Unione Cristiani cattolici Razionali 8 Maggio 2026
(filosofo e scrittore)
Il percorso di Kant tra libertà, legge morale e fede razionale in Dio. Pietro Calore continua l’apologia cattolica del filosofo di Königsberg.
Cosa abbiamo mostrato nell’ultimo articolo in “apologia” di Kant? Che per lui la “ragione pura/teoretica” (che si occupa della conoscenza del mondo fisico) può inferire, attraverso la scienza della Metafisica, l’esistenza dei concetti di “anima”, “mondo” e “Dio”.
E può conoscere, di quest’ultimo, molti attributi con certezza, senza però poter “dimostrare” né l’una né gli altri, a differenza di quello che invece può fare nelle scienze naturali a proposito delle loro affermazioni sull’esistenza e gli attributi degli enti fisici.
Ora dobbiamo dire qualcosa in più.
Kant e la dimostrazione della libertà
Secondo Kant, oltre alle idee di “anima”, “mondo” e “Dio”, c’è un’altra “idea della ragione” che la ragione teoretica vorrebbe tanto fosse reale ma di cui non riesce a dimostrare l’esistenza, ovvero l’idea di “libertà” (1).
Essa si offre a noi uomini, all’interno della nostra idea di “mondo”, come principio causale in grado di rendere conto in modo unificante dell’agire umano, di contro al principio causale dell’intera natura, di tipo, invece, necessario.
D’altra parte, non ci riesce di dimostrarne l’esistenza poiché ogni nostro atto, per quanto possiamo sentirlo “libero”, ci si mostra anche al contempo innestato nella natura, e non riusciamo a distinguere dove sarebbe la sua origine libera piuttosto che necessaria.
La legge morale è un “fatto di ragione”
Da questa impasse Kant fa partire la sua seconda opera sistematica, la “Critica della ragione pratica”, con sviluppi notevoli nella terza, la “Critica della capacità di giudizio”.
Qui, il filosofo di Königsberg sostiene con vigore che la conoscenza interiore di una legge morale che ci prescrive dei doveri sia un «fatto della ragione» (2) un dato elementare constatabile da ogni essere razionale e che ci rivela la natura, appunto, anche “pratica” della ragione.
Infatti, l’esistenza in noi di tale legge morale, a detta di Kant, impone a ogni creatura razionale di dover postulare l’esistenza, oltre che del mondo fisico, precisamente, della nostra libertà e, per converso, del mondo, della nostra anima e di Dio.
Se non fossimo esseri “liberi”, infatti, la legge morale che sentiamo in noi non sarebbe altro che un pensiero vuoto, e così i doveri da essa prescritti nulla più che «chimere» (3). Se dunque non ci postuliamo come enti liberi, dobbiamo giocoforza rinunciare a credere nella possibilità di una qualunque morale, fino al punto di chiudere i tribunali (4) !
Se dunque non esiste morale senza libertà individuale, noi dobbiamo postularci – di contro al “mondo” fisico – come individualità pensanti, sede di un’unica volontà libera, il che coincide con il concetto di “anima”.
Dalla legge morale a Dio
Infine, se esistiamo come volontà libere, dobbiamo pensare anche che esista un oggetto ultimo della nostra volontà, il Sommo Bene.
E tale Sommo Bene deve consistere sia del rispetto della legge morale che anche della felicità, poiché noi siamo anche esseri fisici (fenomenici, direbbe Kant).
Dal momento che, in questo mondo fisico, di seguito alla nostra moralità non si dà sempre necessariamente la felicità – anzi, quanti giusti sono morti senza giustizia – pena accettare nuovamente l’idea che la moralità sia un nostro inganno, dobbiamo pensare che la nostra anima non muoia con la morte fisica, e che esista un garante del nostro merito o demerito alla felicità in un altro mondo, solo “pensabile” (il “noumeno”).
Un garante per questo buono, onnisciente (perché deve conoscere ogni nostra azione e intenzione), eterno, ubiquo (perché a tal fine deve essere presente sempre ovunque) e onnipotente (perché fuori dai limiti del mondo fisico), un vero e proprio “autore morale del mondo” (5) che tutti riconoscono come “Dio” (6).
Immanuel Kant è talmente convinto della necessità di postulare razionalmente l’esistenza di Dio perché sia possibile una qualunque morale che arriva a parlare della necessità, per ogni agente morale, di avere “fede razionale” (7) in Dio!
Un Kant cattolico?
D’altra parte, giunto a questo punto, può chiudere il cerchio (8).
la natura non si fosse comportata apparentemente da «matrigna», rendendo la nostra ragione teoretica insufficiente a giungere a dimostrare l’esistenza di Dio, così che Dio e l’eternità ci stessero «davanti agli occhi nella loro imponente maestà», certamente ogni trasgressione della legge morale verrebbe evitata, ma «per paura», e il mondo diventerebbe un meccanismo popolato da marionette.
Per questo, continua Kant con sublimi parole: «L’imperscrutabile saggezza, grazie a cui noi esistiamo, è non meno degna di venerazione per ciò che ci ha precluso che per quello che ci ha concesso».
Parole che fanno eco fedele nientemeno che a Pascal (9): «Dio ha voluto redimere gli uomini e schiudere la salvezza a coloro che lo cercheranno. […] Non era quindi giusto che apparisse in maniera manifestamente divina e assolutamente capace di convincere tutti gli uomini. Ma non era nemmeno giusto che venisse in una maniera così coperta da non poter essere riconosciuto da quanti lo cercassero sinceramente».
Insomma, puro Cattolicesimo. Kant vs detrattori: 3-0.
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Leggi le altre puntate su Kant:
Una difesa cattolica di Kant: non negò mai la conoscibilità di Dio (14/11/2025);
Una difesa cattolica di Kant: non teorizzò una religione sincretista (24/10/2025);






