L’Arcivescovo di Izmir-Smirne (Turchia) al sinodo dei vescovi europei

Vescovo_Smirne_Franceschinitratto da: www.legnostorto.com
(pubblicato il 16 maggio 2004)

(…) Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: «Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo» (…)

Vivo da 42 anni in Turchia, Paese musulmano al 99,9%, e sono arcivescovo di Izmir – Asia minore – da 16 anni. L’argomento del mio intervento è quindi scontato: il problema dell’islam in Europa ora e nel prossimo futuro. Ringrazio monsignor Pelâtre e chi ha già parlato sull’argomento in questo prestigioso consesso, dispensandomi così da lunghi esami e dalle relative interpretazioni.Il mio intervento è fatto soprattutto per rivolgere al Santo Padre un’umile richiesta. Per essere breve e chiaro prima riferirò tre casi che, data la loro provenienza, reputo realmente accaduti.

1. Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: «Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo».

C’è da crederci perché il «dominio» è già cominciato con i petroldollari usati non per creare lavoro nei Paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei Paesi cristiani dell’immigrazione islamica, compreso Roma, centro della Cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di riconquista?

2. In occasione di un altro incontro islamo-cristiano, organizzato come sempre dai Cristiani, un partecipante Cristiano chiese pubblicamente ai musulmani presenti perché non organizzassero almeno una volta anche loro incontri del genere. L’immancabile autorevole musulmano presente rispose testualmente: «Perché dovremmo farlo? Voi non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare». Un dialogo tra sordi? È un fatto che termini come «dialogo», «giustizia», «reciprocità», o concetti come «diritti dell’uomo», «democrazia», hanno per i musulmani un significato completamente diverso dal nostro. Ma questo credo che sia ormai riconosciuto e ammesso da tutti.

3. In un monastero cattolico di Gerusalemme c’era – e forse c’è ancora – un domestico arabo musulmano. Persona gentile e onesta, egli era molto stimato dai religiosi che ne erano ricambiati. Un giorno con aria triste egli dice loro: «i nostri capi si sono riuniti e hanno deciso che tutti gli “infedeli” debbono essere assassinati, ma voi non abbiate paura, perché vi ucciderò io senza farvi soffrire». Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, a un ordine dato in nome di Allah o del Corano marcerà sempre compatta e senza esitazioni. Del resto la storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre a imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose. Sarebbe ingenuo sottovalutare o, peggio ancora, sorridere sui tre esempi che ho riferito; a me pare che si dovrebbe riflettere seriamente sul loro drammatico insegnamento.

Non è pessimismo il mio, nonostante l’apparenza. Il Cristiano non può essere pessimista perché Cristo è risorto e vivente; Egli è Dio, a differenza di ogni altro profeta o preteso tale. La vittoria finale sarà di Cristo, ma i tempi di Dio possono essere molto lunghi, e di solito lo sono. Egli è paziente e aspetta la conversione dei peccatori; nel frattempo invita però la Chiesa a organizzarsi e a lavorare per affrettare l’avvento del suo Regno.

E ora vorrei fare al Santo Padre una proposta seria: organizzare quanto prima, se non un Sinodo, almeno un Simposio di Vescovi e operatori nella pastorale fra gli immigrati, con particolare riferimento agli islamici, allargandolo ai rappresentanti della Chiesa riformata e agli Ortodossi. La sua organizzazione potrebbe essere affidata alla Ccee (il Consiglio delle conferenze episcopali europee, ndr), che ha in materia una lunga e collaudata esperienza, in collaborazione con la Kek (il Consiglio ecumenico delle chiese, ndr). Il Simposio dovrebbe servire per approfondire collegialmente il problema degli islamici nei Paesi cristiani, e trovare così una strategia comune per affrontarlo e risolverlo in maniera cristiana e obiettiva. È indispensabile trovarsi d’accordo sui principî, anche se poi la loro applicazione varierà secondo i luoghi e le persone. Nulla è dannoso come il disaccordo sui principî!

Termino con un’esortazione che mi è suggerita dall’esperienza: non si conceda mai ai musulmani una Chiesa cattolica per il loro culto, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia.

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