Le politiche familiari in Italia

29 Marzo  2022

di Luisa Santolini

Il secolo che si è chiuso alle nostre spalle e questo primo tratto del XXl secolo ci stanno consegnando una eredità pesante, tanto evidente quanto ignorata: le politiche familiari nel corso dei decenni passati hanno perduto la famiglia, perché non sanno più cosa sia la famiglia e perché inseguono risposte a singoli bisogni che sempre meno hanno il carattere del “familiare”.

Gli esiti storici di questa dimenticanza sono sotto gli occhi di tutti; malgrado ciò, si continua pervicacemente a far finta di non sapere quali siano gli autentici requisiti perché una politica possa fregiarsi del titolo di politica familiare. Eppure la ricetta è semplice e a livello locale in alcune zone dell’Italia questa ricetta è stata applicata e ha dato ottimi risultati. 

I cambiamenti in atto hanno una forza che difficilmente può essere sottovalutata: tutto milita contro la famiglia e nella Agenda presentato il 9 marzo, scorso in occasione dell’incontro con i Cardinali Parolin e Bassetti, è chiaramente esplicitato l’attacco alla famiglia che viene sferrato su molti fronti e in tutte le direzioni. 

Ebbene forse è il caso di ribadire le caratteristiche che deve avere la politica per definirsi familiare e per sperare di fermare gli esiti nefasti dell’inverno demografico.

1 – una politica familiare deve essere innanzi tutto “distintiva”, nel senso che occorre distinguerla da altre politiche anche meritorie ma non familiari. Un esempio classico è quello delle politiche sociali intese come politiche di lotta alla povertà, o di lotta alla esclusione sociale.

Tutte iniziative necessarie ma legate a criteri che sono contro la famiglia. In altri termini le politiche familiari non devono avere come scopo la redistribuzione del reddito (peculiarità delle politiche fiscali generali e criterio sancito anche dalla nostra Costituzione) e non possono, almeno come tendenza, essere legate al reddito

Per definizione esse sono universalistiche proprio perché ogni famiglia è un bene comune. Eppure, ogni volta che si assumono politiche di sostegno e tutela della maternità o della famiglia, queste sono sempre legate al reddito, cosa che non succede per le agevolazioni edilizie o per gli incentivi verso l’economia green. Anche il varo dell’assegno unico universale da parte dell’attuale Governo è legato al reddito in buona parte perché lo lega all’ISEE che, come è noto, è fortemente ingiusto e penalizza da sempre le famiglie numerose.

L’assegno è universale nel senso che viene dato a tutti (novità molto positiva da salvaguardare) ma viene legato al reddito per cui alle famiglie del ceto medio viene riconosciuto un assegno che certo non risolverà i loro problemi nell’allevare ed educare un figlio. Potremmo anche dire che una autentica politica familiare deve essere “promozionale” cioè promuovere la formazione di famiglie e deve promuovere la nascita di un figlio. Così non è e l’Istat certifica che per la prima volta nella sua storia l’Italia scenderà sotto i 400.000 nati in un anno. Ai tempi del baby boom degli anni ’60 erano un milione e mezzo!!!!!

2- Le politiche familiari ad ogni livello devono essere applicate in chiave sussidiaria e non assistenziale. La solidarietà, fine della azione politica, non deve mai essere disgiunta dalla sussidiarietà nel senso che la famiglia deve essere vista come una risorsa su cui investire e non un problema da risolvere. In altre parole le politiche per la famiglia devono essere improntate non sulla emergenza e sul disagio ma sulle risposte positive che la famiglia può dare, se solo sostenuta, in termini di welfare, di sostegno dei soggetti deboli, di educazione, di ammortizzatore sociale in tempi di crisi.

3 -Le politiche familiari non devono essere declinate in chiave individualistica, bensì devono sempre considerare la famiglia in quanto tale. tenendo conto dei carichi familiari. Una famiglia composta da tre o cinque persone non può essere uguale davanti alle scelte delle amministrazioni locali e nazionale e i carichi familiari devono fare la differenza e una differenza significativa. Invece oggi si tende ad appiattire ogni scelta per cui avere figli o non averne, averne uno o quattro, tenere in casa un soggetto debole o no, non fa differenza. E le famiglie subiscono sperequazioni ed ingiustizie che si riflettono sulle scelte di vita dei giovani e sul loro futuro.

Altro sarebbe da sottolineare per tracciare una strada percorribile a favore della famiglia ma sarebbe già molto se qualcuno ascoltasse queste indicazioni, frutto del lavoro e degli studi dei massimi esperti di famiglia in Italia e in Europa.

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