La parabola di un continente che non partorisce più figli ma "diritti umani”

Bozzo_coverIl Foglio 13 aprile 2006

UN LIBRO CHE, DICE LANGONE,

VA CARAFFATO COME I VINI VECCHI

L’odio di sé e il nulla europeo spiegati (e castigati) da Baget Bozzo

di Camillo Langone

Che cosa c’è di più nichilista di un pareggio, di un quasi-pareggio, di un popolo per cui destra e sinistra si equivalgono nella perenne coazione del Franza o Spagna purché si magna? Fra una messa in latino e una puntata da Gad Lerner, lassù sulla collina vista mare di Carignano (Genova), Gianni Baget Bozzo ha scritto un libro che spiega l’infinita debolezza dei corpi elettorali europei, quelli che poi danno vita ai governi astenici che sappiamo o supponiamo. “Tra nichilismo e islam. L’Europa come colpa” (Mondadori) è libro breve ma compattissimo, di esorbitante peso specifico, che affrontato senza gli opportuni accorgimenti respinge anche il lettore motivato.

Come i vini vecchi che per esprimersi al meglio vanno stappati in anticipo e lasciati ossigenare, Baget Bozzo va caraffato, in modo che le sue frasi troppo compresse prendano aria. Sottolineato, estrapolato, riassunto e commentato: solo in questo modo il suo pensiero si rende disponibile e utilizzabile. Ne valeva la pena? Sì, se questo Baget Bignami è riuscito a trattenere la sostanza del Baget Bozzo originale liberandola da una forma che induce sonnolenza.

Uomini in rivolta contro la propria storia

“Ciò che chiamiamo nichilismo è la coscienza dell’uomo europeo in rivolta contro la propria storia e in particolare contro la tradizione ebraica, greca e romana, fuse e innalzate dal cristianesimo in una sintesi che ha realizzato la più grande forma civile della storia umana”. Bella l’immagine dell’uomo in rivolta contro se stesso, efficace in patria come all’estero, somiglia a quell’emigrante che ha votato contro Tremaglia che ha speso una vita per renderlo soggetto politico. Ma a parte questa risibile contingenza, come si è arrivati al masochismo europeo di massa?

Baget Bozzo individua i tre gradini scendendo i quali la coscienza del continente ha raggiunto la cantina dei supplizi relativistici: 1) la Grande guerra, che strappa all’Europa il “sentimento di essere una civiltà universale e necessaria” e completa la desertificazione morale prodotta dalla rivoluzione francese spazzando via gli ultimi discendenti dell’impero romano, i tre imperi asburgico, tedesco e russo che ancora racchiudevano i concetti di regalità sacrale e cristianità fondante; 2) la Seconda guerra mondiale, al termine della quale l’Europa che già non si considerava più indispensabile cominciò a sentirsi addirittura nociva, a percepire “la sua storia come fallimento e come colpa, come qualcosa che si deve rimuovere per ricevere dall’altro, americano o sovietico, la propria identità”; 3) il Sessantotto, un anno che non è mai finito visto che inaugura la fase che stiamo ancora vivendo, definita da Baget Bozzo “dell’assenza della verità, della sua stessa idea”. E’ in quel momento che nasce l’uomo che ritiene di avere solo diritti, colui il cui ombelico tutto esige e nulla restituisce alla comunità, alla famiglia, alla società, insomma l’elettore del vero democratico Zapatero e del finto comunista Bertinotti.

E l’islam? Ci arriviamo. Baget Bozzo comincia col smontare la filastrocca dei figli di Abramo, del Dio comune, dei monoteismi fratelli o cugini. Gli arabi del VII secolo, razziatori di cammelli, nel Corano razziarono anche religioni: allo gnosticismo rubarono l’idea della distanza incolmabile fra Dio e la sua creazione, al manicheismo rubarono la facile idea che l’umanità sia divisa in due, una degna di vivere e l’altra no, al cristianesimo rubarono il digiuno, il pellegrinaggio, l’elemosina e la preghiera.

Che però risulta molto diversa da quella cristiana siccome il Dio a cui è rivolta non è lo stesso: Allah non accetta il dialogo (infatti il Corano è un monologo) e pretende solo sottomissione. Problemi da redazioni esteri, da ambasciatori di seconda fascia, almeno fino a Khomeini e alla sua brillante idea, lo stato islamico, animato da quel messianismo che rende gli eretici sciiti così vicini agli ebrei e forse proprio per questo a loro così nemici.

La fine del comunismo fa cadere i salubri muri che suddividevano i mali del mondo in tanti piccoli malanni locali. La globalizzazione, che Baget Bozzo definisce “un fenomeno di anarchia mondiale, in cui l’universalità del mercato indebolisce gli stati e le politiche”, consente al male, che a questo punto si può benissimo scrivere con la maiuscola, il Male, di raggiungere la massa critica. E’ la guerra.

Io sono più certo dell’esistenza del peccato originale che di quella del foglio di carta dove è stampato questo articolo, non credo ci sia bisogno di trovare ulteriori motivazioni alla malvagità umana. Don Gianni la penserà nello stesso modo ma a uso degli scettici si sforza di elencare le cause cosiddette razionali del conflitto in corso.

La prima è difensiva, come reazione al nichilismo occidentale che minaccia di “diffondersi attraverso le sue immagini nell’immaginario dei paesi musulmani e sovvertire quel modello sociale fondato sul mondo arabo del VII secolo. Ciò riguarda, in modo particolare, il rapporto uomo-donna”.

La seconda è offensiva: l’Europa che non partorisce più figli ma solo diritti umani che saranno usati contro di essa, l’Europa imbelle delle burocrazie anticristiane di Bruxelles appare al mondo islamico vicina all’implosione ed eccita l’idea di una grande conquista territoriale. Con la scimitarra o con il ventre? Forse con entrambe, anche se Baget Bozzo, per cui l’islam moderato è una contraddizione in termini, ritiene più squisitamente maomettana la prima ipotesi: “L’islamismo politico risponde a motivazioni originarie diffuse nel Corano. Assume la forma più tradizionale della cultura islamica, cioè la guerra contro l’infedele”.

Il pericolo non sembrerebbe così mortale se in Europa non si aggirassero una quinta colonna e anche una sesta: la quinta è composta dai nichilisti che “negano il valore e il significato della civiltà occidentale”, in Italia soprattutto neocomunisti e verdi, la sesta dai nichilisti che “riducono la civiltà alla tecnica”, e questa è composta dal restante novanta per cento dell’elettorato.

(Mi ricorderò a lungo che uno dei punti più pubblicizzati del programma di Forza Italia era la diminuzione dell’Iva nel turismo, me lo ricorderò a lungo perché in quella proposta così minuziosamente oscena c’era tutto il fiuto di un Berlusconi in rimonta, consapevole che al popolo sovrano importano le tasse, non la civiltà, che gli italiani sarebbero felicissimi di pagare la jizya, il pizzo che il Corano prevede per gli infedeli, se questa sostituisse l’Irpef e fosse di qualche punto inferiore).

L’imprevisto è la sola speranza

Ci sono speranze? Mi duole dirlo ma su questo punto, quando il densissimo libro sta per finire, Baget Bozzo convince di meno. “La guerra fa riscoprire se stessi. E ciò accadrà necessariamente anche in occidente, in Europa”. Sono passati quasi cinque anni dalla dichiarazione di guerra e tutta questa riscoperta non si vede. Secondo don Gianni la crisi è devastante ma non bisogna disperare perché sta emergendo qualcosa di nuovo anzi di antico. “Il cattolicesimo romano, mediante il papato, riscopre la forma politica più adeguata alla crisi dell’occidente e con ciò risponde colpo su colpo alla sfida islamica”.

Nel libro sono numerosi i passaggi che possono sembrare velate critiche all’opera di Giovanni Paolo II, mentre in Benedetto XVI vengono riposte grandi speranze. “Da leader politico, il Papa potrà, nel tempo, e secondo alcuni passaggi certamente imprevedibili, ridefinire l’identità della cristianità e, con essa, quella dell’occidente.

La salvezza viene ancora una volta dall’imprevisto storico”. Ma questo è Eugenio Montale! “L’imprevisto è la sola speranza”! E qui il bignamista, per non buttarla come sempre in letteratura, si ferma.