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Tradizione Famiglia Proprietà n.75 Ottobre 2017

Riscaldamento globale: verità scientifica o bufala?

Gli scienziati australiani John Abbot e Jennifer Marohasy hanno pubblicato su Geo-ResJ i risultati di un’approfondita analisi dei dati climatici degli ultimi venti secoli in varie regioni geografiche: «The application of machine learning for evaluating anthropogenic versus natural climate change».

L’équipe scientifica coordinata da Abbot e Marohasy ha esaminato i segni lasciati dai cambiamenti climatici negli anelli di crescita degli alberi, nel polline, nei sedimenti dei laghi, nelle stalagmiti e via dicendo, misurando quindi le tendenze della temperatura globale prima della comparsa dei termometri.

Le prove raccolte suggeriscono che il Pianeta è oggi appena un grado più caldo rispetto al picco di temperatura registrato durante il periodo caldo medievale (MWP, nella sigla inglese). Gli autori concludono, perciò, che non vi è nulla di innaturale o senza precedenti nel cosiddetto “cambiamento climatico” della fine del XX secolo e l’inizio del XXI.

I risultati contraddicono le affermazioni allarmistiche degli scienziati riuniti Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC, organo politico delle Nazioni Unite, secondo cui è in corso un “pericoloso riscaldamento globale causato dal­l’uomo”. Questo studio mostra, invece, che i cambiamenti in corso sono nella norma storica.

Un tipico esempio di oscillazione naturale è la sequenza che va dal periodo caldo medievale (MWP), con un picco intorno al 1200, alla piccola era glaciale (LIA, in inglese), con un picco intorno al 1650, all’attuale riscaldamento, il cui picco è stato identificato nel 1980.

In Inghilterra, il periodo caldo medievale favorì grandi raccolti e un arricchimento generale, mentre la piccola era glaciale produsse carestie che portarono alla morte di 75 mila persone.

Lo studio mostra, per esempio, che un eventuale raddoppiamento di CO2 nell’atmosfera, aumenterebbe la temperatura globale di solo 0,6°.

Confermando le posizioni degli scienziati “scettici”, lo studio costituisce invece un appello a quegli “allarmisti” affinché non escludano ideologicamente certi dati scientifici. E’ scandaloso, per esempio, che i grafici ufficiali utilizzati per redigere l’Accordo di Parigi sul clima abbiano omesso di menzionare i cicli storici, attribuendoli a un “pensiero scorretto”, senza entrare nel merito scientifico.

 

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