abolire la distinzione tra il bene e il male è un nuovo totalitarismo

bene_maleZENIT – Il mondo visto da Roma Servizio quotidiano – 22 Novembre 2004

Rocco Buttiglione: tentare di abolire la distinzione tra il bene e il male sarebbe un nuovo totalitarismo

ministro italiano sottolinea l’importanza di chiarire il principio di non discriminazione

MADRID, lunedì, 22 novembre 2004 (ZENIT.org).- Il Ministro italiano per le Politiche Comunitarie, Rocco Buttiglione, ha trascorso gli ultimi giorni a Madrid per partecipare al VI Congresso Cattolici e Vita Pubblica, organizzato dalla Fondazione Universitaria San Paolo-CEU e in cui sono state analizzate le radici e le prospettive dell’Europa.In questa intervista concessa a Veritas, il Ministro traccia un’analisi del principio di non discriminazione ed una distinzione tra il giudizio etico ed estetico della realtà, affermando che l’abbandono di quest’ultimo da parte della Chiesa ha provocato una presentazione “noiosa” del Cristianesimo, spogliandolo della bellezza che costituisce la sua essenza.

Tenendo conto della sua recente esperienza al Parlamento Europeo, si sente deluso dalla politica o continua a crederci?

Perché deluso? La politica è un’idea, una lotta per l’affermazione dei valori e per la difesa degli interessi fondamentali di tutti. In questa lotta a volte si vince ed altre si perde ed è necessario imparare a vincere senza esaltarsi e a perdere senza rimanere delusi. Questo è un caso particolare, perché si è verificata una discriminazione, c’è stata un’azione contro le regole della politica, una trasgressione contro le regole dello Stato liberale e democratico, ma le contestazioni vanno fatte sul terreno della politica, vale a dire spiegare alla gente, parlarci.

La forza della politica è la gente, che deve capire che deve mobilitarsi e creare le condizioni perché una cosa di questo tipo non possa ripetersi e perché tutti i cittadini europei abbiano gli stessi diritti, senza discriminazioni per motivi di coscienza e di religione né per altre ragioni, naturalmente.

Che spazio lascia la Costituzione ai Cristiani, alla loro libertà d’azione?

Credo che lasci un ampio spazio. Non è la migliore Costituzione possibile, astrattamente, teoricamente, ma è la migliore Costituzione che possa unire noi Europei oggi, in questa Europa. Credo che sia importante spiegare alcune parti della Costituzione, soprattutto il principio di non discriminazione, il quale non vuol dire che non si ha il diritto di pensare eticamente che, ad esempio, l’omosessualità è negativa; significa che nella sfera pubblica tu hai il diritto di sbagliare e anche se io penso che stai sbagliando sono disposto a dare la vita perché tu possa sbagliare.

Fare le cose giuste non perché si agisce liberamente, ma per imposizione non ha valore morale positivo né negativo. Se voglio che tu possa trovare la libertà devo lasciarti libero: è questa l’idea liberal-democratica della non discriminazione.

C’è un’altra idea molto pericolosa, una specie di totalitarismo leggero secondo il quale tu non hai il diritto di pensare nella sfera etica e religiosa, e nessuno ha il diritto di pensare che una cosa sia buona o cattiva: questo significa che pensiamo di abolire attraverso la politica la distinzione tra il bene e il male nella nostra morale, e sarebbe davvero un nuovo totalitarismo. E’ molto importante spiegare che questo non è ciò che si trova nella Costituzione Europea.

La Costituzione Europea non dice questo. Ha una visione della non discriminazione che è quella classica, liberal-democratica, che ha alla base l’idea cristiana per la quale l’uomo cammina verso Dio e ha la libertà, perché senza libertà non può procedere nel suo cammino. Il mio maestro, Augusto del Noce, diceva sempre che la verità è quella che nessuno può pensare per te, devi essere tu a farlo

Come vengono trattate dai mezzi di comunicazione in Italia le notizie relative alla Chiesa?

I media hanno in genere una doppia posizione: da un lato provano un grande fascino per la Chiesa ed un grande rispetto per il Santo Padre, dall’altro un odio terribile contro la stessa Chiesa, il che è contraddittorio ma corrisponde alla situazione di un uomo europeo che si trova tra la fede e l’incredulità, che è figlio della Chiesa. In qualche modo quest’odio è quello di un bambino nei confronti di una madre dalla quale si sente tradito, non è l’indifferenza di chi pensa che la Chiesa non sia importante, ed è questo che troviamo nei media italiani, ma anche in quelli spagnoli.

Perché “tradito”?

Guardi ad esempio il caso di Almodóvar. E’ molto significativo: se Almodóvar dicesse contro qualsiasi altra religione ciò che dice contro il Cristianesimo sarebbe in carcere, non glielo permetterebbero. Il fatto che i Cattolici non protestino è un segno dello scarso valore che attribuiscono alla propria religione. Dall’altro lato, è un grande artista perché il giudizio etico ed il giudizio estetico sono diversi. La forza estetica non giustifica il fatto che una cosa sia eticamente negativa.

Almodóvar è un grande artista, bisogna riconoscerlo. L’odio che prova nei confronti della Chiesa non è l’indifferenza di chi pensa che la Chiesa non conti, ma l’altra faccia di un grande amore. Non ne so il motivo, perché non conosco la sua storia, ma in qualche modo si deve essere sentito tradito in questo grande amore e non ha avuto la pazienza di soffrire; l’amore si è quindi trasformato in odio, ma forse un giorno l’odio si trasformerà in amore.

Può essere accaduto a noi Cattolici di essere stati abbastanza corretti nel giudizio etico ma di aver abbandonato l’estetica, la presentazione di questa bellezza morale?

Io ero un grande amico di Urs von Balthasar, che ha scritto un libro fondamentale, “Ehrlichkeit”, proprio su questo tema. Nel libro si afferma che anche la Chiesa ha tradito l’uomo moderno, non sapendogli spiegare che il Cristianesimo è bellezza, la quale a sua volta introduce all’etica. In questo modo molta gente, soprattutto i giovani, hanno pensato che il Cristianesimo può essere giusto, può essere vero, ma è noioso.

Personalmente sono segnato dalla mia esperienza personale, dal fatto di aver incontrato un sacerdote, Luigi Giussani, che mi ha spiegato esattamente il contrario. Al di là del fatto che il Cristianesimo sia vero o meno, è appassionante, è la storia più appassionante del mondo. La bellezza è un po’ il metodo teologico di von Balthasar, la bellezza come introduzione alla verità, non sono la stessa cosa, ma dovrebbero procedere di pari passo.

Dove le sembra che si stia dirigendo l’Europa come comunità umana, come comunità di uomini e valori più che come comunità economica o politica?

L’Europa non si dirige da nessuna parte, l’Europa va dove la portiamo noi. Possiamo continuare a non avere figli, a non avere famiglia, creando una moltitudine di uomini isolati, non una comunità, e in questo caso l’Europa scomparirà dalla storia, tra poche generazioni gli Europei non esisteranno più.

L’altra possibilità è che l’Europa ritrovi le sue radici, come l’uomo: un uomo ha un padre e una madre, non può vivere nella profondità, non può mobilitare le energie profonde del suo essere senza un confronto con suo padre e sua madre; può essere un confronto difficile, con scontri, problemi, riconciliazioni, ma se una persona trascura le proprie radici vivrà in una superficialità in cui non può mobilitare nulla, né per il bene, né per il male.

Penso che l’Europa si trovi a questo punto: possiamo scegliere questa superficialità, il nichilismo (non il nichilismo tragico di Nietzsche, quello comico di Gianni Vattimo) e finiamo lì; oppure possiamo avere il coraggio di trovare le nostre radici, e in questo caso siamo nel futuro.

Lei parla di un rapporto tra Socrate e Cristo come di due personaggi su cui si basano le radici dell’Europa. Come può spiegare questo rapporto, come entrano in contatto?

E’ un fatto che tutta la cultura europea nasca dalla radice greco-latina e dalla radice giudeo-cristiana, da un dialogo tra loro. Socrate può essere considerato come il filosofo che scoprì la coscienza e Cristo colui che introdusse il tema della comunione. C’è una tradizione che cerca di affermare una certa prevalenza di Socrate su Cristo, sostenendo che Cristo è un gran filosofo ma non è il Figlio di Dio. Ci sono altri (Sant’Agostino ne “La città di Dio”) che dicono che Socrate non è solo un filosofo, ma un profeta che prepara i pagani all’incontro con Cristo.

Si può essere Europei e non credere che Gesù Cristo sia il Figlio di Dio, ma non si può essere Europei e non considerare il dialogo tra Socrate e Cristo. Se non si considera questo dialogo, se non si sente come una domanda esistenzialmente concreta quella che ha posto Gesù: Chi dite che io sia?, allora non si è Europei, si è un’altra cosa, molto rispettabile, ma un’altra cosa.

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