Eugenio Scalfari non deve aver digerito la cancellazione dal sito del Vaticano della sua “intervista” al Papa. E nella sua interminabile omelia domenicale ha ribadito che “Francesco ha teorizzato in varie occasioni la libertà di coscienza dei cristiani come di tutti gli altri uomini e la loro libera scelta tra quello che ciascuno di loro ritiene sia il Bene e quello che ritiene sia il Male. E portando avanti il Vaticano II (Francesco) ha deciso di dialogare con la cultura moderna”.
Nov 28
Toniolo e l’etica della piccola impresa
Superata l’antinomia solidarietà/mercato, l’economista cattolico insiste nel riferimento costante alla persona per il primato del lavoro sul capitale, il recupero della dimensione etica nei processi economici, l’apertura verso uno Stato sussidiario.
Paolo Pecorari
Per comprendere che cosa sia l’etica della piccola impresa per Giuseppe Toniolo bisogna muovere dal suo quadro teorico di riferimento e precisare anzitutto che in esso è presente una stretta correlazione tra cultura antropologica e cultura aziendale.
Nov 28
Il Purgatorio. Realtà e non “favola”
Radici Cristiane n.89 novembre 2013
L’esistenza del Purgatorio non è una invenzione della Chiesa medioevale, tanto che subito la Dottrina Cattolica l’ha affermata a chiare lettere, fin dai primi secoli. E le pene del Purgatorio non sono affatto una sciocchezza, una sorta cioè di scappellotto per rimproverare di qualche innocua marachella. Anzi, sono tutt’altro che leggere…
di Corrado Gnerre
Un giorno un frate chiese a Padre Pio di applicare la celebrazione della S.Messa a suffragio dell’anima di suo padre, morto trent’anni prima. Padre Pio disse che lo avrebbe fatto nella Messa del giorno dopo. La mattina seguente, dopo la celebrazione, Padre Pio disse a quel frate: «Gioisci. Oggi il tuo papà è entrato in Paradiso!». Ma quel frate, invece di gioire, ri rattristò e disse: «Ma Padre, il mio papà è morto già da trent’anni». Al che Padre Pio esclamò: «Dinanzi a Dio tutto si paga».«Dinanzi a Dio tutto si paga»: sta qui la ragione del Purgatorio.
A chi dubitasse, a chi ne minimizzasse l’esistenza e si facesse venire mille perplessità in merito, basterebbe ricordare che Dio è l’Essere nella sua pienezza, cioè nella sua massima perfezione e che dunque in Dio ci sono tutte le virtù al grado massimo, per cui è giusto e doveroso affermare che Dio è massimamente amore, ma è altrettanto giusto e doveroso affermare che Dio è massimamente giusto.
Quando si parla dell’infinita misericordia divina, s’intende che non v’è né gravita, né numero di peccati dinanzi ai quali la misericordia di Dio sia impotente (guai a pensarlo, si peccherebbe contro lo Spirito Santo!) e che Dio stesso è disposto ad accogliere il nostro pentimento fino all’ultimo istante della nostra vita. Ciò però non vuoi dire che i peccati di cui l’anima si è macchiata in vita non debbano essere totalmente purificati, tutt’altro: tutto si dovrà scontare, in vita accettando con pazienza le numerose prove che la Provvidenza permette, oppure, qualora non bastasse la vita, col Purgatorio. È talmente vero e giusto tutto questo che la dottrina cattolica arriva ad affermare che finanche coloro i quali vengano canonizzati (i Santi) possono avere avuto la necessità di una, seppur brevissima, purificazione in Purgatorio.
Qualcuno potrebbe obiettare: ma c’è la famosa parabola degli operai della vigna (Mt. 20, 1-16), che vengono retribuiti allo stesso modo indipendentemente dal fatto che i primi avessero iniziato a lavorare dalla mattina, i secondi dal mezzogiorno e i terzi addirittura dalle cinque del pomeriggio. È vero, ma attenzione: quella parabola si riferisce all’infinita misericordia di Dio che è disposto come abbiamo già detto – ad accogliere il sentimento anche alla fine della vita, perché Dio vuole tutti salvi. Non riguarda però la purificazione, di cui invece Gesù parla al capitolo 5 del Vangelo di Matteo (vv. 25-26), allorquando dice: «Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo».
Detto questo, ci sono due cose “urgenti” da precisare in merito al Purgatorio. La prima è che la sua esistenza non è un’invenzione della Chiesa medioevale; la seconda è che le pene del Purgatorio non sono affatto una sciocchezza, una sorta cioè di scappellotto per rimproverare per qualche innocua marachella.
Le confessioni protestanti (che non credono nel Purgatorio) hanno sempre affermato che l’esistenza di un luogo ultraterreno di purificazione sia stata un’invenzione della Chiesa medioevale e che invece i primi cristiani non avessero nessuna fede in merito. Certa stobiografia moderna fa da eco a questa menzogna. C’è finanche un celebre libro di Jacques Le Goff, che non a caso s’intitola La nascita del Purgatorio.
Ma la dottrina cattolica ha, in realtà, subito affermato l’esistenza del Purgatorio. È del II secolo una famosa iscrizione tombale, quella di Abercio, forse Vescovo di lerapoli, in Asia Minore. Fu proprio lui a comporre, prima di morire, il suo epitaffio, che dice: «Queste cose dettai direttamente io, Abercio, quando avevo precisamente settantadue anni di età. Vedendole e comprendendole, preghi per Abercio».
Dunque, Abercio invita colui che si trovi sulla sua tomba a pregare per lui. Il che vuoi dire che Abercio (II secolo!) è convinto dell’esistenza del Purgatorio.
Tertulliano (155-222) nel De Corona scrive: «Nel giorno anniversario facciamo preghiere per i defunti». Le uniche anime, che hanno bisogno di preghiere, sono quelle del Purgatorio. Sempre Tertulliano scrive nel De monogamia: «La moglie soprav vissuta al marito offre preghiere per la gioia di suo marito nei giorni anniversari della sua morte».
Sant’Agostino nel De fide, spe et cantate scrive: «Non si può negare che le anime dei defunti possono essere aiutate dalla pietà dei loro cari ancora in vita, quando è offerto per loro il sacrificio del Mediatore [la S. Messa]; oppure mediante elemosine». E sant’Agostino è vissuto tra il IV e il V secolo!
Sant’Efrem di Siro (306-373) scrive nel suo Testamentum: «Nel trigesimo della mia morte ricordatevi di me, fratelli, nella preghiera. I morti infatti ricevono aiuto dalla preghiera fatta dai vivi».
COME LE FIAMME DELL’INFERNO
Veniamo all’altra precisazione “urgente”: le pene del Purgatorio non sono uno scherzo. Potrebbe innescarsi questa tentazione soprattutto tra i pigri: «Non aspiro a cose grandi, so che per me sarà difficile andare direttamente in Paradiso, mi accontento del Purgatorio». È un mirare al ribasso che si traduce però in catastrofe. Se si mira al Paradiso, c’è speranza di andare in Purgatorio, ma se si mira al Purgatorio si rischia seriamente. Come avviene per gli scolari: se si mira all’otto, c’è la speranza di arrivare alla sufficienza, ma se si mira direttamente alla sufficienza, il rischio bocciatura è tutt’altro che ipotetico.
E le pene del Purgatorio sono tutt’altro che leggere. Sono due: del danno, alle anime viene ritardata la visione di Dio; e del senso, le anime sono punite con il “fuoco” corporeo.
Dice sant’Agostino: «Colui che invecchiò nel peccato, impiegherà maggior tempo ad attraversare quel fiume di fuoco e, nella misura della sua colpa, la fiamma accrescerà il castigo». E proprio l’autore delle Confessioni, insieme ad un altro grande teologo e santo, sant’Alfonso Maria de Liguori, afferma che il fuoco che brucia i dannati all’inferno è lo stesso che purifica gli eletti nel Purgatorio: l’unica differenza è che il primo dura in eterno, mentre il secondo è temporaneo.
Però attenzione: nel Purgatorio ci sono anche delle gioie. Innanzi tutto, la certezza della salvezza eterna, che nella vita terrena neanche i buoni hanno. Poi l’impeccabilità: finché si sia in vita, non si sa se si cadrà in peccato. In Purgatorio invece v’è la certezza di poter amare per sempre il Signore, senza più offenderlo. Inoltre, i suffragi, che alleviano, abbreviano o addirittura eliminano totalmente le pene. Nonché la conversazione con gli angeli: molti Santi e teologi ammettono la relazione fra le anime del Purgatorio e gli angeli.
Infine, la visita di Maria Santissima, per confortare le anime del Purgatorio. Dunque, un “luogo” certamente di giustizia e di misericordia.
Nov 28
24 novembre 2013: Festa di Cristo Re. La regalità di Cristo e la Dottrina sociale della Chiesa
newsletter n.458 25 novembre 2013
L’anno liturgico si conclude con la Festa di Cristo Re, che quest’anno cade domenica 24 novembre 2013. In questa occasione la Festa di Cristo Re si carica di ulteriori significati, in quanto segna anche la conclusione dell’Anno della Fede, iniziato per volontà di Benedetto XVI l’11 ottobre 2012 e che si concluderà, appunto, domenica 24 novembre 2013. Sembra importante, allora, chiedersi cosa sia questa Festa.
Nov 28
Anche il papa fa autocritica. E corregge tre errori
Abbassa il “rating” della sua intervista a Scalfari. Rettifica i suoi giudizi sul Concilio Vaticano II. Prende le distanze dalle correnti progressiste che l’hanno fin qui più applaudito. Ma i media tacciono su questo suo cambio di passo
Nov 26
Mons. Marchetto e la Scuola di Bologna
Comunità ambrosiana, 22 novembre 2013
di Marco Invernizzi
«Una volta Le ho detto, caro Mons. Marchetto, e oggi desidero ripeterlo, che La considero il migliore ermeneuta del Concilio Vaticano II. So che è un dono di Dio, ma so anche che Ella lo ha fatto fruttificare». Queste parole diranno probabilmente poco a molti lettori, ma sono parole di papa Francesco, indirizzate il 7 ottobre all’arcivescovo Agostino Marchetto, autore di diversi importanti studi di storiografia sul Concilio Vaticano II (1962-1965).
Nov 25
24 November 2013: The Feast of Christ the King. The kingship of Christ and the Social Doctrine of the Church
Cardinale Van Thuan
newsletter n.458 25 novembre 2013
The liturgical year ends with the Feast of Christ the King, which this year falls on Sunday, 24 November 2013. On this occasion the Feast of Christ the King takes on additional sense and significance insofar as it marks the conclusion of the Year of Faith inaugurated by Benedict XVI on 11 October 2012 and coming to an end on that Sunday, 24 November 2013.
First of all it would be useful to specify that the lordship or kingship of Christ is a teaching of the Church contained in the Catechism of the Catholic Church. This is a truth of the doctrine of the faith, as we read in the words of Pious XI, the pope who created the feast: “It is a dogma of faith that Jesus Christ was given to man, not only as our Redeemer, but also as a law-giver, to whom obedience is due” (Quas Primas).
Nov 21
Viva Papa Francesco!
Centro culturale Lepanto 19 novembre 2013
Una breve riflessione sui motivi della particolare devozione che il Centro Culturale Lepanto, come tutti i veri tradizionalisti, ha nei confronti di Papa Francesco.
È noto il fervente appello con il quale San Francesco d’ Assisi (1181- 1226) raccomanda ai suoi frati di non fare risparmio di stoffe e metalli preziosi per onorare il culto sacro in Chiese e cappelle: “… i calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. E se in qualche luogo trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa.”[I].
Nov 21
Melloni e C. in lutto, traditi dal “loro” papa
Settimo Cielo blog di Sandro Magister ,
14 novembre 2013
Un apprezzamento come questo nessuno se lo aspettava da papa Francesco. Eppure è arrivato. E ha del clamoroso: “Una volta Le ho detto, caro Mons. Marchetto, e oggi desidero ripeterlo, che La considero il migliore ermeneuta del Concilio Vaticano II”. A Bologna, nel santuario di quella “scuola” oggi diretta dal professor Alberto Melloni che ha il monopolio mondiale dell’interpretazione del Concilio Vaticano II, avranno listato le bandiere a lutto.
Nov 21
Obiezione ancora nel mirino
Radici Cristiane n.89 novembre 2013
Le rivoluzioni più pericolose sono quelle che avvengono in modo silenzioso, quasi impercettibile. Come il nuovo Codice dei Medici dimostra. Se passasse così com’è, per l’obiettore si prospettano grane a non finire. Pur cercando solo di seguire la propria coscienza e rivendicare un proprio diritto.
di Tommaso Scandroglio







