Corea del Sud, la tigre asiatica della Chiesa

chiesa_Coreawww.chiesa 18 aprile 2012

Lì i cattolici aumentano con ritmi stupefacenti. Con ogni anno molte migliaia di nuovi battezzati adulti. Il reportage di un grande missionario

di Sandro Magister

ROMA– I sette anni di pontificato che Benedetto XVI compirà domani sono associati, nell’opinione corrente, a un generale declino della Chiesa. Ma questa opinione si nutre di uno sguardo limitato al Vecchio Continente: a una Europa che in effetti subisce i colpi di una crescente secolarizzazione.

Se appena si allarga la visuale, infatti, la realtà appare diversa. Nell’ultimo secolo la Chiesa cattolica ha vissuto la più straordinaria fase di espansione missionaria della sua storia.

All’inizio del Novecento, nell’Africa subsahariana i cattolici erano meno di 2 milioni. Cent’anni dopo erano 130 milioni. E anche su scala mondiale il XX secolo è stato per la Chiesa un secolo di esplosione numerica. Da 266 milioni all’inizio del Novecento, i cattolici sono arrivati cent’anni dopo a un miliardo e 100 milioni. Si sono moltiplicati per quattro, più del parallelo aumento della popolazione del pianeta.

È un’espansione che non dà alcun segno di arrestarsi e che ha preso inizio, nell’Ottocento, proprio quando in Europa la Chiesa cattolica subiva gli attacchi di una cultura e di poteri fortemente ostili al cristianesimo.Oggi il quadro è analogo. Per la Chiesa cattolica in Europa sono anni magrì. Ma in altre regioni del mondo è l’opposto.

La Corea del Sud, ad esempio, è un paese nel quale il cattolicesimo cresce a ritmi stupefacenti. E proprio tra gli strati più attivi e “moderni” della popolazione. Il reportage che segue – pubblicato il giorno di Pasqua sul quotidiano della conferenza episcopale italiana “Avvenire” – ha per autore uno dei massimi esperti delle missioni cattoliche nel mondo. Missionario lui stesso, padre Piero Gheddo è oggi direttore, a Roma, dell’Ufficio storico del Pontificio Istituto Missioni Estere.E autore di numerosi volumi e ha collaborato alla stesura dell’enciclica di Giovanni Paolo II “Redemptoris missio”, del 1990.

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Seul, una Pasqua da record

di Piero Gheddo

Non c’è forse paese al mondo che nell’ultimo mezzo secolo abbia registrato una crescita così sostenuta come la Corea del Sud, anche nelle conversioni a Cristo. Dal 1960 al 2010 gli abitanti passano da 23 a 48 milioni; il reddito pro capite da 1.300 a 19.500 dollari; i cristiani dal 2 al 30 per cento, dei quali circa il 10-11 per cento, 5 milioni e mezzo, sono cattolici; i sacerdoti coreani erano 250, oggi sono 5.000.

Sono stato una prima volta in Corea del Sud nel 1986 col padre Pino Cazzaniga, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere in Giappone, che parla il coreano.

Era già allora una Chiesa con tante conversioni, e ancor oggi è così. Ogni parrocchia ha dai 200 ai 400 battesimi di convertiti dal buddhismo all’anno. Si convertono soprattutto gli abitanti delle città. Ogni anno 130-150 nuovi sacerdoti, uno ogni 1.110 battezzati.

Nel 2008 i cattolici hanno superato il 10 per cento dei sud-coreani e aumentano di circa il 3 per cento ogni anno. Nel 2009 il numero dei battezzati è salito a 157 mila e sono stati ordinati 149 sacerdoti, 21 più del 2008. Più di due terzi dei sacerdoti hanno meno di 40 anni. “Negli ultimi dieci anni la Chiesa cattolica in Corea è passata da tre a cinque milioni di fedeli; a Seul siamo il 14 per cento”, ha detto in un’intervista il cardinale Nicholas Cheong Jin-suk, arcivescovo di Seul.

La Chiesa cattolica nella Corea del sud è quella che più cresce in Asia, In Corea c’è piena libertà di religione e il segretario della conferenza episcopale coreana, monsignor Simon E. Chen, mi diceva che i coreani manifestano una forte propensione verso il cristianesimo, perchè introduce l’idea di uguaglianza di tutti gli esseri umani creati dall’unico Dio.

Inoltre, sia cattolici che protestanti hanno partecipato al movimento popolare contro la dittatura militare, tra il 1961 e il 1987, mentre confucianesimo e buddhismo promuovevano l’obbedienza all’autorità costituita. E poi, il cristianesimo è la religione di un Dio persona fatto uomo per salvarci, mentre sciamanesimo, buddhismo e confucianesimo non sono nemmeno religioni, ma sistemi di saggezza umana e di vita.

Infine, dopo la guerra di Corea fra Nord e Sud (1950-1953), la Corea del Sud, grazie all’aiuto americano, ha conosciuto un rapidissimo sviluppo economico, sociale e civile, diventando in tutto un paese evoluto e anche ricco, nel quale le antiche religioni non danno risposte ai problemi della vita moderna.

Caratteristica della Chiesa coreana è l’ottima collaborazione dei laici all’evangelizzazione. La Chiesa è nata in Corea da alcuni filosofi e diplomatici coreani emigrati, che si erano convertiti al cristianesimo a Pechino, e poi, tornati in patria, hanno propagato la fede e battezzato. Dal 1779 al 1836, quando giunsero i primi missionari francesi, i cristiani si diffusero, poi vennero le persecuzioni, ma l’abitudine a collaborare con la Chiesa è rimasta.

Oggi in Corea, chi si converte sa che deve impegnarsi in uno dei gruppi, associazioni, movimenti parrocchiali. Il cattolico “passivo” non è ammesso. A Seul, dove ci sono più di 200 parrocchie, sono stato nella parrocchia dei salesiani di Kuro 3-Dong, in ambiente operaio di periferia. I cattolici, già nel 1986, erano 9.537 su circa 150.000 abitanti, i battesimi di convertiti adulti quasi 600 l’anno.

Il parroco padre Paul Kim Bo Rok, mi diceva: “In parrocchia siamo due sacerdoti e quattro suore, ma il vero lavoro di missione e di istruzione religiosa lo fanno i laici, sia negli otto corsi di catechesi, in ore e per persone diverse, sia nei movimenti ecclesiali molto attivi, specie la Legione di Maria.

Ogni anno celebriamo in parrocchia due o tre riti di battesimi collettivi di adulti: ogni volta i battezzati sono 200,­ 300 o anche di più, dopo circa un anno di catecumenato: è poco, ma non possiamo dare più tempo per le tante richieste di istruzione religiosa. La formazione profonda della fede viene data dopo il battesimo ed è compito dei movimenti ecclesiali.

Diventare cristiano significa entrare in un gruppo che ti impegna a fondo, ti dà norme di comportamento e d’impegno, ti fa pagare le quote di partecipazione, ti dà le preghiere da dire tutti i giorni. Quando si entra nella Chiesa si accetta tutto. Questo è lo spirito coreano: o accetti e ti impegni o non accetti e te ne vai”.

Continua padre Paul: “In Corea la religione è una cosa seria, impegnativa. È vero che c’è il pericolo del formalismo, ma è tutta la cultura del popolo che è impostata in questo modo. Anzi, il cristianesimo è la forza principale che punta sulla coscienza personale, sulla libertà della persona.

Piuttosto stanno arrivando i pericoli opposti al formalismo: il secolarismo e il materialismo pratico che allontanano dallo spirito religioso. La Corea del Sud conosce un prodigioso sviluppo economico, la povertà di trent’anni fa è scomparsa: oggi c’è per noi il passaggio all’abbondanza e anche alla ricchezza. Dobbiamo reagire con una formazione cristiana più profonda e personale. Siamo travolti dall’ondata delle conversioni, chiediamo al mondo cristiano almeno l’aiuto della preghiera”.

I battesimi vengono generalmente amministrati a Pasqua, Pentecoste e Natale. Nella parrocchia di Bang Rim Dong a Kwangiù, nella Pasqua del 1986 ho partecipato alla messa e al battesimo di 114 adulti e loro figli. Una festa di popolo, con la lunga processione di uomini e donne, bambini e bambine vestiti di bianco per ricevere il battesimo.

Canti, musiche, tanta allegria. Nella Chiesa cattolica coreana è in pieno svolgimento il programma “Evangelizzazione Venti Venti”, cioè l’impegno a convertire il 20 per cento dei sudcoreani nel 2020. Forse non ci arriveranno, ma il solo lancio di questo programma nel 2008 dimostra la fede entusiasta dei laici battezzati, perché i protagonisti sono loro e tutti lo sanno.

Nella Pasqua di quest’anno, domenica 8 aprile, in Corea e nel mondo delle missioni, altre decine di migliaia di catecumeni sono entrati nella Chiesa. Mai essere pessimisti sul futuro del cristianesimo e della Chiesa cattolica. Noi del Vecchio Continente attraversiamo un periodo di crisi della nostra fede, ma nelle giovani Chiese l’azione dello Spirito Santo ci dà una iniezione di speranza e di gioia pasquale.