La vera Storia della Terra. Noi umani non ne sappiamo nulla

Libertà e Persona 30 Dicembre 2025

Christian Peluffo

Teoria della Terra Giovane?

Non sostengo scientificamente la Teoria della Terra Giovane, ma sottolineo una realtà difficilmente contestabile; noi uomini conosciamo ben poco, anzi quasi nulla della storia terrestre precedente la nostra comparsa, per questo anche la Teoria della Terra Vecchia non possiede alcun fondamento scientifico.

Sganciandosi dalla prospettiva biblica, dalla fine del XVIII secolo alcuni intellettuali immaginarono l’esistenza di una Terra alquanto vecchia, tuttavia, fatto costantemente taciuto, tale prospettiva s’affermò esclusivamente per supportare la Teoria dell’Evoluzione di Charles Darwin. Il nostro infatti necessitava di una lunghissima strada per far correre l’evoluzione, essenziale come l’acqua per un pesce, dunque, guarda un po’ la coincidenza, il suo amico fraterno Charles Lyell (1797-1875), avvocato professionista e geologo dilettante, assunse un ruolo da assoluto protagonista per affermare e diffondere la cosiddetta Teoria del Tempo Geologico Profondo, cioè dei milioni di anni che si accumulano come spiccioli per un miliardario.

Uniformismo e Catastrofismo

Importante per accreditare tale concezione è l’Uniformismo (o Attualismo), teoria che considera i cambiamenti geomorfologici generalmente avvenuti in modo più o meno lento e graduale.

Nessun evento autenticamente catastrofico dunque (1), nessun diluvio realmente impattante la geomorfologia del pianeta (2), tutto deve rimanere relativamente ordinato e soprattutto graduale, uniforme, comodamente sistemato per leggere le dinamiche evolutive come Darwin e seguaci desiderano.

Charles and Charles suonarono così il loro interessato valzer, convincendo gran parte della comunità scientifica a danzare nella sala più comoda, innanzi agli occhi di chi sapeva adeguatamente remunerare il loro ballo.

Infatti, sarà bene ribadirlo, nemmeno una minima prova scientifica decretò la vittoria dell’Uniformismo sul Catastrofismo, solo la consapevolezza che colpendo al cuore Lyell la musica di Darwin avrebbe rischiato di perdere ogni senso.

La lezione di Harlen Bretz

Pensando ad esempio all’epocale lezione impartita da Harlen Bretz (1882-1981) (3), ormai in tutto il pianeta i territori quasi sicuramente formati da fenomeni catastrofici si sommano senza sosta, tanto che persino la prestigiosa rivista Geology affermò: “I geologi dovrebbero abbandonare i termini ‘uniformismo’ e ‘attualismo’ perché inutili, confondenti e inestricabilmente associati con molti concetti fallaci” (4).

Tuttavia, per quanto la tessera uniformista sia pervasa da numerose e profonde crepe, almeno ufficialmente e in divulgazione deve apparire stabile quel tanto che basta per non minacciare un tragico domino, nel quale la Geologia evoluzionista e la Teoria della Terra Vecchia, con tanto di ere geologiche annesse, rappresenterebbero i gravissimi feriti più illustri.

il Soldato Uniformismo, dunque, almeno i suoi essenziali fondamenti. Non importa se dalla cattedra di Geologia dell’Università di Harvard sia considerato “il dogma che non ha mai avuto senso” (5), il senso gliel’ avevamo dato artificialmente e ora glielo confermiamo, quello di donare all’Evoluzionismo il necessario fondamento geologico.

Salvate il Soldato Uniformismo a tuti i costi; puntate e sparate contro la divulgazione degli epocali esperimenti condotti dal professor Guy Berthault, capaci di confutare la cosiddetta Legge della Sovrapposizione (6), costituente il cuore e lo scheletro dell’Uniformismo.

L’Accademia Francese delle Scienze

Brevemente esposti nella successiva nota, mi riferisco ad esperimenti ufficiali, filmati, garantiti dall’Accademia Francese delle Scienze, presentati anche al Congresso dei Sedimentologi del 1991. Tanta roba, comprende un naturalista … tanta tanta roba, comprende meglio un geologo … troppa roba, capiscono tutti gli evoluzionisti:

“Se si accettano le conseguenze di tali esperimenti, viene giù tutto o quasi, dobbiamo rivedere decenni interi di studi, non possiamo permettercelo…meglio marginalizzare, censurare, il soldato lo salviamo per forza, lo riportiamo in patria, gli regaliamo due fuoriserie e una villa al mare”.

Nel mio nuovo libro sostengo che la Geologia, cosiddetta ufficiale, è profondamente permeata dalla Geologia evoluzionista, tanto che in molteplici aspetti assumono le medesime fattezze (7) … un crogiolo di semplicistiche congetture mascherate da scienza.

”‘In ogni caso”, si dirà, “ci sono le datazioni radiometriche ad attestare l’età della Terra e dei reperti geologici”.

Non è così; per indicare qualsivoglia risultato, ogni metodo, radiometrico o no che sia, deve ammettere alcune importanti dinamiche impossibili da verificare e varie volte contro-intuitive, appunto accettate a scatola chiusa perché non si può fare altrimenti, perché noi umani, al tempo della formazione del campione e nella sua storia esistenziale, non c’eravamo.

“Va bene”, si replicherà, “ma se ogni metodo indica date più o meno simili, significa che l’età del campione si può approssimativamente conoscere”. È proprio questo il bello, anzi il brutto della faccenda. Vi sono molteplici metodi di datazione e i risultati – anche usando solamente la radiometria e non di rado le medesime coppie di elementi – risultano spesso alquanto diversi.

Cosa fanno lor signori? Semplice … censurano, escludono, cestinano i risultati non graditi, cioè, contrastanti la Geologia evoluzionista o una particolare visione all’interno di essa (8), tanto che si conoscono ricercatori che nello stilare la loro geocronologia hanno conservato meno del 10% dei risultati trovati nella letteratura specialistica (9).

Fra i geologi è ormai conosciuto l’acronimo CDMBN, ossia ‘Credit Dating Methods, Blame Nature’; in pratica, quando la datazione non soddisfa la teoria prevalente, si ritiene che la relativa zona sia stata sottoposta ad ignote dinamiche geomorfologiche, responsabili d’aver falsato le misure non gradite… insomma: “non possiamo certo accettare simili date, sarà successo qualcosa d’imprevisto nel territorio, non parliamone più e andiamo a berci un bicchiere di quello buono”.

Errori umani

Ci sono poi da considerare gli errori umani, ovviamente da escludere, se la datazione è conforme alle aspettative, probabili protagonisti in caso contrario.

Immaginiamo di essere uno scienziato in carriera, un ragazzo appena laureato, un tirocinante; so che nell’università, nel laboratorio, nella rivista per i quali lavoro si aspettano certi risultati, ovviamene conformisti … come mi comporto quando le misurazioni risultano impreviste? Mostro dati che deludono i finanziatori, che indispettiscono i miei superiori, che s’oppongono alle loro pubblicazioni, che sviano dal target delle ricerche? Magari evidenzio datazioni che farebbero felici gli anti-evoluzionisti? Oppure penso alla carriera, allo stipendio, all’auto nuova, alle vacanze, alla fidanzata, alla famiglia? Penso che non sia necessario rispondere.

Scritti da titolati accademici, sarebbe opportuno leggere volumi anti-evoluzionisti per conoscere numerose misurazioni e concezioni, anche di carattere astronomico, che indicano una Terra Giovane; pubblicazioni opinabili, ma non più di quelle degli evoluzionisti … dunque 1-1 e palla al centro.

La vera differenza risiede nelle decisioni arbitrali, cioè negli interessi, nei finanziamenti, nella tutela di carriere e stipendi, nella protezione di un sistema ideologico. Insomma, conservando migliaia di cartelli stradali, posso far andare le auto dovunque … basta scegliere i cartelli che voglio e porli negli incroci che desidero.

Emarginati libri di celebri scienziati

Non mi stupisco infatti che vengono emarginati libri come quello di John Woodmorappe (La mitologia dei moderni metodi di datazione) (10) – non mi sorprendo che molti geologi non conoscono il contributo di Melvin Cook (1911-2000); forse la mente più fine di tutta la storia dell’esplosivistica, il nostro risiede nell’olimpo dei chimici più importanti del XX secolo, tuttavia, a dispetto della sua bacheca colma di brevetti e premi internazionali, non riuscì a scalfire il muro censorio posto in difesa dell’ amata Terra Vecchia, con tanto, lo ripeto ancora, di ere geologiche incorporate a comando, oltretutto dilatate o ristrette a piacimento.

Egli denunciò l’impossibilità di pubblicare un manoscritto, che avrebbe dovuto titolarsi Cronometria anomala nell’atmosfera e nell’idrosfera, capace di dimostrare l’inaffidabilità dei metodi di datazione radiometrici (11), i quali appunto, fra le varie dinamiche accettate a scatola chiusa, devono ammettere che l’ambiente ospite del campione sia sempre stato in una condizione d’equilibrio nella concentrazione degli elementi protagonisti della medesima misurazione.

Entriamo, dunque, nella tana del lupo, valutiamo cioè la datazione con il Carbonio 14 (14C), considerata appunto la più affidabile, non fosse altro perché può ‘scansionare’ solo alcune decine di migliaia di anni e non molti milioni come altri metodi.

Willard Frank Libby – Fonte Wikipedia

Willard Frank Libby (1908-1980), ideatore della metodologia, ritenne che l’atmosfera avesse raggiunto da tempo immemore quell’equilibrio, quella stabilità di 14C determinante per conferire un costante punto di riferimento alle misurazioni, cioè, perché le datazioni dei campioni non risultino falsate.

È deprimente pensare come le persone credano, solo perché lo ha detto qualche scienziato con la cravatta in ordine, che per numerose migliaia o persino milioni di anni l’ambiente abbia mantenuto in costante equilibrio i propri elementi chimici – anni nei quali non è mai stata eseguita alcuna misurazione – anni nei quali l’essere umano nemmeno esisteva. Sempre tutto stabile, in equilibrio, nell’atmosfera (e non solo) bonaccia assoluta, una noia incredibile, l’ultima partita di campionato fra due squadre retrocesse … e nel frattempo l’evoluzione, inquieta com’è, un quadrupede lo trasformava in balena, un essere scimmiesco lo forniva di smoking e orologio al polso.

Altro che stabilità! Oggi gli scienziati non riescono ad accordarsi sulla percentuale di 14C che l’atmosfera guadagna … uno spiazzamento che ricorda le clamorose smentite subite dal celebre metodo K-Ar, le scomposte retromarce su varie datazioni isotopiche di formazioni ipogee, la provata fallacia con la quale considerano la concentrazione di Elio 4 nell’atmosfera, il sostanziale abbandono di coppie di elementi qualche anno prima giudicate affidabili, gli errori nel datare emergenze di origine vulcanica, e via dicendo.

Non comprendono le dinamiche attuali, ma su quelle di migliaia e milioni di anni fa non nutrono alcun dubbio.

Melvin Cook, chimico di assoluto livello, si vide impossibilitato alla pubblicazione, ma l’avvocato Charles Lyell non si può contraddire.

A certa scienza fanno dire quello che vogliono … difficile non capirlo … difficile non capirlo nel 2025.

Ovviamente, sono sempre pronte le rimodulazioni della narrazione evoluzionista, gli aggiustamenti, le correzioni, le affermazioni che contraddicono quelle precedenti, tanto che il celebre evoluzionista Will Provine (1942-2015) dovette riconoscere: “La maggior parte di quello che ho imparato nel campo (dell’evoluzione) durante gli studi universitari (1964-1968) o è sbagliata, oppure è stata significativamente cambiata” (12) .

Un’ammissione alquanto parziale dir la verità, soprattutto se si considerano le acquisizioni scientifiche degli ultimi decenni, testimonianti il radicale strabismo dell’impostazione evoluzionista, la quale, in campo divulgativo, “trae paradossalmente forza dalla sua inconsistenza sperimentale. Non essendo infatti realmente scientifica, può utilizzare acrobazie non scientifiche per svincolarsi dalla rigida morsa della scienza” (13).

Infine, domandiamoci qual è il più saldo fondamento, il riferimento assoluto per accettare, di uno strato roccioso o di un fossile, una datazione fra le altre. Certo, l’evoluzione costituisce l’imprescindibile sceneggiatura, ma all’interno di questa la scelta fra due datazioni può rivelarsi alquanto importante.

Denunciando l’esitazione di molti geologi ad approfondire queste tematiche, la mineralogista Van Oosterwyck-Gastruche esternò il proprio sconforto nell’apprendere che la datazione conferita ad un fossile dipende dall’età dello strato roccioso che lo ospita, e la datazione dello strato roccioso dipende dall’età del fossile ospitato; come un criminale che fornisce l’alibi al suo complice, dunque.

Il non addetto ai lavori, commenta J.E. O’Rourke, “ha da sempre sospettato che nell’uso delle rocce per datare i fossili e dei fossili per datare le rocce vi fosse un ragionamento circolare. Il geologo non si è mai preoccupato di fornire una risposta soddisfacente, pensando che non vale la pena di dare spiegazioni se il lavoro produce risultati” (14).

Ovviamente il risultato cardine è la narrazione evoluzionista, un’impalcatura ideologica che alcuni chiamano scienza.

NOTE

(1) Quando vengono considerati, essi non destabilizzano mai la generale lettura uniformista utile ad affermare l’evoluzionismo.

(2) Dalla Mesopotamia all’India, dal Vietnam alla Scandinavia, dal Centro al Sud America, dalle Isole Andamane alla Grecia, dalla Cina alla Nuova Zelanda, dall’Australia alle Hawaii, dalla Malesia all’ America del Nord, dall’Egitto all’Irlanda a gran parte dell’Africa subsahariana, numerose antiche culture presentano il racconto di un imponente diluvio, in gran parte equiparabile a quello narrato dal testo biblico.

(3) Negli anni ’20 del ‘900, Bretz teorizzò che un immenso territorio nello Stato di Washington si fosse formato a seguito di un evento catastrofico. Solamente negli anni ’60 venne riconosciuta la veridicità della sua idea, tuttavia passarono ancora più di 10 anni perché, all’ormai pluri-novantenne scienziato, fosse conferita la Penrose Medal, la più prestigiosa onorificenza geologica negli
USA.

(4) J.H. Shea, Twelve fallacies of uniformitarianism, ‘Geology’, 1982, vol.10, 455-460. In Mihael Georgiev, Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole, Gribaudi Editore, Milano 2009, 122.

(5) Vedi Stephen J. Gould, Il pollice del panda, Il Saggiatore, Milano 2001, 185; 190-191.  In J. Flori & H. Rasolofomasoandro, Creazione o evoluzione?, Edizioni ADV dell’Ente Patrimoniale UICCA, Impruneta 2005, 35.

Docente di Geologia all’Università di Harvard, grazie alla sua onestà intellettuale l’evoluzionista Gould ha per vari anni rappresentato una spina nel fianco per la narrazione evoluzional-conformista.

(6) Al netto di destabilizzazioni successive, la Legge della Sovrapposizione afferma che in un affioramento geologico gli strati posti in alto si sono depositati dopo, dunque sono più giovani di quelli posti in basso. E’ stato rilevato ‘sul campo’ che ciò non può essere assunto come una regola. Inoltre durante gli esperimenti in vasche, con sorpresa di molti si è osservato che sedimenti di particolari granulometrie si separavano ‘automaticamente’ da quelli di altre granulometrie, andando a formare contemporaneamente la colonna stratigrafica, che dunque presentava livelli ordinatamente separati per tipologia di sedimenti.  Proprio l’ordine della separazione e la contemporaneità della deposizione costituiscono una scoperta decisiva. In natura, è dunque legittimo dubitare che uno strato alto sia più recente di uno strato più basso, di conseguenza è legittimo dubitare che i fossili in alto siano più recenti di quelli ospitati più in basso. Guy Berthault riconobbe la fallacia della prospettiva uniformista, indicando semmai l’importanza della velocità della corrente d’acqua nel determinare alcune caratteristiche della stratificazione. Confermando la storica prospettiva degli anti-evoluzionisti, è facile comprendere perché tali esperimenti vengono spesso censurati anche ai medesimi studenti universitari di Geologia.

(7) Cfr. Christian Peluffo, Einstein cancella Darwin. L’evidente falsità dell’evoluzionismo, Youcanprint, Lecce 2025, 314.

(8) Datazioni clamorosamente errate appaiono talvolta anche nella divulgazione maggioritaria, pensando ad esempio alle emergenze sorte a seguito dell’eruzione di alcuni vulcani; Kilauea, Monte Sant’Elena, Rangitoto, Monte Ngauruhoe …

(9) Nella loro revisione della geocronologia dei periodi Carbonifero, Permiano e Triassico, S. C. Forster e G. Warrington hanno accettato solo 45 elementi datati da 500 articoli separati. Cfr. John Woodmorappe, The Mythology of Modern Dating Methods, Institute for Creation Research, El Cajon1999, 43.

(10) Vedi nota precedente. Il volume non è tradotto nella lingua italiana. ↩︎

(11) “Chi mai aveva impedito al dottor Cook di pubblicare il suo scritto? […] Ho scoperto che il suo libro conteneva prove scientifiche e argomentazioni motivate, dimostranti che qualcosa era terribilmente sbagliato nella visione scientifica ortodossa dei metodi di datazione”. Vedi Richard Milton, Shattering the Myths of Darwinism, Park Street Press, Rochester 1997, 37-38.

(12) Teaching About Evolution and The Nature of Science, una rivisitazione di Will. B. Provine. In Jonathan D. Sarfati, Confutare l’Evoluzione, Edizione AISO, Cinisello Balsamo 2009, 104.

(13) Christian Peluffo, Einstein cancella Darwin. L’evidente falsità dell’evoluzionismo, cit., 62.

(14) Cfr. J.E. O’Rourke, Pragmatism versus materialism in stratigraphy, ‘American Journal of Science’, 1976, vol. 276, 47-55. In M. Georgiev, Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole, cit., 129-130.