Oh no, ecco l’Unicef

UnicefPubblicato su Tempi,
anno X, 13.1.2005, n. 3, p. 9.

di Alessandra Nucci

Presso il grande pubblico l’Unicef gode del grande prestigio che viene accordato in genere a tutte le organizzazioni internazionali collegate all’Onu. Oggi però l’Unicef è accusata di aver tradito il suo mandato.

Da anni infatti essa partecipa alle politiche surrettizie di sostegno alla diffusione dell’aborto libero e gratuito, promuove un approccio all’educazione sessuale in cui astinenza e fedeltà sono sostituite da lezioni di anatomia e distribuzione di preservativi, e pubblicizza ogni forma di contraccezione, compresa la pillola del giorno dopo e gli aspiratori manuali portatili per effettuare gli aborti nei campi profughi.L’Unicef è accusata inoltre di aver favorito la diffusione dell’Aids con la sua campagna indefettibile contro l’uso di latte in polvere. Le ricerche infatti dicono che dal 14 al 28 per cento dei bambini non infetti potrebbe venire contagiato dal latte delle madri sieropositive.

Wyeth-Ayerst e Nestlé si sono dette disponibili a donare tonnellate di latte in polvere, ma solo con previa autorizzazione dell’Unicef, perché non intendono rischiare un altro boicottaggio. L’Unicef però, che influenza le politiche di molti paesi poveri, si rifiuta di dare il via libera a queste donazioni.

Negli anni Novanta l’Unicef è arrivata a spendere per la burocrazia interna un terzo del suo bilancio annuale (pari a circa 1 miliardo di dollari). Nel 1994 un revisore indipendente, Booz, Allen & Hamilton, certificò costi fissi gonfiati, spese anomale per pernottamenti in alberghi di lusso e un eccesso di personale. Si sono verificati tra i dipendenti anche episodi di corruzione e furti di fondi destinati ai soccorsi.

In questi anni, intanto, il tasso di mortalità infantile è cresciuto nel mondo, mentre nei 42 paesi in cui si registra il 90 per cento dei casi le risorse destinate dall’Unicef alle terapie elementari di prevenzione di questa piaga sono rimaste incredibilmente basse.

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