Pioniere di un vero rinnovamento sociale  

Litterae Communionis

anno VII – Maggio 1980

Cercate ogni giorno il volto dei santi… 13 maggioLeonardo Murialdo

di Oriana Liberatore

«Eccolo, eccolo il vostro buon Padre Rettore; amatelo, amatelo tanto, perché, è un santo, un gran santo! Ricordate: un gran santo». Con questa frase profetica, pronunziata nel settembre del 1895, l’ottantaduenne fondatore del Collegio degli Artigianelli, don Giovanni Cocchi, delineava la caratteristica saliente del Teologo Leonardo Murialdo: un grande santo. Nato a Torino nel 1828 da una famiglia benestante, Leonardo Murialdo viene educato a Savona nel Real Collegio dei Padri Scolopi. Tornato a Torino, diventa sacerdote nel 1851 e dedica il proprio ministero a favore dei giovani.

La città (è da poco terminata la prima guerra d’indipendenza) si avvia ad una fase molto critica della propria storia: il risveglio economico, che assumerà nella seconda metà del secolo una dimensione sempre più industriale, attira dalle campagne piemontesi intere famiglie in cerca di sostentamento; ma trovare un lavoro è difficile: la nascente industria ha bisogno di mano d’opera specializzata; gli orari di lavoro sono pesantissimi e i salari molto bassi. Anche i bambini devono lavorare: quelli che non trascorrono lunghe ore nelle fabbriche, devono imparare ad «aggiustarsi»; si diffondono, così, l’ignoranza e la delinquenza. La realtà ambientale della sua città non lascia certo indifferente il Murialdo.

Nel 1857, su richiesta di don Bosco, accetta la direzione dell’Oratorio di S. Luigi; già da due anni è confessore al Collegio degli Artigianelli. Nel 1865 si reca a studiare a Parigi ed ha occasione di conoscere le istituzioni caritative francesi in favore della gioventù. Rientrato a Torino nel 1866, dopo molti dubbi e ripensamenti, Murialdo accetta la carica di Rettore del Collegio degli Artigianelli: è la festa dell’Immacolata, 8 dicembre 1866.

Questa data segna l’inizio di un lungo, coraggioso e paziente lavoro che, introducendo i giovani in una vita di fede, punterà alla cristianizzazione del mondo operaio e, in modo originale e del tutto sorprendente per quei tempi, giungerà ad incidere sulla realtà socio-politica e culturale torinese ed anche italiana. L’Opera degli Artigianelli, iniziata nel 1849 da don Cocchi con un avviso-invito rivolto a tutta la cittadinanza, raccoglie i « …ragazzi, orfani principalmente, abbandonati che bullicano per Torino» (15 ottobre 1849) e provvede alla loro educazione ed alla loro formazione professionale. Quando nel 1866, il teologo Murialdo ne assume la direzione, il Collegio si trova in grosse difficoltà economiche; in pochi anni Egli conduce il Collegio ad uno sviluppo inaspettato: le domande di ammissione passano dalle 600 del 1861, alle 1600 del 1878.

Circondatosi di validi collaboratori, il Murialdo valorizza e perfeziona l’immagine educativa pensata dal fondatore; allo stesso tempo ristruttura il Collegio, facendone una scuola professionale esemplare, unica in Italia per l’alto livello professionale raggiunto dai giovani, assolutamente ineguagliata dalle scarse iniziative statali dell’epoca. Attorno al 1881 i ragazzi giungono addirittura, sotto la guida dell’ing. Peretti, alla stesura di un libro di testo di disegno industriale per le scuole professionali.

La provenienza sociale dei giovani accolti nel Collegio è facile da immaginare, non pochi di essi giungono dal carcere minorile di Torino «La Generala». Moltissimi sono orfani di guerra, gli altri subiscono le conseguenze di situazioni familiari assai complesse: sono quelli che oggi chiameremmo «ragazzi difficili». Per tutti loro il Murialdo è un vero padre (nel senso meno sentimentale del termine): affetto, allegria e serietà determinano il clima normale del Collegio.

Il teologo Murialdo provvede, con grande sforzo, a tutte le necessità materiali dei giovani a Lui affidati.

Nel 1895 il Collegio accoglie 320 giovani di cui oltre 200 completamente gratis, per gli altri lo Stato passa una quota fissa assolutamente inadeguata al loro mantenimento. Numerosi benefattori, appartenenti ai più svariati strati sociali, contribuiscono al mantenimento dell’Opera, non solo dal punto di vista economico; infatti, il Santo riesce a coinvolgere, in questa sua opera educativa, moltissime persone di fede, fra le quali anche alcune delle massime personalità degli ambienti culturali torinesi.

Anche il futuro dei suoi giovani gli sta molto a cuore; li strappa dalla malavita e perché non ne siano poi riassorbiti, offre loro un grado di istruzione veramente notevole per l’epoca e una preparazione professionale tale da garantire un posto di lavoro al termine degli studi.

Ma, più di ogni altra cosa, e attraverso ogni altra cosa, Murialdo offre ai giovani l’esperienza di una vera vita cristiana. Vuole che essi divengano uomini di fede, pronti ad affrontare tutte le difficoltà della vita senza lasciarsi trascinare nell’ateismo e nel materialismo assai diffusi nella Torino dell’epoca, particolarmente nel mondo del lavoro.

Scrive: « …il lavoro è un dovere, non solo una necessità; Dio comandò ad Adamo innocente: ut operaretur. Per molti è necessità assoluta, ma per tutti è necessità morale. Dopo il peccato è un castigo, ma anche un merito». Ed ancora: « …in qualsiasi condizione sociale, in qualsivoglia professione si può essere felici in questo mondo e beati nell’altro, se si sceglie quello che Dio vuole e se si adempiono i doveri relativi, lavorando, nel modo come Dio vuole, e col fine che Dio vuole». (Murialdo, Trentotto volumi di appunti autografi, voi. XV, pos. 589)

Lavoro educativo

Il teologo Murialdo cura personalmente l’istruzione religiosa e la direzione spirituale dei suoi giovani ed insegna loro la devozione alla Vergine e a San Giuseppe, l’amore alla Chiesa, l’affetto e l’obbedienza ai vescovi ed al Papa. Nel far crescere, all’interno del Collegio, una convivenza fondata sulla fede, tenta di rendere alcuni giovani corresponsabili dell’andamento della casa e della crescita dei loro compagni. Molti di questi ragazzi, diventati adulti, si fermano nel Collegio come maestri o educatori; non pochi entrano a far parte della congregazione religiosa fondata dal Santo nel 1873.

La vita nel Collegio è sempre molto lieta e vivace; frequenti sono le feste, alle quali partecipa la maggior parte del mondo cattolico torinese. Sono in uso anche le gite e le passeggiate. Un gruppo di ex-allievi organizza, all’interno del Collegio, recite teatrali, alle quali assistono, fra il pubblico, anche gli allievi di altri istituti o collegi della città. Si giunge, così, alla costituzione di una vera compagnia teatrale, la «Compagnia Fiaschi», in cui prestavano gratuitamente la loro opera anche attori professionisti.

Nello stesso periodo nasce, nei laboratori del Collegio, ad opera del Reffo, una scuola di pittura famosa in Torino.

La capacità di San Leonardo, nel riconoscere le necessità sociali dell’epoca e nel suscitare ad esse risposte coerenti con la fede, sembra non conoscere limiti. Alcuni ragazzi provengono dalla campagna, altri si adattano molto male al lavoro sedentario: allora il Murialdo, nonostante le gravi difficoltà economico-organizzative, nel 1878 fonda la Colonia Agricola di Bruere (a pochi chilometri da Torino).

Per quei tempi, la scuola agricola di Bruere è una vera eccezione; grazie all’aiuto di alcuni illustri agronomi, raggiunge in pochi anni un altissimo livello di specializzazione; viene insignita di numerosi premi; diviene luogo di sostegno e di aiuto per gli agricoltori della provincia.

Il Governo, nel 1882, comincia a mostrarsi interessato alla Colonia e vorrebbe trasformarla in una scuola statale, ma la direzione della Colonia respinge l’offerta e chiede che l’istituto divenga «Scuola sussidiata» per riservarsi piena autonomia decisionale.

Molti giovani, uscendo dal Collegio, non trovano una famiglia ad attenderli; pur avendo lavoro, i primi tempi potrebbero essere per loro molto difficili, ma il Santo non li abbandona: fonda nel 1878 la prima «Casa-Famiglia» per giovani operai (prima in Torino ed in Italia).

La Casa-Famiglia può essere paragonata ad un pensionato cattolico dei giorni nostri; sostenuta dalla solidarietà cittadina, essa offre ai giovani, per una modica spesa «…vitto, alloggio, assistenza e paterna educazione» (da «L’Ateneo», 30 marzo 1879); oltre agli ex-Artigianelli, essa ospita anche giovani operai provenienti da fuori Torino.

L’esperienza umana e religiosa vissuta dai giovani all’interno del Collegio prosegue anche al termine degli studi. Hanno imparato ad affrontare i loro problemi nell’unità: al di fuori del Collegio, mantengono lo stesso metodo.

Ma il Santo non si occupa solo dei giovani ospitati nel Collegio, la sua preoccupazione è per tutti gli altri, vittime di un’insufficiente legislazione del lavoro. Egli sostiene, tra il 1869 ed il 1882, una lunga, durissima battaglia contro le forze politiche, l’opinione pubblica, le associazioni degli industriali per ottenere dal Governo delle leggi che proteggano i minori e vietino il lavoro minorile nelle fabbriche, consentendo ai ragazzi di frequentare le scuole.

«Paolo VI, nel discorso della canonizzazione il 3 maggio 1970, disse che il Murialdo ebbe un intuito preveggente nel campo sociale. E’ l’intuito del santo, che sa leggere in profondità degli avvenimenti. Il santo non è mai pago della situazione che trova, perché la crescita della persona umana, al cui servizio si pone, non ha limiti». (Giansante G., L’attualità pedagogica di Leonardo Murialdo).

Operosità sociale

Questa «preveggenza» spinge il Murialdo a prodigarsi perché la presenza di uomini cristiani si manifesti ed agisca nel mondo operaio dell’epoca.

Ecco un breve elenco delle principali opere sorte grazie all’ispirazione ed al sostegno del Santo:

-1871: nasce l’«Unione Operaia Cattolica di Torino» con l’intento di sollevare i lavoratori dall’isolamento in cui si trovano e permettere che, in unità con gli altri, riconoscano la radice del disagio in cui vivono e agiscono per migliorare la propria condizione. Gli operai fondatori dell’«Unione» pagano questa loro iniziativa con il licenziamento dalle fabbriche in cui lavorano. Essi non si fermano davanti alle difficoltà e la loro iniziativa trova larga diffusione in tutta Italia.

– Nello stesso anno, il Santo è promotore della prima «Società di Mutuo Soccorso» dichiaratamente cattolica. Essa assume, nei confronti dei soci, funzioni di previdenza sociale e mutualistica e di assistenza sociale. La Società raccoglie, nel 1887 circa tremila soci. Un’altra «Società di Mutuo Soccorso» viene aperta a Venezia nel 1891, sempre ad opera del Murialdo.

– 1873: viene istituita la Congregazione di S. Giuseppe, con il preciso intento di dedicarsi al servizio della gioventù povera nella società industriale.

In una conferenza tenuta al Circolo di Studi Sociali, il teologo Murialdo si esprime così: «Tutti riconosciamo che le città, i borghi, le campagne e le officine hanno bisogno di uomini di fede, di carità, di coraggio, di operosità cattolica per conservare la religione in mezzo alle popolazioni operaie e contadine. Ma dove si troveranno questi nuovi apostoli? Il Signore stesso ci indica la via. Io vedo che Egli, il più sovente, va scegliendo e suscitando non tra i ricchi ed i nobili del secolo e nelle classi più agiate, ma tra le file degli umili e del popolo, ed anche tra i miei poveri artigianelli, gli stessi suoi ministri, i suoi sacerdoti, i maestri, i pastori e le guide della Chiesa. Tanto più, io concludo, potranno sorgere dal popolo e dai modesti artigiani e contadini dagli operai, apostoli maturi per l’azione cattolica e l’azione sociale cristiana». (Appunti di conferenze al Circolo di Studi Sociali – Archivio).

Con il passare degli anni la Congregazione si espande in Italia ed all’estero, fondando nuove opere.

– 1875: il Murialdo è tra i soci fondatori della Lega O’Connel per la libertà dell’insegnamento in Italia. La Lega si propone di «…limitare gli effetti e gli abusi della laicizzazione della scuola, favorita da una legislazione settaria e antiliberale del nuovo Stato italiano, propugnare la libertà dell’insegnamento, dare il massimo incremento alla scuola cattolica ». (Museé Timon David, Corri-spondance générale, voi. IX 1874-1875, lettera 84).

– 1876: grazie al sostegno del Santo, il 15 marzo escono le prime cinquecento copie di un nuovo mensile: «Unioni Operaie Cattoliche di Torino». Si tratta di un giornale popolare, al quale collaborano operai ed uomini di cultura, nato per testimoniare una presenza concreta dei cattolici nella questione operaia. Nel 1878, il giornale viene riconosciuto come organo ufficiale di tutte le Unioni Operaie Cattoliche d’Italia. – Nello stesso anno, il Murialdo ispira e sostiene la fondazione del «Comitato per il collocamento degli operai disoccupati». Il Comitato pubblica offerte e domande di lavoro sul mensile «Unioni Operaie Cattoliche» da poco uscito.

– 1882: il mensile «Unioni Operaie Cattoliche» cambia titolo. Nasce così la «Voce dell’Operaio», che raggiunge tiratura quindicinale nel 1887 e settimanale nel 1894; i principali bersagli della «Voce» sono: il malgoverno delle classi dirigenti politiche, il capitalismo senz’anima, il privilegio industriale, i vari tipi di socialismo, ecc.: il giornale si arricchisce anche di varie rubriche: la nota agricola, lezioni popolari di storia italiana contemporanea, una parte commerciale ed una amena.

– Auspicate dal Murialdo fino dal 1877, hanno inizio le «Conferenze popolari», alle quali partecipano dai trecento ai cinquecento operai. Gli argomenti trattati durante le conferenze sono molto vari: problemi economici, scoperte scientifiche, questioni morali, sociali e religiose, ecc. Le «Conferenze Popolari», svolte sempre da illustri oratori, riscuotono un notevole successo e continuano fino allo scoppio della prima guerra mondiale.

– 1883: assieme ad altri, il Murialdo istituisce l’«Associazione della Buona Stampa»; l’associazione assume le proporzioni di una lega nazionale, che ha come collegamento il bollettino «La Buona Stampa» e che fonda novantaquattro biblioteche, con una distribuzione di quarantamila tra libri e opuscoli, contribuendo notevolmente alla diffusione della cultura a livello popolare.

– 1886: gli aderenti all’Unione Operaia Cattolica di Torino danno ufficialmente vita alla «Nuova Banca Anonima Cooperativa di Credito con Cassa di Risparmio». Essa si propone di: «…procacciare il credito ai suoi soci e particolarmente agli operai, artisti, piccoli industriali e commercianti per favorirne i materiali interessi col mezzo della mutualità e del risparmio». (Unioni Operaie Cattoliche n. 10 del 1886). Una seconda banca di credito popolare viene fondata nel 1890 col nome di «Cassa di Risparmio di Depositi e Prestiti».

– 1888: il Murialdo partecipa alla costituzione di una Cassa Pensioni e Previdenza per vecchi, inabili al lavoro e infortunati: alla Cassa possono iscriversi persone comprese fra i diciotto ed i quarantacinque anni. Sarebbe interessante confrontare il regolamento della Cassa con le attuali norme per la previdenza so­ciale. Era anche prevista una specie di pensione di reversibilità.

– 1895: il «Comitato per il collocamento degli operai disoccupati» si collega ad un’altra iniziativa sociale che riscuote un grande successo: il primo «Segretariato del popolo». Si tratta di un ufficio per la consulenza e l’assistenza ai bisognosi in materie legali ed amministrative. L’organizzatore Ricci del Farres, rivela che a dargli l’idea ed a spingerlo a tale lavoro è stato il Murialdo. Nei primi cinque anni della sua esistenza, il Segretariato del Popolo sbriga ben 20.978 pratiche.

Il 30 marzo 1900, Leonardo Murialdo muore a Torino in fama di santità; viene proclamato Beato il 3 novembre del 1963 e poi Santo il 3 maggio 1970.

A tutto il mondo cristiano, ma in particolare alla sua città, lascia molte eredità: aneddoti e brani di vita che passano immediatamente nella leggenda popolare, tante opere, una Congregazione tutt’ora molto attiva, l’amore alla serietà professionale, la preoccupazione educativa nei confronti dei giovani, ma, più di ogni altra cosa, un’esempio di vita cristiana possibile a tutti: una vita cristiana che ha il coraggio di manifestarsi dentro il mondo, nelle fabbriche, in mezzo ai problemi e che, di conseguenza, è capace di capire i veri bisogni delle persone e di creare ad essi risposte originali.

Giovanni Paolo II, nella lettera inviata ai torinesi il 21 dicembre 1979, dice che Torino: «…custodisce in sé il ricordo ancora fresco di grandi santi, amanti dell’uomo e pionieri di un vero rinnovamente sociale…».

Il ricordo ancora molto vivo di San Leonardo Murialdo non può che esortarci ad affrontare con corag­gio e decisione le difficoltà dell’epoca in cui viviamo.

Bibliografia

GIANSANTE G., Attualità pedagogica di Leonardo Murialdo, Editrice Murialdo.

MARENCO A., Leonardo Murialdo Educatore, Roma, Tipografia S. Pio X 1964.

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