di Bruxelles, lo si è visto nel 2004 intorno al nome di Rocco Buttiglione commissario europeo. La devozione per i diritti umani, la tolleranza, la democrazia e la legge di natura non avrebbero niente a che fare con il passato dell’Europa cristiana. Il dibattito sulla ‘invocatio Dei’ nella nuova Costituzione europea era sul presente e sul futuro, non sul passato. E’ la visione della modernità dominante fra il 1789 e il 1968, gli anni della rottura consapevole con la pietà. E’ la discesa dell’Europa occidentale nei languori della depoliticizzazione”.

Quando afferma che il cattolicesimo è l’unico antidoto al nichilismo, per nichilismo Weigel non intende “l’acre, oscuro e violento nichilismo di Nietzsche e Sartre, ma ciò che il mio amico Allan Bloom chiamava ‘nichilismo disinvolto’, il nichilismo che gioisce di sé sulla strada dell’oblio, convinto che tutto – il mondo, noi, le relazioni, il sesso, la bellezza, la storia – sia solo uno scherzo cosmico. Chi è oggi il grande difensore della capacità della ragione umana nell’afferrare la verità? Chi, se non il vescovo di Roma?”.

L’invasione demografica e culturale islamica

E’ pessimista sulla capacità dell’Europa di rovesciare gli effetti dei drammatici tassi di crescita. “Può una nuova evangelizzazione, soprattutto fra i giovani che restano, mettere mano al declino demografico del prossimo quarto di secolo? Lo spero, ma non nel breve periodo, gli adulti europei non sembrano pronti a diventare genitori del futuro. Alla fine del XX secolo alcuni ambientalisti hanno predetto che, così come il mondo avrebbe assistito alla diminuzione di oro, zinco, mercurio, petrolio e gas, l’umanità sarebbe andata incontro a una rampante sovrappopolazione.

All’inizio del XXI secolo, il mondo è pieno di risorse naturali. Ma l’Europa sta esaurendo la più importante risorsa: l’uomo. Nel 2050 la Spagna assisterà a una diminuzione del venticinque per cento della popolazione, la Germania perderà l’equivalente della parte orientale e il sessanta per cento degli italiani non conoscerà le parole fratello, sorella, zio o cugino”. La demografia è destino, dice quest’ammiratore di Henri de Lubac in cui risuonano gli antichi paesaggi della Mitteleuropa.

“La storia non sopporta i vuoti e il vacuum demografico dell’Europa, con i suoi tassi autodistruttivi di fertilità, sarà riempito dall’immigrazione su vasta scala dal mondo islamico. Ciò a cui spesso si riferiscono come al-Andalus, è la restaurazione di un ordine delle cose temporaneamente rovesciato nel 1492 da Ferdinando e Isabella. Quando un intero continente – in salute, potente e mai stato così sicuro – deliberatamente sceglie di non creare il futuro umano nel modo più elementare possibile, riproducendosi, qualcosa di serio è in atto. Un umanesimo ultramondano è inevitabilmente un umanesimo disumano”.

Le variabili sociali ed economiche non bastano dunque a sondare il suicidio dello spirito europeo. “Forse bisogna concepire l’Europa come un laboratorio in cui è stata messa alla prova la capacità umana di sopravvivere. E i risultati non sono buoni. In Olanda da agosto Cristo verrà scritto con la ‘c’ minuscola. E’ uno strisciante autoritarismo, che a gennaio al Parlamento europeo ha condannato come ‘omofobici’ gli stati che non riconoscono il matrimonio omosessuale.

Quando gli eurocrati e i mandarini di Bruxelles dicono di voler scrivere il codice per i media e incoraggiare la ‘prudenza’ verso gli islamisti, come fa il commissario Franco Frattini, questa è una resa all’agenda islamista e all’imposizione dei suoi tabù sull’Europa. Prudenza è sinonimo di resa. Questa agenda deve essere respinta, non pacificata”.

Il sangue di Atocha e l’incubo huxleyano di progenitori neutri sono espressioni di due guerre culturali che si intrecciano nel presente. “Zapatero è stato il segnale della determinazione a erodere il significato morale della costituzione dell’essere uomo e donna e della fine della consapevolezza umana.

E’ stata una concessione alla lobby gay, espressione di un approccio gnostico alla sessualità umana, in cui virilità e femminilità sono casualità dell’evoluzione biologica, anziché icone di verità profonde della condizione umana. Gli scienziati e l’industria biotech ora parlano liberamente di ciò che Leon Kass chiama il ‘progetto immortale’.

La ‘teologia del corpo’ di Giovanni Paolo II e le recenti riflessioni di Benedetto XVI su eros e agape in ‘Deus Caritas Est’ sono gli strumenti necessari per opporsi allo gnosticismo, il cui fine è un totalitarismo nichilistico. Il relativismo morale dell’Europa è una maschera per l’odio di sé occidentale”.

Pierre Manent parla di un “frenetico amore della morte”, Alexander Solgenitzyn di una “collera di automutilazione”. “Una dhimmitudine auto-inflitta è collegata a un umanitarismo vacuo in senso politico, legale e culturale di concessione all’islam, che farà degli europei dei cittadini di seconda classe nei loro rispettivi paesi di nascita – prosegue Weigel – Questo fenomeno si concretizza in espressioni di tolleranza.

Ma il significato autentico della tolleranza, dalla sua origine latina, è ‘differenza all’interno di un patto di civiltà’. Gli ebrei europei hanno spesso giocato il ruolo di canarini nella miniera. Un disc jockey di Parigi è stato ammazzato, il suo assassino gridava ‘ho ucciso il mio ebreo, andrò in paradiso’. Nessun grande giornale francese all’inizio rese conto della storia”.

La speranza di Weigel, accolto con tutti gli onori una settimana fa a Varsavia dal ministro della Cultura polacco Kazimierz Ujazdowski, è ancora appesa alla terra dell’est. “La Polonia e altre nazioni dell’Europa orientale mi fanno sperare che gli Stati Uniti non siano la sola nazione a credere nel futuro.

Leggo in questa direzione i risultati italiani nel referendum sulla fecondazione in vitro, come un’affermazione del futuro umano e una negazione dell’imperativo tecnico costruito dalla modernità. Da voi la chiesa non ha usato un argomento di autorità, ha spiegato perché era sbagliato per la cultura, la società e la democrazia italiana.

Il nichilismo ha origine nello scetticismo, issato nella cattiva coscienza dell’obbrobrio di sé occidentale che si conforta con un umanitarismo vuoto. O come dice Pierre Manent, si droga con l’umanitarismo per dimenticare che esiste”. I tassi di crescita sono uno dei pochi temi su cui è difficile oggi fare mistificazione.

“L’Europa sta morendo. La malattia che ha colpito una delle più grandi civiltà non è fisica, fa parte del regno dello spirito umano. Il teologo David Hart la chiama ‘noia metafisica’, noia per il mistero, la passione e l’avventura della vita. L’Europa non sarà conquistata da un’armata in marcia sotto gli stendardi del Profeta, ma spopolando se stessa. Culturalmente disarmata, consegnerà il suo futuro agli immigrati islamici che costituiranno l’Eurabia. La conclusione di questa crisi ci sarà quando Nôtre-Dame diventerà l’Hagia Sophia sulla Senna e una grande chiesa cristiana sarà museo islamico. Agli studenti olandesi è stato proibito di disegnare la bandiera sugli zaini, potrebbe essere ‘offensiva’ per i musulmani. La Croce rossa britannica ha bandito le scene della Natività e per la stessa ragione la polizia olandese ha distrutto un murales con scritto ‘non uccidere’”.

E la croce di San Giorgio, scelto da Edoardo II come protettore nel 1348 e dipinta sulla bandiera inglese, rischia di scomparire su richiesta del Consiglio per lo sviluppo della comprensione arabo-britannica.

Il cerchio tracciato da Weigel si chiude idealmente sull’America: “Se il piacere personale è il solo significato su cui costruire l’esistenza, allora non c’è più verità per cui valga la pena di lottare e morire. Nel film sull’11 settembre, ‘United 93’, uno dei passeggeri dice agli altri, ‘nessuno verrà ad aiutarci. Dobbiamo farlo da soli’.

Questi sono i sentimenti di un popolo in cui la libertà non è stata ridotta a ricerca dell’interesse personale”. Dieci anni fa Weigel era a Londra per una conferenza. In una pausa si diresse verso St. Paul. “All’ingresso scoprii che una domenica pomeriggio del 1995 la cattedrale era stata trasformata in un museo. Bisognava pagare per entrare”.

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di George Weigel La cattedrale e il cubo. Europa, America e politica senza Dio – Rubettino – pag 150