Auto elettriche. «Il ceto medio non potrà permettersi la macchina»      

Tempi 20 Gennaio 2022  

L’ad di Stellantis, Carlos Tavares, torna ad attaccare la politica ambientale suicida dell’Ue: «Le nuove tecnologie elettriche sono il 50 per cento più costose di quelle dei motori termici»

di Leone Grotti

«Le nuove tecnologie elettriche sono il 50 per cento più costose di quelle dei motori termici» e la Commissione europea ha previsto che dal 2035 potranno essere venduti solo nuovi modelli elettrici in Europa. Come farà Stellantis, gruppo nato un anno fa dalla fusione di Fca e Peugeot-Psa, a fabbricare auto che il ceto medio possa permettersi? «C’è il rischio che rimanga tagliato fuori se non riduciamo i costi», dichiara l’amministratore delegato Carlos Tavares al Corriere della Sera.

«Vedremo chi sopravvive»

Come specifica Tavares, che già in passato si era scagliato contro l’irragionevole e suicida politica imposta dall’Ue, «l’elettrificazione è una tecnologia scelta dai politici, non dall’industria. C’erano modi più economici e veloci di ridurre le emissioni. Il metodo scelto non permette ai costruttori di auto di essere creativi per trovare idee diverse. È una scelta politica».

Per restare competitivo, Stellantis dovrà «limitare l’impatto dei costi supplementari del 50% dell’auto elettrica. Significa avere in 5 anni aumenti di produttività del 10% medio all’anno». Il problema è che «l’industria automobilistica in Europa raggiungere di norma tra il 2% e il 3%. Vedremo tra qualche anno quali produttori saranno sopravvissuti e quali no. Tra 10 o 15 anni conosceremo anche i risultati reali dell’elettrificazione nella riduzione delle emissioni. Per dirla semplice, non guardare l’intero ciclo di vita delle auto elettriche è riduttivo. Non va perso di vista che ci saranno conseguenze sociali e rischiamo di perdere la classe media, che non potrà più comprare auto». 

Il ceto medio dovrà dire addio all’auto

Solo dopo aver percorso 70 mila km, insiste l’ad, un veicolo elettrico diventa più ecologico di un ibrido, che però «costa la metà». O i governi manterranno incentivi insostenibili o a queste condizioni il ceto medio dovrà fare a meno dell’automobile.

Per l’Italia c’è un ulteriore problema, che segnala Tavares: «Finora non abbiamo chiuso alcun sito, ma il costo di produzione di un’auto in Italia a volte è il doppio rispetto alle fabbriche di altri paesi europei». Tra le motivazioni c’è una scarsa organizzazione del lavoro e «il prezzo fuori misura dell’energia.

L’invasione delle auto elettriche dalla Cina

Come farà, con queste premesse, l’industria europea dell’auto a restare competitiva? Soprattutto a fronte di una Cina che potrebbe conquistare il monopolio del mercato. Non solo, infatti,  come dettagliato in un’inchiesta sul Green Deal di Tempi, Pechino «domina il mercato dei minerali indispensabili alla realizzazione delle batterie, ma anche quello della produzione delle batterie stesse: secondo un rapporto di Benchmark Mineral Intelligence, attualmente dispone di 93 megafabbriche ed entro il 2030 ne avrà 140, contro le 17 europee e le 10 americane».

Inoltre, l’invasione dell’Europa da parte delle auto elettriche cinesi è già iniziata. In Cina il mercato è già in piena espansione e il Dragone apre nuove fabbriche di auto elettriche alla stessa velocità del resto del mondo messo assieme. Se il successo è «tutto fuorché assicurato», Pechino ha deciso comunque di fare all-in: nel 2028, il Dragone sarà in grado di costruire 8 milioni di nuovi veicoli all’anno rispetto al milione del 2020. Nello stesso anno, l’Ue riuscirà a costruirne forse 5,7 milioni. Con la differenza che le auto cinesi costeranno molto di meno, dal momento che la Cina non deve sottostare agli stessi vincoli ambientali dei produttori Ue. Le aziende di Pechino hanno già conquistato il 3,3 per cento del mercato dell’auto elettrica in Europa in un anno e mezzo. La scelta “ambientale” di Bruxelles rischia di rivelarsi una catastrofe.

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