La nuova oligarchia mondiale. I saggi di Marguerite Peeters e Gabriele Kuby

imagesOsservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan Newsletter n. 470 – 23 gennaio 2014

Silvio Brachetta

 Dopo il 1989, un po’ dovunque, si credette che il crollo del comunismo sovietico avrebbe determinato uno sganciamento spontaneo dell’autorità politica dalle ideologie totalitarie. Sugli anni Novanta soffiava l’ormai celebre ‘vento nuovo dell’est’ e pure nella Chiesa – che con Giovanni Paolo II aveva avuto un ruolo anticomunista significativo – si ebbe la percezione che assieme al materialismo marxista si sarebbe potuto attenuare (se non dissolvere) l’ateismo mondiale, che tanto intralciò la fede cristiana. In questo senso, molto prima della caduta del Muro di Berlino, specialmente dal Sessantotto in poi, le prospettive ateiste o laiciste s’imposero in Occidente, fagocitandone i costumi e corrompendone la cultura. Secolarismo, ateismo, laicismo. Molti nomi per uno stesso male, che si reputava sepolto sotto le macerie del Muro.

Con la fine del secolo e del millennio, però, subentrò una cocente disillusione: il secolarismo era tutt’altro che morto, se non altro per via degli spazi sottratti alla religione dal laicismo, in ambito pubblico. E in tal modo l’ideologia, figlia di una civiltà senza Dio e sopravvissuta alla disintegrazione del socialismo reale, era di nuovo attiva e imperava di nuovo sul mondo. In che modo? In quale forma? Con che nome?

«Rivoluzione culturale occidentale»

Forse una delle analisi più interessanti su quanto avvenne e su come quegli avvenimenti siano collegati alla crisi attuale, è opera dalla giornalista americana Marguerite A. Peeters, direttrice dell’Istituto interculturale “Dialogue Dynamics” di Bruxelles. Autrice di due libri sulla globalizzazione e sull’ideologia del «gender», la Peeters ha sintetizzato il suo pensiero in due articoli per “L’Osservatore Romano” (2009, 2012), nei quali scrive di una «rivoluzione culturale occidentale» («western cultural revolution»).

Dal 1990 al 1996 le Nazioni Unite si sono prodigate – spiega la giornalista – nell’organizzare una serie non trascurabile di conferenze con l’intenzione di «creare un nuovo consenso mondiale», mediante una sistematica «imposizione» di un «nuovo linguaggio». In pochi anni furono coniati centinaia di nuovi lemmi, sul progetto ideologico secondo cui per cambiare le cose (rivoluzione) non servono scontri armati, ma è sufficiente cambiare il nome alle cose o il significato del nome: «buon governo», «libertà di scelta», «qualità della vita», «salute riproduttiva», «identità del genere [sessuale]» («gender»).

Dietro queste locuzioni, all’apparenza rassicuranti, ci sarebbe un’intenzione inespressa – e per questo truffaldina – per dare ai concetti di «governo», di «libertà», di «vita» o di «sesso» nuovi significati etici, del tutto funzionali alla costruzione di una nuova società artificiale. Piuttosto slogans da memorizzare che parole, i nuovi lemmi sono tutti, in fondo, specificazioni di un concetto centrale – «olismo» – ossia l’idea che il tutto sia maggiore e più importante della parte. Per cui, secondo la nota visione hegeliana, lo stato è superiore ai singoli o un qualche ordine mondiale è superiore agli stati.

L’individuo allora, in questo nuovo Regno globale sottratto artificiosamente alla signoria del Cristo, conta e vale sempre meno. Il problema – secondo la Peeters – non poggia solo sulla ricostruzione del mondo con un nuovo senso morale, ma dal fatto che dietro questo progetto non c’è una maggioranza democratica, ma una minoranza prepotente, sostenuta e finanziata da poteri occulti. Sembra di capire che la matrice democratica degli stati liberali voglia essere annullata a favore dell’insediarsi di un’oligarchia ereditaria, ovvero di un governo di pochi, che consegneranno potere e danaro a persone già indottrinate.

Nuova etica del nuovo Regno

Marguerite A. Peeters, nell’opuscolo “La nuova etica globale: sfide per la Chiesa” (2006) è stata ancora più precisa. La generazione del 1968 – scrive – «aveva occupato posti-chiave all’Onu». Dopo il 1989, costoro «si sono presentati come “gli” esperti» e, «senza incontrare opposizione […] hanno esercitato una leadership normativa a livello mondiale». Figli dunque di una visione libertaria, se non anarchica del mondo, gli «esperti» hanno bypassato il tracollo social-comunista, riuscendo ad imporre un’«etica globale che si pone al di sopra di tutto», di ogni governo o religione.

Questa nuova etica, che presume di ridefinire cosa sia bene e male, ha tratti ben riconoscibili. A parere della giornalista, innanzi tutto è un «diktat», una «dittatura», se non altro perché prevede un «allineamento» generale di ogni corpo sociale e il coinvolgimento acritico di tutti: se qualcuno protestasse, se non esprimesse attivamente il proprio «consenso», sarebbe immediatamente consegnato al pubblico ludibrio, mediante l’«esercizio arbitrario del potere» e dell’«intolleranza». La Peeters lamenta, in varie parti della sua opera, l’imposizione del nuovo linguaggio, che «non è più esterno alla Chiesa».

Anzi, oramai, «l’avversario è da cercarsi dentro». Già «molte ong, organismi di aiuto, università, associazioni femminili cattoliche, sacerdoti e pastori» hanno già adottato questo linguaggio. Eppure «la Chiesa resta ignorante rispetto alle sfide di questa etica» anticristiana: tanto ai «rischi», poiché «sono mortali per la vita della fede», quanto alle «occasioni» offerte dal cambiamento culturale per l’evengelizzazione.

Una montagna di danaro per distruggere la famiglia

La sociologa e saggista tedesca Gabriele Kuby, nella recente intervista pubblicata su “Tempi” (11 gennaio, a cura di Vito Punzi), ha molto apprezzato il libro della Peeters sulla «Rivoluzione culturale occidentale», perché le «ha aperto gli occhi».

E soprattutto nel rivelare chi realmente sta dietro ai massicci finanziamenti che servono agli ideologi delle Nazioni Unite – e ultimamente dell’Unione Europea – per ottenere visibilità e spazi sui media: «gruppi industriali globalizzati, grandi fondazioni come Rockefeller e Guggenheim, persone molto ricche come Bill e Melinda Gates, Ted Turner e Warren Buffett, […] e l’Unione internazionale delle lesbiche e degli omosessuali (Ilga)».

Grandi lobby, insomma, gruppi di potere in grado di autofinanziarsi e, dunque, di accedere ai media e controllarli in modo massiccio e continuativo. La Kuby è una convertita, battezzata il 12 gennaio 1997. Nel 2012 ha dato alle stampe l’ultimo suo libro, “La rivoluzione sessuale globale. Distruzione della libertà in nome della libertà”, non ancora tradotto in italiano. Dopo la conversione – dice – «mi sono cadute le bende dagli occhi».

Secondo la sociologa, la rivoluzione culturale odierna sta realizzando uno dei suoi programmi più nefasti: la distruzione della famiglia umana naturale, con il pretesto di promuovere una completa liberazione sessuale. L’ideologia e il «concetto di “Gender” – osserva la Kuby nell’intervista – presuppone che qualsiasi orientamento sessuale […] sia equivalente e debba essere accettato dalla società» e «chiunque si contrapponga a ciò» è «discriminato come “omofobo”».

Siamo, quindi, di fronte ad «un attacco mondiale all’ordine della creazione» e, per questo, «all’intera umanità». L’obiettivo è distruggere «il fondamento della famiglia», per «ridurre la crescita della popolazione su questo pianeta». Inoltre, «sono in pochi a essere coscienti che dietro si cela una strategia delle élite di potere, dall’Onu all’Unione Europea, all’alta finanza».

I cattolici non tacciono

Se dovessimo dare una credibilità acritica ai media laici (tv, giornali, radio, informatica), sembrerebbe che il mondo cattolico e civile, in genere, su tale disegno sovversivo sia taciturno o quasi assopito. Taciturni, invece, sono i media, poiché il cattolicesimo è reattivo e non solo per le voci della Peeters, della Kuby o di altri perspicaci autori, ma in ambito civile e sociale.

L’elenco delle iniziative popolari è sterminato e coinvolge centinaia di migliaia di persone: “La Manif por tous” in Francia (con distaccamenti anche in Italia), che contrasta le politiche antifamiliari e antieducative del governo socialista Hollande; i comitati italiani “Sentinelle in piedi” o “Sì alla famiglia”, attivi per motivi analoghi; forum e associazioni pro-life, come la “no194”, per l’indizione di un referendum abrogativo della legge italiana che permette l’aborto; movimenti religiosi; stampa cattolica cartacea e online.

È una battaglia che si è fatta quotidiana, specialmente dal 2005, dopo il fallimento dei referendum abrogativi della Legge 40, che riduce in Italia i mali della fecondazione artificiale. I Papi e i Vescovi hanno sostenuto e incoraggiato nel tempo le varie iniziative, importanti non solo in ambito cristiano cattolico, ma vitali per il bene comune del genere umano. Pochi giorni fa (7 gennaio), secondo quanto riferisce il Pontificio Consiglio per la Famiglia, Papa Francesco «ha incoraggiato il Vescovo di Malta ad opporsi alla legge delle adozioni gay» e nel Messaggio per la Giornata della pace 2014 (1 gennaio) è tornato sul tema della famiglia e sui ruoli «complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre».

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