Riscaldamento ma non “gretino”

Il Timone n.16 Ottobre 2022

I modelli previsionali del clima sono più che altro scenari. La tesi della totale responsabilità dell’uomo è andata troppo avanti. C’è una complessità ignorata

di Franco Prodi (*)

Tre coincidenze importanti negli ultimi due secoli per una umanità che deve trovare una sua linea d’azione, finalmente consapevole di dover vivere in concordia su un unico insostituibile pianeta. Dopo l’invenzione della macchina a vapore di James Watt, nel 1769, c’è l’uso crescente dei combustibili fossili: prima il carbone, poi il petrolio, poi il gas naturale, poi i minerali per il nucleare: è l’uomo industriale.

Secondo fatto: se si misura la temperatura dell’aria al suolo con termometri dai primi decenni dell’Ottocento in tantissime località del mondo tanto da poter parlare di temperatura “globale”; si costruiscono così molte serie storiche degli andamenti di questo importante parametro.

Terzo fatto: alla fine dell’Ottocento si mettono assieme le cinque equazioni fondamentali della meteorologia dinamica. Si dovrà a spettare il secondo dopoguerra e lo sviluppo dei calcolatori per risolverle numericamente e pervenire a previsioni accurate del tempo meteorologico. Ma le previsioni metereologiche sono ben affidabili.

Queste tre importanti coincidenze invece di illuminarci sulla strategia da prendere, stanno complicando il quadro e assistiamo all’affermarsi di un pensiero unico, del quale è cruciale criticare la fondatezza, perché il rischio che l’umanità di si metta su strade totalmente sbagliate è reale.

Le cause dell’aumento della temperatura

Partiamo da quanto non è controverso. Le misure della temperatura dell’aria disponibili per molte località del globo ci parlano di un riscaldamento di circa sette decimi di grado centigrado per secolo. Ma qui comincia il problema serio: risalire alle cause di questo riscaldamento. E’ partito alla fine degli anni Settanta un allarme. La causa è l’attività umana e la politica deve porvi rimedio. Nasce da allora una forma di dialogo tra le Nazioni unite e settori della scienza, con un ciclo di conferenze e report dell’Ipcc (Intergovernamental panel for climate change).

La colpa è al 97% dell’uomo che emette CO2 in atmosfera, gas serra per eccellenza. Gli scienziati non si scompongono, all’inizio: sanno che la scienza ha altri sentieri a lei propri. Sanno che il sistema clima è molto più complesso del sistema meteorologico.

Ci sono importanti cause naturali del riscaldamento: l’astronomia, che regola l’orbita e l’angolo di inclinazione dell’asse della terra, l’astrofisica del sole, nostra stella non proprio costante, alcuni componenti variabili naturali dell’atmosfera terrestre come le nubi, aerosol fuori da nubi, gas poli-atomici come il vapore d’acqua, l’ozono, il metano, oltre alla famigerata CO2. Anche qui si sviluppano modelli, ma che non possono avere l’affidabilità raggiunta dai modelli metereologici.

Ma l’Ipcc fa credere che questa affidabilità ci sia e il mantra della totale responsabilità dell’uomo prende piede fino ad arrivare alla situazione attuale, che vede un pensiero unico affermarsi, quello dell’Ipcc della totale responsabilità dell’uomo. D’altra parte, alcuni scienziati, finora inascoltati (nostra la petizione “Non c’è emergenza climatica”), mettono in guardia dal credere che le previsioni dei modelli dell’Ipcc siano affidabili , ma le ritengono piuttosto “scenari”. Così arriviamo ai giorni nostri, ma il problema è che la tese della totale responsabilità dell’uomo è andata troppo avanti  (il fenomeno Greta, i cosiddetti Fridays for future dei giovani, i propositi dei capi dei governi) per consentire una riflessione pacata, e vengono prese decisioni  impegnative dalle quali è poi difficile prendere le distanze e retrocedere.

Non è difficile, in questo quadro, spiegare la mia posizione. Sono ricercatore ini fisica dell’atmosfera dal 1966, più nel dettaglio in fisica delle nubi, in tutte le loro proprietà, dal loro modo di produrre precipitazioni fono fino alle loro caratteristiche ottiche, rilevanti assai per quanto andiamo dicendo. Esse sono le regolatrici del traffico tra i fotoni solari in arrivo e quelli terrestri in uscita verso lo spazio esterno. Devono esntrare nei modelli con le loro complessità, di copertura planetaria, di composizione (di acqua o ghiaccio), di altezza rispetto al suolo, di sovrapposizione sulla verticale di diversi tipi, di forma.

Nei modelli attuali questa complessità non è rappresentata e questa è la principale ragione della mia contrarietà all’affermazione del 97% di responsabilità dell’uomo. Un effetto antropico c’è innegabilmente, ma non è quantificabile. Di qui anche la mia raccomandazione di dirigere gli sforzi di coordinamento internazionale verso la protezione dell’ambiente planetario da un inquinamento che è, questo si, misurabile, e le cause del quale sono ben conosciute. Di qui anche la mia convinta adesione alla petizione, finora boicottata dai media e dalla politica. C’è tempo per ridiscutere tutto pacatamente, inclusi i problemi sottaciuti delle rinnovabili (di chi sono i fotoni solari? Di chi è il vento?), la gestione comune dei fossili restanti, la ricerca verso il risparmio e la sobrietà energetica.

(*) Professore di fisica dell’atmosfera

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Clima e CO2: «Non si mettano al bando i combustibili fossili»

Il fisico Franco Prodi è tra i firmatari della Petizione italiana sul clima che sfida a un «pubblico confronto scientifico» i colleghi che hanno lanciato, invece, l’Appello per il clima. Per i firmatari della Petizione italiana non è certo, e neanche quantificato, l’impatto sul  clima delle emissioni di CO2 e si pongono in una posizione non catastrofista rispetto alle teorie del riscaldamento globale. Al momento il confronto non è stato colto. A corollario della loro valutazione i sostenitori della Petizione reputano «dannoso intraprendere, con l’illusoria pretesa di governare il clima, azioni di messa al bando dei combustibili fossili».

Oltre al professor Prodi i firmatari sono: Alberto Crescenti, professore di Geologia applicata, già Magnifico rettore; Franco Battaglia, professore di Chimica fisica; Mario Giaccio, professore di Economia delle fonti energetiche; Enrico Miccadei, professore di Geologi; Giuliano Panza, professore di Geofisica, accademico dei Lincei; Alberto Prestininzi, Professore di Geologia e Nicola Scafetta, professore di Fisica dell’atmosfera

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