Non le stelle, ma le pietre: il metodo scientifico secondo Antonino Zichichi

Il Timone 10 Febbraio 2026

L’idea di un Dizionario di Apologetica e quelle lunghe telefonate col fisico scomparso ieri. Un ricordo

Marco Respinti

Dieci anni fa, Il Timone lanciò un progetto editoriale ambizioso tanto quanto utile: una serie di manuali che affrontassero alcune questioni nodali per fornire oggi le ragioni della fede, attraverso “schede” semplici e immediate, persino “pronte all’uso”, ma al contempo fondate su solida biografia anche scientifica. Il primo titolo di quel progetto fu pubblicato nel dicembre 2005 con il titolo Dizionario elementare di apologetica, curato da Gianpaolo Barra, Mario A. Iannacone e il sottoscritto. In quel volume la voce Metodo scientifico fu firmata dal prof. Antonino Zichichi (1929-2026), che accettò volentieri di prendere parte a quell’opera di alta divulgazione. Intercorsero lunghe e ampie conversazioni telefoniche, in cui l’affabilità del professore si accompagnava sempre al suo rigore scientifico: vere e proprie conferenze private di cui la memoria resta grata. Quelle che seguono sono le prime battute di quella “voce” del Dizionario. Rendono bene la statura umana e scientifica dello studioso e del credente Antonino Zichichi (Marco Respinti)

METODO SCIENTIFICO

La cultura del nostro tempo, detta moderna, ignora le vere origini della Scienza e le sue grandi conquiste ottenute in appena 400 anni grazie al metodo scientifico. Il suo autore è Galileo Galilei (1564-1642) che scoprì le prime leggi fondamentali della Natura usando la materia detta volgare (pietre, spaghi, legni) per un semplice motivo: tutti pensavano che non fosse depositaria di verità fondamentali. Purtroppo, tutte le civiltà erano convinte che le verità fondamentali stessero scritte nei cieli e nelle stelle, non nella materia volgare. Galilei affermava invece che il Creatore di tutte le cose visibili e invisibili ha fatto non solo le stelle ma anche le pietre. Con le pietre è possibile fare esperimenti in laboratorio, con le stelle no. Nasce così il metodo scientifico.

Galileo Galilei fu in certo senso riabilitato da PIo VII

Galilei studiava le pietre in quanto convinto che in esse dovevano esserci le impronte del Creatore.  Avrebbe potuto scoprire il caos e invece scoprì le prime leggi che reggono l’universo. Leggi di cui è Autore Colui che ha fatto il mondo. Leggi da nessuno immaginate, né previste, né programmate. Verità scoperte grazie al metodo scientifico che esige rigore logico e riproducibilità sperimentale. Un solo uomo prima di Galilei aveva studiato la materia a noi vicina e considerata volgare. Quest’uomo fu Archimede (287?-212 a.C.), ucciso da un barbaro soldato romano, dopo avere dato dignità culturale alla materia volgare. Le scoperte di Archimede avevano bisogno di una cultura che desse alla materia volgare la stessa dignità culturale che tutte le civiltà avevano attribuito esclusivamente ai cieli e alle stelle. Si può spiegare solo così come mai Archimede cadde nel dimenticatoio della storia per ben 1800 anni, fino a quando Galilei scrisse: «Archimede è stato il primo a saper leggere mediante le lenti della matematica il Libro della Natura».

Fu l’esistenza di una cultura che dava alle pietre la stessa dignità culturale delle stelle e dei cieli che indusse Galilei a dire: Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti noi, poeti, artisti, filosofi, pensatori, matematici e scienziati. Per scoprire le leggi che Lui ha fatto c’è una sola strada: porGli una domanda alla volta. E scoprire la risposta usando una logica rigorosa (matematica), esigendo la riproducibilità della scoperta sperimentale. Sono questi i due pilastri del metodo scientifico: rigore logico nella costruzione degli apparati sperimentali e riproducibilità. Ancora oggi nei nostri laboratori è questo il significato di un esperimento: porre una domanda a Colui che ha fatto il mondo e trarne le conseguenze dalla elaborazione matematica dei risultati sperimentali (Antonino Zichichi)