Radici Cristiane. n. 196 ottobre 2026
di Giuseppe Brienza
Il Consiglio dei Ministri che si è tenuto a Roma il 24 settembre scorso ha approvato, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, del Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara e del Ministro dell’università e della ricerca Anna Maria Bernini, un decreto-legge che ha introdotto importanti misure per il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027. Fra queste, una di particolare rilievo politico in quanto rientrante nel tema, prioritario per l’opinione pubblica, dell’integrazione degli immigrati, ha introdotto un “tetto” del 30% degli studenti stranieri che potranno essere inseriti a decorrere dall’anno scolastico 2027/2028 nelle classi prime della scuola dell’obbligo.
Si tratta di una misura, come hanno ripetuto più volte i promotori, finalizzata esclusivamente a promuovere l’integrazione degli studenti stranieri, aliena quindi da qualsiasi intenzione ghettizzante o addirittura razzistica, che risponde piuttosto all’esigenza razionale di formare aule didatticamente gestibili, nelle quali sia assicurata un’equilibrata composizione fra studenti di lingua madre italiana e non.
Come precisato dal Ministro Valditara intervenuto il 23 settembre in videocollegamento da New York per presentare il provvedimento, in Italia le classi con oltre il 30% di studenti stranieri sono circa 34.000 e, per affrontare tale emergenza, il Governo ha messo in campo un investimento di oltre 14 milioni di euro dedicato a corsi di potenziamento personalizzato dell’italiano per quegli alunni stranieri che presentino importanti carenze linguistiche.
A partire dall’anno scolastico 2027/2028, quindi, nella scuola primaria (comunemente nota come scuola elementare), gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non possono superare il 30 per cento degli alunni di ciascuna classe prima. Nella scuola secondaria di primo grado (o scuola media) e di secondo grado (o scuola superiore) lo stesso limite vale per gli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni.
Su questo punto specifico, il ministro dell’istruzione ha spiegato la ratio dei paletti stabiliti:«Sono criteri sostanzialmente automatici per rendere la norma facilmente applicabile. Questa norma, dunque, non è contro qualcuno ma è per qualcuno, per questi ragazzi stranieri e per i ragazzi italiani che si trovano in quel contesto».
Come specificato nel decreto-legge, quando le iscrizioni non consentano il rispetto dei “paletti” sopra descritti, gli uffici scolastici di ambito territoriale dovranno adottare misure organizzative per un’equilibrata distribuzione tra istituzioni scolastiche limitrofe, nel rispetto del principio di prossimità al domicilio.
Anche nel rispetto del limite del 30%, il Governo ha comunque stanziato risorse aggiuntive per finanziare attività extracurricolari di potenziamento delle competenze di base nella lingua italiana. Per rafforzare il coinvolgimento delle famiglie nel percorso educativo, inoltre, il decreto-legge prevede che le scuole segnalino ai servizi sociali i casi in cui le difficoltà linguistiche dei genitori stranieri impediscono un’efficace collaborazione tra scuola e famiglia. I servizi sociali possono prevedere per i genitori la frequenza gratuita di corsi di lingua italiana presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti e, in caso di mancata partecipazione, previa diffida e salvi i casi di esenzione, è prevista per loro una sanzione amministrativa pecuniaria.
In quest’ultimo caso si tratta di una misura piuttosto pesante ma che si spiega con un problema reale e crescente, che è quello del disinteresse di alcune famiglie straniere totalmente assenti alle attività e iniziative scolastiche, circostanza spesso causata dalla marginalizzazione delle donne nelle comunità islamiche. Secondo alcuni studi effettuati nel Ministero di Viale Trastevere, tale situazione, patologica in sé, aggrava le difficoltà degli studenti perché per loro la mancanza dell’italiano in casa fa sì che perdano in breve tempo quanto appreso in classe della nostra lingua.
La riforma Valditara, in definitiva, punta sul rafforzamento delle basi linguistiche per tutti gli studenti, italiani o meno, potenziando a questo fine la centralità della grammatica e della sintassianchenelle nuove Indicazioni nazionali per i programmi scolastici.Il ministro Valditara ha espresso una posizione netta in questo senso: «Veniamo da anni di spontaneismo espressivo, non voglio più sentir parlare di spontaneismo espressivo perché ha apportato quei risultati [d’impoverimento del patrimonio linguistico e culturale degli italiani] che il Censis ha drammaticamente testimoniato» (cit. in Giuseppina Bonadies, Tetto alunni stranieri, Valditara: “Sarà decreto legge che entrerà subito in vigore. Finanziamento di 14 milioni per potenziamento dell’italiano”, in Orizzonte Scuola.it, 23 settembre 2026).
Altra misura contenuta nel “decreto Valditara” e che ha suscitato polemiche difficilmente comprensibili da parte della sinistra italiana è stato il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto (c.d. velo islamico – in arabo ḥijāb -) o con modalità che impediscano il riconoscimento, salvo specifiche ragioni sanitarie, debitamente certificate, o ragioni inerenti alle attività didattiche o formative (divieto del chador, burqa e niqab).
Riguardo a questo tema, Valditara ha dichiarato: «Se vogliamo veramente combattere il patriarcato, se vogliamo combattere l’isolamento e la discriminazione nei confronti della donna, noi non possiamo tollerare strumenti che considerano la donna un essere di fatto inferiore» (art. cit.). Si tratta di una posizione che vede compatta tutta la coalizione del centrodestra, secondo la quale indumenti come il burqa e il niqab sono incompatibili con i valori della scuola italiana e il loro divieto nella società italiana costituisce un presidio di civiltà a difesa anzitutto della dignità femminile. Come riconosciuto da un editorialista non sempre tenero con il Governo Meloni, infatti, «la scuola non deve includere, deve fare identità» (Giulio Meotti, Vai avanti, Meloni: il tetto agli stranieri non è razzismo, è un confine di civiltà, in blog su Substack “Quel che resta dell’Occidente”, 22 settembre 2026).





