Denatalità, quelle cause culturali non dette

La Nuova Bussola quotidiana 20 Ottobre 2026

Come si risolve un problema culturale? Già detto: con la propaganda. Se fai venire di moda avere figli, molti figli, e dai anche la possibilità di mantenerli, risolvi il problema. Ma certo non puoi neanche cominciare se hai in casa chi rema contro.

Rino Cammilleri

Come riportato da Zambrano in un dettagliato articolo su questa testata, numeri alla mano il divorzio è una delle cause della denatalità. Anche andandoci a orecchio, è chiaro che i figli di coppie divorziate, e perciò già litigiose sennò non si sarebbero separate, hanno un’esperienza di famiglia da una parte “elastica” e dall’altra da possibilmente non ripetere. Da qui la loro bassa propensione a riprodursi o a farlo in modo limitato, tipo un figlio con una e un altro con un’altra, poi basta perché già così la vita è un disastro.

Tuttavia, la divorziabilità non basta a spiegare da sola come mai gli italiani siano in cima alla classifica degli avviati all’estinzione. Gli americani, per esempio, il divorzio lo hanno da sempre, e pure i musulmani, per i quali è pure di una facilità sconcertante.

No, le cause sono solo culturali e vedrò di dimostrarlo con esempi. Appartengo alla generazione del baby boom post-bellico, dunque so di che cosa parlo. I nostri genitori venivano da una guerra persa, spesso dalla prigionia. Trovarono un Paese distrutto e senza prospettive. Molti dovettero emigrare.

In Sicilia (io sono siciliano) quasi tutti. E ancora nei “favolosi” anni Sessanta. Ma ricordo che, appena trovato un salario, la prima cosa a cui pensavano era “mettere la testa a posto”, cioè sposarsi. Così, tornavano al paesello, prendevano moglie e con lei ripartivano. Eppure molti di loro avevano trovato lavoro in luoghi in cui le donne erano più belle ed emancipate, e c’era il divorzio a rimediare gli eventuali errori. Ma appunto per questo applicavano a se stessi l’antico “mogli e buoi dei paesi tuoi”.

Dunque, il fatto economico era irrilevante: per loro, metter su famiglia era anche un investimento. E per investire ci vogliono ottimismo e fiducia nel futuro. La scelta del coniuge poi non avveniva sulle ali del sentimento, che non è altro che euforia iniziale. No, c’era tutta una comunità a supportare i singoli nella scelta, e a sostenerli quando arrivavano le difficoltà. Lui adocchiava lei, ma doveva rivolgersi a un parente che facesse da sensale. Questi portava la proposta ai genitori di lei, i quali valutavano a) la famiglia di provenienza del postulante, b) se fosse onorata, se lui fosse un lavoratore e un brav’uomo.

Stessa analisi a carico della famiglia di lei, e di lei. Se la valutazione era positiva si procedeva alle nozze. Se no, pace. O l’alternativa della “fuitina”, ma era cosa rara. Ricordo mia nonna che, quando le figlie si lamentavano del neo-sposo, le rimandava al talamo a colpi di proverbi: “Ama l’omu to’ cu lu viziu so‘”. Traduzione: ama il tuo uomo con i suoi difetti. Sì, era una società “patriarcale”, babau per le sinistr(at)e odierne. Ma funzionava. Certo, c’erano i matrimoni infelici, è vero, i figli scapestrati, è vero, i problemi e quant’altro. Ma sui grandi numeri funzionava.

Il che non si può dire dei grandi numeri attuali, anzi. Si badi, i miei ricordi sono solo un esempio, non un modello. Ma è un problema di mentalità e la mentalità si può ri-cambiare così come è stata cambiata. Non è forse a colpi di propaganda che hanno convinto tutti che l’uovo oggi è meglio della gallina domani? Così, non abbiamo più né uova né galline.

Come si risolve un problema culturale? Già detto: con la propaganda. Se fai venire di moda avere figli, molti figli, e dai anche la possibilità di mantenerli, risolvi il problema. Ma certo non puoi neanche cominciare se hai in casa chi rema contro. Figli alla patria? Fascista! Dio, Patria a Famiglia? Chiedere alla Cirinnà. E a nulla vale far osservare che quelli che remano contro hanno loro stessi vite sballate, infelicità permanenti, figli (se ne hanno) più sballati di loro. No, niente, la via è quella detta, e non ce ne sono altre.

Dopo l’Italia il secondo in classifica denatale è il Giappone. Solo che i giapponesi hanno un governo che ha il coraggio di dire: preferiamo estinguerci, ma qui islamici e africani non entrano. Un governo (ed è una donna) che ha questo coraggio (e il sostegno del suo popolo), saprà trovare anche il modo di aumentare le sue nascite. E il modo è uno solo, quello più sopra descritto.