Omosessualità non è più un comportamento disordinato?

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Perché molti psicologi contemporanei non considerano più

l’omosessualità come un comportamento sessualmente disordinato?

 La posizione non è di carattere scientifico, ma espressione del relativismo nel campo della psicologia, dal momento che, nella sua prospettiva, ogni considerazione sull’omosessualità – e non solo – dev’essere non di tipo oggettivo, ma di tipo soggettivo. Se il soggetto, cioè, si sente gratificato dagli atti omosessuali esso è da considerarsi normale:

di Bruto Maria Bruti

In campo psicologico, molti considerano l’omosessualità come un disordine soltanto quando non è voluta dalla persona, cioè quando è ego-distonic: questo è, per esempio, l’approccio del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, voluto dal consiglio direttivo dell’APA, l’Associazione Psichiatrica Americana, anche quando un sondaggio indipendente, realizzato fra gli psichiatri statunitensi – mentre il Manual era in preparazione -, mostrava che la maggioranza di essi considerava l’omosessualità come un disordine del comportamento sessuale.

La posizione accolta dal Manual non è di carattere scientifico, ma espressione del relativismo nel campo della psicologia, dal momento che, nella sua prospettiva, ogni considerazione sull’omosessualità – e non solo – dev’essere non di tipo oggettivo, ma di tipo soggettivo. Se il soggetto, cioè, si sente gratificato dagli atti omosessuali esso è da considerarsi normale: è come dire che, se il tossicodipendente, l’alcolizzato, lo zoofilo, il voyeur, il sadico, il masochista si sentono gratificati dalle loro azioni disordinate, sono da considerarsi normali e vanno incoraggiati a proseguire nella loro scelta di vita.

Nel 1994 il consiglio direttivo dell’ APA ha tolto dal settore delle patologie del Manual anche la pedofilia, e con le stesse motivazioni: la pedofilia sarebbe un disordine soltanto se il pedofilo soffre per la sua pedofilia.

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Nel 1973 Robert Spitzer, docente di psichiatria alla Columbus University di New York, fu tra gli esperti che sollecitarono una revisione critica degli studi sull’omosessualità.

Grazie anche alla sua autorità scientifica le tendenze omosessuali furono cancellate come – disordine – dal manuale dell’American Psychiatric Association e vennero riclassificate come condizione normale. Ora il Professor Spitzer, a distanza di tanti anni, ha proposto di riconsiderare l’omosessualità come disordine del comportamento. Egli ha seguito un gruppo di omosessuali motivati che si sono sottoposti volontariamente ad una terapia di conversione sessuale. Il risultato è stato sorprendente: gli omosessuali sono riusciti a guarire, tornando ad una – eterosessualità funzionante -.

Inoltre, la maggior parte di questi ex omosessuali, il 79 %, ha avuto una – conversione religiosa -: la motivazione religiosa è una delle motivazioni principali che spingono la persona con tendenze omosessuali ad intraprendere un cammino di liberazione dal comportamento disordinato.

Il professor Spitzer vorrebbe proseguire la ricerca ma ha paura delle Lobby Gay che hanno il sostegno di potenti organizzazioni internazionali all’interno dell’ONU: – mi piacerebbe proseguire la ricerca ma temo che sarebbe un suicidio professionale-

Nella International Lesbian and Gay Assciation (ILGA) è rappresentata l’organizzazione per l’emancipazione della pedofilia: la North American Man-Boy Lovers Association (NAMBLA) e la ILGA è stata riconosciuta come organo conultivo dall’ECSOC, Economic and Social Council, dell’ONU.

Perché vi sono omosessuali che desiderano rimanere nella loro condizione? Anche molti tossicodipendenti e alcolizzati desiderano rimanere nella loro condizione. Infatti, ogni abitudine sbagliata crea uno stato di schiavitù.

Già il filosofo e sociologo tedesco Herbert Marcuse (1898-1979), rilevava che lo schiavo, nella misura in cui è stato condizionato a essere tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma si tratta di un’alienazione e lo schiavo, al pari di ogni persona condizionata, dev’essere aiutato per poter ricuperare la libertà.

Nel caso degli omosessuali, la mancata soluzione delle difficoltà psicologiche iniziali, le abitudini sbagliate, i condizionamenti psichici, fisici e comportamentali, l’ideologizzazione della deviazione consolidano il comportamento sessuale disordinato rendendone sempre più arduo e difficile il cambiamento.

Fra l’uomo e le passioni disordinate, fra l’uomo e le cattive abitudini si può creare un rapporto e si può attivare un meccanismo analogo a quello che s’instaura nel caso delle tossicodipendenze. Ogni abitudine sbagliata, anche se impedisce la felicità dell’individuo, ne determina uno stato di schiavitù, un circolo vizioso fatto di delusioni e di ricerca ossessiva di piaceri momentanei e disordinati, ottenuti aumentando la “dose” o attraverso la ricerca di nuovi oggetti di “perversione”.

Rollo May (1909-1994), padre della psicologia esistenzialista statunitense, spiega che ogni atteggiamento sbagliato porta con sé la sua sofferenza e la sua delusione ma, quando s’ instaura una forma di dipendenza, la persona non riesce più a utilizzare la sofferenza e la delusione in modo costruttivo, e cioè mettendole in relazione con l’atteggiamento sbagliato ma, a causa dell’abitudine e dell’ illusione, finisce per trasformarle negli elementi di un circolo vizioso

Quando l’oggetto del proprio desiderio è inadeguato – in quanto non naturale e non conforme alla giustizia -, il possesso è imperfetto rispetto alle aspettative per colpa dell’inadeguatezza della cosa posseduta nei confronti delle esigenze più profonde della persona. Il piacere momentaneo viene frustrato perché l’uomo si sente insoddisfatto e diviso, contemporaneamente schiavo del male fatto e deluso dal piacere ottenuto; il movimento del desiderio non cessa, ma diventa ossessivo e non si ha il vero piacere, che è la quiete di tutte le facoltà dell’uomo nel bene amato.

Dal movimento ossessivo del desiderio nasce il “culto” della novità e del cambiamento perché quando la realtà, con il suo ordine e le sue finalità, viene sostituita e deformata dall’immaginazione, l’intelligenza, privata dell’oggetto suo proprio, non è mai sazia del nutrimento inconsistente che le viene offerto e ne reclama subito un altro perché, quando ci s’indirizza verso un falso obiettivo, si può continuare a sognare, ma quando ci si ferma per possederlo esso delude le aspettative.

Nel caso della genitalità, per esempio, quando il sesso viene privato del suo ordine e della sua finalità, quando viene separato dall’amore autentico e dalla tenerezza, gli atti sessuali – disordinati – producono assuefazione, ma non attenuano il bisogno sessuale il quale, a ogni ripetizione, viene esaltato. L’innalzamento della soglia del desiderio richiede l’aumento continuo dello stimolo sessuale, la ricerca della novità e del cambiamento, la ricerca di nuove perversioni per ottenere lo stesso effetto.

Una conferma emblematica si può trovare nell’opera dello psicoterapeuta statunitense Jack Morin che, nella ricerca di nuove perversioni da giustificare e da propagandare, introduce alla pratica del fisting. Per chi è ormai abituato all’uso sessuale contro natura dell’ano e del retto, ora sta diventando oggetto d’interesse particolare il colon. Infatti, la pratica del fisting consiste nell’introdurre gradualmente – l’autore parla di molte ore di pratica – la mano intera e lo stesso avambraccio attraverso l’ano per raggiungere il colon. Morin, che segue i meccanismi di un desiderio ormai separato dalla ragione e dalla realtà, afferma che chi mette in atto questa forma di perversione, resta affascinato dalla sensazione data dall’ esplorazione all’interno del corpo del partner e afferma che alcuni descrivono questa esperienza come una forma di meditazione

Bibliografia

Bruto Maria Bruti, Cristianità n. 314 (2002)