Perché un conto è essere “contro il fascismo” altro è essere “antifascisti”?

Il Cammino dei Tre sentieri Febbraio 2026

Corrado Gnerre

1.Sul Fascismo si potrebbero dire tante cose che non è il caso di dire adesso perché il nostro scopo è quello di offrire delle categorie interpretative al fine di facilitare l’apostolato di chi ci legge.

2.Va detto però che il Fascismo è un fenomeno tecnicamente “moderno”. Nel senso che è figlio non solo del totalitarismo politico, a sua volta erede dell’assolutismo, ma anche espressione di una filosofia immanentista quale fu quella hegeliana e posthegeliana. Tutte cose che con l’autentico pensiero cattolico stanno come i cosiddetti cavoli a merenda. Roba molto indigesta.

3.Detto questo come premessa doverosa, non possiamo denunciare ciò che sta avvenendo in Italia. Un fenomeno di vera e propria psicopatologia sociale, cioè di delirio collettivo in cui si vede il fascista dappertutto.

3.Le famiglie non arrivano a fine mese, in certi quartieri non si può uscire in ore notturne, i giovani arrivano a trent’anni senza aver avuto la possibilità di lavorare un giorno… ma l’emergenza nazionale sarebbe il ritorno del Fascismo.

4.Bella Ciao sta diventando il tormentone di salotti, mostre, adunate e ovviamente “sale dei professori” e aule scolastiche. Il tutto palesando un folle scollamento dalla società reale, ma anche dal buon senso.

5.Una psicopatologia sociale come trionfo dell’antifascismo che diventa “categoria dello spirito”. Roba assurda che non sta in piedi se si fa uso di un sana filosofia della politica.

6.Noi, come cattolici che amano la verità cattolica e quindi il pensiero sociale della Chiesa nella sua interezza, non neghiamo di essere controfascisti (per le ragioni di cui sopra), ma ci permettiamo la libertà di non aderire alla psicopatologia sociale dell’antifascismo.

7.Perché questa distinzione? Qual è la differenza tra controfascismo e antifascismo? La differenza c’è eccome e non è un comodo escamotage linguistico. Essere contro qualcosa significa non accettarne l’essenza. Si tratta di un rifiuto in sé che presenzia nel tempo e nella storia. Essere invece anti qualcosa vuol dire riconoscersi all’interno di un combattimento in atto, perenne. mai concluso e che mai potrà concludersi.

8.L’antifascismo è proprio questo. E’ una ragione di vita per “organizzare” la propria presenza. E’ una carta d’identità da mostrare sempre e comunque, anche quando non ti viene richiesta. E’ la viltà che permette di incolpare un avversario ben sapendo che questi forse tutto è fuorché fascista. E’ in un certo qual modo la morte dell’intelligenza.

9.Scriveva Pasolini: Esiste oggi una forma di antifascismo archeologico che è poi un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto ed obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e che non esisterà mai più. (…) Ecco perché buona parte dell’antifascismo di oggi, o almeno di quello che viene chiamato antifascismo, o è ingenuo e stupido o è pretestuoso e in malafede: perché dà battaglia o finge di dar battaglia ad un fenomeno morto e sepolto, archeologico appunto, che non può più far paura a nessuno. Insomma, un antifascismo di tutto comodo e di tutto riposo».

10.Insomma, l’antifascismo…è uno dei peggiori fascismi.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri