Tradizione Famiglia Proprietà newsletter 13 Febbraio 2026
Come le imprecazioni influenzano il cervello, le emozioni e la società in genere
diGary Isbell
È una peculiare ironia della realtà moderna che, mentre la maggior parte delle persone si sforza di migliorare la propria vita con la tecnologia e la sofisticatezza, il linguaggio stia precipitando nella volgarità. Le parolacce sono diventate oggi lo sfondo linguistico specialmente tra i giovani ed è emblematico di un cambiamento verso uno stile di vita tanto informale quanto impoverito.
Purtroppo, le parolacce sono entrate a far parte del repertorio delle masse. A differenza della matematica o della storia, questa non è una materia insegnata in classe, almeno non nel senso tradizionale dell’educazione.
Il linguaggio scurrile viene invece assorbito per osmosi dai coetanei, a volte persino dai genitori e, in modo più aggressivo, dai social media e da Hollywood. C’è una grande contraddizione in questo: in teoria, la società in genere condanna l’uso di parolacce, storcendo il naso di fronte alla loro offensività, ma allo stesso tempo le consuma con vorace appetito.
Le parolacce sono sanzionate e limitate in base al vago presupposto che il loro uso, soprattutto se abituale, possa causare danni alla società. Tuttavia, la natura esatta di tali danni – sia che riguardino chi parla, chi ascolta o la società in generale – rimane molto vaga.
Perché dire parolacce?
Le persone imprecano per sfogarsi. Le parole taglienti e frastagliate danno sfogo alla pressione della rabbia, della frustrazione o persino dell’eccitazione esuberante. Hanno un forte impatto emotivo. Linguisti come Timothy Jay, autore di Why We Curse (Perché imprechiamo), suggeriscono che le parolacce dirottano il sistema limbico del cervello, il centro stesso delle emozioni. Quando si pronuncia una parolaccia, si innesca un aumento di dopamina, che si imprime nella memoria con una tenacia che il linguaggio ben educato semplicemente non riesce a eguagliare.
Hollywood e i social media, nella loro immensa penetrazione nell’opinione pubblica, sembrano intenzionati a promuovere questa volgarità. Danno priorità alle parolacce per creare drammaticità, inserendole in battute iconiche dei film. Le parolacce sono brevi, incisive e versatili: il sogno di ogni sceneggiatore per uno sviluppo rapido dei personaggi e avere un effetto shock che sicuramente verrà a lungo ricordato.
I social media e le piattaforme di streaming sono diventati pilastri centrali della vita moderna, in particolare per le giovani generazioni. Sebbene questi strumenti siano stati apparentemente creati per intrattenerci e metterci in contatto, si può sostenere che siano riusciti a diffondere una serie di tendenze malsane, tra cui la volgarità online è una delle più perniciose. Questa marea crescente sta erodendo le menti dei giovani, minando i loro sistemi morali e indebolendo la loro salute emotiva in modi che stiamo solo iniziando a comprendere.
La spinta psicologica alla volgarità
Il susseguirsi incessante di contenuti volgari e provocatori distorce l’idea di cosa sia realmente la “popolarità”. Molti giovani sono arrivati a credere di dover mostrare un comportamento audace, rendere pubblici i propri panni sporchi o agire in modo irriflessivo semplicemente per ottenere like e follower. Di conseguenza, così si allontanano dall’ideale di coltivare un’autentica personalità e un talento proprio. Anziché concentrarsi sullo sviluppo della cultura, dell’istruzione o della creatività, iniziano a dare più valore allo shock fugace dell’imprecazione piuttosto che alla pace duratura dell’autostima.
Questa volgarità online sta modificando radicalmente il modo in cui molti giovani vedono le relazioni umane. Su molte piattaforme, la superficialità dell’aspetto fisico e della parlantina sciolta è elevata al di sopra della virtù, della profondità riflessiva, del rispetto e della fiducia, alimentando aspettative estremamente irrealistiche sull’amore e la compagnia. Così, agiscono con l’illusione che le relazioni interpersonali riguardino esclusivamente l’aspetto fisico, il piacere e l’eccitazione piuttosto che la comprensione, la virtù, la pazienza o la responsabilità. Il risultato inevitabile è un panorama di relazioni instabili e di confusione emotiva, che contribuisce alla frammentazione delle famiglie e all’aumento dei tassi di divorzio.
Gli algoritmi che governano le nostre vite digitali non fanno che esacerbare la situazione. Poiché le piattaforme sono progettate per promuovere post che suscitano forti reazioni, i contenuti volgari viaggiano molto più velocemente dei discorsi significativi. Questo crea un circolo vizioso di incentivi in cui i creatori pubblicano materiale sempre più provocatorio per rimanere rilevanti.
Più i giovani consumano questi contenuti, più desiderano quel tipo specifico di eccitazione, finendo per perdere il gusto per la bellezza naturale della vita normale. Nel corso del tempo, sperimentano una riduzione della concentrazione, una diminuzione della motivazione e uno scarso controllo emotivo.
La saggezza antica, in particolare nella tradizione cattolica, ha da sempre sottolineato l’importanza di un linguaggio pulito e rispettoso come riflesso dei propri valori interiori. Gli insegnamenti religiosi autentici ci incoraggiano a usare un linguaggio che ispiri, conforti e risollevi le menti, piuttosto che degradarle.
Quando parliamo con ponderatezza e moderazione, riflettiamo la nostra disciplina e forza interiore. Scegliere un linguaggio rispettoso non è solo una questione di buone maniere, ma è un modo per nutrire moralmente sia l’anima che la società in cui viviamo.
Da un punto di vista psicologico, l’uso abituale di parolacce può influenzare profondamente il nostro panorama emozionale e cognitivo. Le parolacce sono indissolubilmente legate all’espressione di emozioni intense come la rabbia o lo stress. Quando queste parole esplosive diventano la norma nel nostro vocabolario, rafforzano i modelli emotivi negativi e atrofizzano la nostra capacità di gestire bene lo stress. La ricerca in psicologia cognitiva indica che l’esposizione frequente a un linguaggio sboccato può effettivamente ridurre l’autocontrollo emotivo e l’autostima.
L’uso abituale di parolacce crea schemi cognitivi che ostacolano lo sviluppo di strategie di adattamento relazionale, influenzando la nostra salute mentale generale. Gli studi dimostrano che le parolacce attivano le regioni cerebrali legate alle emozioni e all’impulsività, come l’amigdala e il sistema limbico. Nel tempo, l’attivazione ripetuta di questi percorsi neurali rafforza la nostra tendenza a reazioni intemperanti, rapide, prive di filtro, mentre diminuiscono quelle facoltà responsabili dell’autocontrollo.
Cambiare le abitudini linguistiche che sono state impresse nella nostra psiche può sembrare un compito erculeo, ma è del tutto possibile con la consapevolezza di sé e la determinazione. La nostra scelta delle parole ha un profondo impatto sul benessere mentale e sulle relazioni. Praticare l’auto-riflessione permette di identificare i fattori scatenanti e sostituire i riflessi verbali negativi con un linguaggio costruttivo.
Cercare la compagnia di persone che sostengono e danno l’esempio di una comunicazione positiva può rafforzare ulteriormente questi cambiamenti. L’obiettivo non è quello di rimuovere chirurgicamente le emozioni forti, ma di esprimerle in modi che promuovano l’autocontrollo, la lucidità mentale e la resilienza.
Comprendere gli effetti profondi del linguaggio volgare sulla salute mentale, emotiva e spirituale è essenziale per la crescita personale. Le parolacce, usate per esprimere emozioni profonde, rafforzano i modelli di pensiero negativi, aumentano lo stress e disturbano l’armonia interpersonale. In breve, il linguaggio volgare accelera il vizio.
Il percorso verso un modo più sano di comunicare inizia con la consapevolezza di sé e l’impegno a praticare la virtù. Il potere di un linguaggio ponderato deve essere abbracciato attraverso l’esplorazione di espressioni alternative e la promozione di interazioni rispettose. Ci vorrebbe una coalizione di soggetti – il clero, le famiglie, le scuole, i governi e gli stessi giovani – per lavorare insieme a questo scopo.
I genitori devono impegnarsi in un dialogo aperto e onesto con i propri figli. Le scuole devono insegnare il programma di responsabilità digitale. I governi devono applicare regole severe contro i contenuti dannosi. Soprattutto, i giovani devono sviluppare l’armatura dell’autocontrollo, dare più valore alle relazioni nella vita reale rispetto a quelle digitali e saper allontanarsi quando necessario dal rumore dannoso generato dai social media e da Hollywood.
Ogni parola è importante quando si tratta di coltivare uno stato mentale sano e un ambiente sociale positivo. Dobbiamo scegliere le parole con saggezza ed essere orgogliosi di un dialogo significativo ed espressivo privo di parolacce. Se la società spera di costruire una generazione futura sana ed emotivamente forte, deve riconoscere le gravi insidie della volgarità e tornare ai principi di una civiltà cristiana ben ordinata.
Fonte: Return to Order, 13 gennaio 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.








