Come essere cattolici controrivoluzionari, oggi

Duc in Altum 16 maggio 2026

Aldo Maria Valli

Cari amici di “Duc in altum”, voglio ritornare su un argomento che mi sta a cuore e che, a mio avviso, è sempre più attuale e urgente. Tempo fa, in un articolo dedicato alla situazione nella Chiesa, l’avevo riassunto con questo titolo: “Non è solo una crisi, è una rivoluzione. Ecco perché per essere cattolici occorre essere controrivoluzionari”.

Solo una decina di anni fa non avrei mai pensato di utilizzare l’aggettivo “controrivoluzionario” per rappresentare nel modo più adeguato che cosa deve essere oggi un cattolico degno di questo nome. Ma la Rivoluzione nel frattempo è andata avanti a grande velocità, ed è stato necessario aprire gli occhi.

Altri testi nei quali mi sono misurato con queste idee sono “Non una crisi, ma una rivoluzione. Reazioni al mio articolo e qualche ulteriore elemento di riflessione” e “Noi e la polis parallela. Strategie di resistenza”, che ho poi pubblicato anche nel libro “Duc in altum. Dieci anni”.

Si tratta di riflessioni che vanno collegate direttamente ed esplicitamente alla riflessione sulla regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, tema ormai scomparso dalla predicazione della chiesa sinodal-modernista. In proposito, in occasione del centenario dell’enciclica “Quas primas” di Pio XI, alla fine del 2025, mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa di organico, ma, al di là di alcuni contributi nel blog, non ci sono riuscito.

Ora vedo che l’idea di controrivoluzione e di comunità parallela è rilanciata da due commentatori dei quali spesso traduco i contributi per il blog: Stephen Kokx e Riaan Van Zyl (meglio noto come Radical Fidelity).

Dunque propongo volentieri la tradizione di questo dialogo tra loro.

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Il tradizionalismo basato esclusivamente sulla santa messa tradizionale in latino è insufficiente. La liturgia è solo una parte di ciò che è in gioco

di Riaan Van Zyl (*) e Stephen Kokx (**)

Stephen Kokx – Sono un sostenitore del termine “controrivoluzione”. Ha radici nel passato della Chiesa e riflette bene quella che dovrebbe essere la nostra vera strategia: ci opponiamo alla rivoluzione non solo all’interno della Chiesa (ad esempio il Concilio Vaticano II), ma anche alla rivoluzione avvenuta in politica. Sei d’accordo?

Riaan Van Zyl – È chiaramente un’opinione che condivido. Molto prima di parlarci, entrambi promuovevamo idee riguardanti la rivoluzione e la controrivoluzione. Sono stato profondamente influenzato dal lavoro del dottor Plinio Corrêa de Oliveira su questo argomento.

È giunto il momento che ogni cattolico si familiarizzi nuovamente con l’integralismo cattolico, che non è altro che la via cattolica ma con un nome più altisonante. È proprio per questo che il tradizionalismo basato esclusivamente sulla messa tradizionale è inadeguato. È solo una parte di ciò che è in gioco. La filosofia e l’insegnamento della Chiesa che sono alla base dell’integralismo sono ciò per cui stiamo lottando qui e ora. I cattolici devono aspirare a vivere una vita in cui ogni ambito dell’esistenza sia soggetto al cattolicesimo: la politica, la cultura, la società, l’economia. Tutto ciò deve scaturire dalla santità personale.

Stephen Kokx – Secondo te, che cosa pensi che cosa dovrebbero fare i cattolici controrivoluzionari nei prossimi mesi e anni?

Riaan Van Zyl – Oltre alle cose ovvie – più rosari, la messa quotidiana il più spesso possibile, la confessione settimanale, la penitenza, il digiuno – dobbiamo anche uscire dalla nostra zona di comfort.

Partendo da questo presupposto, e guardando a ciò che i cattolici controrivoluzionari dovrebbero effettivamente fare, credo sia giunto il momento di abbandonare le chiacchiere e iniziare a pensare in termini concreti e strategici.

Un’idea che mi frulla in testa da tempo, ma che fatico ad articolare in modo conciso come vorrei, è che i cattolici controrivoluzionari devono iniziare a sviluppare comunità parallele all’interno delle loro comunità. Queste nascerebbero naturalmente dalla vita parrocchiale, o da qualsiasi cosa oggi rappresenti una parrocchia, che si tratti di un priorato, una cappella o un altro luogo di culto centrale.

L’obiettivo non è l’isolazionismo o la ritirata, ma il rafforzamento deliberato dell’identità, della disciplina e della volontà cattolica tradizionale, al fine di condurre la Controrivoluzione dall’interno. Queste comunità servirebbero da basi da cui i cattolici potrebbero agire in modo coordinato, creativo e laborioso. In altre parole, dobbiamo iniziare a riconquistare terreno – prima il quartiere, poi la comunità più ampia, la periferia, la città e infine la nazione – passo dopo passo, attraverso una fedeltà di principio all’insegnamento cattolico e all’azione che ne deriva direttamente.

cristiani nei paesi islamici cittadini di serie B

In termini pratici, questo significa che i cattolici controrivoluzionari si sostengono economicamente a vicenda, fanno affari con cattolici che condividono le stesse idee e si rifiutano di finanziare istituzioni e aziende apertamente anticristiane. Significa per esempio boicottare il sordido complesso industriale di Hollywood in modi che comportano effettivamente anche una perdita economica. Significa perseguire una maggiore autosufficienza e, ove possibile, vivere fuori dalla rete. Significa creare reti di istruzione parentale e strutture educative profondamente ispirate ai principi controrivoluzionari cattolici e all’integralismo cattolico. Politicamente, significa smascherare la falsa dicotomia sinistra contro destra, liberali contro conservatori. Smettete di votare per il male minore!

Devo ammettere che si tratta di un’idea che, nella mia mente, è ancora in fase embrionale, ma non è né romanticismo né teoria astratta. Semplicemente è la questione di come i cattolici potranno tornare a riordinare ogni ambito della vita – economico, culturale, sociale e politico – secondo Cristo Re.

In secondo luogo, i cattolici devono iniziare a studiare seriamente l’insegnamento della Chiesa preconciliare: dottrina, dogmi, encicliche, documenti ecclesiastici e opere dei santi. Devono contrastare la Rivoluzione ovunque la incontrino. Avvertite i vostri amici che ancora sono profondamente addormentati. Fate sentire la vostra voce nelle parrocchie. Parlate di Cristo sul posto di lavoro, a scuola e all’università. Smettete di tollerare ciò che offende Dio e si oppone al Cattolicesimo.

In ogni ambito della vita, dobbiamo essere controrivoluzionari. Ciò significa comprendere che la lotta è tra sole due parti, ovvero la Chiesa cattolica – non la religione sinodale – e il mondo (che include i sostenitori della religione sinodale). Questa battaglia è tra la Chiesa di Cristo e i nemici della Chiesa di Cristo. Il cattolicesimo comodo, quello della messa domenicale, è finito.

È giunto il momento che rinascano i santi. Essere controrivoluzionari in questi tempi significa esporsi quotidianamente al martirio. Se non siete disposti a soffrire per la Verità, per la Controrivoluzione, sarete – per forza di cose – inghiottiti dalla Rivoluzione satanica che ci sta stringendo da ogni lato.

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(*) Riaan Van Zyl è un convertito alla fede cattolica, tradizionalista controrivoluzionario e sostenitore dell’integralismo. Giornalista di lunga esperienza, ha lavorato come cronista di nera e politica, cronista investigativo ed editorialista. I suoi scritti a tema cattolico si trovano nel blog “Radical Fidelity”. Occasionalmente si dedica alla poesia e vive a Roodepoort, in Sudafrica.

(**) Stephen Kokx è cofondatore e caporedattore di Integrity Magazine. Ex docente di college, ha scritto e parlato ampiamente di dottrina sociale cattolica, politica e spiritualità. Ha lavorato per l’arcidiocesi di Chicago e per LifeSiteNews. I suoi saggi sono apparsi su diverse testate giornalistiche cattoliche, tra cui il suo blog Kokx News Substack. È autore di due libri: “Navigating the Crisis in the Church: Essays in Defense of Traditional Catholicism” e “St. Alphonsus for the 21st Century: A Handbook for Holiness”. Il suo prossimo libro, “What Your Priest isn’t Telling You About Vatican II”, uscirà entro la fine dell’anno.