Corrispondenza romana n. 1937 del 11 febbraio 2026
Cristina Siccardi
Quando si farà autocritica? Che cosa deve ancora succedere perché ci si accorga che in questa società l’educazione dei ragazzi non è più sostenibile?
La situazione è impressionante di fronte ai dati forniti dalle statistiche. Secondo la Società italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in Italia, circa 1 minore su 5 (circa 2 milioni) soffre di un disturbo neuropsichiatrico, con un netto aumento degli accessi al pronto soccorso (+500% in dieci anni al Bambino Gesù di Roma) e una prevalenza che cresce del 30% ogni 15 anni.
A livello globale, 1 adolescente su 7 (10-19 anni) convive con un disturbo mentale diagnosticato, tra cui ansia e depressione sono le patologie più diffuse, circa il 40% dei disturbi mentali diagnosticati negli adolescenti. In Europa, l’8% dei giovani tra 15 e 19 anni soffre di ansia e il 4% di depressione. Il 75% delle patologie psichiatriche esordisce prima dei 25 anni e la metà dei casi mostra sintomi già entro i 14 anni. È in aumento l’autolesionismo e, a livello mondiale, 89 milioni di ragazzi e 77 milioni di ragazze tra 10 e 19 anni convivono con un disturbo mentale.
Secondo l’ultimo report OCSE Promoting good mental health in children and young adults, oltre 700.000 giovani italiani convivono con problemi di salute mentale.
Attraverso studi sociologici, ricerche scientifiche e cronache giornalistiche si constata una sconvolgente crescita degli squilibri personali e relazionali dei minori, ma anche fenomeni di violenza che si esercitano verbalmente, fisicamente e virtualmente. Le statistiche sulla violenza giovanile in Italia mostrano un quadro preoccupante, con un’alta incidenza di bullismo (65% dei giovani vittime, secondo l’Osservatorio Indifesa 2024), un aumento significativo dei maltrattamenti su minori (quasi 374.000 minorenni in carico ai servizi sociali nel 2023) e reati in famiglia, che vedono aumenti vertiginosi nel corso dell’ultimo decennio.
Si evidenzia anche una percezione distorta della sessualità fra i giovani e una forte prevalenza della violenza a scuola e online, con il cyberbullismo in crescita.
Si prende atto di questi drammatici numeri e si cercano rimedi soltanto scientifici, attraverso visite psicanalitiche, terapie farmaceutiche e il supporto dei servizi sociali, ma nessuno si sta occupando di andare alla radice di questi fenomeni che hanno cause ben precise e neppure nascoste.
Se da un lato il mondo laico si limita ad agire con la giurisprudenza delle norme e delle pene e con il continuo incremento dell’installazione delle videocamere – non pronunciandosi per rimedi che valutino un ritorno al pensiero cristiano, da cui è nata la civiltà europea, grazie alla quale non c’era confusione fra bene e male – cosa può fare, dal canto suo, la Chiesa?
Fu proprio lei ad iniziare ad educare la gente attraverso gli insegnamenti evangelici per condurre le persone al rispetto, alla correttezza, all’onestà, alle buone maniere, a coltivare ed allenare le virtù personali che poi ricadevano sul sistema Civiltà occidentale. Fu proprio lei, per prima, ad aprire scuole e università. Questa eccellente Maestra, rifacendosi al Sommo Maestro di Via, Verità e Vita, oggi, quale spazio ha ancora? Qualcuno si domanda se possono essere ancora utili obiettivi e metodi educativi promossi dal patrimonio della lunga, ampia ed efficace tradizione pedagogica cattolica?
Ricordare quel Tesoro per applicare benefiche e ipercollaudate regole educative all’emergenza educativa di questi nostri infausti morali tempi diventa fondamentale perché altri, prima di noi, sono vissuti in questo mondo e hanno faticato e sudato per raggiungere livelli di umana civiltà eticamente “sostenibili”, termine odiernamente blasonato in campo energetico.
L’etica è conseguenza dei principi che regolano o non regolano la vita dell’individuo; se i principi sono storti, storta e scadente e sterile di frutti sarà la pianta.
Via via nei secoli si sono aperte congregazioni religiose per assolvere la missione educativa, ponendosi obiettivi benefici sulle menti e sulle anime. Un ripasso diventa importante per non cancellare dalla memoria quei santi educatori che possono essere di validissimo supporto a questa malata società.
Innanzitutto, la Chiesa ha sempre insegnato che i primi educatori dei giovani sono la madre (anche prima catechista) ed il padre. Ma adesso la maggior parte di loro sono latitanti perché vivono più fuori casa che in casa, compresi, purtroppo, bambini e adolescenti. Che dire poi dei piccolini che vengono lasciati negli asili nidi, quando la legge naturale non prevede affatto l’allontanamento di essi dalla loro madre? Ma la donna deve lavorare fuori casa e non in casa, secondo il diktat femminista… così i propri figli vengono educati fuori dal naturale nido e, crescendo, vengono formati dalle movide, dalle discoteche, dai concerti rap, dai social, dal cinema… e da insegnanti che spesso, anche loro, vanno in terapia psicanalitica.
Educare non è istruire, come avviene nelle scuole statali, ma è possedere una sana e robusta filosofia di vita che ha per orizzonte l’eternità dell’esistere, ed è questa a dare direttive corrette per camminare e navigare in vista del Premio, verso il quale si può accedere attraverso la Croce del Redentore.
Affermava il cardinale Carlo Caffarra, riferendosi all’educazione cristiana, durante una conferenza tenuta a San Lazzaro di Savena, nel bolognese, il 9 maggio 2008: «L’istruzione trasmette verità che non hanno rilevanza sulla vita, sul suo senso; l’educazione trasmette una proposta di vita ritenuta l’unica degna di essere realizzata, se si vuole giungere alla felicità».
Non si può navigare nella vita, affermava ancora Caffarra in quell’occasione, diretti verso la condizione a cui siamo chiamati dal Creatore, la beatitudine, senza prima aver imparato le regole della navigazione: «la persona neo-arrivata ha bisogno di essere orientata nell’esercizio della sua libertà; ha bisogno di sapere ciò che è bene e ciò che è male. L’educazione della persona consiste nell’indicare ad essa la via che la può condurre ad una vita vera, ad una buona vita».
Il bambino che nasce in una famiglia cristiana viene battezzato nella virtù della Fede, la quale, come attesta e dichiara con le parole il sacramento battesimale, procura la vita eterna. Ne consegue che l’«educazione cristiana consiste nell’indicare la via della fede come unica via che conduce alla vita vera, alla felicità. La fede diventa, mediante l’educazione cristiana, il nostro modo di pensare: il criterio delle nostre valutazioni; la regola ultima delle nostre scelte. In una parola: diventa la nostra forma di vita».
Scriveva invece, sempre il cardinale Caffarra, nell’articolo Educazione: una sfida urgente, pubblicato su «Il Foglio», il 1° maggio 2004: «Ora la cultura attuale (la cosiddetta post-modernità) è dominata dalla negazione di quel rapporto originario [apertura della persona alla realtà e dalla originaria intelligibilità e bontà della realtà, ndr]: non esiste una realtà da interpretare. Esistono solo delle interpretazioni della realtà, sulle quali è impossibile pronunciare un giudizio veritativo, dal momento che esse non si riferiscono a nessun significato obiettivo. Siamo chiusi dentro al reticolato delle nostre interpretazioni del reale, senza nessuna via di uscita verso il reale medesimo. È esattamente su questo punto che ci viene lanciata la vera sfida educativa. E quindi nessuna vera opera educativa è oggi possibile se non affronta questa sfida, e non si pone come radicale e totale alternativa a quella posizione».
Divorzi, convivenze, famiglie sfasciate, “allargate” e “arcobaleno”, ideologie “familiari” sempre più strampalate e perverse non fanno altro che gettare benzina sull’incendio dell’impossibilità di fare sana educazione. Allora, si ricorre in maniera massiccia, all’interno dei nuclei familiari e della scuola, all’apporto degli psicologi, tuttavia, non si esce dal labirinto degli scompensi e squilibri educativi, in quanto l’educazione poggia ormai su enormi errori e svilenti contraddizioni.
Fratelli delle Scuole Cristiane, Scolopi, Somaschi, Barnabiti, Somaschi, Salesiani, Orsoline, Figlie di Maria Ausiliatriece, Dame del Sacro Cuore, Suore di San Giuseppe, le Suore di Sant’Anna… sono alcune realtà che hanno educato cristianamente generazioni e generazioni di bambini e di giovani per una civiltà eticamente fondata su principi di Verità e di libertà in Cristo, unico vero Formatore delle coscienze. I fondatori e le fondatrici di questi istituti non hanno fatto altro che mettere in pratica la vincente pedagogia evangelica.
Quando gli “educatori”, talvolta presenti anche nel mondo cattolico, faranno finalmente autocritica, studiando sia le avvelenate filosofie moderne e post-moderne che le ricchezze di ciò che è stato abbandonato? L’ignoranza è la peggior nemica dell’educazione.








