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L’opera di de Maistre non è, e non vuole essere, un trattato sistematico di filosofia politica, ma un essai nel senso proprio del termine, e cioè un saggio polemico rivolto contro una determinata categoria di avversari, i fabbricatori di costituzioni a tavolino, gli autori di artificiose costruzioni intellettuali, gli ideologi rivoluzionari che, disprezzando la lezione della storia e dell’esperienza, avevano preteso elaborare un modello puramente astratto delle strutture sociali e politiche.
«È scritto: SONO IO CHE CREO I RE. Non è affatto una frase da pulpito né una metafora da predicatore; è la verità letterale, semplice e palpabile. È una legge del mondo politico: Dio fa i re, letteralmente».
«La consacrazione dei re ha la stessa origine. Non si è mai avuta cerimonia, o meglio professione di fede, più significativa e più degna di rispetto. Sempre il dito del pontefice ha toccato la fronte della sovranità nascente. I numerosi scrittori che in questi augusti riti hanno visto solo mire ambiziose, o anche l’esplicito accordo tra superstizione e tirannia, hanno parlato contro la verità, e quasi tutti anche contro la loro coscienza».




