L’hamburger? E’ cattolico

Mc_hamburgerArticolo pubblicato su Tempi n.47

24 novembre 2000

L’ambientalismo delle pance piene, il Papa (e il Mc Donald’s del proletariato urbano)

di Francesco Esposito

Durante il recente Giubileo degli Agricoltori, radunati tra la folla di Piazza San Pietro abbiamo visto spuntare le delegazioni di Verdi, Greenpeace e Legambiente. Ma chi stava sotto la finestra del Pontefice cercando l’occasione per mettere a Giovanni Paolo II il berretto dei contestatori di biotecnologie e globalizzazione è rimasto deluso.

Anche stavolta il discorso del Papa si è distinto per grande realismo. Dopo un invito all’“uso” e non all’“abuso” della terra – che “è di Dio”, Karol Wojtyla, senza mezzi termini, ha esortato gli agricoltori ad aprirsi “a tutti gli sviluppi significativi dell’era tecnologica”. Due i richiami fondamentali del Papa: “far fruttificare la terra. Compito importantissimo di cui oggi si va riscoprendo sempre più l’urgenza”, e “la destinazione universale dei beni… ogni uomo, ogni popolo ha diritto a vivere dei frutti della terra. È scandalo intollerabile che moltissime persone siano ancora ridotte alla fame. Non possiamo più permetterci riflessioni accademiche”.

Si capisce in questo senso l’importanza delle biotecnologie, come ha sottolineato con chiarezza Mons. Diarmuid Martin, Segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace per il Giubileo del Mondo Agricolo: “biotecnologie e transgenico hanno permesso prezzi accessibili su beni di prima necessità per moltissime persone. Tanto che i termini del vecchio dibattito sul rapporto tra crescita demografica e risorse sono radicalmente cambiati” (fonte: Fides, 17 novembre 2000). Come a dire, grazie agli ogm si è aperta una nuova speranza per “i 650 milioni di persone tra le più povere che vivono in zone rurali dove il potenziale agricolo è basso e le risorse naturali scarse” (dato calcolato da due esperti della Rockefeller Foundation, – nota benefattrice di gruppi ambientalisti estremisti – G. Conway e G. Toenniesseng, “Nutrire il mondo nel XXI secolo”, in Nature, dicembre 1999).

Un’ennesima smentita alle tesi apocalittiche degli ecologisti “catastrofisti” che sposano le idee malthusiane della mancanza di risorse, da cui solo la crescita zero della popolazione mondiale e la riduzione dei consumi possono metterci al riparo. Sono le stesse anime belle che sostengono l’agricoltura biologica, ovvero pochi prodotti di qualità destinati ad una elite di consumatori, quelli che si possono permettere i costi elevati di un ritorno alle tecniche dei nostri nonni, senza l’impiego di sostanze chimiche di sintesi (solo concime naturale) né antiparassitari – dimenticando che se dal 1950 al 1990 la resa dei terreni è aumentata del doppio o del triplo (negli Usa quella del granturco è passata ad esempio da 2,7 tonnellate per ettaro e 6,8, dati FAO, Production Yearbook) i prezzi sono calati e il consumo pro capite di cibo è aumentato, lo dobbiamo proprio all’uso di sementi selezionate, di fertilizzanti e antiparassitari brevettati dalle grandi multinazionali.

Le multinazionali su cui si concentra l’odio del “popolo di Seattle”, i cui militanti lanciano pietre (ma a Bologna, più simpaticamente, tortellini) contro le vetrine di Mc Donald’s, simbolo, dicono, della globalizzazione. Sarà, però nessun ristoratore è sottoposto ai pressanti controlli igienici riservati (giustamente) a Mc Donald’s e nessuna famiglia non abbiente e con tanti bambini potrebbe permettersi il lusso di andare “a mangiare fuori” se non ci fossero i fast-food. Che, ovvio, non saranno il massimo dell’alimentazione corretta, ma senza i quali, come accade negli Stati Uniti, difficilmente i poveri, gli immigrati, gli ultimi, potrebbero acquistare ogni giorno, per un paio di dollari, un pasto caldo.

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