Quando in chiesa il rito diventa spettacolo

applausoPubblicato su Io Donna supplemento del Corriere della Sera del 22 agosto 1998

L’applauso sembra divenuto il nuovo modo di partecipare alle cerimonie religiose. Il più delle volte sembra che questo mezzo di comunicazione non sia sgradito ai sacerdoti che, anzi, si sono così abituati da arrivare talvolta a sollecitarlo apertamente.

di Lucetta Scaraffia

Il sacerdote pronunci la formula del matrimonio e in chiesa esplode un applauso. I bambini ricevono la prima comunione e i parenti non trovano di meglio che battere le mani. persino durante i funerali, quando il sacerdote benedice la cassa ei portatori se la issano sulle spalle per portarla fuori, i convenuti in chiesa possono applaudire.

L’applauso, insomma, sembra divenuto il nuovo modo di partecipare alle cerimonie religiose. Il più delle volte sembra che questo mezzo di comunicazione non sia sgradito ai sacerdoti che, anzi, si sono così abituati da arrivare talvolta a sollecitarlo apertamente.

Anch’essi, quindi, sono contagiati dalla cultura dello spettacolo, anch’essi lo ritengono necessario come conferma. Alcuni teologi arrivano a giustificare gli applausi in chiesa citando il Vaticano II, che ha stabilito che i fedeli devono partecipare attivamente e non solo assistere al rito.

Ammettere l’applauso in chiesa sembra loro una naturale forma di modernizzazione, a cui la Chiesa deve sottoporsi se vuole che qualcuno varchi ancora le sue porte. Ma io penso che più la Chiesa somiglia alla tv, meno la gente si sentirà spinta dal desiderio o dal bisogno di entrarci. Se i fedeli non si rendono più conto della differenza fra uno spettacolo e un rito sacro, è necessario farglielo capire, e quindi richiedere da parte loro comportamenti consoni.

Il rito, ovvero la serie di atti e parole che lo compongono, è finalizzato ad attivare un rapporto fra esseri umani e divinità, e quanto avviene anche nei riti di passaggio (come matrimoni, prime comunioni e funerali), dove più spesso si sentono gli applausi. Al rito i presenti devono partecipare osservando l’officiante, rispondendo alle sue domande, cantando musiche sacre, ma non sono indispensabili: il rito sarebbe efficace anche con la sola presenza del celebrante.

Lo spettacolo, invece, esiste solo se c’è un pubblico che, con la sua risposta, ne influenza l’andamento e ne stabilisce la fortuna. la contaminazione di generi – spettacolo e rito – profondamente diversi fra loro prova solo la confusione culturale in cui viviamo, la nostra mancanza di conoscenza dei fondamentali della nostra stessa cultura.

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