La verità su Chiesa e 8xmille

8x1000La Bussola quotidiana 30 agosto 2011

di Marco Ciamei

Dopo aver parlato di ICI e Chiesa cattolica, eccoci ad affrontare il tema ancora più delicato di 8xMille e Chiesa cattolica. È il cavallo di battaglia per eccellenza dei nostri amici “anticlericali”: potremmo quasi dire che non ci si può definire autentici cattolici se non si è ricevuta almeno una critica su tale argomento…

Il tema è delicato, perché investe nozioni di storia, di diritto, di laicità, di libertà religiosa. Ne vogliamo parlare senza, ovviamente, pretesa di esaustività: ma un punto chiaro della situazione può aiutare a fornire qualche risposta per i nostri interlocutori e, soprattutto, per “riconciliarci” con la nostra Chiesa su un punto che ci ha fatto sempre, diciamo la verità, sentire in difetto.Non si può del resto comprendere appieno l’8xMille se non si esamina la storia, del tutto peculiare a livello internazionale, dei rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano.

Le leggi eversive

Come molti sapranno, il secolo XIX si è caratterizzato per la progressiva spaccatura tra Chiesa cattolica e Stati moderni, in particolare in Italia. Al riguardo, basti ricordare le due leggi Siccardi del 1850, la legge Rattazzi del 1855 e le successive leggi postunitarie cosiddette “eversive”. Si tratta di leggi che hanno disposto l’abolizione delle antiche prerogative ecclesiastiche e, soprattutto, la soppressione degli ordini religiosi contemplativi e mendicanti, l’incameramento di tutti i beni ecclesiastici di ordini, corporazioni e congregazioni religiose (con salvezza solo delle parrocchie e degli uffici diocesani), compresi tutti i beni dell’ex Stato Pontificio.

La ragione di siffatto “furto” la conoscono tutti: la fortissima impostazione anticlericale (e oggi sappiamo anche massonica) dei governi Sabaudi prima e postunitari dopo, insieme alla impellente necessità di soldi per le casse di uno Stato ridotto allo stremo delle forze economiche dopo le dispendiosissime guerre d’indipendenza.

Tali leggi hanno portato ad effetti devastanti per la Chiesa: interi ordini religiosi (agostiniani, carmelitani, certosini, cappuccini, domenicani, ecc.) sono stati chiusi da un giorno all’altro, milioni di ettari di terra della Chiesa sono stati espropriati alla Chiesa, beni di rilevante valore storico, artistico, economico sono stati confiscati una volta per tutte.

Il tutto, peraltro e come sempre in questi casi, a danno della stragrande maggioranza dei cittadini stessi (cattolici) e dei più poveri, verso cui si indirizzavano le attività di sostegno materiale e spirituale degli ordini religiosi contemplativi e mendicanti e verso cui l’incameramento dei beni ecclesiastici non produsse utilità alcuna (i beni incamerati, infatti, erano troppo costosi e la precedenza nell’assegnazione era comunque data ai creditori dello Stato).

L’accaduto dovette suscitare un tale sdegno nella comunità internazionale che lo stesso nuovo Regno italiano si sentì obbligato ad approvare la cosiddetta Legge delle guarentigie, volta a regolare unilateralmente i rapporti tra Regno italiano e Santa Sede e, soprattutto, a risarcire la Chiesa dei soprusi dei precedenti anni. Pensate, l’importo dell’indennità era prevista in circa tre milioni di lire oro: un’autentica enormità per l’epoca, laddove lo Stato italiano aveva un bilancio di poche centinaia di milioni di lire!

Sarà utile ricordare ai nostri cari amici anticlericali che il Papa, in quell’occasione, negò legittimità ad una legge del tutto unilaterale e rifiutò interamente la somma offerta.

I patti lateranensi

I rapporti tra Chiesa cattolica e Stato italiano sono rimasti da “guerra fredda” per tutta la prima parte del secolo scorso. È solo con l’avvento di Benito Mussolini che, nel 1929, si arriva alla risoluzione di tale stato di cose: i Patti lateranensi hanno dettato la nuova normativa relativa ai rapporti tra Stato italiano e Santa Sede in modo consensuale, così come verificatosi per numerosi altri Stati europei proprio in quel periodo.

I Patti, punto di arrivo di una lunga attività di studio e di incontro, erano suddivisi nel Trattato vero e proprio, che fondava lo Stato Città del Vaticano e riconosceva indipendenza alla Santa Sede, e il Concordato, che regolava i rapporti religiosi e civili fra i due soggetti (per esempio prevedendo il cosidetto “matrimoni concordatario” o l’insegnamento della religione cattolica, ecc.).

Tra gli allegati merita menzione la Convenzione finanziaria, che risolveva la questione relativa alle spoliazioni subite dalla Chiesa con le leggi eversive e che prevedeva il sistema della Ccongrua”, il sostentamento – in realtà del tutto insufficiente – dei sacerdoti anche in vista delle nuove funzioni pubbliche loro riconosciute (matrimonio, stato civile, ecc.).

Piccola postilla: a questo punto molti vi citeranno, in modo ironico, le famose parole di Pio XI relative a Mussolini, che sembrerebbero suonare più o meno così: “uomo della Provvidenza”. Al riguardo, basta rispondere innanzitutto riportando la frase in modo fedele («E forse ci voleva un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare …»), che suona un tantino diversa; in secondo luogo, ricordando che Pio XI in quella circostanza si riferiva esclusivamente alla questione concordataria, riconoscendo l’apertura di Mussolini (a differenza dei predecessori ideologicamente avversi) nel risolvere finalmente in modo consensuale un problema antico di decenni.

La Costituzione

I Patti lateranensi sono stati espressamente riconosciuti dal testo della Costituzione del 1948, prevedendo, all’art. 7, la loro modificabilità tramite legge ordinaria in presenza di accordo tra le parti, tramite legge costituzionale in mancanza di accordo.

La revisione del 1984

Si arriva, così, alla famosa revisione consensuale durante il governo socialista guidato da Bettino Craxi. La modifica si è resa necessaria alla luce sia di alcuni principi di diritto internazionale nel frattempo elaborati, sia di istanze volte a rendere più effettiva la rispettiva indipendenza e sovranità dei due Stati: dunque, eliminazione della religione cattolica quale “religione di Stato”, facoltatività dell’insegnamento della religione cattolica, limitazione al riconoscimento delle pronunce ecclesiastiche di nullità del matrimonio, miglior definizione di alcune questioni di diritto ecclesiastico (cioè della branca giuridica che si occupa dei rapporti tra diritto italiano e diritto della Chiesa), abolizione della “congrua” e previsione di uno strumento di sostentamento della Chiesa cattolica più democratico, ma anche più equo, essendo sino ad allora garantito

L’8xMille

Ed eccoci, finalmente, al fantomatico sistema dell’8xMille. Regolato in Italia con la legge n. 222 del 20 maggio 1985, tale sistema è stato pensato da eminenti giuristi (i cardinali Attilio Nicora e Achille Silvestrini, il prof. Margiotta Broglio) proprio al fine di “democratizzare” il sistema di sostentamento del clero. Vediamo come funziona.

Il meccanismo

Il sistema prevede (art. 47 della legge) che una quota pari all’otto per mille dell’imposta annuale sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), sia destinata, in parte, a «scopi di interesse sociale o di carattere umanitario» a diretta gestione statale e, in parte, a «scopi di carattere religioso» a diretta gestione della Chiesa cattolica. Le destinazioni vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi e, in caso di scelte non espresse, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse.

In altre parole, il meccanismo è il seguente:

– l’intero importo dell’8xmille dell’IRPEF viene distinto in due quote, una quota A pari alla percentuale di coloro che hanno firmato, una quota B pari alla percentuale di coloro che non hanno firmato;

– la quota A, oggetto di preferenze, viene distribuita tra i soggetti destinatari in base alle manifestazioni di volontà manifestate dai contribuenti;

– la quota B, non oggetto di preferenze, viene distribuita a sua volta tra tutti i soggetti destinatari tenendo in considerazione le percentuali di preferenza espresse dai contribuenti che hanno firmato.

Il sistema, inoltre, contempla l’ingresso di tutte le altre fedi religiose che raggiungano una Intesa con lo Stato. Ad oggi hanno raggiunto un’Intesa, e partecipano al meccanismo dell’8xmille, la Tavola Valdese, le Assemblee di Dio In Italia, l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia. In corso di approvazione sono altre fedi religiose.

Ogni Intesa con la singola fede religiosa regola le finalità per le quali impiegare i proventi dell’8xMille: nel caso della Chiesa cattolica, «per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondov (art. 48 legge 222/1985).

Altra piccola postilla: a proposito, sapete chi, tra i tanti, ha chiesto di concorrere al meccanismo dell’8xMille? L’UAAR. Sì, avete sentito bene, proprio quella associazione che si batte per l’abolizione di tale sistema, denunciato come “truffaldino” e contrario alla laicità di uno Stato. Ringraziando il cielo, la risposta dello Stato è stata negativa, anche dopo vari ricorsi al TAR. Certo che c’è da riflettere sull’autorevolezza di certi ridicoli quanto rumorosi anticlericali.

Risposta alle critiche

– “Con l’8xMille non effettui una scelta sul tuo gettito IRPEF, ma sull’intero gettito IRPEF nazionale”. E meno male, aggiungiamo noi. Così come congegnato, infatti, il sistema dell’8xMille permette di equiparare la scelta dell’operaio con quella del ricco imprenditore, della cassiera con quella del finanziere, proprio perché non si destina il “proprio” gettito IRPEF (diverso, evidentemente, da contribuente a contribuente), ma si esprime una preferenza su quello liquidato a livello nazionale.

– “All’8Xmille possono partecipare solo le confessioni religiose che hanno stipulato intese con lo Stato”. Tale critica viene mossa da chi insinua l’intromissione del “Vaticano” (e daglie) nelle scelte dello Stato. Ora, al di là di dietrologismi di sorta e di insinuazioni che lasciamo alla passione giallistica dei nostri amici, è fin troppo ovvio che partecipino alla destinazione di denaro proveniente dalle contribuzioni dei cittadini italiani solo quelle confessioni che diano idonee garanzie sulla destinazione dei fondi e sulla sussistenza dei requisiti di legge (altrimenti l’UAAR ce la ritroveremmo tra le “confessioni religiose” nell’8xMille.). D’altronde, chi manifesta questo tipo di critica non sa mai indicare quale altro metodo serio possa prevedersi in alternativa.

– “L’8xMille prevede un sistema complesso e ignoto ai più“. Il sistema, al contrario, è semplicissimo: si chiede agli italiani a chi vogliano destinare l’8xMille del gettito IRPEF, avvisandoli espressamente che in caso di mancata firma la quota non oggetto di preferenze viene comunque redistribuita tra i soggetti destinatari. È un po’ come nelle competizioni elettorali: chi va a votare di certo non è sicuro di mandare un eletto in Parlamento, esprime una preferenza che concorre con tutte quelle degli altri; chi non va a votare, però, sa bene di accettare il risultato del voto dato da altri, non essendo pensabile che i voti non espressi producano posti vuoti in parlamento.

– “Con questo sistema il 40% dei contribuenti decide per tutti gli italiani“. Al di là del fatto che ciò accade spesso anche nelle consultazioni elettorali e, lungi dal criticare il sistema elettorale, in quel caso si denuncia giustamente piuttosto l’assenteismo degli elettori, i dati in realtà vanno letti in modo corretto. Va precisato, infatti, che il meccanismo della firma è molto semplice per chi deve presentare la dichiarazione dei redditi (Modello Unico o 730) ed in questi casi, infatti, si arriva al 61% delle scelte. Molto più ostico, invece, è effettuare la scelta per chi deve presentare il CUD – si tratta per lo più di persone anziane e sole essendo prevista una procedura complessa: infatti, in questo caso le firme ammontano all’1% degli aventi diritto. Per non parlare di tutti quei lavoratori, come i saltuari, che non sono tenuti nemmeno a presentare il CUD. Le contestazioni, pertanto, dovrebbero essere indirizzate a migliorare il meccanismo di firma e a cercare di far firmare il più possibile, piuttosto che a contestare il sistema di assegnazione delle somme.

– “Perché le somme non oggetto di scelta non vengono assegnate allo Stato?” Strana domanda, ove solo si consideri che lo Stato è uno dei “concorrenti” nel meccanismo di assegnazione! L’8xMille è stato pensato proprio come uno strumento di scelta per i contribuenti in favore o della Chiesa cattolica, o dello Stato, o delle altre fedi religiose. Tutti in condizione di parità: favorire uno di loro, a discapito di tutti gli altri (non solo della Chiesa, ovviamente), non ha davvero senso. D’altronde, la legge non ammette ignoranza e gli italiani sono ben avvisati: se firmi contribuisci alla scelta in via diretta, se non firmi si decide sulla base di ciò che hanno scelto gli altri!

– “Non vi è trasparenza, non si sa come la Chiesa spende i soldi” La Chiesa cattolica è tenuta per legge (art. 44 della legge 222/1985) a rendicontare ogni anno allo Stato italiano come spende, centesimo per centesimo, le somme ad essa attribuite dall’8xMille. Tale informativa è pubblicata, inoltre, su vari quotidiani nazionali (Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole24ore, Avvenire, ecc.) e sul sito www.8xmille.com.

– “La maggioranza della quota attribuita alla Chiesa è destinata non alla carità, ma ad esigenze interne“. Intanto la finalità dell’8xMille è quella di sostituire il meccanismo della congrua e le altre normative precedenti di ausilio alla Chiesa. Il principio sotteso a questa normativa è quella di riconoscere alla religione (Cattolica o di altre fedi) un valore in quanto tale: la funzione direttamente caritativa è solo un aspetto del riconoscimento pubblico della fede.

Detto questo, dati alla mano la Chiesa cattolica destina circa il 35% dei fondi al sostentamento del clero, circa il 20% per interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo, circa il 15% per le diocesi, circa il 10% per la nuova edilizia di culto, circa il 10% per le attività varie della Chiesa (tribunali ecclesiastici, ecc.) e circa il 10% per i beni culturali ecclesiastici. Al di là del fatto che tante di queste voci ritornano comunque a diretto vantaggio di tutti i cittadini (si pensi agli oratori, o alla tutela dei beni culturali, ecc.), questi ultimi, una volta informati, scelgano loro proprio in base al principio di responsabilità, sul quale questo sistema si fonda, se una tale gestione dell’8xMille sia meritevole di firma o meno.

– “La pubblicità della Chiesa cattolica è ingannatrice, perché punta tutto sulla carità“. Due considerazioni. Intanto, basta andare sul sito www.8xmille.com per verificare da sé i vari tipi di spot pubblicitari, 47 in tutto, che la Chiesa fa trasmettere nelle reti nazionali. Con circa 9 milioni l’anno (meno dell’1% della quota ricevuta), la Chiesa parla di carità in Italia e all’estero in misura non di molto superiore alle esigenze di culto e sostentamento del clero. E a questo punto – e in secondo luogo – dovrebbero spiegare, i nostri amici critici, come si può distinguere in maniera così netta l’attività caritativa dal sostentamento del clero o dall’ausilio alle diocesi, atteso che (e basta frequentare un pochino le parrocchie) ci sono sempre i sacerdoti dietro le iniziative della Caritas, delle mense per i poveri, delle scuole in Africa, ecc. Per non parlare dell’aiuto morale e spirituale che sempre i sacerdoti garantiscono agli anziani e ai sofferenti.

– “Ogni Chiesa si deve mantenere da sé“. Principio più che ovvio, ed infatti proprio a questo è destinato l’8xMille, in un’ottica di laicità non intesa come “distanza/scontro” tra Stato e Chiesa, ma come collaborazione nella distinzione. Al riguardo, poco si parla di come si comportano gli altri Stati europei. Stupirà forse sapere che in Europa vi sono ancora Paesi che hanno una religione di Stato (avete sentito bene): Danimarca, Finlandia, Grecia, Inghilterra e Svezia, laddove in tutti i casi – con le dovute differenze impossibili da specificare in questa sede – i ministri di culto sono stipendiati dallo Stato.

Tra le altre Nazioni che regolano i loro rapporti con le Chiese mediante intese: lo Stato Belga paga direttamente i ministri di culto; Germania e Austria consentono alle Chiese che hanno firmato determinate intese di riscuotere una imposta ecclesiastica dai cittadini propri membri (anche molto alta, sino all’8-9% del reddito!); Spagna e Portogallo hanno un sistema simile all’8xMille, ma riservato alla sola Chiesa cattolica. Solo Francia e Irlanda escludono ogni “contatto” fiscale tra Stato e Chiese, per ragioni dovute alla storia peculiare di tali Nazioni.

Qualche considerazione finale

La nostra normativa sull’8xMille è all’avanguardia in tema di partecipazione, responsabilità, democraticità, libertà religiosa. Il confronto con gli altri Stati europei (nei cui confronti spesso ci fanno sentire gli ultimi arrivati) ci fa uscire a testa alta. Modifiche si possono pensare e disporre, regola valida per qualsiasi strumento normativo che norma i rapporti sempre delicati tra uno Stato e una confessione religiosa: ma considerare questo sistema come “truffaldino” o di stampo clericale, o peggio ancora come “dittatura del Vaticano”, è atteggiamento perlomeno ideologico e non fondato sulla realtà.