Uccialì: incubo delle coste mediterranee

La Nuova Bussola quotidiana

19 Aprile 2021 

Che cosa mi ha dato il cristianesimo? Niente. Che cosa mi ha dato l’islam? Tutto. Doveva essere questo il bilancio giustificativo fatto da Uccialì (o Uluc Ali, Ulucciali, Lucciali, Eudji Ali, Occhialì, Kilic Ali Pasha) sul letto di morte, a 84 anni, ad Algeri, di cui era beylerbey, prima di presentarsi a Dio o ad Allah.

di Rino Cammilleri

Che cosa mi ha dato il cristianesimo? Niente. Che cosa mi ha dato l’islam? Tutto. Doveva essere questo il bilancio giustificativo fatto da Uccialì (o Uluc Ali, Ulucciali, Lucciali, Eudji Ali, Occhialì, Kilic Ali Pasha) sul letto di morte, a 84 anni, ad Algeri, di cui era beylerbey, prima di presentarsi a Dio o ad Allah. D’altra parte, la rivoluzione luterana aveva reso quasi abituale in Europa una cosa prima impensabile: cambiare religione.

Uccialì fu, dopo Kair-ad-Dihn (detto Barbarossa per via della tintura all’henné) e Dragut, il corsaro barbaresco più temuto, incubo delle coste mediterranee. Che conosceva benissimo, essendo calabrese. Si chiamava Giovan Dionigi Galeni. Figlio di due popolani e detto «il tignoso» per la malattia che gli aveva deturpato lo scalpo, aveva 18 anni nel 1536, quando un’incursione islamica gli uccise il padre e ridusse lui, suo fratello  e sua madre in schiavitù.

Era nato a Le Castella, località calabra vicina a Capo Rizzuto, dove oggi un monumento lo ricorda (c’è da vantarsene? boh). Mariella Mafrici, nel suo libro Uccialì. Dalla Croce alla Mezzaluna. Un grande ammiraglio ottomano nel Mediterraneo del Cinquecento (Rubbettino, pp. 136, €. 14), racconta che non vide mai più sua madre, che pure, anni dopo, poté tornare al paese. Con lui fu preso schiavo anche il suo fratellino, che poi si farà musulmano anche lui e vivrà nell’agiatezza all’ombra dei successi del fratellone.

Per Giovan Dionigi furono anni di remo e catene, prima di entrare nelle grazie di Ja’far Pascià e passare alla casa di costui come schiavo domestico. Riuscì a farsi benvolere anche dalla moglie del padrone, la quale aveva in casa due altri schiavi cristiani, un siciliano e un napoletano. Un alterco con quest’ultimo, e la vita di Giovan Dionigi cambiò ancora una volta: assestò un cazzotto al rivale e questi ci restò secco. La prospettiva era la condanna a morte, a meno che… Fu così che Giovan Dionigi Galeni pronunciò la shahada e divenne Uccialì Fartax, il Rinnegato Tignoso.

I padroni quel punto gli diedero anche la figlia Bracaduna in moglie e lui, turbante in testa a nascondere la tigna, cominciò a guadagnarsi il pane con la guerra da corsa contro gli ex compaesani. In effetti, l’islam permetteva una carriera che nella cristianità difficilmente avrebbe potuto fare; una carriera di razziatore assassino, sì, ma sempre carriera. Notizie su di lui ce le dà anche Miguel Cervantes, che dopo aver partecipato alla battaglia di Lepanto finì prigioniero proprio ad Algeri. Quando la pace tra Filippo II di Spagna e Enrico II di Francia pose fine all’«empia alleanza» stipulata da Francesco I (in guerra contro Carlo V) e Solimano il Magnifico, alleanza anti-imperiale che aveva visto non poche volte navi francesi partecipare agli attacchi ottomani contro le coste cristiane, segnò, sì, il defilarsi dei turchi nel Mediterraneo, ma sottobanco era un via libera ai barbareschi, che continuarono peggio di prima ad assalire convogli e città costiere.

Il patto «empio» tra Francia e Sublime Porta era scattato quando, eletto Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero, la Francia si era trovata di fatto circondata dall’Asburgo. E fu guerra senza quartiere. Francesco I, fatto prigioniero a Pavia, chiese aiuto al Sultano affinché attaccasse da Oriente l’Impero. Solimano non se la sentì, però i barbareschi accettarono l’offerta di usare Tolone come base di rifornimento. E al saccheggio islamico di Nizza, savoiarda, prese parte una squadra francese. Ovviamente, a Lepanto nel 1571 i francesi non parteciparono, così come i protestanti. Chi vi si arruolò in nome della religione lo fece su base volontaria.

Torniamo a Uccialì. Morto nel 1546 il Barbarossa, fu Dragut a continuarne l’opera. «Astuto, spietato, crudele, tanto da essere definito ‘spada nuda dell’Islam’», Dragut era beylerbey di Tripoli. E Uccialì era il suo braccio destro. Al disastro turco di Lepanto quest’ultimo fu l’unico ammiraglio islamico a scampare, e con la sua squadra quasi intera. «Occhialì» il Tignoso continuò a infestare le coste cristiane fino alla morte.

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