Santi cristiani insieme a demoni africani

Haiti_vuduArticolo pubblicato su La Stampa
28 luglio 2003

di Alessandro Mondo

“Una barzelletta dice che il 97 per cento degli haitiani sono cattolici e il 99 per cento vudù. Perché questa è la religione che gli schiavi si sono portati dietro dall’Africa, venerande credenze e antiche parole nascoste nell’orrore delle stive delle navi negriere, nell’inferno delle piantagioni di canna: dove prima lavoravano come schiavi a colpi di frusta e poi con salari da fame”. Il professor Massimo Introvigne, direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni, ricorda bene il rito vudù, osservato come spettatore privilegiato a New Orleans.

Cosa si intende per vudù?

“In sintesi, possiamo dire che il vudù – diventato ad Haiti una vera religione capace di convivere con quella cattolica ufficiale – nasce simultaneamente in alcuni paesi africani e caraibici dall’incontro tra il cattolicesimo francese di stampo coloniale e un affollato universo di riti pregressi. Parliamo di Haiti, dove il 30 per cento circa della popolazione è coinvolto nelle confraternite di riferimento: ma il fenomeno interessa, seppur in forma minoritaria, alcuni paesi africani, come il Benin, e l’America. Abbiamo già detto di New Orleans. Mi è capitato di vedere un tempio vudù persino a New York, dove vivono parecchi haitiani.

Un universo geografico molto vasto…

“Per tacere dei rimandi ad altre credenze non meno radicate: il ‘candomble’ a Bahia, la ‘santerìa’ a Cuba, lo ‘xango’ a Recife. Fatte tutte le differenze del caso, il minimo comune denominatore è rappresentato dal sincretismo fra elementi del cattolicesimo e culti tradizionali africani. Tornando al vudù, l’aspetto più evidente è la disinvolta convivenza nello stesso pantheon di alcuni santi cattolici con divinità pagane”.

A quale epoca datano gli esordi del vudù?

“Tra il 1600 e il 1700, in coincidenza con le grandi migrazioni degli schiavi. Anche se da allora molte cose sono cambiate: alcuni aspetti si sono persi, altri sono stati istituzionalizzati. Oggi ad Haiti il vudù è una sorta di chiesa articolata in confederazioni, che spesso rappresentano una chiave essenziale per comprendere la politica locale”.

Secondo gli storici, nasce come una forma di ribellione alla dittatura coloniale e al cristianesimo da parte degli schiavi africani.

“Nemmeno il vudù sfugge ai corsi e ai ricorsi della storiografia. Un tempo lo si interpretava come una semplice manifestazione di spontaneismo religioso. Dagli anni 60 ha prevalso una lettura diversa e meno ‘coloniale’: nel vudù si concentrerebbero gli elementi positivi di una spiritualità tipicamente africana, eletta a strumento di emancipazione di un intero popolo. Non è del tutto vero. Anche in tempi recenti, il ruolo assunto dalle dirigenze delle confraternite nella politica del Paese è stato spesso ambiguo: basti pensare all’appoggio che alcune diedero al nefasto Papa Doc”.

Al secolo, François Duvalier

“Il Caligola neocaraibico che giurava di essere la reincarnazione dello spettrale Baron Samedi. Lo faceva credere anche ai suoi pretoriani, i feroci ‘tonton macoutes’. Il che dimostra quanto azzardate possano essere, in alcuni casi, certe riletture terzomondiste del vudù”.

Qual è l’aspetto del fenomeno che colpisce di più noi occidentali?

“Sicuramente il rito: anzi, i riti o ‘servizi’. Culti propiziatori di norma finalizzati a richieste specifiche – amore, fertilità, fortuna economica – articolati su una serie di balli e danze in grado di protrarsi per ore. Per i nostri canoni sono cerimonie forti, impressionanti, in cui l’adepto entra in contatto estatico con le divinità di riferimento assumendone voce e gesti”.

Di quali divinità parliamo?

“Alcune, come il popolarissimo Baron Samedi, sono fantasmi; altre riassumono in loro caratteristiche dei santi cristiani con quelle di spiriti pagani. Ce ne sono di terrorizzanti e di benigne: i ‘loa’. In ogni caso, anche le più spaventose possono essere placate con offerte sacrificali affinchè intercedano per le richieste di turno”.

Offerte animali?

“Anche. Tra le creature più richieste c’è il popolare galletto, sgozzato o decapitato a morsi: un genere di rito frequente ad Haiti, ma che altrove deve fare i conti con legislazioni severe. In alternativa, si evoca la divinità versando del liquido per terra, di solito liquore”.

Dici “vudù” e pensi subito al malocchio…

“Può accadere, anche se le principali confraternite tendono a scongiurare utilizzi impropri. Attenzione a non confondere il vudù con le inevitabili degenerazioni: un conto sono i riti tradizionali, un altro la magìa nera. La maîtresse nigeriana che ricatta le prostitute di qualche nostra città, minacciando di infilzare i bambolotti che hanno le loro sembianze, è un’altra cosa. Non a caso si tratta di fenomeni peculiari di paesi estranei all’area geografica di riferimento del vudù. No, il vero vudù è un’altra cosa: un universo per molti aspetti affascinante, tutto da scoprire”.

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