Massoneria e nuove religioni (2)

Relazione presentata al Convegno

«Massoneria, cattolici e cultura: che dire,

Barza d’Ispra (Varese), 13 – 14 marzo 1999

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di Andrea Menegotto

5. Massoneria e nuovi movimenti religiosi 

Se il sottofondo del relativismo è ciò che lega in maniera più diretta la massoneria alle nuove religioni, non si può negare che intercorra anche qualche rapporto, documentabile storicamente, fra la massoneria e i nuovi movimenti religiosi, in particolare quelli sorti negli Stati Uniti d’America nell’Ottocento.

E’ innegabile che la cultura e lo stile di pensiero massonico, un insieme di temi, idee, valori e simboli sono entrati a far parte della religiosità americana del diciannovesimo secolo. A questi hanno talvolta attinto i fondatori dei nuovi movimenti religiosi, che in seguito hanno elaborato sintesi originali.

In questo senso, esiste un rapporto fra la massoneria e le nuove religioni americane nate nell’Ottocento, anche se è opportuno sottolineare che questo legame non va esagerato perché, accanto a momenti di incontro in cui qualche tema massonico può aver influenzato la dottrina o la prassi di alcuni gruppi, si notano anche decisi momenti di conflitto.

Oltretutto, i nuovi movimenti religiosi paiono in vari casi offrire di fronte al relativismo un’opzione completamente opposta rispetto a quella massonica, in quanto alcuni di essi tendono – come abbiamo visto – a presentarsi come «isole protette» in cui chi aderisce al gruppo può trovare rifugio nell’ascolto di un’unica «verità» che si oppone e diventa totalizzante rispetto alla pluralità di messaggi discordi che offre la società complessa.

Per mettere in luce i rapporti che talvolta sono intercorsi fra massoneria e nuovi movimenti religiosi, è possibile prendere in considerazione due casi di movimenti sorti in America nel diciannovesimo secolo: i mormoni e i testimoni di Geova. Per entrambi i gruppi daremo solo pochi dettagli di carattere informativo, premurandoci di rimandare per necessari approfondimenti ai contributi di due esperti, Michael W. Homer [22] – per il mormonismo – e don Ernesto Zucchini [23] – per il geovismo -, raccolti nel volume interdisciplinare del CESNUR (a cura di Massimo Introvigne). Massoneria e religioni, edito dalla Elle Di Ci (Leumann – Torino 1994).

A. Mormonismo e massoneria. La massoneria inglese fu introdotta nel Nord America pochi anni dopo la fondazione della Gran Loggia di Londra nel 1717. Nel frattempo, la Gran Loggia degli Antiens (risultato di uno scisma in Inghilterra) concedeva patenti in America ad alcune Gran Logge Provinciali, che nella maggior parte non venivano registrate dalla Gran Loggia di Londra.

Nella biografia del fondatore dei mormoni, Joseph Smith (1805-1844) si può notare il passaggio da un iniziale anti-massonismo – all’epoca assai diffuso negli Stati Uniti d’America – a una graduale accettazione della massoneria, fino all’iniziazione nel 1842. Dall’epoca della fondazione della Chiesa mormone (1830), i mormoni hanno considerato la massoneria come il risultato di un’apostasia da una originaria e valida rivelazione divina.

La massoneria, nelle sue leggende e nelle sue pratiche, manteneva alcune verità originarie, ma occorreva una restaurazione della verità iniziale attraverso una nuova rivelazione. I mormoni vedono tale nuova rivelazione nel Libro di Mormon, che rappresentava il compimento delle leggende massoniche sulle «tavole triangolari» [24], sulla loro traduzione e sulla rivelazione del vero nome di Dio. Dal punto di vista rituale, i mormoni interpretavano la cerimonia del Tempio come una restaurazione del rito massonico degenerato.

Il fatto che i primi mormoni partecipassero alla massoneria era interpretato come una preparazione a ricevere la «pienezza del Vangelo» nella Chiesa mormone, ma dopo la morte del fondatore non si ritenne più necessario che i mormoni avessero rapporti con la massoneria e una volta che i mormoni giunsero nello Utah, si sviluppò una dura battaglia verbale intorno all’origine e al significato delle due istituzioni fra questi ultimi e i massoni. Mentre si afferma spesso che la massoneria ammette nelle sue fila tutti gli uomini senza distinzione di religione, un’eccezione esisteva proprio nello Utah per i fedeli mormoni, nei cui confronti il rifiuto dell’affiliazione da parte della massoneria è stato revocato soltanto nel 1984.

Come si discute molto circa le origini della massoneria, così lo studio dei rapporti fra mormonismo e massoneria continua ad essere un terreno estremamente fertile e dibattuto; se solo consideriamo gli scritti di alcuni interpreti del Libro di Mormon – sia contemporanei allo stesso che più recenti – ci accorgiamo di una pluralità di interpretazioni per cui se per alcuni il Libro di Mormon può essere considerato il testo anti-massonico per eccellenza, altri fanno notare la presenza nello stesso di riferimenti piuttosto espliciti a temi presenti nelle leggende massoniche. Questo dato, in fondo, è solo l’indicatore del molto lavoro che rimane agli storici relativamente a questo argomento.

B. Geovismo e massoneria Per quanto riguarda i rapporti fra geovismo e massoneria, sempre procedendo in maniera sintetica, si possono individuare alcune linee fondamentali che risultano da un esame della storia e dei testi geovisti.

1. Il personaggio che si trova alle origini dei testimoni di Geova, il pastore Charles Taze Russell (1852-1916), ebbe certamente familiarità con i simboli e con il linguaggio massonico. Se la questione di una sua effettiva affiliazione alla massoneria rimane dubbia, è comunque evidente che Russell aveva frequentato un ambiente dove la massoneria era comune e diffusa.

2. Alcune idee e simboli accomunano i predecessori dei testimoni di Geova, gli Studenti Biblici [25], e la massoneria del loro tempo. Anche se in seguito – precisamente dai primi anni della presidenza di Joseph Franklin Rutherford (presidente dal 1916 al 1942) – i testimoni di Geova rifiutano la croce come simbolo «pagano» e affermano che Gesù sarebbe in realtà morto appeso a un «palo», il fondatore utilizzò per vari anni sulle copertine della «Torre di Guardia» [26], espose pubblicamente e nel suo studio il simbolo della corona al cui interno si trova una croce.

Si tratta di una rielaborazione tardo-settecentesca o ottocentesca di simboli medievali utilizzata dai Templari massonici americani. Questo simbolo è tuttora utilizzato sia dai Cavalieri Templari massonici che da gruppi scismatici detti «russelliti», che si oppongono agli attuali testimoni di Geova, da cui si separarono negli anni della seconda presidenza, non accogliendo le innovazioni di Rutherford.

Inoltre, Russell per tutta la vita si interessò delle speculazioni esoteriche sulla Grande Piramide, che si pensava costruita su istruzioni di Dio forse da Melchisedec. Anche i riferimenti alla Grande Piramide nella dottrina geovista saranno espunti da Rutherford, ma si trovano ancora oggi nella dottrina di alcuni gruppi «russelliti».

Questi simboli, in ogni caso, non indicano in maniera univoca un riferimento alla massoneria, perché si trovano presenti anche in altri ambienti: la corona con la croce, infatti, è un simbolo di «crociata cristiana»  diffuso in ambienti protestanti evangelici ostili sia ai testimoni di Geova che ai massoni; il riferimento alla Grande Piramide, invece, si trova presente nell’Ottocento in ambienti esoterici sia massonici che non massonici.

E’ più significativo il fatto che Russell abbia voluto essere sepolto sotto una piramide – su cui era scolpita la corona con la croce – la cui punta era separata dal tronco da una linea continua, che ripete il tema dell’«occhio sopra la piramide» presente sul dollaro, un simbolo che ha origini tipicamente massoniche. Anche il tema del «nome di Dio», su cui insistono particolarmente i testimoni di Geova pare di derivazione massonica, in quanto è presente nei sistemi di «alti gradi» (successivi ai primi tre).

Con enfasi particolare si insiste sul nome di Dio nella massoneria dell’Arco Reale (attuale 7° grado del rito di York), dove prima viene comunicato il nome «Jah-Bul-On», che sta per «Jehovah-Baal-Osiride» a simboleggiare che il Dio a cui ci si rivolge è quello di tutte le religioni, e poi «Jehovah», il Dio della tradizione giudaico-cristiana, le cui quattro consonanti del nome avrebbero però un valore universale.

L’Arco Reale esisteva da cento anni quando Russell fondò gli Studenti Biblici, per cui egli potrebbe semplicemente avere attinto da qui il tema dell’importanza del nome divino. E’ pur vero, però, che ci furono anche teologi dell’ambiente protestante evangelico americano – a volte anti-massonico – che nell’Ottocento avevano reso popolare la tesi che Dio ha un nome che deve essere usato per salvarsi. Da essi – forse influenzati a loro volta dalla massoneria – derivano i cosiddetti «movimenti del Sacro Nome», certamente meno diffusi della massoneria, ma comunque presenti sul territorio americano.

3. Si può notare che all’epoca di Rutherford talvolta i testimoni di Geova paiono difendere la massoneria contro gli attacchi della Chiesa cattolica, del fascismo e del nazionalsocialismo; in questo sarebbe però sbagliato vedere qualcosa di più che una alleanza tattica, in quanto, contemporaneamente, i testimoni di Geova concludevano che la massoneria ha origini nel demonio [27].

Allo stesso modo, quando si afferma che la massoneria avrebbe favorito in chiave anti-cattolica il geovismo, oltre a non esserci di fatto prove decisive, non si può vedere in eventuali appoggi di questo tipo altro che una strategia massonica che approva proposte «alternative» rispetto al cattolicesimo. Infine, anche il sionismo di Russell non può essere bollato troppo frettolosamente come massonico perché, oltre al fatto che non tutte le correnti massoniche erano sioniste, un certo sionismo era tipico dei gruppi evangelici millenaristi, ostili alla massoneria.

4. Si può concludere notando che l’influenza della massoneria sulle origini dei testimoni di Geova non fu irrilevante, ma non deve neppure essere  esagerata, perché – al di là di elementi simbolici – i contenuti sono profondamente diversi. Dopo la morte di Charles Taze Russell, i suoi successori alla guida dell’organizzazione geovista hanno del resto preso la strada di un aperto anti-massonismo. Resta comunque da rilevare che la discussione circa i rapporti fra le origini del geovismo e la massoneria è estremamente importante, in quanto permette di inquadrare entrambe le realtà, seppure nella loro diversità, in un comune ambiente, che è quello della nuova religiosità, frutto importante – come abbiamo già più volte sottolineato – del moderno pluralismo [28].

6. Massoneria e nuovi movimenti magici

Non tutti i gruppi vagamente «spirituali» che raggiungono lo stadio di movimento possono essere definiti «nuovi movimenti religiosi»; alcuni infatti sono movimenti magici. La magia si differenzia dalla religione in quanto l’esperienza magica più che un’esperienza del divino è un’esperienza del potere, il contesto della magia e dei nuovi movimenti magici è dunque caratterizzato da una pretesa di appropriarsi e possedere con la volontà ciò che nell’esperienza religiosa può essere concepito solo come dono.

In questo senso il celebre fenomenologo delle religioni rumeno Mircea Eliade (1907-1986), distingueva opportunamente fra religione intesa come ierofania, cioè «esperienza del sacro» e magia intesa come cratofania , vale a «dire esperienza del potere». I nuovi movimenti magici si distinguono dalla magia popolare per la  struttura sociologica che li caratterizza e che presuppone l’esistenza di una gerarchia, una sede, un codice di comportamento ed un insieme di credenze che accomuna gli adepti. Tuttavia, non sono solo le caratteristiche tipologiche comuni dal punto di vista sociologico e dottrinale ad accomunare i vari nuovi movimenti magici, ma anche la loro particolare relazione con una parte della massoneria.

A. La “corrente calda” della massoneria. A partire dagli inizi del Settecento, ma forse anche da qualche decennio prima, una corrente della massoneria si è posta come ambiente di riferimento per quasi tutte le categorie di nuovi movimenti magici. Si tratta della cosiddetta «corrente calda», la cui origine va letta in relazione alla diffusione della massoneria in Francia e alla introduzione degli «alti gradi» della massoneria, che all’origine ne contava solo due (apprendista e compagno), a cui si aggiunse il terzo (quello di maestro) dal 1724.

Giocò un ruolo decisivo il cavaliere scozzese Andrè Michael de Ramsay (1686-1743), che nel suo Discours, pronunciato nel 1736, mira a propagandare la massoneria fra la nobiltà francese e perciò sostituisce all’origine storica muratoria un’origine leggendaria cavalleresca. Secondo l’autore del Discours i cavalieri della più alta nobiltà europea si sarebbero infiltrati nella corporazione massonica dal tempo delle Crociate, al fine di coltivare i propri interessi esoterici al riparo da occhi indiscreti.

Nell’ottica di Ramsay, la massoneria non sarebbe dunque una realtà nata fra semplici artigiani e muratori, ma una realtà cavalleresca. Sulla base di questa teoria – senza fondamento storico – vennero introdotti i sistemi di «alti gradi» che si aggiungevano ai primi tre, detti della massoneria «azzurra», che avevano effettivamente origine corporativa. In Germania i cavalieri di cui parlava Ramsay furono identificati con i Templari, che avrebbero proseguito segretamente la loro esistenza, dopo la soppressione del 1312, in un clima misterioso ed esoterico.

Non tutti i massoni europei però si entusiasmarono per le nuove leggende cavalleresche e templari; in particolare i più razionalisti temevano che gli «alti gradi» permettessero la prevalenza di temi esoterici e occultistici. I sostenitori degli «alti gradi» o della «corrente calda» più esoterica prevalsero al convento delle Gallie (tenutosi a Lione nel 1778) e, a livello internazionale, al convento di Wilhelmsbad (nel 1782) [29].

Con la Rivoluzione francese, però, i massoni della «corrente fredda» più razionalista ebbero la meglio, anche perché la stessa Rivoluzione vedeva vari di loro come protagonisti (mentre i più esoterici vennero perseguitati). In ogni caso, negli Stati Uniti la massoneria arrivò corredata degli «alti gradi» e a Charleston fu fondata la versione più nota del sistema in 33 gradi detto Rito Scozzese Antico e Accettato, diffusa in tutto il mondo grazie a Albert Pike (1809-1891).

Al di là dei dibattiti relativi alle due opposte correnti, si può comunque notare che, se prendiamo in considerazione le origini della massoneria «inglese», troviamo queste fortemente legate al tema della ricerca dei mitici Rosacroce e alle altre leggende a cui abbiamo accennato in apertura; dunque, si può rilevare che la massoneria, già dalla sua nascita, si colloca in un clima profondamente intriso di occultismo.

Sull’alternanza e sulla prevalenza della corrente razionalista («fredda») rispetto a quella occultista («calda») si è variamente dibattuto dal punto di vista storiografico, per concludere – secondo quella che allo stato attuale degli studi pare la tesi più attendibile – che la massoneria delle origini nacque spiritualista e interessata all’occultismo e patì poi l’assalto di elementi razionalistico-illuministi, che in alcuni paesi prevalsero fino ad alterare profondamente gli scopi originari dell’istituzione.

Per la precisione, è opportuno dire che alle origini della massoneria, e in particolare nel mito della fraternità rosicruciana, le due correnti in realtà si incontrarono e si intrecciarono in trame difficili da sciogliere: il mito dei Rosacroce, infatti – come abbiamo visto – ha anche una valenza politica relativamente al tentativo di colazione fra tutte le forze protestanti e «illuminate» europee contro la Chiesa cattolica, il Papato e gli Asburgo.

Se oggi, dunque, la corrente maggioritaria della massoneria è dichiaratamente ostile all’occultismo, alla magia e allo spiritismo e ha un orientamento di tipo razionalistico seppure espresso in termini simbolici, la maggior parte dei nuovi movimenti magici trovano la loro origine – direttamente o indirettamente (e senza bisogno di evocare alcuna «teoria del complotto», come diremo) – all’interno della «corrente calda» di carattere occultistico.

Alcuni sviluppi di questi movimenti sono stati poi riassorbiti in ambito massonico, mentre altri se ne sono allontanati. Per mettere meglio in luce i legami fra la «corrente calda» della massoneria e la realtà dei nuovi movimenti magici si rivelerà utile considerare brevemente le tre correnti in cui – secondo la classificazione proposta da Massimo Introvigne [30] – è possibile suddividere i nuovi movimenti magici [31].

B. Nuovi movimenti magici iniziatici, della magia cerimoniale, neo-stregonici e massoneria. La prima corrente di nuovi movimenti magici che dobbiamo considerare è quella della magia intesa in senso stretto. Essa è suddivisibile al suo interno in tre altre sottocategorie di movimenti: i gruppi della magia iniziatica, quelli della magia cerimoniale e, infine, i gruppi neo-stregonici.

1. Sono definiti iniziatici i movimenti che danno particolare importanza alla continuità di una catena di iniziazioni che si perpetua nel tempo. Fra questi vengono rubricati i gruppi rosicruciani, gli ordini pitagorici, le «grandi fraternità universali», il martinismo, il neo-templarismo, le chiese gnostiche e l’insieme di quei gruppi che la Loggia dei Quattro Coronati – specializzata in ricerche storiche e legata alla Gran Loggia d’Inghilterra – definisce come «massonerie di frangia».

Questi gruppi non sono semplicemente massonerie «irregolari» [32], in quanto affermano di interessarsi solo dei gradi superiori al terzo e dunque lasciano la giurisdizione sui gradi «azzurri» alla Gran Loggia Unita. Tuttavia, dal momento che si occupano di magia e occultismo, la loro ideologia si allontana notevolmente dallo spirito della massoneria «regolare», per cui le massonerie di frangia spesso finiscono anche per dotarsi di gradi azzurri propri e diventano quindi «irregolari».

Le obbedienze di frangia più diffuse adottano una simbologia che si ispira all’antico Egitto e costituiscono la famiglia (per la verità divisa in varie obbedienze rivali) delle massonerie «egiziane» – in cui il rito più diffuso è quello di Misraim (90 gradi) e di Memphis (92 gradi) –, che hanno come antecedente storico l’Alta massoneria egiziana creata da Cagliostro (1743 o 1749-1795). Benché i  gruppi della magia iniziatica vantino origini antichissime, essi sono nati all’interno della massoneria e i loro dirigenti sono nella maggioranza dei casi anche membri di organizzazioni massoniche.

2. Anche i gruppi della magia cerimoniale, che privilegiano gli aspetti tecnici e cerimoniali, hanno una relazione molto stretta con gli ambienti massonici. Il più famoso ordine di magia cerimoniale moderno, l’Ordine Ermetico della Golden Dawn trova le sue origini in tre maestri massoni – William Wynn Westcott, Samuel Liddell MacGregor Mathers e William Robert Woodman – e ha come luogo di incubazione la Societas Rosicruciana in Anglia, un organismo para-massonico [33].

I tre fondatori, insoddisfatti per la mancanza di interesse per l’occultismo che notano nella massoneria ufficiale di cui Westcott era un importante esponente, nel 1888 creano l’organizzazione. Il manoscritto cifrato su cui si fondava la Golden Dawn, attribuito falsamente ad ambienti rosicruciani tedeschi, con buona probabilità proveniva da ambienti massonico-rosicruciani inglesi.

Alla corrente della magia cerimoniale appartiene anche l’Ordo Templis Orientis (O.T.O.) [34], fondato da Carl Kellner (1850-1905), il quale era in contatto col mondo delle massonerie di frangia, dei Rosacroce e delle Chiese gnostiche. Alla morte del fondatore, nel 1905, prende la guida dell’O.T.O. Theodor Reuss, che era insieme capo dell’O.T.O., Gran Maestro per la Germania e l’Austria di una delle branche del rito di Memphis e Misram ed esponente di altre massonerie di frangia.

Inoltre, Reuss derivava in parte la sua eventuale autorità «massonica» da Westcott, che lo aveva autorizzato a fondare una società rosicruciana in Germania. Nel 1911 l’O.T.O. entrò in contatto con Aleister Crowley (1875-1947), nella cui figura si consumò l’incontro tra magia cerimoniale inglese e tedesca. In concorrenza con l’O.T.O. e la Golden Dawn è la scuola di Dion Fortune (1890-1964), che non ha meno legami col mondo massonico.

Evidentemente, il divieto per le donne di entrare in loggia, impedì a Dion Fortune e alla sua «figlia magica» Christine Hartley di entrare nella massoneria regolare. Così le due donne passarono alla Co-massoneria, un’organizzazione mista e – ovviamente – irregolare, della cui dirigenza si era impadronita la Società Teosofica. Il partner magico di Christine Hartley, Charles Seymour, essendo stato per molti anni nella massoneria, portò al movimento di Dion Fortune – la Society of the Inner Light -tutta una serie di elementi rituali derivati direttamente dal lavoro di loggia.

E’ probabile che questi abbia conosciuto attraverso la massoneria delle colonie inglesi Theodore Moriarty, che non solo era un esperto di etichetta e bon ton massonico, ma anche il maestro di Dion Fortune, di cui talora la stessa si è limitata a trascrivere gli insegnamenti, diffusi attraverso la figura letteraria del Dottor Taverner.

3. Anche la Wicca o neo-stregoneria è collegata al mondo massonico da legami piuttosto evidenti, benché sia stata presentata dal suo principale iniziatore, lo scrittore inglese Gerald Gardner (1884-1964), come la continuazione di una tradizione precristiana da sempre conservata nelle campagne inglesi e di altri paesi. Innanzitutto, è possibile individuare un legame indiretto tra la Wicca e la massoneria, in quanto molti riti della Wicca, almeno in una prima versione, derivano dal mondo della magia cerimoniale (a sua volta collegato alla «corrente calda» della massoneria).

E’ poi individuabile una relazione diretta, dal momento che Gardner era un massone a aveva conosciuto la massoneria nelle colonie (come Moriarty e Seymour) e dunque non è casuale il fatto che sussista una somiglianza fra i tre gradi iniziatici della neo-stregoneria e i primi tre massonici.

C. Spiritismo e massoneria Se passiamo dagli ambiti più propriamente «magici» allo spiritismo, ci accorgiamo che i legami fra questo mondo e la «corrente calda» della massoneria sono importanti e numerosi. Ne ricorderemo, a titolo esemplificativo, solo qualcuno dei principali. Innanzitutto, vale la pena di sottolineare che i rapporti con la massoneria del medico svevo Franz Anton Mesmer (1734-1815), fondatore della teoria del «magnetismo universale» e padre dello spiritismo inteso nel senso moderno del termine, sono ampiamente documentabili.

A Parigi lo stesso Mesmer fonda una massoneria di frangia, la Società dell’Armonia Universale, dove si riuniscono i suoi amici. Essa entra subito in contrasto con la massoneria ufficiale e regolare del Grande Oriente. Una ipotesi sulla condanna del mesmerismo da parte della Commissione Reale francese nel 1784 afferma che il motivo di questa sia da individuare nella gelosia del Grande Oriente che temeva la concorrenza di Mesmer. Di questa Commissione, in effetti, faceva parte Guillotin, un dirigente del Grande Oriente, destinato a passare alla storia come l’inventore della ghigliottina.

Un altro dato interessante circa i rapporti fra massoneria e spiritismo può essere visto – limitatamente all’Italia – nel fatto che l’eminente massone Vincenzo Scarpa (prima segretario di Cavour e poi principe di Carignano), che utilizzava lo pseudonimo di Niceforo Filalete, fu per oltre trent’anni direttore della rivista «Annali dello spiritismo».

Inoltre, Giuseppe Garibaldi, di cui è noto il ruolo nella vicende massoniche italiane, accettò nel 1863 la presidenza onoraria di una società spiritica italiana. Il nome di Garibaldi non deve stupire, in quanto fra il mondo politico radicale e anticlericale e lo spiritismo c’è per gran parte del diciannovesimo secolo una continua simbiosi. Lo spiritismo, in effetti, ha tratto le sue idee di «armonia universale» e di «progresso indefinito» dal mondo politico radicale e socialista.

D. Satanismo e massoneria Infine, se passiamo all’ultima corrente dei nuovi movimenti magici  – il satanismo – ci si accorge che, anche in questo caso, fra il fenomeno in questione e la massoneria esiste una relazione diretta e una relazione indiretta. E’ certo un errore grossolano confondere la magia cerimoniale – anche quella crowleyana – con il satanismo, ma considerando i rituali dei gruppi satanisti moderni, si nota chiaramente una derivazione dalla magia cerimoniale. Inoltre, non mancano neppure fili diretti che mostrano l’attrazione vicendevole fra la massoneria e il satanismo; anche la massoneria, certo nella sua corrente occultista (sia nel diciannovesimo che nel ventesimo secolo), ha mostrato talvolta l’attrazione per l’evocazione di spiriti non sempre benevoli.

E. Un complotto massonico? L’esame dei rapporti fra massoneria e nuovi movimenti magici, di cui ci siamo occupati, potrebbe condurre – come di fatto ha condotto alcuni – a pensare ad un «complotto massonico», sviluppatosi dal Settecento in avanti, che avrebbe lo scopo di diffondere i nuovi movimenti magici in genere, la neo-stregoneria, lo spiritismo e il satanismo. Di fatto, una teoria del complotto «benevolo» è diffusa all’interno del pensiero degli stessi nuovi movimenti magici, che ovviamente intendono l’opera di diffusione dell’occultismo come un bene per l’umanità.

Gli oppositori della massoneria e dell’occultismo, sostenitori della teoria del complotto, spesso sono indotti a rivolgersi a ex-massoni ed ex-esoteristi per arricchire le loro informazioni. Talvolta si sono rivolti anche ad esoteristi in attività, da qui l’ambigua collaborazione di René Guénon alla pubblicistica cattolica anti-massonica. Il caso Taxil, poi, appare particolarmente clamoroso. Léo Taxil (1854-1907) era un massone che dichiarò di essersi convertito al cattolicesimo e incominciò (per ben due anni) a pubblicare testi e tenere conferenze ricchi di rivelazioni sulla massoneria e sui suoi legami satanici.

La sua opera suscitò parecchio interesse negli ambienti cattolici francesi, finché il lunedì di Pasqua del 1897, durante un’affollatissima conferenza Taxil dichiarò di essere rimasto massone e di aver semplicemente voluto burlarsi dei cattolici. Per la verità, egli non aveva rivelato – ne fosse lui consapevole o meno – solo menzogne, ma anche elementi di verità, così come ci dimostrano altre fonti.

Una teoria del «complotto massonico» non sembra in ogni caso sostenibile anche perché non è possibile una ricostruzione unitaria delle azioni, degli influssi e della storia di tutte quelle organizzazioni che si qualificano come «massoniche». Resta comunque come dato degno di rilievo dal punto di vista storico e sociologico la funzione della «corrente calda» della massoneria come luogo di origine, di sviluppo e di interscambio dei nuovi movimenti magici.

7. La massoneria è una «setta»?

Avviandoci verso la conclusione, per cercare di meglio definire la natura dell’organizzazione massonica all’interno della galassia neo-religiosa, prendiamo spunto da un articolo firmato da Giembi presente sul sito Internet della Gran Loggia d’Italia (Palazzo Vitelleschi) – Regione Toscana dal titolo «La Massoneria e le “Sette”» [35].

In esso l’autore fa notare che spesso la massoneria è assimilata ad una «setta» e perciò le sono attribuite qualità negative. In seguito cerca di dare una definizione della massoneria attuale, partendo dai suoi intenti e dalle sue caratteristiche e idee fondamentali che si sono via via precisate nella storia.

Segue una disquisizione storica ed etimologica – peraltro ampiamente condivisibile – circa il termine «setta» che, come si premura di mettere in luce il Giembi, di per sé ha una valenza neutra e non rimanda a un significato negativo, che però spesso di fatto assume. L’articolo quindi inquadra l’attribuzione del termine «setta» alla massoneria come una manovra atta a screditare e ad attaccare l’istituzione in modo fantasioso.

Resta aperta la possibilità – sempre secondo l’autore dell’articolo – di parlare di «setta» in riferimento alla massoneria nel senso che essa rappresenta una élite, una minoranza, un gruppo di pochi, di «diversi» che, attraverso un percorso libero ed educativo (non certo una dottrina), camminano per diventare  migliori. La «settarietà» sarebbe dunque una caratteristica moralmente qualificante e non degradante della massoneria.

L’articolo in questione – come abbiamo già evidenziato – , si trova sul sito Internet della Gran Loggia d’Italia della Regione Toscana; per essere meglio compreso richiede senza dubbio di essere inquadrato nel contesto giuridico in cui si colloca. Massimo della Campa e  Giorgio Galli ci informano che «Nel 1994 il Consiglio Regionale della Toscana deliberò la decadenza dal loro incarico di amministratori massoni di nomina regionale che non avevano dichiarato la loro appartenenza alla massoneria» [36].

A ciò si aggiunga che una legge regionale delle Marche del 5 agosto 1996, prevede (articolo 5) che i candidati a certe cariche devono dichiarare di non appartenere a logge massoniche. Alla luce di questo, il testo assume fra le altre cose, un tono apologetico, in quanto mira a svincolare la massoneria dall’accusa di essere un’organizzazione «settaria» in senso negativo, cioè nociva e pericolosa.

Al di là di ciò, comunque, l’articolo di Giembi ci permettere di cogliere un punto di vista massonico, almeno quello della Gran Loggia d’Italia che, sarà bene ricordarlo, trasgredisce le Costituzioni di Anderson – a differenza dell’altra obbedienza italiana, il Grande Oriente – ammettendo in loggia anche le donne.

Se passiamo in rassegna vari testi e anche i documenti magisteriali sulla massoneria, ci accorgiamo che anche alcuni di questi utilizzano, senza dubbio sottolineando la negatività della massoneria, l’espressione «setta massonica». E’ questo il caso, ad esempio, dell’Enciclica del Sommo Pontefice Papa Leone XIII Humanum genus, che porta la data del 1884. La Dichiarazione sulla massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1983 usa invece in maniera appropriata – dato che la nozione di «setta» ha ormai assunto nella vulgata un significato ampiamente dispregiativo che non aveva anni addietro – l’espressione «associazioni massoniche».

La nozione di «setta» è nata nella sociologia della religione tedesca alla fine del secolo scorso con Max Weber (1864-1920), per indicare le dissidenze religiose che si separavano dalle Chiese cristiane stabilite per costituire «Chiese libere» a cui non si aderiva per tradizione o per nascita ma per una scelta volontaria di dissidenza. Così inteso, il termine da una parte non aveva l’attuale senso peggiorativo, dall’altra non pretendeva di trovare applicazioni fuori dell’ambito cristiano. Oggi la parola «setta» è entrata nell’uso comune con una connotazione peggiorativa per indicare un movimento religioso minoritario che si trova in una situazione di conflitto con la società e con le Chiese e religioni maggioritarie, e a cui vengono rimproverate violazioni della legge o almeno dell’etica comune.

Così inteso il termine «setta» si è però ridotto ad un significato puramente polemico, ed è privo di qualsiasi contenuto scientifico. Per questo l’uso scientifico – e anche la terminologia adottata da vari Documenti magisteriali – tende ad evitarlo, sostituendo l’espressione «sette» con quella di «nuovi movimenti religiosi» (abbreviato in NMR), salvo riservare l’espressione «nuove religioni» per quei gruppi che non possono più essere considerati piccoli o minoritari perché contano milioni di aderenti, come i Mormoni e i Testimoni di Geova.

Il Cardinal Francis Arinze nella relazione generale del Concistoro straordinario del 1991, La sfida delle sette o nuovi movimenti religiosi: un approccio pastorale, sottolinea che: «Finché non vi sarà una terminologia universalmente accettata, dobbiamo cercare di adottare un termine che sia il più imparziale e preciso possibile. Un simile termine dovrebbe trattare questi movimenti con rispetto e verità e inoltre evitare di attribuire a tutti loro in maniera collettiva gli aspetti negativi che possono riscontrarsi solo in alcuni» [37]. Per questo il documento usa «in generale il termine “nuovi movimenti religiosi” (abbreviato in NMR) perché è neutrale e abbastanza generale» [38].

Relativamente alla massoneria, il problema dal nostro punto di vista e grazie alle premesse che abbiamo posto può essere rapidamente superato: se il Giembi, facendo leva sulla derivazione etimologica del vocabolo «setta» dal latino «secare», giunge a dire che la massoneria può essere intesa come «setta» in quanto è una èlite, una «minoranza di individui che  non condivide le idee della maggioranza», dal canto nostro abbiamo rilevato innanzitutto che la massoneria non è un nuovo movimento religioso, ma piuttosto abbiamo individuato in essa una risposta al relativismo dottrinale moderno che va ancora nel senso del relativismo e di questo diventa organizzatrice sociale.

La risposta massonica è dunque, almeno secondo la nostra proposta tipologica, decisamente di segno opposto rispetto a quella dei nuovi movimenti religiosi che adottano un atteggiamento «settario» tout court rifugiandosi nell’ascolto selettivo di un messaggio e fuggendo dal mondo. Oltretutto, nel nostro mondo post-moderno, ad essere una «minoranza di individui che non condivide le idee della maggioranza» non è di certo chi – come il massone – adotta il relativismo come suo stile di pensiero, ma piuttosto chi pensa e annuncia che esiste una Verità «più vera» delle altre.

8. Per concludere

Le considerazioni appena svolte ci permettono di tornare per una conclusione al nocciolo della questione relativa ai legami fra massoneria e nuove religioni. Se – come abbiamo fatto – è certo possibile evidenziare dal punto di vista storico alcuni legami esistenti fra la massoneria e i nuovi movimenti religiosi e magici, è senza dubbio fondamentale individuare nel relativismo la trama sottostante la massoneria e i vari fenomeni della nuova religiosità.

Il relativismo e il pluralismo dottrinale rappresentano l’esito di un processo storico e sociologico che è riconducibile – dal punto di vista della galassia neo-religiosa – a una sorta di circolo vizioso. Infatti, mentre da un lato i fenomeni della nuova religiosità (in cui, come abbiamo specificato, in senso lato includiamo anche la massoneria) sono il frutto di tale processo, dall’altro varie realtà classificabili fra questi fenomeni  sono potenti motori di relativismo e di pluralismo dottrinale.

Il problema del relativismo si inquadra nel tema più generale del secolare processo di progressivo allontanamento dalla Verità cattolica. Questo processo ha visto e vede tuttora nella massoneria uno dei suoi agenti principali. L’Enciclica Humanum genus  afferma che «[la massoneria] ha come l’ultimo e il principale dei suoi intenti, quello di distruggere dalle fondamenta  tutto l’ordine religioso e sociale nato dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio, che tragga fondamenti e norme dal naturalismo».

Senza la necessità di evocare «teorie del complotto» che si rivelerebbero indimostrabili o infondate, nella massoneria, così come nel processo «rivoluzionario» di allontanamento dalla Verità cattolica che si esprime nella galassia neo-religiosa,  è possibile individuare il segno evidente della confusione dottrinale e culturale tipica del mondo moderno e post-moderno. La presenza di confusione e difficoltà notevoli nel campo dell’Evangelizzazione portano certamente ad affermare – così come ha fatto il Cardinal Francis Arinze in occasione del già ricordato Concistoro straordinario –, attingendo dall’espressione evangelica, che «un nemico ha fatto tutto questo» [39].

Di fronte alla massoneria, dunque, si consuma parte di quella lotta drammatica che la Chiesa cattolica è chiamata ad affrontare: la lotta fra «Rivoluzione» e «Controrivoluzione», cioè restaurazione della Verità di Cristo e della Chiesa in un mondo che da esse si è allontanato. Comprendere le dinamiche storiche, sociali e culturali del processo «rivoluzionario» è il passo preliminare e fondamentale per poterlo affrontare opponendo ad esso la grande impresa della Nuova Evangelizzazione.

All’inizio del terzo millennio risuona ancora più che mai attuale l’imperativo di Cristo: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni» [40].

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