Libero arbitrio, smentito il celebre esperimento di Libet 

UCRR Unione cristiani cattolici razionalisti

9 Maggio 2022

L’esperimento di Libet sul libero arbitrio è stato replicato e ha dato conclusioni diverse: la consapevolezza di intraprendere un’azione coincide (e non più segue) con il momento in cui il cervello si attiva per compierla. A dimostrarlo uno studio pioneristico del ricercatore Aaron Schurger.

di redazione

Benjamin Libet

E se il famoso esperimento di Libet venisse replicato e le conclusioni fossero opposte, smentendo il più importante argomento usato contro il libero arbitrio? Per decenni un celebre studio sul funzionamento del cervello ha alimentato la speculazione sul fatto che la nostra consapevolezza di voler intraprendere un’azione nasceva dopo che il cervello aveva già deciso di compierla. Eppure, sembra che Libet -l’autore di questo studio- commise un errore fatale.

L’esperimento di Libet: prima il cervello poi la coscienza.

Innanzitutto, chiariamo le cose per chi non sa di cosa parliamo. Benjamin Libet è stato un eminente neurofisiologo dell’University of California e nel 1977 ha studiato la correlazione tra l’attività cerebrale e l’intenzione di compiere un’azione minima, ossia quella di flettere un dito della mano.

Dal 1965 sappiamo che nel cervello, prima di compiere un movimento spontaneo, si verifica un accumulo di fluttuazioni dell’attività neuronale che, una volta superata una certa soglia, influenzano l’inizio del movimento. Questo accumulo è stato soprannominato “potenziale d’azione” (PR) o potenziale di Bereitschaft.

Libet nel suo celebre esperimento osservò sorprendentemente che il potenziale d’azione antecedeva non solo il movimento stesso ma sembrava iniziare anche prima (circa 206 millisecondi) che i soggetti si dichiaravano consapevoli dell’intenzione di muovere un dito. Si concluse così che l’intenzione cosciente di agire non era la causa dell’azione, ma era il cervello del soggetto a predisporsi al movimento prima che questi intendesse davvero compierlo.

L’esperimento di Libet usato in chiave anti-teologica.

Lo studio di Libet venne ben presto strumentalizzato in chiave filosofica e teologica, entusiasmando i riduzionisti secolarizzati. Lo stesso Libet, tuttavia, fin da subito difese la realtà del libero arbitrio, affermando: «La volontà cosciente seleziona comunque quali iniziative possono procedere verso un’azione o verso quali porre il veto e interromperle, l’esistenza del libero arbitrio rimane comunque altrettanto buona e una migliore opzione scientifica rispetto alla sua negazione da parte della teoria deterministica».

Ma, inevitabilmente, il dibattito prese piede e vi fu chi soffiò sull’onda determinista e chi sottolineò i grandi limiti dell’esperimento (e di quelli successivi compiuti da John-Dylan Haynes).

In particolare, molti notarono la differenza enorme tra la semplice decisione di muovere un dito e l’ideare invece un’azione complessa e stratificata come la pianificazione di un viaggio o l’acquisto di un auto, mentre altri sostennero prove ed argomenti a favore della volontà cosciente. Vi fu ovviamente chi usò gli studi di Libet come “prova” dell’inesistenza di Dio (vedi Coyne, Wegner, Harris ecc.) sulla base che se la creatura non è per nulla eccezionale (un nient’altro che, secondo il mantra riduzionista) allora non è necessario coinvolgere l’esistenza di un Creatore.

Altri studiosi risposero falsificando tale ragionamento, osservando che la negazione della libertà implica la sottomissione totale alle leggi della fisica, senza più alcuna forma di intenzionalità, capacità intellettive e di ragionamento (pro o contro Dio).

La comunità scientifica per la gran parte ha giudicato frettolosa la negazione della libertà rispetto alle poche prove a disposizione. Lo stesso Libet nel 2014 scrisse: «Dato che il problema è di fondamentale importanza per la nostra visione di chi siamo, un’affermazione secondo cui il nostro libero arbitrio è illusorio dovrebbe essere basata su prove abbastanza dirette. Tale prova non è disponibile».

Lo studio di Schurger: coscienza coincide con attivazione cervello.

Aaron Schurger,

Ed eccoci arrivati al punto. Nel 2010  ricercatore del National Institute of Health and Medical Research di Parigi, incominciò a studiare le fluttuazioni dell’attività neuronale, osservando che nell’esperimento di Libet i soggetti non ricevevano alcun indizio esterno per attuare il movimento, agivano semplicemente in base a momenti spontanei.

Così, il ricercatore ha ipotizzato che in tale situazione altamente specifica il potenziale d’azione (PR) intervenga salvandoci da un’indecisione senza fine, ed esso non sia affatto la “preparazione del cervello ad agire” come invece interpretato da Libet. Semmai, quanto registrato dal noto neurofisiologo corrispondeva all’inizio del potenziale d’azione, ovvero alle fluttuazioni sotto-soglia che sono solo una parte del “segnale” che darà avvio all’azione. Studi successivi su animali hanno confermato l’ipotesi di Schurger.

Alcune scimmie dovevano decidere tra due opzioni uguali ed i ricercatori hanno rilevato che l’imminente scelta era correlata all’intrinseca attività cerebrale (potenziale Bereitschafts) prima ancora che alla scimmia fossero presentate le opzioni.

Nel 2015 Schurger ha vinto il BMI-Kaloy Prize per le neuroscienze per aver “ribaltato una vecchia interpretazione” sul funzionamento del potenziale d’azione. Nel 2019, Schurger e due ricercatori dell’Università di Princeton hanno ripetuto l’esperimento di Libet, evitando però di registrare inavvertitamente il potenziale d’azione. La scoperta è stata che l’esperienza soggettiva dei soggetti riguardo ad una decisione -ciò che lo studio di Libet suggeriva fosse solo un’illusione- corrispondeva precisamente al momento in cui il loro cervello si attivava per prendere una decisione. «Mi ha aperto la mente», ha confessato Patrick Haggard, neuroscienziato dell’University College di Londra e collaboratore di Libet.

Si tratta comunque di un lavoro pionieristico, tanto quanto lo era quello di Libet, la cui interpretazione sul “cervello che decide prima della coscienza del soggetto” è stata tuttavia smentita.

Nel 2020 uno studio del cognitivista Eoin Travers ha provato a mettere in dubbio la scoperta di Schurger, senza però convincere né la comunità scientifica, né i commentatori più scettici.

«Questa nuova prospettiva capovolge il modo in cui sono stati interpretati i risultati», ha affermato Adina Roskies, filosofa ed esperta di scienze cognitive al Dartmouth College. «La nuova interpretazione mina tutte le ragioni per pensare che il libero arbitrio sia messo in discussione»

Nel 2021 lo stesso Aaron Schurger è intervenuto nuovamente sul potenziale d’azione (PR), concludendo: «Non si può dedurre che ci manchi il libero arbitrio cosciente basandosi sul profilo temporale del PR. Se questi modelli sono corretti, possono avere implicazioni per la nostra comprensione del libero arbitrio ma l’RP non riesce a supportare la classica inferenza per l’inefficacia della volontà cosciente».

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