Le contraddizioni dei “climatisti”(*), una eco-setta che vuole cambiare il mondo

Tradizione Famiglia Proprietà

Newsletter 23 Agosto 2021

di John Horvat

Uno stile di vita dietetico che va per la maggiore è in parte dieta, in parte eco-attivismo e in parte religione. Si tratta di qualcosa che va oltre il semplice conteggio di calorie o della mania delle solo frutti e noci o del paleo-paradigma dietetico di cacciatori/raccoglitori ecologici del passato.

I suoi seguaci mostrano una devozione quasi religiosa per la terra e fanno della loro visione una missione per la salvaguardia dell’eco-futuro, astenendosi dal mangiare nulla che non superi rigidi protocolli sulla presenza di emissioni di carbonio.

La loro dieta non ha nome, ciò che la definisce è una preoccupazione per il clima. Spinta dal panico climatico, la persona stessa diventa dieta , da qui l’suo dell’appellativo “climatista”(climatarian).

In cosa credono i “climatisti”

Per il “climatatista”, tutto riguarda un’alimentazione e una vita sostenibili. Non basta che tutte le cose siano organiche o sane. Quindi, non tutte le noci, la frutta o le carni sono uguali. I “climatisti” insistono sul fatto che siano di provenienza locale per evitare l’uso di mezzi di trasporto ad alto contenuto di emissioni di carbonio. E neppure tutti i prodotti locali sono uguali, dovendo esaminarsi ogni cosa per accertarsi che aderisca a pratiche eco-compatibili. Cibi sani come le mandorle locali sono tabù perché usano troppa acqua. La distanza dalla fattoria al piatto deve essere ridotta al minimo, talché solo gli avocado locali sono accettabili.

Il primo comandamento del “climatismo” è, costi quel che costi, mai mangiare nulla senza previa considerazione dei livelli di emissione e delle impronte di carbonio. Il secondo comandamento è un po’ più flessibile. Acquistare qualsiasi cosa certificata dall’establishment ambientalista come climate-friendly (favorevole al clima), indipendentemente dalle contraddizioni che si trovino.

“Climatisti” e mercato

Le contraddizioni provengono dalle forze di mercato che cercano ad ogni modo di accreditarsi come climate-friendly, senza tuttavia smettere di realizzare un buon profitto. Il trucco è dare l’impressione di offrire prodotti rigorosamente sostenibili, organici e rispettosi del clima, che possono essere rapidamente ordinati con un semplice clic da un mouse inorganico.

In effetti, quando i climatisti sono apparsi per la prima volta intorno al 2015, non ci è voluto molto perché il Big Business li notasse. Presto apparvero sul mercato tutti i tipi di opzioni climate-friendly. Ristoranti come Chipotle e Just Salad hanno inserito prodotti climate-friendly nei loro menù. Le aziende alimentari offrono queste opzioni online e le inviano ovunque con spedizioni “a emissioni zero” gratuite. Poi, quasi tutto può essere reso neutrale dal punto di vista del carbonio acquistando compensazioni (offsets) di carbonio in una lontana giungla amazzonica. Le compensazioni coprono una moltitudine di eco-peccati.

Quindi, l’incongruenza dell’opzione climatista è che funziona all’interno del mondo high-tech globalizzato, usando il commercio globale, l’energia, le reti elettroniche informatiche che tendono a distruggere quella cultura locale e territoriale che i climatisti affermano di sostenere. Il mondo climatista postmoderno è fatto di immagini, simulacri e fluidità, sostenuti da una moderna infrastruttura che garantisce il potere di mantenere in vita l’eco-show.

Le contraddizioni spirituali dei “climatisti”

Questa contraddizione nei confronti delle infrastrutture fisiche si riscontra anche da una prospettiva spirituale. L’opzione climatista è adeguata per proiettare l’immagine di un cibo prodotto biologicamente da comunità rispettose della terra. Fa immaginare una produzione a bassa tecnologia, piena di colore e creatività locali. Pertanto, questa opzione richiede un tipo umano con il carattere e le qualità spirituali che consentono tale produzione.

Tuttavia, i climatisti non sono disposti ad adottare gli stili di vita che rendono possibile questo mondo immaginario. I climatisti archetipici non appartengono a comunità locali stabili e determinate poiché non hanno radici permanenti né identità sicure. Sono persone super-individualiste che non accettano restrizioni morali poiché le regole vieterebbero loro quella gratificazione istantanea che gli permette di essere e fare ciò che vogliono.

La società organica presuppone invece un’infrastruttura morale, che la maggior parte dei climatisti non accetterebbe. Presuppone comunità radicate che distillino tradizioni di generazione in generazione e per ciò stesso sanno prendersi cura della terra. La produzione di tali prodotti locali e biologici ha bisogno di famiglie vivaci, con forti tradizioni, per dare stabilità e dinamismo alla produzione. Soprattutto, la più autentica società organica è stata frutto della civiltà cristiana che ha insegnato alle persone a vivere insieme in virtù e in armonia con la natura, compresa la natura umana. Una visione cristiana fornisce le condizioni per il pieno sviluppo di una cultura e di un’economia che contempla la creazione come un dono di Dio per riflettere la Sua maggiore gloria.

Immersi nelle contraddizioni

Pertanto, lo stile di vita climatista non ha nulla del carattere organico che produce i cibi cui ambisce, anzi è pieno di quella frenetica intemperanza che ha dato origine al mondo industrializzato di produzione di massa che, paradossalmente, i climatisti affermano di odiare. Essi abbracciano un’esistenza primitiva tribale nel contesto modaiolo di tutte le cose “liberal”.

I climatisti postmoderni accettano e persino celebrano queste contraddizioni come parte dei loro mondi caotici. I loro stili di vita immorali distruggono la società mentre il loro eco-attivismo pretende di salvare la terra. Le loro abitudini sono destrutturate all’interno di infrastrutture super organizzate e cercano esperienze mistiche all’interno di un secolarismo brutale.

I “climatisti” nascono dalla percezione dello squilibrio con cui la società si relaziona con la natura e vedono la frenetica intemperanza di un mondo che porta al caos e al disordine. Osservano sì problemi molto reali che vanno affrontati. Tuttavia, non osano sfidare la società immorale tanto responsabile di questo disordine. Infatti, cambiano la loro dieta ma non adottano la prospettiva morale necessaria per tornare all’ordine.

(*) In inglese “climatarian”, i “climatisti” sono i seguaci di una nuova moda dietetica che pretendono di ridurre le emissioni di gas serra associate alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento degli alimenti, nella convinzione che le loro scelte dietetiche aiuteranno a invertire il riscaldamento globale.

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