«Ma le vere famiglie sono discriminate»

famigliaGAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
19 settembre 2005

L’on.Mantovano sulle coppie di fatto

Alfredo Mantovano

(Sottosegretario agli Interni)

Si chiamano Emanuele e Roberta (i nomi sono di fantasia, la storia è vera). Vivono in una provincia tutt’altro che povera, in un appartamento di loro proprietà: lo hanno acquistato, tirando la cinghia, poco dopo il matrimonio, e per questo è di appena 70 metri quadri. Lavorano entrambi, lei come infermiera professionale, lui come tecnico di laboratorio. La storia, fin qui banale, si complica quando si apprende che i due hanno cinque figli (tutti maschi), il più grande dei quali ha iniziato da poco a frequentare la scuola media superiore.

E’ grave? Gravissimo! Loro non se ne rendono conto; sono degli incoscienti, sostengono di essere felici, il loro spirito di sacrificio e la capacità di organizzarsi ha consentito di tirare avanti e a di assicurare ai ragazzi una vita dignitosa. Mi vengono in mente nel pieno del dibattito di questi giorni sui Pacs.

Vengono in mente perché, sulla base della loro esperienza, il dato certo è che oggi le discriminazioni, più che chi convive, riguardano chi, come Emanuele e Roberta, ha deciso di sposarsi e di fare qualche figlio in più? Accenno a qualcuno degli ostacoli disseminati sulla loro strada.Detrazioni per la prima casa: vale la stessa percentuale per chiunque, che abbia uno, tre, cinque o più figli o che sia single.

Con la differenza che il single intasca l’intero, mentre chi ha una famiglia numerosa deve spartire, e resta ben poco. Tariffe elettriche: ci sono agevolazioni per chi consuma poco. Ma una famiglia di sette persone può fisiologicamente spendere poco in energia elettrica, quando gli elettrodomestici funzionano in continuazione? La casa popolare: non se ne fabbricano con la metratura prevista dai parametri di legge (118 mq.).

Al massimo se ne fanno di 100 mq. E così Emanuele e Roberta, pur essendo i primi nella lista, restano al palo. Niente da fare, sono in troppi. Condizioni vantaggiose per un mutuo? Sì, ma solo fino al quarto figlio: se uno ne ha cinque si attacca. E così via?Questo accade in un’Italia che, a leggere testate giornalistiche apparentemente autorevoli, avrebbe una classe politica succube del Vaticano!

Ovviamente non è solo un problema di classe politica; ma la politica può dare un contributo in termini di condizionamento, positivo o negativo. Nell’ormai famigerato messaggio all’on. Franco Grillini, da questi letto in occasione dell’Assemblea nazionale di Gayleft (domenica 11 settembre, alla Festa nazionale de l’Unità), il candidato premier dell’Unione Romano Prodi ha assicurato che “il problema (dei pacs) non è stato affatto cestinato. Ma, al contrario, troverà certamente soluzione nel programma finale dell’Unione”.

E ha proseguito: “condivido con gli altri leader dei partiti dell’Unione l’ipotesi di una proposta universalistica che affronti, regolamenti e risolva il tema dei diritti delle coppie di fatto basate su un vincolo diverso da quello del matrimonio. Una proposta avanzata già in Parlamento da 161 parlamentari dell’Unione e che trova la mia condivisione”.

Peccato che nella circostanza non sia stata spesa una sola parola per la famiglia vera, magari numerosa. Facendo propria la proposta che reca come prima la firma di Grillini, il prof. Prodi condivide l’individuazione di un tipo diverso di famiglia, che viene operata in questo progetto di legge: diverso dalla Costituzione e dal codice civile; e anche dalla nostra tradizione sociale e giuridica, che ha sempre visto un unico concetto di famiglia, quello che si fonda su un vincolo tendenzialmente permanente nel quale ai diritti riconosciuti corrispondono sempre dei doveri.

Secondo l’Unione, invece, avrebbe individuata una unione alternativa, anche fra persone dello stesso sesso (lo si dice esplicitamente all’art. 2), in cui si rivendicano diritti senza il corrispettivo di doveri. Intendiamoci: le convivenze di fatto non si possono ignorare, i problemi ci sono e vanno affrontanti (e in parte lo sono già sul piano giurisprudenziale e amministrativo, e possono esserlo sul piano normativo), ma senza imporre un modello alternativo di famiglia.

Prendiamo in esame tutti i casi critici e le questioni concrete che pongono le unioni di fatto, studiamoli, contiamoli, comprendiamoli e aiutiamoli, immaginando rettifiche legislative, se necessarie. Ma a una condizione: che si tenga conto che, a fronte di minoranze che si trovano in queste situazioni, esiste una maggioranza di italiani che vive in famiglie normali, i cui diritti sono tanto più disconosciuti (pure sul piano mediatico, dove imperano solo corna e gay) quanto più esse sono al loro interno numerose.

Nella legislatura che sta per chiudersi si è iniziato a fare qualcosa di significativo in favore delle famiglie vere e con più figli: dal contributo a partire dal terzo nato a un incremento degli sgravi fiscali, fino all’avvio della parità scolastica.

Si tratta di decidere se proseguire, magari con maggiore lena, in questa direzione (con segnali significativi da fornire già nella prossima Legge finanziaria), oppure – in base agli impegni assunti dal prof. Prodi – dire francamente a Emanuele e a Roberta: avete voluto cinque figli? affari vostri! Il vostro caso non va di moda, non fa notizia, non interessa a nessuno?