All’Africa servono tecnici, non sciacquine

Tratto da La Verità – 13 maggio 2020

Al continente nero manca personale esperto: medici, infermieri, gente competente. Per tutto il resto, la popolazione locale può tranquillamente fare da sola senza l’aiuto di «volenterosi», desiderosi solo di coccolare il proprio ego.

Silvana De Mari

Silvana De Mari ha pubblicato su Facebook un intervento video sul caso del sequestro di Silvia Romano. In poche ore, quel filmato è diventato virale, ottenendo centinaia di migliaia di visualizzazioni e, come prevedibile, suscitando anche polemiche. In questo articolo, la nostra collaboratrice ri­prende e dettaglia il suo pensiero.

Sono andata in Etiopia, nella bellissima regione del Sidamo, nel 1986 e sonoandata perché sono un chirurgo e mancavano chirurghi. In Africa mancano i tecnici. In compenso, l’Africa è piena di africani che sono in grado di fare moltissime cose. Ci sono moltissimi africani e africane che sarebbero magnificamente in grado di badare a un orfanotrofio se qualcuno desse loro la possibilità economica di farlo.

Una persona che vada ad accudire un orfanotrofio, dimostra un grandissimo razzismo: mostra dì pensare che nessuna donna africana sia in grado di fare un lavoro altrettanto buono. Gli africani fanno questi lavori meglio degli europei perché loro conoscono il posto.

Se siete capaci di amputare un arto, se siete capaci di seguire un parto, se siete capaci di scavare un pozzo, cioè se siete medici, chirurghi, ostetriche,veterinari o ingegneri anche infermieri professionali, allora se andate nel terzo mondo siete dei soccorritori. Perché siete tecnici e andate in un luogo dove non ci sono tecnici a sufficienza.

Se non sapete fare nessuna di queste cose, non siete soccorritori, ma siete sciacquine, termine onomatopeico con cui si indicano individui, prevalentemente di sesso femminile, a competenza zero che, con il loto zainetto e il cellulare per farsi il selfìe, se ne vanno per il mondo convinti che il mondo sia il loro posto Erasmus.

Se non avete capacità tecniche, se non sapete amputare un arto, seguire un parto, scavare un pozzo, l’unico motivo per cui state andando in Africa è ingrassare il vostro ego (=io) evidentemente macilento, con il selfie con il bambino africano.

Selfie che sarà un vantaggio per voi, ma non per lui, che sarebbe stato molto meglio accudito se i quattrini usati per pagare la vostra trasferta fossero stati usati per pagare una vera infermiera africana.

In Italia, abbiamo avuto per anni la tragedia dei sequestri, dalla metà degli anni Settanta alla metà degli anni Ottanta. Furono rapite in cambio della richiesta di un riscatto 489 persone, le regioni più coinvolte furono la Lombardia, la Calabria e la Sardegna.

Gli autori furono criminali comuni, criminali strutturati, mafia e ‘ndrangheta, e l’Anonima sarda, molto legata al territorio e quasi tribale. La ‘ndrangheta usò la Calabria come custodia degli ostaggi, così da arricchire anche i locali. Il rapimento più famoso fu quello di PaulGetty, 3 milioni di dollari ottenuti amputando un orecchio dell’ostaggio.

Il ciclo dei sequestri di persona si chiuse nel 1993, quando fu approvata la legge sul blocco dei beni delle famiglie degli ostaggi. Il concetto era: qualsiasi cosa succeda, anche se ti rimandano il tuo congiunto a pezzi, non puoi pagare il riscatto. Se qualcuno, nonostante il blocco dei beni, cercava di pagare, c’era l’imputazione di concorso in sequestro di persona.

Quella legge pose fine allo scempio. Fino a quando questa legge non rese il rapimento un’impresa fallimentare, tutti gli italiani erano in pericolo, non solo quegli abbienti. Chiunque poteva essere rapito, per poi chiedere un riscatto dato che si sarebbe fatta una colletta disperata.

Facciamo immediatamente questa legge, anzi dato che la legge c’è già applichiamola anche ai rapimenti internazionali. È assolutamente incomprensibile, oltre che ignobilmente razzista, il fatto che, se una persona è rapita sul suolo italiano, non viene pagato riscatto e viene impedito alla famiglia di pagarlo e invece se una persona è rapita all’estero, addirittura lo Stato si impegna a pagare.

Applichiamo queste leggi così da chiarire alla sciacquina di turno, andata in giro per il mondo che, se le cose vanno male, il popolo italiano, non le pagherà la vacanza studi perché lei se ne torni a casa ingrassata, abbronzata e lietamente avvolta nel suo telo islamico.

Questo fiume di denaro è state sottratto al popolo italiano dove imprenditori sì suicidano e disoccupati pure e dove mancano sempre di più i fondi per le oncologie pediatriche e va invece ad aumentare le file dei più squilibrati terroristi.

Lo Stato italiano è diventato il bancomat dei terroristi. Quante persone verranno assassinate, quante chiese verranno bruciate o fatte saltare con i fedeli, dentro, quanti commando terroristici saranno armati con il riscatto della sciacquino di turno?

Ci sono stati altri ostaggi: i marinai italiani, in maggioranza procidani, rimasti mesi se non anni in pugno alla pirateria somala, di cui non è mai importato un fico a nessuno: erano banali maschi che stavano banalmente mantenendo le famiglie,

È la sciacquina che riscalda i cuori, ovviamente, perché mica si può lasciare una donna, spesso giovane, in mano a non si sa chi, ma proprio per la maggiore fragilità del loro essere, le donne e soprattutto quelle giovani, sono inadatte ad andare a mettersi in pericolo.

Un pericolo assolutamente inutile, trattandosi di individui privi di qualsiasi competenza, un rischio inutile che serve solo a pagare i riscatti quando, guarda un po’, il rapimento puntualmente avviene.

Per coloro che non l’avessero chiara in mente, dò la definizione di ONG: insieme di tizi disoccupati e incapaci di superare un concorso o di procurarsi da soli altro mezzo di sostentamento che, grazie al trucco del volontariato riescono a farsi mantenere con denaro pubblico.

Lo Stato italiano ha salvato una sua cittadina. Con quel riscatto, sicuramente moriranno centinaia forse migliaia dì africani grazie all’incentivo al terrorismo. Evidentemente la loro vita vale meno* dì quella della ragazza bianca portata in salvo. Con le folli cifre spese avremmo potuto riscattare migliaia di bambini del Burkina-Faso che lavorano e muoiono nelle miniere. Nessuno di loro raggiungerà mai i 15 anni.

Con le stesse cifre, avremmo potuto pagare centinaia di corsi di infermiera professionale a ragazze africane, centinaia dì lauree, in medicina ostetrica. Abbiamo invece sovvenzionato il terrorismo.

Le nazioni africane ringraziano commosse. Ed anche quelle asiatiche. Con il denaro del riscatto della sciacquina di turno andata a portare la sua clamorosa incompetenza, e il suo zainetto in Africa, Iraq e Siria, abbiamo rafforzato la guerra, abbiamo rafforzato il dolore, abbiamo aumentato la morte; abbiamo incentivato la sopraffazione degli africani.

Grazie a noi i terroristi che martirizzano le loro terre sono molto più forti e molto più armati. Le valorose fanciulle che, tutte, si sono esibite nella eroica impresa di «adesso ti faccio vedere come ingrassa un’italiana», per tornare pasciute e avvolte in teli islamici sempre trionfanti e giulive, non erano soccorritori in quanto prive di competenze.

Bizzarro quanto tutte siano state così poco traumatizzate dal rapimento. Le storie della detenzione dei marinai procidani sono puro orrore, nessuno di loro ha portato con sé un felice e tenero ricordo dei rapitori.

Sia fatta immediatamente una legge che blocca il riscatto di qualsiasi italiano rapito all’estero, come in Italia. Se non facciamo questa legge, sottoponiamo a un rischio enorme tutti gli italiani che sono fuori dal confine; molti di loro per motivi seri, per lavoro o per motivi dì vera solidarietà.

Uno Stato serio non finanzia il terrorismo. Uno Stato serio non tratta con i criminali. Mai. E le sciacquine,se ne restino a casa. La loro pagina Facebook resterà priva del selfìe col bambino africano ma il mondo sarà un posto migliore, con un po’ di terrorismo in meno, con un po’ di arbitrio in meno, con qualche africano assassinato in meno, con qualche disoccupato in meno che si suicida.

Nel 2003 in Somalia è stata assassinata, la suora laica Annotata Tonelli: probabilmente, come i 147 ragazzi del 2015 si era rifiutata di convertirsi. È tornata da sola: nessuno ha accolto la sua bara. Un paese che esalta la viltà e l’irresponsabilità come virtù è troppo imbarazzato davanti alla coerenza e al coraggio: capisco perfettamente la vigliaccheria, è comprensibile. L’ammirazione per la vigliaccheria invece mi sfugge.

Il trattare Silvia Romano come un’eroina, mentre lei fa lo spot del terrorismo islamico più sanguinario, sarà pagato da migliaia di vite distrutte da quel denaro. L’indifferenza davanti a questo mi lascia senza parole.

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